Per creare un secondo Rinascimento italiano dobbiamo ripartire da uno sviluppo tecnologico più umano - THE VISION

Il mondo sta cambiando sempre più velocemente, o meglio, il mondo è cambiato in relativa lentezza, eppure a un certo punto ci siamo svegliati e ci siamo accorti che abitavamo in un ambiente molto diverso da quello che conoscevamo e a cui eravamo abituati, quindi la presa di coscienza è stata brusca. “La distrazione può essere fatale,” recitava il grande Bruno Ganz in Pane e tulipani, e nelle sue parole c’era senz’altro qualcosa di vero. Se il mondo si è trasformato tanto in fretta, in particolare grazie all’accelerazione impressa dallo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni, il nostro cervello, però, ha tempi molto più lunghi prima di modificare la sua propria struttura – d’altronde, come recita il famoso adagio, evolutivo: “Squadra che vince non si cambia”.

Negli ultimi anni è sicuramente cambiato il nostro modo di fare esperienza del mondo grazie alla tecnologia, ma per il resto noi esseri umani tendiamo a funzionare – e a incepparci – sempre allo stesso modo – cosa rassicurante e frustrante al tempo stesso. A volte, poi, sembra che la tecnologia, invece di rappresentare un’estensione del nostro corpo in grado di farci raggiungere obiettivi altrimenti impensabili, si trasformi in una trappola alienante. Secondo uno studio pubblicato su IL Review, con la digitalizzazione del lavoro, infatti, un numero sempre maggiore di persone dichiara di lavorare di più e più intensamente di prima. La narrazione legata alle tecnologie digitali raccontava di una vita più libera e indipendente dal lavoro, che avrebbe lasciato più tempo libero da dedicare alle relazioni interpersonali e alle passioni. Non è andata così. Le tecnologie digitali hanno reso il lavoro ubiquo, l’immagine opprimente, aumentando stress, ansia e depressione, tanto che gli stessi programmatori e professionisti del settore si stanno interrogando sulla strada, non sempre limpida, che questi strumenti hanno preso.

Di pari passo sono nate le digital humanities, o informatica umanistica, un campo di studi che nasce dall’integrazione all’interno delle tradizionali discipline umanistiche di procedure computazionali e sistemi multimediali, in particolare per quanto riguarda la rappresentazione dei dati, la formalizzazione delle fasi di ricerca e le tecniche di diffusione dei risultati. Sarebbe sbagliato pensare che le discipline umanistiche sfruttino semplicemente l’informatica a livello applicativo, perché in realtà si è creato un profondo rapporto metodologico, dando vita a nuovi paradigmi di elaborazione dei dati e a reciproche influenze, che andrebbero ulteriormente coltivate. Dalla letteratura alla linguistica, passando per la filologia, dalla storia all’archeologia, fino alla musicologia, alla didattica, alla biblioteconomia e all’interazione uomo-macchina, l’informatica ci ha permesso di cambiare sguardo molto velocemente, grazie al raggiungimento di alcune importanti evidenze che ci hanno fatto ribaltare le nostre stesse opinioni e vedere la realtà in cui siamo immersi con un po’ più di chiarezza.

È in questo solco culturale che si inserisce la realtà di Emotion Network, che dopo Tech.Emotion – Empower Human Potential – una docu-serie andata in onda su SKY ARTE E SKY TG24 nel corso degli ultimi mesi – il 21 e il 22 giugno ha organizzato insieme a Corriere della Sera un grande summit – di cui THE VISION è media partner insieme a SKY TG24 – sotto il segno della tecnologia e delle emozioni, dell’innovazione e dell’umanesimo, con l’intento di nutrire un cambiamento verso una tecnologia più etica, inclusiva e a misura d’essere umano, che ispiri nuove intenzioni, comportamenti e sentimenti, a sostegno del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Con focus su imprenditoria, design, finanza, media, moda, urbanistica, biotecnologie, innovazione digitale e tecnologica a servizio dell’agricoltura e della produzione di cibo  e startup.

Emotion Network – fondata da Alec Ross, Mattia Mor, Gianluca D’Agostino, Claude Finkenberg, Karin Fischer, Massimo Redaelli, Thomas Schneider e Lorenzo Calcagni – è una piattaforma globale di imprenditori che credono in modelli di innovazione tecnologica in grado di riportare al centro l’essere umano, in modo da sviluppare l’economia e ridurre il divario rispetto alle nazioni leader nel digitale e rispetto agli investimenti in startup. Emotion Network si propone di porre il nostro Paese come motore propulsivo di un rinascimento tecnologico, che invece che esserne brutalmente separato affondi le sue radici nel territorio e nella cultura umanistica, in modo da traghettare l’Europa verso un futuro più etico e sostenibile. Siamo in un momento di svolta estremamente delicato e dobbiamo renderci conto che il cambiamento di rotta non può essere rimandato.

