L’arte di essere Alessandro Barbero

Intellettuale è una parola spesso abusata nel dibattito pubblico, dove è confusa con quella di opinionista, ovvero un personaggio in grado di esprimersi con la stessa superficialità e arroganza su ogni argomento, dall’andamento epidemiologico della pandemia alle operazioni dei nostri servizi di intelligence, dalle crisi in Medio Oriente alle riforme costituzionali.

Eppure esistono professori universitari, studiosi nei campi più diversi e ricercatori che meriterebbero il titolo di intellettuale, ma che non riescono a ritagliarsi uno spazio all’interno del dibattito pubblico: se da una parte questo avviene perché non tutti vogliono fare divulgazione, bisogna anche riconoscere i limiti di un mercato e di una comunicazione che tendono a selezionare sempre i soliti noti e le stesse opinioni. Anche il web, nato con la promessa di democratizzare l’informazione e rendere più aperto il dibattito pubblico, tende a perpetuare questo meccanismo, selezionando chi è già famoso o chi ha le risorse economiche per diventarlo.

Tra l’intellettuale-opinionista da talk show e quello lontano dalla sfera pubblica spicca l’eccezione di Alessandro Barbero. Professore di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale, Barbero negli ultimi anni è diventato una piccola celebrità del web grazie all’enorme successo delle sue conferenze postate su YouTube e a un podcast (Il podcast di Alessandro Barbero) nato senza che il professore ne fosse a conoscenza e gestito da uno studente di ingegneria. Barbero costituisce un unicum nel panorama italiano perché è riuscito a diventare un personaggio di caratura nazionale, conosciuto da un pubblico ampio e non specialistico, senza sottomettersi alle logiche banalizzanti e agli stereotipi dei talk show o dei social network.

Barbero ha studiato Lettere all’Università di Torino e nel 1984 ha ottenuto il dottorato in Storia medievale alla Normale di Pisa, ma la sua carriera non si è limitata alla ricerca: nel 1995, quando era ricercatore all’Università di Roma Tor Vergata, fu pubblicato il suo primo libro di narrativa: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo, romanzo storico ambientato ai tempi delle guerre napoleoniche che vinse il Premio Strega, il più prestigioso premio letterario italiano, e il Grinzane Cavour. Mentre pubblicava ricerche e studi sul Medioevo (tra i suoi lavori più citati, L’aristocrazia nella società francese del medioevo: analisi delle fonti letterarie e Carlo Magno: un padre dell’Europa) Barbero nel 2007 ha cominciato a collaborare con SuperQuark, il programma televisivo culturale della Rai diretto da Piero Angela. Nello stesso anno fu ospite per la prima volta al Festival della Mente di Sarzana, dove ogni anno tiene un ciclo di lezioni.

Sono proprio i video di questi incontri i primi a essere pubblicati su YouTube e a ottenere centinaia di migliaia di visualizzazioni, come quello dedicato a Salimbene da Parma, frate francescano vissuto nel 1200, che oggi conta 540mila visualizzazioni. La lezione su Caterina da Siena, più di 610mila. Quella in cui Barbero smentisce il falso storico sul Medioevo dello Ius primae noctis, 587mila. Sono numeri importanti, soprattutto se pensiamo che si tratta di vere e proprie lezioni di storia che durano più di un’ora, pubblicate su YouTube in maniera indipendente da utenti diversi e senza uno specifico piano editoriale. Caratteristica resa evidente dal fatto che spesso le registrazioni (soprattutto quelle più datate) sono disturbate, con una qualità audio e video scarsa.

Dal successo su YouTube e poi su Spotify è arrivato quello su Facebook, con pagine che oscillano tra la goliardia e l’ammirazione come Alessandro Barbero guidaci verso il Socialismo e Alessandro Barbero noi ti siamo vassalli; a queste si affiancano gruppi che sono diventati vere e proprie comunità di appassionati di storia come Il Medioevo con Alessandro Barbero e altri medievisti e Alessandro Barbero: la Storia. Tutto ciò testimonia uno degli elementi più significativi del fenomeno Barbero: è qualcosa di spontaneo, nato dal basso, lontano dalle logiche commerciali del mercato dell’informazione. Il professore non possiede nessun profilo ufficiale e non ha un’agenzia che organizzi e diffonda le sue conferenze. Grazie al passaparola, centinaia di migliaia di persone hanno visto in questi video una risposta alla loro voglia di conoscere e informarsi, avvicinando il web all’ideale di democrazia e di organizzazione dal basso immaginato dai suoi creatori.

