Con la sua divulgazione scientifico culturale, Piero Angela ha cambiato il nostro Paese - THE VISION

A marzo del 1948 un giovane pianista torinese appassionato di jazz decide di recarsi insieme ad alcuni amici a Nizza, in Francia, dove l’annuale Festival del Jazz prevede, fra gli altri, l’esordio europeo del trombettista e cantante statunitense Louis Armstrong. Per varcare il confine francese è però necessario un passaporto rilasciabile – secondo le leggi dell’epoca – solo ai gruppi di pellegrini diretti verso luoghi santi. Per nulla intenzionati a lasciarsi sfuggire questa occasione, il gruppo decide così di mentire sulla motivazione del viaggio, che si trasforma – almeno ufficialmente – in un “pellegrinaggio alla chiesa di San Luis del Jazz, Nizza”, per motivi di studio. La strategia funziona e la partecipazione al concerto contribuisce a rafforzare nel musicista una passione – quella per il jazz – che nello stesso anno lo porterà a esordire pubblicamente in alcune jam-session organizzate nella sua città, per poi entrare a far parte della Hot Jazz Band, con la quale si esibirà per diversi anni sui palchi torinesi. Il suo nome è Piero Angela, in arte “Peter”.

Nonostante non l’abbia mai resa una professione, Angela non ha mai nascosto al suo pubblico il suo amore per la musica, da lui paragonata a “un virus che ti accompagna nel tempo e non finisce mai”. Negli ultimi anni, però, il famoso divulgatore scientifico ha intrapreso un progetto discografico, sfociato lo scorso giugno nell’ufficializzazione della sua prima etichetta, la Jazz City Records, e nell’intenzione di incidere il suo primo disco – una rivisitazione dei grandi classici americani degli anni Cinquanta. Avventure giovanili a parte, però, è alla carriera giornalistica che Angela deve il suo successo. A settant’anni dal suo ingresso nel mondo dell’informazione, egli rappresenta infatti un unicum della tradizione televisiva del nostro Paese, oltre a rimanere una delle professionalità più apprezzate e competenti nell’ambito della divulgazione scientifica.

Piero Angela nella trasmissione radiofonica ‘Trampolino’, 1953

Piero Angela nasce a Torino il 22 dicembre del 1928. Suo padre, Carlo Angela, è un neuropsichiatra che, dopo aver lavorato come Ufficiale medico della Croce Rossa, nel primo dopoguerra fa il suo ingresso in politica, dove si allea con l’ala socialista. Nel 1924, ricercato dalla polizia per aver accusato pubblicamente i fascisti dell’omicidio di Giacomo Matteotti si stabilisce a San Maurizio Canevese, in provincia di Torino, dove inizia a lavorare come direttore di un ospedale psichiatrico. Qui, durante la seconda guerra mondiale, ospiterà in segreto centinaia di ebrei, disertori e antifascisti perseguitati dal regime, mentendo sulle loro generalità e inventando diagnosi che ne giustificassero il ricovero – un atto di coraggio grazie al quale sarebbe stato insignito nel 2001 della medaglia postuma di “Giusto fra le nazioni”.

Quando il padre muore, nel 1949, Angela ha ventun anni e ancora poche certezze. A scuola – il Liceo Classico “Massimo d’Azeglio” di Torino – si è sempre “annoiato a morte” al punto che, dopo il diploma, decide di non iscriversi all’Università. “Gli insegnanti si dovrebbero ricordare del motto latino ludendo docere: insegnare divertendo”, avrebbe sostenuto nel saggio del 1984 La macchina per pensare. Appena concluso il liceo, Angela aveva già capito che non ci può essere apprendimento senza interesse e partecipazione attiva. Il percorso che lo avrebbe condotto alla scoperta della sua vera passione – quella per la divulgazione – comincia però nei primi anni Cinquanta, quando viene assunto in Rai come cronista e collaboratore del Giornale Radio.

Piero Angela sta intervistando l’attore americano Cornel Wilde, 1954

Nel ventennio che seguì, la carriera di Angela fu piuttosto poliedrica. Il suo fu uno dei primi volti a comparire in televisione, come corrispondente da Parigi e da Bruxelles e, nel 1968, come conduttore della prima edizione del Tg2, insieme al collega Andrea Barbato. Nei primi anni da giornalista, Angela sperimenta ruoli e mansioni diverse, osserva il dietro le quinte del montaggio televisivo e comprende l’importanza dell’empatia per mantenere vivo il rapporto con il pubblico. All’estero apprende le tecniche della narrazione mediatica internazionale, mentre grazie al lavoro in Rai impara la corretta dizione italiana, fino ad allora ancora fortemente influenzata dall’accento piemontese.

Nel 1976 è stato il primo conduttore del TG2. Qui intervista Fausto Coppi

“La conduzione del telegiornale è stimolante, perché ti consente di conoscere gli avvenimenti, ma ti impedisce di approfondirli”, avrebbe affermato molti anni più tardi. “I documentari, invece, ti permettono di lavorare un anno sullo stesso argomento”. Più il suo bagaglio professionale si arricchisce, più si fa strada in lui l’insoddisfazione costruttiva di chi non si accontenta di raccontare ciò che vede: Angela vuole indagare anche ciò che sfugge alla vista, svelare le origini dei fenomeni storici e naturali e sfidare, ogni giorno, i limiti della propria conoscenza. La documentaristica rappresenta, in questo senso, la sintesi perfetta delle sue aspirazioni.

