Guida al Pd per smettere di fare schifo - The Vision

Il PD, per usare un’espressione da laureato in marketing allo IULM, è un “brand tossico”. E questa percezione, a differenza di una laurea allo IULM, in Italia vale qualcosa.

Quando pensi al Partito Democratico la prima cosa che ti viene in mente è la parola odio. L’odio che la gente prova quando pensa al partito fondato da Prodi. Il problema è però riuscire a determinare se a pensarlo è qualcuno che vota PD oppure no.

12 dicembre 2016. Ricordatevi questa data perché è il giorno esatto in cui Matteo Salvini si è preso l’Italia. Ma di questo vi parlerò più avanti. È anche la data dell’insediamento del Governo Gentiloni e di Minniti come ministro dell’Interno, ovvero il momento in cui, dopo 3 anni di propaganda politico-mediatica – quella descritta nel primo episodio di “Con una matita” – il Partito Democratico si arrende alla narrazione dei populisti a proposito della Grande Invasione degli Immigrati e decide di fare qualcosa.

Questo è il primo – e il più importante – sbaglio che poteva fare un partito progressista. Ovvero decidere che il miglior modo per attaccare i propri avversari possa essere quello di offrire una versione leggermente meno effervescente, ma fondamentalmente indistinguibile, della stessa cosa.

Se la Lega aveva inventato la Coca-Cola, il PD aveva deciso di vendere la Pepsi.

A fine 2016 il PD è sotto il 30%, superato dal M5S. Ma è la Lega di Salvini, al 14%, il partito che cresce più velocemente. Tutta l’opposizione al governo ha deciso da tempo che il problema più pressante in Italia sono i migranti e le ONG che li salvano in mare.

Da lì a poco Di Maio dirà infatti che ci sono i sospetti che i trafficanti…

 

DI MAIO “…ma se ci sono invece i sospetti che i trafficanti neanche devono attraversare le acque libiche perché li mettono direttamente sulle navi delle ONG, allora il nostro dovere è andare a capire chi stiamo salvando e chi stiamo traghettando con un taxi del Mediterraneo.”

“Taxi del mediterraneo” è come descriverebbe se stesso un drone di Amazon che è appena diventato senziente. Immaginatelo avere un’epifania esistenziale mentre plana sopra Altamura trasportando una pentola a pressione elettrica. E per pietà lo abbatteremmo prima che possa ricordare troppo.

Di Maio ha scelto questa espressione per descrivere delle persone che salvano altri esseri umani dall’affogare. E per “Di Maio” intendo quella manciata di incel — inevitabilmente sono sempre tutti uomini — che gli gestiscono la comunicazione.

Eppure il termine ha avuto uno straordinario effetto su quella parte di elettorato che prende i virus giocando al Fantacalcio con Excel. Nonostante tutte le indagini aperte sulle ONG siano state archiviate, ancora oggi questa definizione è rimasta nella coscienza collettiva.

Il PD avrebbe dovuto almeno provare a disinnescare questa narrazione costruita su gigantesche stronzate. Avrebbe potuto attaccare la strategia di creare un nemico a cui dare la colpa per tutti i propri fallimenti politici. Avrebbe potuto svelare il trucco. Invece ha risposto così:

 

RENZI “…abbiamo sicuramente oggi iniziato a bloccare gli sbarchi. Non c’è divisione dentro il PD su questa cosa. Non c’è divisione.”

Matteo, siamo contenti di scoprire che la sofferenza degli altri è la sola cosa che mette d’accordo i dirigenti del PD. Le uniche altre persone che possono dirlo con orgoglio sono Thanos e i dipendenti di Ryanair.

Un partito così ossessionato dal ritornare a quel fatidico 40% delle Europee che, pur di non perdere altri voti, decide di accodarsi alla narrazione sull’invasione dei migranti pretendendo, pure, di raccontare agli italiani di poter essere più efficienti di Salvini nel risolvere il “problema”.

Se l’idraulico ci provasse con le loro mogli, la strategia che userebbero per fermarlo sarebbe quella di aggiustare un rubinetto meglio di lui.

La volontà di clonare Salvini diventa così surreale che, a un certo punto, sentiamo Renzi letteralmente dire che è arrivato il tempo di aiutarli a casa loro:

 

RENZI “…la sostanza è aiutarli davvero a casa loro, nei paesi d’origine…”

Un’affermazione che allo stesso tempo appare patetica nel suo disperato tentativo di risultare popolare, e angosciante per il suo contenuto. È come se la carriera di Francesco Facchinetti e un libro di Fabio Volo avessero cercato di convincerti ad accettare un invito su LinkedIn.

Un’uscita che costringe pure i colleghi di partito a difese goffe e involontariamente esilaranti. Come accaduto per l’allora primo Ministro Gentiloni, costretto a dire che è una cosa…

 

GENTILONI “…è una cosa che se uno la vuole leggere in modo onesto è assolutamente ragionevole.”

