Perché il viaggio e la vacanza sono essenziali per la nostra salute mentale - The Vision

Le limitazioni dell’ultimo anno – non solo quelle legate ai viaggi, ma a tutti gli spostamenti – hanno cambiato profondamente e all’improvviso le nostre abitudini. Questa situazione, che dura ormai da oltre otto mesi, seppur con discontinuità e con la pausa estiva, ci rende sempre più difficile accettare che la pandemia non sia finita e gestire in maniera positiva le probabili ondate che seguiranno. Questa fatica psicologica è aggravata dal distanziamento sociale, che pesa sul bisogno di contatto e proietta delle difficoltà anche sulla nostra capacità futura di riallacciare le relazioni sociali, avere fiducia nell’altro, tornare a stringere nuove amicizie e rapporti.

Il disagio psicologico che risulta da questi fattori è infatti ormai un problema di salute pubblica, tanto che il 40% degli italiani presenta alti livelli di stress: siamo quindi tornati ai valori dello scorso marzo. Molti di noi si sentono spaesati e, complice l’azzeramento (o quasi) delle occasioni di socializzazione, hanno cominciato a trascurarsi, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Il lockdown, il lavoro da remoto e il prolungato tempo trascorso in casa legato anche alla chiusura di palestre, cinema, bar e ristoranti fanno sì che sia difficile tracciare una linea netta tra lavoro e tempo libero, rendendo ancor più urgente il bisogno di staccare. Se non lo si fa, l’impatto del disagio psicologico che ne deriva, sommato all’ansia provocata dalle notizie – ancora oggi non troppo rassicuranti – è notevole, come dimostrano l’andamento delle vendite di psicofarmaci tra febbraio e settembre, che hanno segnato aumenti a doppia cifra per antidepressivi e tranquillanti rispetto al 2019, e un aumentato ricorso alla psicoterapia riscontrato a livello locale.

In questa atmosfera pesante, l’arrivo del vaccino – pur con le incertezze sulla durata della sua efficacia e sulla disponibilità di dosi – inizia ad aprire un varco. Tra qualche mese, gradualmente, potremo tornare a muoverci con più libertà e sarà possibile ricominciare a viaggiare: ecco che il viaggio e la vacanza saranno gli strumenti più importanti per contribuire a ristabilire la nostra salute mentale, staccando finalmente da una routine che ormai ci sta davvero troppo stretta. Non è un caso che le vendite di psicofarmaci siano crollate proprio tra luglio e agosto, quando il calo dei contagi e l’allentamento delle restrizioni hanno permesso a molti di andare in vacanza. E così in questa situazione in molti hanno come primo sogno da realizzare dopo la pandemia proprio un viaggio: la vacanza è infatti un modo per prendersi cura di sé, ritrovando un equilibrio psicofisico attraverso la scoperta di nuovi paesaggi, culture, persone, buon cibo, contatto con la natura e relax. 

Prendersi cura di sé non è egoismo, ma necessità, rappresenta il fondamento stesso del benessere che permette, poi, di occuparsi di tutto il resto. La psicoterapeuta spagnola Marisa Navarro, ad esempio, nella sua teoria dell’“effetto torta”, ricorda con una metafora che prima di servire agli altri una fetta della torta della vita, bisogna prenderne un pezzo per se stessi, possibilmente bello grande. Un corpo sano, una mente aperta e lo spirito giusto sono gli ingredienti necessari per funzionare al meglio e per poter poi sostenere chi ci sta intorno. Proprio viaggiare permette di riequilibrare tutti questi fattori raccogliendoli in una sola esperienza i cui effetti positivi sulla mente sono molto profondi.

Il viaggio ha un valore psicologico che risiede nell’analogia tra lo spostamento fisico, che ci porta a contatto con una realtà diversa da quella quotidiana, e il percorso di conoscenza di sé. Le fasi stesse del viaggio – partenza, percorso e arrivo – replicano la ciclicità della vita e del suo dinamismo e non a caso questa metafora nutre da sempre la letteratura, dall’Odissea in poi. Viaggiare rappresenta la rottura dalla routine, che è una base sicura ma che può risultare stretta: e così la vacanza offre una possibilità di svago dalla solita vita. Se l’arrivo alla meta desiderata non rappresenta il punto finale del viaggio, ma l’inizio di una nuova stimolante ricerca, il ritorno a casa, invece, ci riporta al punto di partenza, in cui spesso trova spazio la nostalgia, che farà poi da impulso per un nuovo viaggio.

La vacanza, quindi, coinvolge emozioni complesse che la quotidianità non sempre ci riesce a offrire e il cui portato positivo è reso ancor più urgente da ciò che abbiamo vissuto nell’ultimo anno, una quotidianità spesso invasa da preoccupazioni, paure e pensieri negativi e dalla difficoltà di trovare un equilibrio tra il tempo dedicato al lavoro e il tempo libero, con il conseguente accumulo di stress che, a lungo termine, ha effetti concreti sulla salute. Gli studi dimostrano che dopo un viaggio di piacere ci si sente più felici, più sani e più rilassati, perché in vacanza si impara a essere più indulgenti con se stessi, concedendosi degli sfizi, ci si allontana dalle preoccupazioni e si sta più a contatto con la natura, i cui effetti positivi sul benessere sono noti. Nei lavoratori dipendenti, in particolare, una vacanza riduce i sintomi del burnout, che interferisce col lavoro stesso: oltre a irritabilità e sbalzi d’umore, lo stress provoca difficoltà di concentrazione, che una vacanza aiuta a ritrovare.