Ad Alec Ross – socio fondatore di Emotion Network e autore de I furiosi anni venti. La guerra fra Stati, aziende e persone per un nuovo contratto sociale – è affidato l’intervento introduttivo. Secondo Ross il talento è ovunque, ma non le opportunità, ed è questo in primis a dover cambiare. Per creare un futuro migliore è necessario investire nella scuola e nella formazione, che in sostanza significa investire nelle persone, farle crescere. Avere accesso alla conoscenza, infatti, non significa possederla, ma è un primo passo fondamentale che le istituzioni dovrebbero sostenere.

Alec Ross

“Quando si parla di business,” mi ha detto Ross, “si dà sempre troppa attenzione al rischio e al fallimento. Il più grosso problema a riguardo, in Italia, non sono infatti tanto i rischi che si corrono, ma l’ossessione nel non fallire. I rischi economici non devono essere ‘fatali’. La morte lo è, ma la morte di un’azienda non è la morte di una persona. Servirebbero due paracaduti: uno culturale e uno legale. Il primo proprio per ridurre lo stigma e la vergogna che originano da un fallimento imprenditoriale. Il secondo per accelerare il processo di bancarotta, in modo che le persone non sprechino anni in procedimenti legali e venga limitata la responsabilità individuale, così come succede in Uk e Stati Uniti”. Difficile non pensare alla stasi che molti giovani senza patrimoni di famiglia alle spalle vivono nel nostro Paese, così come all’enorme volatilità ormai raggiunta dai mercati finanziari.

“Molti dei più grandi innovatori della nostra epoca, come ad esempio Steve Jobs,” continua Ross, “sono riusciti a raggiungere i loro più grandi successi dopo enormi fallimenti. Il fallimento non deve essere sempre fonte di vergogna e stigma, perché questa attitudine sociale dà vita a un panorama di imprenditori insicuri, che evitano qualsiasi rischio, limitando la loro capacità di costruire e innovare. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, ma lo hanno anche gli individui. Le più ricche famiglie italiane hanno il più alto tasso di risparmio del mondo. Questi patrimoni sono in letargo dentro a conti correnti che non fanno altro che far guadagnare a loro un minuscolo interesse. È necessario risvegliare questi potenziali investimenti e far sì che vengano usati a sostegno delle start-up e di altre occasioni in grado sviluppare l’economia”. Le generazioni che possono fare la differenza, secondo lui, sono quelle che oggi hanno tra i trenta e i cinquant’anni, e per questo è fondamentale che chi ha la possibilità di farlo gli liberi il terreno in modo da poter agire, invece di ostacolarli.

Beppe Sala

A Ross seguirà il benvenuto del sindaco di Milano Beppe Sala e di Enrico Resmini, CEO and General Manager di CDP Venture Capital Sgr e poi le tavole rotonde, tra cui: Innovation for the common good – con Ernesto Ciorra, Chief Innovability® Officer di Enel Group; Kerstin Cooley, General Partner Course Corrected; Federico Garcea, CEO di Treedom e Jodi Halpern, professoressa di Bioetica e Medical Humanities al UCB-UCSF Joint Medical Program University of California, Berkeley. Secondo Jodi Halpern, la tecnologia – se indirizzata in un certo modo – può avere un impatto importante sulle reazioni emotive. Grazie alla realtà aumentata e alla realtà virtuale potrebbe infatti permetterci di sviluppare la nostra empatia, mettendoci letteralmente nei panni degli altri e facendoci sperimentare un’esperienza alternativa, in modo da capire che pur essendo individui definiti al tempo stesso siamo intimamente connessi.

A questo tema cardine verrà dedicato un altro specifico, intitolato proprio Redesigning Empathy – con il filosofo Emanuele Coccia; Luca Fuso, CEO di Cassina; i designer di Formafantasma Andrea Trimarchi e Simone Farresin e l’architetta e designer Patricia Urquiola, Art Director di Cassina. Urquiola, in particolare, con il suo attento lavoro, che affonda le radici in Spagna e si sviluppa a Milano, pone l’accento sul desiderio di libertà come motore trainante della ricerca e della creazione e sull’attesa della bellezza, sul saperla osservare e rispettare. Anche Coccia propone una visione intima del design, che scostandosi dalla politica per come siamo abituati a intenderla oggi, si faccia spazio delle nuove forme d’amore. “Nei prossimi anni, dopo tutto quello che stiamo attraversando, dopo le importanti lotte per i diritti civili che stiamo sostenendo, lo spazio domestico dovrà essere ripensato, nel senso di ambiente della relazione affettiva”. Inoltre, secondo lui, anche il design e la progettazione dovrà riscoprire l’empatia non solo in relazione all’umano, ma dovrà esercitare l’empatia per l’intero pianeta, percependo la terra, e tutte le specie che la popolano, non come un oggetto, ma come un soggetto.

