Salvini e Meloni devono finirla: democrazia non significa che il popolo può fare quello che gli pare

La tenuta democratica del nostro Paese è minacciata ancora una volta da pulsioni autoritarie e xenofobe. Il linguaggio utilizzato da buona parte della politica ha inglobato insulti razzisti, omofobi e sessisti, portando di conseguenza alla normalizzazione del cosiddetto hate speech e a un generale imbarbarimento del dibattito pubblico anche sui temi ordinari. Come denunciava Amnesty International Italia già nel 2018, i social sono sempre più spesso la cassa di risonanza di messaggi intrisi di odio e intolleranza e di una propaganda politica che addita senza alcuno scrupolo il diverso come causa di tutti i mali. Non a caso, è proprio la destra sovranista a trarre il beneficio maggiore (anche in termini di risultati elettorali) da questa tendenza, grazie alla sua abilità nel guadagnare popolarità online. Eppure, continuiamo ad assistere alla paradossale situazione in cui il fronte capeggiato da Salvini e Meloni lamenta una mancanza di disponibilità al dialogo e al confronto da parte degli avversari politici. Negli ultimi mesi, infatti, sono state mosse diverse critiche da parte dei leader della Lega e di FdI, che accusano la sinistra di essere dispotica e antidemocratica. Una narrazione distorta della realtà, che si basa su un’idea falsata di democrazia secondo la quale poiché ognuno deve essere libero di dire e pensare ciò che vuole, deve essere consentito anche sostenere idee antidemocratiche e discriminatorie come il razzismo o il fascismo.

Secondo Salvini i veri intolleranti sono le persone di sinistra, che ha definito “insultatori di professione”, incapaci di andare oltre i propri pregiudizi e di instaurare un confronto costruttivo con gli avversari politici. Del resto, lo stesso Salvini quando era al governo affermava convintamente che l’allarme razzismo fosse “un’invenzione della sinistra” (spalleggiato dall’allora suo alleato Di Maio), nonostante i dati lo smentissero. Dello stesso avviso è Giorgia Meloni, per la quale in Italia non esiste alcuna emergenza legata all’odio e al razzismo. Fermo restando che pratiche come body shaming e insulti sessisti sono da condannare in ogni contesto e senza esitazione, non bisogna però perdere di vista il punto principale, ovvero il concetto alterato di democrazia che la destra sovranista diffonde con la sua propaganda. L’idea che viene presentata è tanto semplice quanto scorretta e potenzialmente pericolosa: in democrazia tutte le opinioni devono avere pari dignità e legittimità, e nessuna di esse può venire estromessa a priori dal dibattito politico. In tal senso, la Lega si è opposta all’istituzione della commissione parlamentare voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre contro hate speech e fenomeni di intolleranza sul web, paventando un inesistente rischio di censura e di deriva autoritaria. Anche dalle pagine del quotidiano La Verità, Maurizio Belpietro ha avallato questa narrazione, sostenendo apertamente che, con la scusa di voler combattere fenomeni di razzismo e discriminazione, la sinistra ha mostrato il suo vero volto estremista e intollerante. La democrazia sarebbe dunque messa in pericolo dalle politiche liberticide che la sinistra mette in atto praticando “eterofobia”, “razzismo al contrario” e “femminismo ipocrita”.

Maurizio Belpietro

In tal modo, la destra è riuscita a spostare parte dell’opinione pubblica su posizioni reazionarie e autoritarie. Secondo loro, l’unica vera autorità deve essere quella del popolo, che però viene inteso non in termini di interesse collettivo o di bene comune, ma con quelli di semplice maggioranza numerica delle persone – ovvero di massa acritica e indistinta. Seguendo tale logica, quindi, Salvini può legittimamente parlare di “pulizia etnica controllata” e di handicap per chi cresce in famiglie omogenitoriali, oppure paragonare l’ex presidente della Camera Laura Boldrini a una bambola gonfiabile, così come Calderoli è libero di definire “orango” l’ex ministra Cecile Kyenge. Di conseguenza, se questo tipo di affermazioni va bene alla maggioranza delle persone chi tenta di criticarne la legittimità e l’ammissibilità all’interno del dibattito pubblico agisce in modo antidemocratico. Questo avviene nonostante sia ormai un fatto appurato che il razzismo contraddice sia il progresso scientifico che le lotte politiche di oltre un secolo, o che l’omosessualità è una circostanza del tutto normale in natura.

Questa concezione della democrazia, secondo cui la maggioranza può legittimamente fare ciò che ritiene più opportuno e senza alcun tipo di limitazione, ricorda molto quella che il filosofo francese Alexis de Tocqueville chiamava “dittatura della maggioranza”. Quest’ultima rappresenta un’alterazione della democrazia, in virtù della quale la volontà popolare non viene fatta valere tramite mediazione e confronto, ma imposta alle minoranze tramite un’omologazione forzata al volere della maggioranza di turno. In altri termini, ciò avviene quando la maggioranza prende una decisione senza rispettare né tenere in considerazione le esigenze delle minoranze. Questa concezione nega le fondamenta della democrazia stessa, che non può esistere senza tutela delle minoranze e senza garantire i diritti fondamentali di tutti i suoi cittadini. L’unica cosa che conta è che la maggioranza mantenga ben saldo il potere nelle sue mani, conservando la libertà di opprimere e marginalizzare le minoranze.

