The Vision

I giovani si dimettono in massa perché hanno capito che il lavoro non può essere tutta la loro vita

La malsana convinzione che esista un solo modo di concepire, organizzare e praticare il lavoro sta inasprendo il rapporto fra le due generazioni che a oggi costituiscono domanda e offerta sul mercato. Da un report dell’Associazione Italiana Direzione Personale risulta che le dimissioni volontarie fra i giovani in Italia stanno toccando il 60% delle aziende. Ciò che emerge in modo lampante è lo scarto profondo fra generazioni sempre più distanti, i figli degli anni Sessanta e i millennial o la Gen Z, che chiedono di essere altro al di fuori del lavoro. Questa è la sfida cruciale: ripensare un sistema occupazionale innegabilmente in crisi.

Siamo schiavi dell’idea che più siamo impegnati e meno ci rilassiamo, più valiamo come persone

Il busy bragging – la tendenza a vantarsi di essere sempre occupati che ci fa sentire soddisfatti di noi stessi solo se non abbiamo neanche una mezz’ora di tempo libero – è un fenomeno in forte aumento: se la società ci spinge a fare tanto e di farlo in fretta, noi finiamo per convincerci di valere solo se rispondiamo a queste pressioni e fondiamo così la nostra identità sulla capacità di produrre senza sosta e sulla quantità di impegni che riusciamo ad accumulare, fino a restarne sommersi. Questo fenomeno, infatti, in genere si ripercuote pesantemente sull’efficenza del lavoro stesso e sulla nostra salute psicofisica.

Le lauree umanistiche risolvono problemi complessi quanto le scientifiche ma nessuno lo capisce

L’esperienza di Adriano Olivetti, che assunse nella sua azienda umanisti e intellettuali considerandoli una risorsa fondamentale, è stata la prima e unica in cui si è cercato di superare in ambito aziendale il dualismo fra cultura scientifica e umanistica, valorizzandole come due realtà complementari. Al contrario, la società contemporanea ha sostituito alla visione d’insieme dei saperi una netta differenziazione, tutta a svantaggio dell’apparente improduttività delle discipline umanistiche. Davanti a un contesto tanto impoverito, però, il ruolo del sapere umanistico deve essere centrale quanto quello scientifico.

Atlas

Atlas

“The Mastermind” mostra come la vita, spesso, si consumi in illusioni infrante

Era il 17 maggio 1972 quando due uomini entrarono al Worcester Art Museum, in Massachusetts, e ne uscirono poco dopo, di fretta, portando con sé quattro dipinti di Paul Gauguin, Pablo Picasso e un presunto Rembrandt, oggi ritenuto opera di uno dei suoi studenti. Il colpo durò circa cinque minuti. Erano armati e mascherati, per rendersi irriconoscibili. Durante la rapina tennero sotto tiro un gruppo di adolescenti in visita con la scuola e spararono a una guardia di sicurezza, che cercava di bloccarli. La polizia arrivò sul posto poco dopo, seguita da agenti dell’FBI e funzionari della dogana. Con un...

Cultura

Cultura

25 anni dopo, Iñarritu rilegge il suo capolavoro “Amores perros” perché ha ancora molto da dirci

Il cinema non è solo la vita senza le parti noiose, come diceva Hitchcock. In ogni opera cinematografica esiste una distanza tra ciò che vediamo e tutto ciò che ne è stato escluso. È una distanza strutturale, che definisce l’opera stessa: ogni film è fatto di scelte, e ogni scelta implica uno scarto, ancor più che nella vita. La riflessione sul punto di vista, sulla selezione e sulla natura del materiale non utilizzato in un momento in cui l’immagine digitale tende a ridurre e a smaterializzare la fisicità del processo creativo è oggi più che mai centrale. È proprio su...

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