E il sindaco di Milano Beppe Sala, che proclama che poi in sé…

 

SALA “…poi in sé non è certo sbagliato che bisogna aiutarli a casa loro.”

Ma di cosa stanno parlando? Sembra stiano rassicurando la madre di un amico che ha appena visto sulle stories Instagram la foto del cazzo del figlio. No, Beppe, non è uno sbaglio che diventa un’opportunità “monetizzabile” perché il mondo del lavoro oggi premia la trasparenza.

Ho sempre trovato curioso come il primo, e di gran lunga più diffuso, consiglio che i partiti di sinistra ricevono quando sono in difficoltà sia sempre quello di copiare i partiti di destra.

Curiosamente questo è un consiglio che ricevono solo i partiti progressisti.

Quando la Lega a malapena superava lo sbarramento del 4% alle elezioni – e non parliamo di una situazione di qualche mese, ma di anni – a nessuno è mai venuto in mente di consigliare a Salvini di cominciare ad abbracciare uomini neri al rallentatore nei campi di grano.

Ma è proprio questa la soluzione che i cosiddetti esperti di comunicazione di sinistra esprimono sempre, nei loro editoriali o in televisione, per risolvere i problemi di popolarità dei partiti progressisti.

Il vice-direttore dell’Huffington Post, Alessandro De Angelis, ci dice così che cioè tu, sinistra…

 

ALESSANDRO DE ANGELIS “…cioè, tu, sinistra, devi dire che non si possono continuare a mettere i ROM solo nelle periferie, ma vanno portati ai Parioli. E quando governi lo devi fare. Cioè devi rientrare in contatto con il popolo. Con il suo linguaggio. Con le sue emozioni. Con le sue paure.”

Alessandro De Angelis

O Chiara Geloni, ex direttrice di YouDem, la tv del PD voluta da Bersani, convinta che Salvini è uno che ci difende…

 

GELONI “Salvini è uno che ci difende. Cosa vuol dire? Da cosa? Dalla paura. Nel caso di Salvini diventa paura dello straniero, di quello che viene da fuori e ti porta via quello che hai. Ma la paura nasce da una reale sensazione di insicurezza.”

Ora, so quello che molti di voi si staranno chiedendo: è esistita una tv del PD e si chiamava YouDem? Sono sorpreso come voi che non abbia funzionato, ma non che lo stipendio che il PD le versava fosse di 6mila euro al mese e che lo stesso sia stato definito dalla Geloni – e cito – “nella media dei miei colleghi giornalisti”.

Non so in quale mondo la Geloni viva per considerarlo uno stipendio medio, forse uno di quelli visitati dalle astronavi di Star Trek che servono a raccontare parabole utopistiche. Tipo una dimensione parallela in cui il sesso maschile non esiste, le persone comunicano solo attraverso le emozioni, e le canzoni di Calcutta hanno senso.

Ho l’impressione che molti commentatori mainstream di sinistra sviluppino la loro opinione “del popolo” sui Frecciarossa Milano-Roma quando sbagliano vagone e devono scansare il proletariato a gomitate per raggiungere “l’area silenzio” in business.

Hanno la stessa visione delle periferie che un dodicenne ha del sesso. Hanno visto una volta un porno e ora sono convinti che le donne raggiungano l’orgasmo solo se hanno la testa incastrata sotto l’asse del gabinetto.

Chiara Geloni

E la cosa ironica è che dicendo così non stanno dimostrando una vicinanza al popolo, ma il loro disgusto e astio. Sono convinti che il ceto popolare sia solo una massa stupida e ignorante capace esclusivamente  di odiare tutti quelli diversi da sé.

Permettetemi di offrire le mie impressioni da uomo cresciuto in una casa popolare nella periferia milanese che confina a nord con un’Ikea ed è bagnata a sud da un Mondo Convenienza. Non solo ho tastato il polso del “Paese reale”, ma ho pestato la merda dei loro dobermann.

Sono figlio di uno di quei posti in cui tutti i cani si chiamano Tyson, e quindi l’unico modo per distinguerli è con i numeri dopo il nome, come le fiction di Raoul Bova su Canale 5. Un luogo in cui il riso dei bambini e il cinguettio degli uccellini è interrotto solo da gente che urla “Hey Tyson 5, smettila di mangiare quel bambino e quegli uccellini”.

Quindi non voglio sentire dei ricchi giornalisti televisivi, cioè i principali sostenitori della narrazione artificiale sull’invasione degli immigrati e l’inesistente collegamento con un aumento della criminalità che in realtà scende da 10 anni, su che cazzo pensano le periferie. Se la gente è convinta che le ONG trasportino 50 Scarface alla volta è perché qualcuno glielo racconta ogni giorno da 5 anni.

La soluzione non è abbracciare con condiscendenza il pregiudizio delle periferie, ma smettere di raccontare loro stronzate.