Patricia Urquiola
Lorenzo Bertelli

La tavola rotonda Unstereotyping beauty: technology and sustainability to reshape Fashion – con Lorenzo Bertelli, Marketing Director & Head of Corporate Social Responsibility, Prada Group; Martina Bragadin, fondatrice di Spazio Meta; Federica Marchionni, CEO di Global Fashion Agenda e José Neves, fondatore, chairman e CEO di Farfetch – si occuperà invece di moda sostenibile e percezione estetica. Secondo Bertelli, “La cultura ci permette di riconoscere il bello con più facilità, ricercarlo e ricrearlo, dato che può avere infinite forme”. Tra le interviste: Unlock the Italian Potential con Andrea Guerra, Senior Advisor di LVMH e con Corrado Passera, fondatore and CEO di illimity; The future of social media con Dick Costolo, Co-managing Partner di 01 Advisors ed ex Ceo di Twitter; The duty of creativity con il maestro del design Philippe Starck e An introduction to: Redesigning Empathy con il filosofo Emanuele Coccia e Humanistic Capitalism con Brunello Cucinelli e Marc Benioff, Chairman, Co-Chief Executive Officer e Co-Founder di Salesforce.

Brunello Cucinelli

Cucinelli propone un’imprenditoria basata sulla gentilezza e sul rispetto, sulla bellezza, sul garbo e sull’educazione, in grado di dar vita a una comunità ispirata all’idea di San Benedetto, che si sviluppi intorno a un luogo per lo spirito, a un luogo per lo studio e a un luogo per il lavoro, senza distinzioni legate al genere, all’etnia o al credo e garantendo a ciascun individuo un’espressione paritaria.

Corrado Passera

Marc Benioff

Interverranno anche Stefano Domenicali, presidente e CEO di Formula 1 e Massimo Bottura. “Il nostro tempo sulla terra è scarso per definizione,” ricorda Domenicali, “ma possiamo viverlo con più o meno intensità”. “Gli orizzonti sembrano lontani ma qualche volta si riescono a raggiungere”. Sono le nostre scelte insomma che possono fare la differenza. “Facendo ciò che ho scelto di fare,” sottolinea Bottura, “posso essere me stesso, anche nei momenti più bui” e in questa frase riverbera un concetto importante della pedagogia orientale sull’importanza della ripetizione del gesto, quasi come se la nostra stessa vita diventasse un rito, anche nel più apparentemente banale gesto quotidiano.

Uno dei sentimenti principali da riscoprire per dar vita a una rinascita è la fiducia. La fiducia è alla base della nostra autostima e del rapporto positivo che instauriamo con gli altri. Si diventa fiduciosi attraverso la cura, l’attenzione, l’ascolto, non attraverso regole severe e punizioni. E forse è questa la regola più importante su cui Alessandro Baricco, che interverrà con un videomessaggio, ha costruito la sua scuola di scrittura: la libertà, fondata sulla fiducia, che al tempo stesso responsabilizza e permette di trovare la propria strada, senza paternalismi. La sicurezza in noi stessi è una cosa fondamentale per sperare di cambiare le cose che non ci piacciono, positiva quando reale, perché ci permette di costruire qualcosa e di dare una forma al nostro mondo. 

Stefano Domenicali
Massimo Bottura

Lo sviluppo economico non può prescindere da un accesso democratico e trasversale a una formazione di qualità, in grado di portare parità e giustizia sociale e consapevolezza ambientale. Per raggiungere una società più giusta, realmente democratica, è fondamentale imparare a pensare in modo critico, coltivare la propria creatività, collaborare e condividere, e questo, nella maggior parte delle nostre scuole, ancora troppo spesso non accade. L’intelligenza emotiva, la psicologia comportamentale e la comunicazione sono le capacità più importanti da coltivare oggi per creare un mondo più evoluto e più equo, in cui sono capaci di coesistere e dialogare anche persone molto diverse tra loro. Se vogliamo davvero che l’Italia viva un secondo Rinascimento è ora di far sì che abbiano anche e soprattutto all’interno delle istituzioni scolastiche l’importanza che meritano, e che l’industria e la finanza vengano guidate da una profonda cultura umanistica.


Tech.Emotion, summit internazionale dedicato alla valorizzazione del potenziale dell’Italia, è organizzato da Emotion Newtork – la media company fondata a Milano da Mattia Mor, Karin Fischer, Gianluca D’Agostino, Massimo Redaelli, Alec Ross, Claude Finckenberg e Thomas Schneider, con Milano Investment Partners Founding Partner della società – insieme al Corriere della Sera. La diretta streaming dell’evento sarà disponibile anche sulla pagina Facebook di The Vision. 

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