Il giorno dopo l’omicidio di Martin Luther King, Jane Elliott, educatrice antirazziale in una scuola elementare di Riceville, tenne in classe una lezione sul razzismo, ma presto si accorse di quanto fosse difficile guidare i suoi studenti, tutti bianchi, verso una profonda comprensione di ciò che gli afroamericani pativano. Decise così di condurre l’esperimento Blue eyes/Brown eyes, dividendo i bambini in base al colore degli occhi, elogiando e discriminando i due gruppi, a turno, sulla base di questa piccola differenza tra di loro. I risultati arrivarono subito e ancora oggi dimostrano che la buona riuscita delle nostre attività e come la nostra personalità e identità sociale, dipendano in larga misura dal fatto che gli altri credano o meno in noi e nel nostro potenziale.
Un esperimento del ’68 mostrò che le nostre prestazioni dipendono da cosa gli altri pensano su di noi
Il giorno dopo l’omicidio di Martin Luther King, Jane Elliott, educatrice antirazziale in una scuola elementare di Riceville, tenne in classe una lezione sul razzismo, ma presto si accorse di quanto fosse difficile guidare i suoi studenti, tutti bianchi, verso una profonda comprensione di ciò che gli afroamericani pativano. Decise così di condurre l’esperimento Blue eyes/Brown eyes, dividendo i bambini in base al colore degli occhi, elogiando e discriminando i due gruppi, a turno, sulla base di questa piccola differenza tra di loro. I risultati arrivarono subito e ancora oggi dimostrano che la buona riuscita delle nostre attività e come la nostra personalità e identità sociale, dipendano in larga misura dal fatto che gli altri credano o meno in noi e nel nostro potenziale.