Le migliori serie tv del 2019 - The Vision

Questo decennio verrà ricordato, tra le altre cose, per l’enorme impatto che la serialità televisiva ha avuto sul mondo audiovisivo. Negli anni abbiamo visto le serie tv diventare sempre più importanti e qualitativamente interessanti. Queste sono le nostre serie preferite uscite nel 2019.

  1. Years and Years

Sebbene in Italia non abbia avuto un successo troppo vasto, Years and Years è la serie politica che vale la pena di guardare, soprattutto dopo il risultato delle elezioni in Gran Bretagna e la prevedibile uscita del Paese dall’Unione europea nel 2020. Years and Years infatti, prodotta da BBC e HBO, è ambientata in un Regno Unito post Brexit dove populismo e sovranismo hanno ormai preso il sopravvento. Se Black Mirror ci ha abituati a immaginare scenari di un futuro lontano, questa serie che vede protagonista Emma Thompson assomiglia in modo inquietante al nostro presente, dove la paura nei confronti del diverso e il livore verso una supposta élite ci hanno trasformati in odiatori di professione. Sullo sfondo resta il grande tema della migrazione, attraverso l’incontro della famiglia borghese dei Lyons con il rifugiato ucraino gay Viktor, incarnazione di tutto ciò che i politici di Years and Years vorrebbero eliminare.

  1. The Handmaid’s Tale

La terza stagione della serie tratta dai romanzi di Margaret Atwood non delude per la complessità dei temi proposti e l’aderenza con l’attualità. Nell’anno in cui Trump ha tagliato i fondi alle cliniche ginecologiche Planned Parenthood e molti Stati americani hanno passato alcune delle leggi più restrittive di sempre sull’aborto, The Handmaid’s Tale mostra tutto il suo significato politico. Nella distopica Gilead le donne sono divise sulla base della loro funzione nella società. All’ultimo gradino della piramide ci sono le Ancelle, la cui unica funzione è partorire i figli dei potenti. Private di ogni forma di libertà e indipendenza, le donne di The Handmaid’s Tale sono diventate un simbolo globale non solo dell’oppressione subita dal genere femminile, ma anche del riscatto sociale. La terza stagione, disponibile in Italia da giugno, continua con le atmosfere perturbanti delle prime due, aggiungendo anche un’importante svolta di trama che la distanzia dal romanzo originale.

  1. Mindhunter

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Con la seconda stagione, Mindhunter si conferma una delle serie più interessanti degli ultimi anni. Seguendo le vicende dei profiler dell’FBI Ford, Trench e Wendy nel complesso caso degli Atlanta child murders, la serie di David Fincher è in grado di unire la suspense di una crime story con l’introspezione psicologica fornita dai colloqui degli agenti con i serial killer. Il pregio di questa stagione sta proprio nell’evoluzione degli aspetti più oscuri che già si erano intravisti nella prima, come la progressiva identificazione dei protagonisti nei criminali che intervistano. Questo, senza mai scadere nella “caccia al mostro” ma raccontando, specialmente nel caso di Atlanta –che portò alla morte di 28 bambini afroamericani –, quanto anche le condizioni sociali, economiche e politiche influenzino negativamente le azioni dell’uomo.

  1. Unbelievable

Unbelievable è stata elogiata all’unanimità come la prima serie che ha saputo raccontare la realtà e le conseguenze dell’abuso sessuale senza mai diventare morbosa o sessualmente esplicita. Tratta da un’inchiesta di Pro Publica che vinse il premio Pulitzer nel 2015, Unbelievable racconta la storia di Marie Adler, violentata da uno sconosciuto a 16 anni, e il processo che ha affrontato per portare alla luce la verità. La miniserie, creata e diretta da Susannah Grant, mostra la difficoltà delle vittime nell’essere prese sul serio dalle autorità e la macchinosità della giustizia, ma anche il senso di abbandono e di impotenza che provano tante donne che subiscono violenza. Unbelievable è rivoluzionaria perché adotta il punto di vista soggettivo delle vittime, riuscendo a creare empatia con lo spettatore.

  1. Euphoria

Euphoria, show di HBO creato da Sam Levinson, si candida a diventare la serie più rappresentativa per gli adolescenti del prossimo decennio, come sono state Skins per quello appena trascorso e Dawson’s Creek per quello ancora precedente. Sin dalla prima puntata, Euphoria è stata subito travolta dalle polemiche per la sua rappresentazione senza filtri della realtà di molti ragazzi, fatta di droghe, revenge porn e violenza. Rue, un’adolescente tossicodipendente interpretata da Zendaya, è l’incarnazione della generazione Z: cinica, disincantata e abbandonata dai genitori. La serie si distingue anche per il modo in cui uno degli argomenti principali, il sesso, viene trattato: il rischio di scadere nel moralismo è estremamente alto, ma Euphoria non lo fa mai, anche grazie alla voce narrante di Rue che guida lo spettatore senza mai giudicare i personaggi.

