Con l’esperienza smart working non si può tornare indietro. Il futuro del lavoro deve essere ibrido. - THE VISION

Se alcuni grandi eventi storici, soprattutto a distanza di anni, appaiono come il risultato di una più o meno rapida serie di avvenimenti, altri irrompono nella nostra vita senza avvertire. La rapidità con cui la pandemia ha cambiato la nostra quotidianità ha avuto inevitabili riflessi anche sul mondo del lavoro. I processi di digitalizzazione all’interno delle imprese private e della pubblica amministrazione hanno visto un’improvvisa accelerazione e portato milioni di persone a cambiare radicalmente le proprie abitudini, tanto che i rapporti di lavoro ormai non sono più circoscritti nei rigidi confini che avevano fino a poco tempo fa. Negli ultimi due anni le sale riunioni fisiche hanno lasciato spazio alle videocall, la scrivania al tavolo da pranzo, il cartellino da timbrare in entrata e in uscita è stato abbandonato in un cassetto; ora che sembriamo avvicinarci a nuova normalità c’è però la necessità di ritrovare un punto di incontro tra le esigenze aziendali e personali. 

In Italia, il lavoro agile è stato introdotto nel 2015 ma, nelle aziende di  minori dimensioni, il suo utilizzo non aveva trovato grande applicazione. Dopo l’esperienza dell’ultimo biennio la percezione di questo strumento è sensibilmente cambiata, con un ampio riconoscimento del valore aggiunto che una modalità di lavoro mista può comportare. Se nel 2019 i dipendenti che potevano lavorare senza dover andare in sede erano solo 570mila, impiegati perlopiù in realtà private di grandi dimensioni, il numero è arrivato ormai a coinvolgere circa sei milioni e mezzo di persone. Evoluzione che si è osservata anche nelle piccole imprese e nella pubblica amministrazione, in particolare dopo i primi investimenti nella digitalizzazione di vari processi di lavoro. Come dimostra, ad esempio, un recente sondaggio effettuato tra i dipendenti Inps, 8 persone su 10 ritengono che il lavoro agile rappresenti un’opportunità per il futuro, con riflessi positivi anche in termini di produttività e, appunto, di equilibrio tra esigenze professionali e vita privata. Diventa quindi ora importante sviluppare formule che riescano a garantire anche una frequente interazione con i colleghi, per evitare di alienarsi completamente, e la possibilità di svolgere il lavoro con strumenti altamente performanti.

Multinazionali come Microsoft stanno per questo pensando di adottare un approccio misto, capace di offrire ai lavoratori sia la scrivania in azienda che la possibilità di lavorare da remoto. Altre grandi imprese statunitensi, tra cui Spotify e Twitter, hanno comunicato che intendono continuare con una politica aziendale ancor più flessibile, prevedendo la possibilità per i dipendenti di lavorare totalmente da remoto. Questa scelta consente certamente di contenere i costi fissi degli uffici, come quelli di trasferta dei lavoratori che abitano fuori da grandi città e, dall’altra, valorizza sia gli aspetti di sostenibilità ambientale, riducendo fattori di inquinamento, sia la qualità della vita di quei lavoratori che, per scelta non soltanto economica, desiderano abitare lontano dalle metropoli. Al momento, si stima che circa il 60% delle società statunitensi intenda offrire la possibilità di lavorare sia da casa che in ufficio; il 30% abbia intenzione di tornare a un lavoro integralmente in presenza; e il restante 10% continuerà a operare integralmente da remoto. Anche in Italia il 54% delle aziende ha dichiarato di voler continuare a beneficiare, integralmente o parzialmente, della flessibilità offerta dal lavoro agile.

A prescindere dalla strategia che adotteranno le aziende, sono gli stessi lavoratori a chiedere un cambiamento culturale. Il fenomeno delle grandi dimissioni, che in Europa è particolarmente visibile (soprattutto in Italia), mostra infatti come molte persone abbiano deciso di lasciare il proprio lavoro da un lato a causa di una cultura tossica del lavoro, che sulla scia del fenomeno capitalista riduce la dimensione individuale a quella di consumatori e produttori; dall’altro perché il peso psicologico e il rischio di burnout si sono fatti sempre più concreti. Inoltre, le nuove generazioni stanno trovando nella via di fuga la soluzione a una concezione totalizzante del lavoro. Mettendola in crisi, reclamano non solo un adeguato equilibrio tra la vita privata e la carriera, ma anche un luogo che sia capace di tenere insieme e di valorizzare tutti quegli aspetti di sé che esulano dal contesto lavorativo.