Anche il lavoro dovrebbe accogliere e rispettare il bisogno di staccare la spina – tanto che anche una riduzione della settimana lavorativa favorirebbe la produttività – perché la mente, non essendo di solito equipaggiata per affrontare periodi di stress prolungati, funziona più chiaramente se ci si concede un po’ di tregua; svagarsi, infatti, specialmente se in un luogo diverso da quello della propria quotidianità, favorisce creatività e problem solving, come dimostra uno studio del 2014 da cui è emerso che dopo una vacanza internazionale di due o tre settimane, i lavoratori hanno idee nuove su possibili usi alternativi di oggetti di uso quotidiano. 

A sottolineare questi notevoli effetti della vacanza è anche la psicologa Rebecca Spelman, che nel 2015 ha collaborato a un sondaggio da cui emerge che la metà degli intervistati lascia passare più di quattro mesi tra una vacanza e l’altra e il 15% ne aspetta addirittura nove. In realtà, per beneficiare al massimo degli effetti, l’ideale sarebbe concedersi brevi pause regolari: in particolare è il primo trimestre dell’anno lavorativo (tra gennaio e marzo) il momento più stressante secondo il 34% dei lavoratori, anche perché c’è meno luce del sole e le giornate sono brevi, cosa che influisce sulla produzione di ormoni, abbattendo l’umore. Per questo, concedersi una breve vacanza a Pasqua, ad esempio, può essere un’ottima idea per il proprio benessere, magari in un posto soleggiato. Sembra che il fatto stesso di prenotare una vacanza abbia un effetto benefico, perché dà un obiettivo e un motivo di piacevole eccitazione che può migliorare notevolmente l’umore. Non deve trattarsi per forza di un viaggio avventuroso in capo al mondo: ciascuno ha il tipo di vacanza che gli corrisponde di più, che sia una pausa di stacco completo in riva a una spiaggia bianca, o una settimana movimentata in cui scaricare le energie represse girando per grandi città, o ancora un cammino faticoso, zaino in spalla, per impervi sentieri. Ogni tipo di vacanza ha i propri benefici specifici – ad esempio un viaggio avventuroso che faccia uscire dalla propria zona di comfort può accrescere la stima di se stessi, per essere stati in grado di superare prove e disagi e di affrontare l’ignoto – ma tutti ne hanno. Alcune ricerche sottolineano gli effetti positivi delle vacanze sulle famiglie; fare un’esperienza insieme, lontano dalle preoccupazioni quotidiane, permette di rinsaldare i legami affettivi, spesso trascurati nella quotidianità e dai problemi di tutti i giorni. Oltre che sulle energie mentali e sull’umore, questi effetti positivi si ripercuotono anche sul corpo, e quindi sulla salute fisica, perché generalmente in vacanza si conduce una vita più attiva e si assumono delle buone abitudini che si cerca poi di replicare anche al ritorno. 

Viaggiare in luoghi diversi dalla propria città porta inoltre ad allargare lo sguardo sul mondo: questo aspetto vale a maggior ragione nel caso di viaggi a contatto con lingue, cibo e diversi dai nostri, che rappresentano un continuo stimolo per la mente e per i sensi; visitare più Paesi o immergersi nella cultura locale migliora l’attenzione e l’energia anche dopo il rientro a casa e ha un effetto positivo sulla nostra attitudine verso l’altro e sul nostro atteggiamento verso noi stessi. Visitando luoghi sconosciuti, infatti, diventiamo da un lato più tolleranti ed empatici e dall’altro più sicuri della nostra capacità di affrontare situazioni nuove e sconosciute. Tutto questo aiuta ad avere una mentalità aperta, oltre a una mente sana. Il viaggio, cioè, oltre a essere utile alla salute mentale è un metodo di apprendimento continuo.

Vivendo in una società in cui ci si sente costantemente oppressi dal lavoro, dai doveri nei confronti degli affetti e dalla cura della famiglia, è importante prendersi del tempo per alleviare lo stress e rigenerarsi. In sostanza, che siano su un’isola deserta, in una città d’arte nella propria regione o immerse nella natura, le vacanze sono una formidabile opportunità di sviluppo personale che fa parte di quelle buone pratiche del prendersi cura di sé, di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare, specialmente dopo un anno come quello che abbiamo appena trascorso. Un viaggio sarà la prima cosa che molti faranno, quando sarà possibile. E non si tratta di un semplice sfizio, ma di una possibilità reale per tornare a stare bene e ritrovarci.


Questo articolo è stato scritto da The Vision in collaborazione con Club Med per dare speranza e per invitare tutti a ricominciare a progettare, per quanto possibile, il 2021. Quando potremo tornare a muoverci con più libertà, il viaggio e la vacanza saranno uno degli strumenti più essenziali da considerare per la nostra salute mentale e per rigenerarci in tutti i sensi. Riscopriremo insieme il piacere di viaggiare.

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