  1. Undone

Undone è una serie animata disponibile su Amazon Prime, creata da Kate Purdy e Raphael Bob-Waksberg, entrambi autori di BoJack Horseman. La serie racconta la storia di Alma, una maestra d’asilo che soffre di un problema all’udito, per il quale indossa un apparecchio acustico che non di rado toglie per isolarsi dal mondo. In seguito a un incidente, Alma comincia ad avere allucinazioni del padre defunto. Undone si trasforma così un viaggio interiore nel processo di autoanalisi della protagonista, che si sviluppa attraverso la sovrapposizione di diverse linee temporali e punti di vista. Il risultato è una serie visionaria e intensa, che non tralascia temi sociali come il sessismo, la malattia mentale e le discriminazioni. Oltre che per la complessa sceneggiatura, la serie è stata acclamata per l’utilizzo delle tecniche del live action e del rotoscope, affidate all’animatore Hisko Hulsig.

  1. Pose

Negli ultimi anni le serie a tema LGBTQ+ hanno avuto un enorme successo, ma nessuna aveva ancora raggiunto la qualità di Pose, show ambientato nella comunità queer della New York della fine degli anni Ottanta. Si tratta della serie televisiva con il più alto numero di attori trans mai realizzata, nonché la prima ad aver ingaggiato una regista e autrice trans e nera, Janet Mock. La serie racconta le vicende della House of Evangelista, alla cui guida c’è la risoluta Blanca, in una società bianca, ricca ed escludente. Sullo sfondo c’è tutta la cultura della ballroom, le competizioni di moda, canto e ballo che la comunità allestiva in quegli anni, e la crisi dell’Hiv (tema che diventa preponderante nella seconda stagione). Pose è una serie riuscita, emozionante ed educativa che dimostra in modo esemplare che l’inclusione può rappresentare un’opportunità per creare qualcosa di bello e significativo.

  1. When They See Us

Con sole quattro puntate, la serie originale Netflix When they see us riesce, attraverso il genere crime, a portare al centro del dibattito pubblico il tema dell’ingiustizia e del razzismo. Lo show, ambientato a New York nel 1989, racconta il caso di cinque ragazzi neri tra i 14 e 16 anni, accusati di stupro di gruppo ai danni di una donna bianca. Ai “cinque di Central Park” viene estorta una confessione e tutti vengono condannati nonostante la giovane età. When they see us mostra la brutalità e la violenza del razzismo istituzionale, ma anche lo stigma subìto dalle famiglie e dai condannati, anche se certi di essere innocenti. La capacità di non focalizzarsi su un solo elemento, ma di prendere in considerazione l’intera struttura del caso e del problema razziale negli Stati Uniti, è il principale punto di forza di questa serie.

  1. Fleabag

Fleabag, arrivata quest’anno alla seconda stagione, con la sua creatrice Phoebe Waller-Bridge (già sceneggiatrice di Killing Eve), è una delle più grandi rivelazioni degli ultimi anni. La serie ha trionfato agli ultimi Emmy, vincendone uno come miglior commedia e uno per la miglior attrice protagonista. Fleabag, nata adattamento televisivo di un monologo teatrale, è raccontata dal punto di vista di una protagonista senza nome, piena di contraddizioni, dai modi assertivi ma anche profondamente insicura. Questa costruzione, anche grazie al fatto che la voce narrante non è per nulla affidabile e rompe spesso la quarta parete ammiccando al pubblico, trascina lo spettatore nelle dinamiche mentali con cui Fleabag legge il mondo, con un ritmo serrato fatto di punch line a ripetizione. Il pregio maggiore della serie è però senz’altro lo spiccato punto di vista femminile, per il quale la serie è stata celebrata come un originale prodotto femminista che ancora mancava nell’attuale panorama televisivo.

  1. Chernobyl

Grazie alla sua atmosfera angosciante, al rigore storico e alla fotografia impeccabile, la serie HBO Chernobyl è diventata in brevissimo tempo lo show con il rating più alto nella storia del sito Imdb e ha conquistato tre Emmy, tra cui miglior miniserie, miglior regista e miglior sceneggiatura di una miniserie. Raccontando il disastro nucleare di 33 anni fa, Chernobyl mostra quanto l’inadeguatezza e la scarsa preparazione di chi detiene il potere possano causare danni incalcolabili all’uomo e all’ambiente. La messa in scena infatti non è l’apologia degli eroi che hanno evitato l’apocalisse (sebbene vi siano comunque momenti di celebrazione di queste figure), quanto più un’autocritica sui limiti e gli errori umani. In soli cinque episodi, la serie riesce a seguire una struttura narrativa complessa, che si focalizza di volta in volta su un diverso personaggio, spesso ignaro delle reali conseguenze che l’esposizione alle radiazioni avrà sulla propria vita, lasciando lo spettatore impotente e frustrato.

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