Laura Boldrini
Cecile Kyenge

Coerentemente con tale impostazione ideologica, sia Salvini che Meloni sono favorevoli a un sistema elettorale maggioritario, in modo da poter garantire maggiore governabilità al Paese, oltre che realizzare il tanto agognato presidenzialismo. Secondo la destra sovranista, infatti, oggi il voto dei cittadini non vale nulla a causa dei continui intrighi che i partiti fanno ai danni del popolo – o meglio, ai danni della maggioranza del popolo. Quindi l’unico modo per ripristinare la democrazia è permettere alla maggioranza stessa di esercitare la sua volontà in maniera diretta e senza tener conto di nessun interesse terzo: in tal modo, secondo Salvini, basterebbe avere l’appoggio della maggior parte degli elettori per poter negare diritti umani fondamentali ai più deboli, senza risponderne davanti alla legge.

Quello della destra è un messaggio molto efficace nella sua semplicità: se in democrazia il potere appartiene al popolo, allora i politici devono eseguire alla lettera quello che la maggioranza del popolo ordina. Ecco che allora Meloni diviene una paladina dei valori democratici, contro il governo di despoti che con la scusa della pandemia imporrebbe delle restrizioni inaccettabili per la nostra libertà individuale. Così facendo si arriva però a una vera e propria oclocrazia, ovvero un regime in cui la massa acclama il suo tiranno, che a sua volta ne asseconda le pulsioni più irrazionali senza garantire il rispetto della legge né dei diritti fondamentali. Non c’è da stupirsi che partiti come la Lega e FdI abbiano come modello ideologico una falsa democrazia che danneggia le fasce più deboli della popolazione. La stessa Meloni ha ammesso poche settimane fa che la situazione è piuttosto grave, se è lei a doverci dare lezioni di democrazia.

Giorgia Meloni

Come ricorda anche lo storico Emilio Gentile, alcuni leader politici contemporanei praticano una manipolazione demagogica della volontà dei cittadini, che ha come risultato finale una riduzione della sovranità popolare. Politici come Salvini e Meloni, tramite la loro propaganda populista e reazionaria, aizzano il popolo contro gli stranieri o contro nemici astratti come “le élites finanziarie”, evitando però di responsabilizzare i loro seguaci e di promuovere una reale partecipazione alla vita democratica del Paese. La destra sovranista non solo si pone in antitesi ai principi basilari della democrazia, ma finisce con il tradire quella stessa maggioranza a cui vorrebbe dare voce. Sia La Lega che FdI da sempre tendono a rinforzare nell’immaginario collettivo il mito dell’uomo forte al potere.  Non bisogna dimenticare che Salvini nell’agosto 2019 chiese pubblicamente i pieni poteri, mentre la Meloni in quegli stessi giorni ironizzava sull’esistenza di un “pericolo fascismo”, glissando sulla gravità delle affermazioni dell’allora ministro dell’Interno. Pochi mesi dopo è però stata la stessa Meloni a riscoprirsi una paladina democratica nell’attaccare il presidente del Consiglio Conte, accusandolo di essersi illegittimamente attribuito poteri straordinari per contrastare la pandemia.

Dovrebbe quindi essere evidente come a veicolare idee e pratiche antidemocratiche sia proprio la destra sovranista, che dietro alle promesse di un riscatto popolare nasconde un progetto politico basato su autoritarismo e intolleranza. È del tutto ridicola e infondata la critica che sia la sinistra a diffondere odio e fanatismo: la maggior parte delle persone che si riconoscono in un ideale di sinistra ritengono che la democrazia sia un valore universale e non negoziabile, come diceva anche Berlinguer. Oppure, secondo l’esempio di Pertini, chi è di sinistra sa bene che essere liberi non vuol dire poter fare sempre tutto ciò che si vuole, ma che non esiste vera libertà senza giustizia sociale. Una maggioranza che opprimesse le minoranze, quindi, non sarebbe democrazia, ma una forma di governo simile al fascismo, che non può avere uno spazio all’interno di un Paese realmente libero e democratico. Ammettere che anche fascismo, razzismo e intolleranza siano opinioni legittime, annienterebbe il concetto stesso della nostra democrazia.

Enrico Berlinguer
Sandro Pertini

Eppure è proprio quello che succederebbe se accettassimo la visione politica della Lega e di FdI. Oggi più che mai dobbiamo essere vigili nel non cadere nel tranello ideologico della destra sovranista, tenendo sempre a mente che il dominio incontrastato della maggioranza è l’esatto opposto della democrazia e della sovranità popolare. Forse è proprio in virtù del forte appeal esercitato da questa idea che il Times ha inserito la Meloni tra le persone che potrebbero cambiare il mondo nel 2020; un cambiamento che potrebbe però essere il colpo di grazia per la nostra già fragile democrazia, con una rinuncia forse irreversibile a quel legame essenziale tra libertà e giustizia sociale che ne costituisce l’essenza più profonda.

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