Questi risultati sarebbero stati impossibili senza una peculiare capacità comunicativa del professore che affianca la sua competenza nella materia che tratta: Barbero racconta la grande storia partendo da uno studio attento e approfondito delle fonti (non è raro che durante le sue conferenze citi direttamente i documenti dell’epoca, spesso traducendoli o parafrasandoli sul momento), presentandola in una forma accessibile al pubblico generalista. Così i grandi personaggi, da Mussolini a Costantino, da Giovanna D’Arco a Margaret Thatcher, vengono descritti nelle loro emozioni e nella loro umanità, senza però uscire dai confini imposti dalle fonti storiche.

La storia di Barbero è quindi quella delle fonti, raccontata senza filtri e spesso con un’enfasi sull’odiata ma necessaria violenza che spesso caratterizza l’evoluzione storica, sia quella del ciclo Come scoppiano le guerre? o Le rivolte popolari nel Medioevo. Allo stesso tempo, le fonti sono anche lette in modo critico, sottolineando come molto spesso la storia sia la cronaca dei re e dei vincitori che tralascia gli esclusi e gli ultimi, siano essi minoranze, schiavi o donne. Barbero lo racconta bene nel ciclo del festival di Sarzana dal titolo Come pensava una donna nel Medioevo? o nel suo romanzo storico Le Ateniesi, che adatta i fatti del massacro del Circeo al contesto dell’Atene della fine del Quinto secolo avanti Cristo. In questo modo il racconto storico resta fedele alla ricerca storiografica, ma mantiene uno sguardo sul presente, aiutando chi ascolta a rispecchiarsi in ciò che legge e a immedesimarsi nel racconto.

Il coinvolgimento del pubblico è un elemento fondamentale della narrazione di Barbero, raggiunto attraverso il suo carisma, la sua passione e capacità espressiva, data dalla costruzione della suspense, dalla musicalità delle parole e da un modo di gesticolare ormai iconico. Il coinvolgimento dipende anche da un tipo di narrazione estremamente orizzontale: Barbero non si pone su un piedistallo rispetto al suo pubblico, ma piuttosto racconta una storia incerta, piena di dubbi e di spazi vuoti dove mancano le fonti certe che il pubblico è chiamato a cercare di riempire con la propria interpretazione e riflessione. Citando Gramsci, Barbero riattiva la funzione intellettuale che è intrinseca a ogni essere umano, rendendo i suoi ascoltatori compartecipi della narrazione e affrancandoli dalla condizione di ricevitori passivi.

Questo è possibile quando si pongono più domande rispetto alle risposte che si cerca di dare, senza mai tradire la complessità della realtà e della verità. Nelle conferenze di Barbero questa è una costante. Le certezze sono poche, i punti interrogativi onnipresenti, tanto nella ricostruzione del passato che nel cercare di interpretare il nostro presente e futuro in luce delle lezioni della storia. Spesso il professore non ha remore nell’ammettere di non sapere qualcosa, e di non poter dare una risposta esaustiva.

Ascoltare le lezioni di Barbero insegna anche il valore che si trova nell’accettare di non sapere, cercando risposte nella condivisione dei problemi con gli altri piuttosto che nelle proprie semplificazioni. In una lezione su Marc Bloch, storico francese e leader della Resistenza al nazismo, Barbero racconta che l’epitaffio sulla sua tomba fu un semplice “Dilexit veritatem”: “amò la verità”. Forse è proprio questo amore per la storia e per la verità, più che per la popolarità e il successo commerciale, che rendono Alessandro Barbero così prezioso, e per questo così necessario.

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