Questi dati, inoltre, ci dicono che a breve sarà necessario investire notevolmente nel settore digitale per garantire le migliori dotazioni per un lavoro da remoto massimamente efficiente. Per i tanti lavoratori che ogni giorno devono districarsi tra mail, file Excel e videocall, i laptop sono infatti i dispositivi più importanti. L’investimento in computer altamente performanti e progettati per durare a lungo grazie a una spiccata resistenza agli stress ambientali appare quindi come un fattore determinante per il successo delle imprese. La serie Modern di MSI, azienda di punta nella produzione di hardware con un importante background nel settore del gaming, propone a tal proposito una gamma ultraportatile, che offre ovunque ci si trovi tutto ciò che occorre per esprimere la propria creatività e che garantisce una lunga autonomia di lavoro.

L’adozione di un modello ibrido potrebbe essere l’occasione per rivoluzionare interamente la giornata lavorativa così come la conosciamo. Adottando un approccio finalizzato alla valutazione del risultato raggiunto, i dipendenti potrebbero lavorare nelle ore in cui sentono di essere più produttivi, limitando i momenti morti per trasformarli in occasioni di benessere personale o per aumentare le occasioni dal vivo di interazione con altre persone, che inevitabilmente viene meno mancando il rapporto fisico con i colleghi. Uno dei più grandi malintesi è infatti che il tempo trascorso alla scrivania equivalga a un tempo pienamente produttivo, quando molti studi hanno ormai dimostrato che la performance e il talento non possono più essere pensati in meri termini di ore lavorate.

Proprio la dimensione relazionale delle nuove modalità lavorative resta uno dei nodi da sciogliere per il benessere aziendale e personale. Gli ultimi anni ci hanno fatto comprendere come la mancanza di presenza e l’impossibilità di cogliere il linguaggio non verbale o le reali intenzioni e intonazioni di una frase abbiano spesso portato a incomprensioni, tensioni e malintesi. In gran parte, questa distanza è stata aumentata dagli strumenti utilizzati per comunicare con colleghi, sottoposti o responsabili, che come spiega lo psicologo Giuseppe Lavenia “permettono di trasferire emozioni, ma non di creare sentimenti. Ed è il sentimento la radice della spinta motivazionale, da cui poi trae origine anche l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro”. Se prima una pausa sigaretta o uno snack alle macchinette permettevano infatti di staccarsi dai dispositivi digitali e recuperare la componente umana, oggi quest’ultima rischia di venir meno, insieme alla preoccupazione che l’aspetto totalizzante dello smart working, per come è stato integrato nel nostro Paese, porti a un aumento di sedentarietà.

Considerato che dalla propria abitazione a uno spazio di coworking, per arrivare fino agli alberghi e alle strutture ricettive di altri Paesi i luoghi da cui lavorare sono potenzialmente diventati infiniti, il futuro del lavoro avrà ripercussioni anche sul settore del turismo. Già da un paio di anni, infatti, alcune persone hanno scelto di trasferirsi in luoghi di villeggiatura senza dover attendere le ferie, coniugando alla propria professione la scoperta di nuovi luoghi o la possibilità di praticare sport che difficilmente si possono fare in città, come ad esempio il surf, organizzandosi le ore di lavoro. È il fenomeno della cosiddetta “workation”, crasi tra work e vacation, che ha portato molte strutture ricettive ad adottare le proprie offerte, prevedendo delle sale da cui poter lavorare, wi-fi più diffuso o servizi di baby-sitting per sgravare i genitori dalla difficile sovrapposizione tra lavoro di cura e d’ufficio. 

Supportare i lavoratori in questa transizione significa anche mettere a loro disposizione devices potenti e versatili. La digitalizzazione del sistema produttivo e della pubblica amministrazione è d’altronde una delle missioni principali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza adottato dal governo per sfruttare al meglio le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea con i fondi del Next Generation Eu. Il lavoro agile è ormai entrato a pieno titolo a far parte della nostra quotidianità e sarebbe un grave errore ignorarlo. Con un po’ di impegno e attenzione abbiamo infatti la possibilità di migliorare lo strumento dello smart working per trovare un equilibrio finora inedito tra professione e vita privata, che negli ultimi anni sarebbe sembrato un miraggio: non dobbiamo lasciarcela sfuggire.


Questo articolo è realizzato da THE VISION in collaborazione con MSI, tra i principali colossi nel settore dell’Information Technology e del gaming a livello globale, oggi sinonimo di costante ricerca di qualità e design avanzato. Grazie a laptop progettati specificatamente per gamer, content creator, professionisti di vari settori e studenti, MSI realizza soluzioni tecnologiche all’avanguardia ed è impegnata in prima linea anche nel settore dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale, del metaverso e dell’Internet of Things.

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