Alla fine degli anni Sessanta, parallelamente al lavoro di conduzione, Angela contribuisce alla realizzazione de Il futuro nello spazio, una serie di documentari dedicati al progetto Apollo (programma spaziale statunitense che avrebbe portato allo sbarco dei primi astronauti sulla Luna). A partire da questo momento, “il piacere di capire” che – come racconta lui stesso – fin da bambino lo porta a interrogarsi sui perché dell’esistenza, diventa il motore della sua carriera divulgativa. “[Il primo documentario] fu un momento magico, perché mi consentì di avvicinare il mondo della ricerca. Capii così che era quella la mia vocazione”, ricorda in un’intervista del 2017. Negli anni successivi, seguiranno diversi documentari a puntate, da Destinazione uomo a Nel cosmo alla ricerca della vita, passando per Dove va il mondo, Nel buio oltre la luce, La macchina della vita e Indagine critica sulla parapsicologia, una serie di approfondimenti dedicati al mondo del paranormale.

Angela nutrirà sempre un fascino particolare nei confronti delle cosiddette pseudoscienze, nella convinzione che, se indagate in modo “attento e scrupoloso”, potessero essere delle valide alleate nell’esplorazione delle varie dimensioni del mondo in cui viviamo – anche quelle impercettibili ai sensi. Nel 1989 è co-fondatore del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze (CICAP), un’organizzazione nata per promuovere l’indagine scientifica dei fenomeni paranormali (smentendo, spesso, le fake news spettacolarizzate dai media) e per ribadire l’importanza di mantenere sempre vivo, tanto nella ricerca quanto nella propria quotidianità, il proprio spirito critico.

Nel 1981, Angela dà poi vita a Quark, programma di divulgazione scientifica di ispirazione anglosassone destinato a diventare un caposaldo della tradizione documentaristica italiana, anche grazie ai vari spin-off prodotti nei decenni successivi – come Il mondo di Quark, Quark Economia, Quark Europa o Quark Italiani fino ad arrivare, nel 1995, a Superquark. “Il titolo Quark è un po’ curioso”, racconta lui stesso introducendo la prima puntata. “Lo abbiamo preso in prestito dalla fisica, dove molti studi sono in corso su certe ipotetiche particelle subnucleari chiamate quarks, i più piccoli mattoni della materia finora conosciuti. È un po’ come andare dentro le cose”. Anche la scelta della sigla – l’“Aria sulla quarta corda” di Bach – è guidata dallo stesso princìpio. Riprendendo Angela: “La sigla invita al raccoglimento e al silenzio”, alla creazione, cioè, di un ambiente libero da stimoli inutili, che favorisca l’interesse e la concentrazione degli spettatori.

Nei suoi Quark Angela mischia tecniche e professionalità diverse, spaziando dai documentari del naturalista inglese David Attenborough ai servizi animati del regista Bruno Bozzetto. Servizi dedicati all’approfondimento di tematiche ambientali, astronomiche, medico-scientifiche o archeologiche – grazie alla collaborazione con il figlio Alberto – si alternano a rubriche come “Scienza in cucina”, “Questione di ormoni” – con il sessuologo Emanuele Jannini – o “Istantanee dal passato” (poi “Dietro le quinte della Storia”) con lo storico Alessandro Barbero. Non mancano performance musicali, alle quali prende parte lui stesso, e repliche di esperimenti scientifici dal vivo, per accompagnare il pubblico verso la comprensione dei concetti che vengono spiegati, visto che non tutti hanno avuto la possibilità di entrare anche solo per una volta in un laboratorio. La trasmissione si evolve continuamente, senza però mai perdere quella continuità che consente al pubblico di affezionarsi.

Nel corso della sua vita Angela scrive quaranta libri, tiene rubriche scientifiche su riviste settimanali e nel 2000 vince due importanti cause legali contro altrettante associazioni omeopatiche, dopo che queste che lo avevano accusato di diffamazione per aver trattato l’omeopatia come una disciplina non scientifica. Ex studente mediocre, impara il russo da autodidatta e colleziona ben dodici lauree honoris causa – compreso il diploma in pianoforte assegnatogli, nel 2016, dall’Accademia pianistica internazionale: coronamento di una grande passione che, nonostante gli impegni professionali, non l’ha mai abbandonato.

Al di là dei riconoscimenti ufficiali, ad Angela va riconosciuto il merito di aver compreso, per primo, il potenziale della divulgazione come mezzo per promuovere il potenziale creativo delle persone: conoscere il passato, infatti, è essenziale per comprendere il presente e indagare il presente consente di elaborare alternative, allontanandosi dallo status quo per poter ambire a un futuro diverso. “Oggi si parla molto di partecipazione, intesa come uno strumento di sviluppo democratico, ma raramente di divulgazione come condizione essenziale per capire e, quindi, per partecipare”, afferma Angela nel saggio del 1982 Viaggi nella scienza. “Uno dei più grandi obiettivi della democrazia è rendere i cittadini responsabili e consapevoli, in modo che possano esercitare i loro diritti utilizzando meglio la loro capacità di capire”. Una consapevolezza raggiungibile, secondo lui, solo attraverso il “piacere della scoperta”.

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