Years and Years è la serie che ci mostra come il sovranismo cambia la società

Di recente mi è capitato spesso di pensare a quali fossero le notizie all’ordine del giorno cinque anni fa. Oggi la cronaca nazionale ed estera ci regala quasi quotidianamente situazioni a metà strada tra la fantascienza e la commedia grottesca. Tra soluzioni legislative ai limiti della supercazzola e prese di posizione che non stonano con i totalitarismi del secolo scorso, la situazione mondiale non smette di regalare del sano intrattenimento. Anche se nel 2014 cominciavano a intravedersi alcuni aspetti di cosa ci attendeva non eravamo costretti a vivere ogni giorno in un clima da cinema ad alta tensione. Sembra quasi che la storia vada avanti con l’acceleratore, in una corsa incontrollabile che non si è arrestata neanche con l’elezione di Donald Trump alla presidenza di uno dei Paesi più potenti del mondo. Pensavo che questa sensazione si limitasse a una mia percezione soggettiva della realtà. Lo pensavo prima di iniziare a guardare una delle serie migliori e più attuali che si possano guardare in questo momento, Years and Years, dove uno dei protagonisti traduce in una battuta il pensiero che mi attraversa leggendo in questo periodo le pagine di qualunque giornale: “Ti ricordi qualche anno fa quando ci lamentavamo che la politica fosse noiosa?”.

Di film e serie televisive che parlano di scenari distopici negli ultimi anni ne sono state prodotte diverse, per cavalcare il senso di “fine della storia” del Ventunesimo secolo. La più celebre è senza dubbio Black Mirror, con la sua fantascienza non dominata da navicelle spaziali e viaggi intergalattici, ma dalle degenerazioni reali e possibili della nostra quotidianità. Black Mirror è diventata un modo di intendere il presente e di trasformare le ansie e le paure legate ai temi attuali in una forma cinematografica spesso molto efficace, ma che ormai sembra aver detto tutto quello che poteva dire. Per questo non mi aspettavo che una serie potesse reinterpretare delle atmosfere simili in modo inedito e ancora più angosciante: Years and Years, prodotta dalla Bbc e da Hbo, riesce a cogliere sia l’orrore quotidiano della futura degenerazione della nostra società, sia le ripercussioni globali del malessere e del risentimento sociale che sono esplosi in questi ultimi anni. La sensazione di non poter arrestare questo processo e l’avanzata della precarietà sociale ed esistenziale diventano il centro dei sei episodi, dove gli anni richiamati nel titolo, scorrono via veloci e inarginabili nelle loro conseguenze.

La narrazione inizia nella Gran Bretagna post-Brexit del 2019, per concludersi nel 2034: nel mezzo si sviluppano tutti gli scenari peggiori che possiamo immaginare per il nostro futuro, inquietanti perché molto plausibili. A fare paura non è il pensiero che un robot possa raggiungere un tale grado di consapvolezza da rendersi autonomo e dominarci né la nostra dipendenza dalla tecnologia. Non è nemmeno un The Day After Tomorrow dove la natura ci fa pagare il prezzo del disinteresse di decenni nei suoi confronti. L’immaginario di questa serie è terrificante perché ogni momento si aggiunge a quello successivo in una sequenza di eventi all’apparenza irrilevanti, ma dalle conseguenze disastrose nella loro somma.

La vicenda ruota intorno a una famiglia di Manchester, i Lyons, composta da due fratelli e due sorelle che vivono una ordinaria vita borghese. Nell’arco di tempo in cui si intrecciano le vicende personali di queste persone, assistiamo alla lenta ma decisiva ascesa politica del partito “The Four Star Party” e della sua leader Vivienne Rook. Anche se con una stella in meno rispetto alla creatura di Beppe Grillo, la campagna elettorale e l’ascesa di questa donna si basano su una modalità di comunicazione molto simile a quella del Movimento, improntata su quel sentimento di livore e frustrazione mimetizzato da sincerità e genuinità. Proprio all’inizio della prima puntata Emma Thompson – che interpreta Vivienne Rook – dice in diretta televisiva “I don’t give a fuck” di argomenti come il conflitto tra Israele e Palestina, sostenendo che agli elettori interessano argomenti più concreti.

La stupidità rischia di diventare la causa principale dell’estinzione della razza umana. Una stupidità ottusa e volgare che trova la sua valvola di sfogo nella ricerca di un capro espiatorio a cui addossare le proprie colpe. In questo modo si intersecano nella serie i grandi temi del nostro 2019 e il loro sviluppo negli anni successivi: tecnologia, ambiente e crisi migratorie. La prima, legata in particolare alle nuove generazioni, raggiunge una contraddizione estrema quando le tecnologie mediche diventano quasi tecniche miracolose, ma riservate ai pochi che possono permettersele. L’emergenza climatica, nel frattempo, fa sparire cose come il cioccolato e le banane e causa precipitazioni lunghe anche 80 giorni di fila, in un acuirsi di quello che abbiamo già visto negli ultimi anni.

A dominare la narrazione è però la migrazione: la fuga degli abitanti di una parte del mondo verso luoghi dove sperano in una vita dignitosa viene negata da barriere create in nome del “prima noi”. Viktor, personaggio che entra nella storia dei Lyons perché si innamora di Daniel, il terzo dei fratelli, è un rifugiato ucraino che scappa dalla persecuzione degli omosessuali nel suo Paese. Il suo personaggio sembra secondario rispetto alla famiglia protagonista, ma in realtà è proprio in lui che si concentra la riflessione della serie. Viktor infatti è la personificazione della minoranza, perché è straniero, povero e omosessuale, esattamente tutto ciò che politici come Vivienne Rook vogliono eliminare.

Nelle sei puntate di Years and Years, mentre le vicende personali come un tradimento o la morte di un membro della famiglia continuano a succedersi in un mondo apparentemente normale, Viktor diventa il simbolo e il martire di un Occidente che vive ormai dietro le mura di una fortezza. La sua figura diventa centrale nel rappresentare una parte del mondo che facciamo finta non esista, teniamo alla larga, o che crediamo non abbia il diritto di condividere il Pianeta con noi.

Viktor diventa una delle tante vittime dell’odio di cui si nutre la politica attuale. Con un personaggio come quello interpretato da Emma Thompson – mix sinistro di Trump, Farage, Salvini, Le Pen – abbiamo la visione più fedele e allo stesso tempo esasperata degli attuali seminatori di odio, forte anche di una serie di strumenti retorici efficaci e mutuati da contesti diversi. In un episodio Vivienne Rook si difende da una figuraccia durante un dibattito con l’argomentazione del “lei non mi ascolta perché sono donna”, quando invece è semplicemente una ignorante. Lentamente la presenza di questa figura sullo sfondo delle vicende principali dei protagonisti si avvicina al centro della scena come un morbo che contagia anche i Lyons.

Il successo del genere distopico e degli scenari futuri che ci mostra ricopre per noi una funzione catartica. Avvicinarci attraverso l’immedesimazione a uno scenario che ci riguarda in modo indiretto è un meccanismo classico che si attiva in ogni essere umano. Years and Years è uno di quei racconti che non parlano di realtà, ma di possibilità, mantenendo però una distanza di sicurezza tra noi e quello che guardiamo. Eppure la distanza di questa serie è molto meno profonda di quello che vorremmo credere. I temi che affronta sono già tutti evidenti nel nostro presente, così come i pensieri dei protagonisti: ciò che vediamo sullo schermo non è distopico, ma verosimile.

Forse nel 2034 potremo ancora mangiare il cioccolato e le banane e non avremo innesti meccanici nel nostro corpo, ma non è detto che saremo così lucidi da opporci a soluzioni come i campi di concentramento per migranti e poveri proposti nella serie dalla leader del “Four Star Party”. Intanto nel 2019 un vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno della Repubblica italiana usa tranquillamente su Twitter espressioni come “zingaraccia”, proprio come Emma Thompson con il suo “I don’t give a fuck” in televisione.. Come ha dichiarato di recente il regista Quentin Tarantino, “il cinema non può cambiare la storia, ma di certo la influenza”. Years and Years può metterci in guardia prima che sia troppo tardi per impedire ai nostri incubi di diventare realtà.

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