Lo so. È complesso, e all’apparenza sembra impossibile. Ma anche fare la pipì indossando delle salopettes lo è, e se le donne ci riescono allora anche la sinistra può parlare di immigrazione senza sembrare composta da tanti Borghezio con una libreria di saggi Adelphi ordinati per colore.

Invece il Partito Democratico non solo ha praticamente la stessa posizione di Lega e Fratelli d’Italia sull’immigrazione, ma ha scelto, ormai da anni di combattere Salvini dicendo di essere più salviniani di lui.

Abbiamo Debora Serracchiani, vice-presidente del PD, che dice che gli stupri commessi dagli stranieri sono più “odiosi” e “attacca” Salvini lamentandosi che non ci siano ancora stati i rimpatri di massa. Oppure abbiamo il sindaco di Firenze Dario Nardella che si vanta di come le ruspe le utilizziamo…

 

NARDELLA “Le ruspe le utilizziamo davvero, non per la campagna elettorale. Le utilizziamo per demolire le strutture nei campi nomadi che non sono regolari. Abbiamo fatto con il prefetto e le forze dell’ordine a Firenze 11 sgomberi in 1 anno — più di 800 persone. Perché c’è una immigrazione regolare, ma c’è anche un’immigrazione irregolare, clandestina, che è alla base di criminalità che va combattuta.”

Sentite l’eccitazione e l’orgoglio di Nardella mentre parla di sgomberi, di immigrati che sono addirittura alla base della criminalità e di radere al suolo le case dei rom.

Non solo suona come quello che un barile di Zyklon B cercherebbe su PornHub per masturbarsi, ma a quanto pare è qualcosa che un sindaco di un partito progressista può pronunciare in tv  senza ripercussioni sulla sua credibilità.

Dario Nardella

L’idea che questo possa essere il modo per battere Salvini non solo è profondamente angosciante, è anche un boomerang. Questa assurda strategia è infatti il principale motivo che ha portato un’esplosione di consensi verso la Lega.

È la teoria del “non posso essere omofobo solo perché ho detto su Twitter che il Pride meriterebbe una colata di Napalm, il mio parrucchiere è gay”, ma applicata alla politica nazionale. La battaglia della Lega contro l’immigrazione non è razzista e non è una falsa narrazione basata su dati inesistenti, perché anche la sinistra, che ha storicamente spinto per l’accoglienza, pensa la stessa cosa.

Il problema è che mentre chi usa questa difesa a livello personale risulta ridicolo quando lo fa in politica si rivela efficace.

È quello che hanno dimostrato due politologi del dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Goteborg, in uno studio dal titolo “Una scommessa persa. Come i partiti mainstream facilitano il successo dei partiti anti-immigrati”.

Carl Dahlström e Anders Sundell hanno decostruito a livello molecolare, dalle elezioni nazionali fino a quelle locali, la situazione politica in Svezia e hanno notato una cosa molto interessante: più i partiti di sinistra si indurivano sull’immigrazione per cercare di portare via voti alla destra populista e più quest’ultima saliva nei sondaggi. E ottenevano risultati migliori alle urne.

La spiegazione che danno i due politologi è semplice: i partiti populisti vengono normalizzati e legittimati dalla sinistra mainstream che decide di sposare le loro posizioni.

È così che il PD ha creato l’unico pull-factor osservabile realmente in Italia: quello che ha traghettato gli elettori a votare Lega.

Ricordate Minniti, no? Quella specie di Claudio Bisio dodici giorni dopo la data di scadenza – lui è stato il primo a criminalizzare le ONG con il “codice di condotta” ed è stato il più grande regalo, la vera risorsa di Salvini. Il suo arrivo avrebbe dovuto essere un modo per appropriarsi di una battaglia di destra, ma ha permesso alla propaganda sovranista di avere il bollino di approvazione della sinistra.

Salvini ha usato Minniti e il PD esattamente come discusso nello studio svedese, per legittimare se stesso e la sua battaglia.

A Salvini è bastato concedere che la sinistra si fosse “finalmente” svegliata, e dire agli elettori che adesso avrebbe fatto vedere loro come si fa a combattere veramente l’immigrazione, per guadagnare i 34 punti percentuali degli ultimi anni. Questo utilizzo di Minniti è talmente esplicito che il leader della Lega si è complimentato con il suo predecessore, confermando che è stato fatto anche un…

 

SALVINI “È stato fatto anche un discreto lavoro dal Ministro che mi ha preceduto (Minniti). E quindi noi, ovviamente, non smonteremo nulla di quello che di positivo è stato fatto. Semplicemente lavorerò per rendere ancora più efficace le politiche di controllo, di allontanamento, di espulsione.”

Finalmente abbiamo trovato l’irraggiungibile “amico nero” che hanno tutti i razzisti, ed è il Partito Democratico.

La convinzione da parte del PD che per battere i populisti sia necessario diventare come loro, è legata all’idea che l’empatia sia una gaffe politica da evitare in ogni modo per non perdere l’elettorato nell’entroterra Veneto che aspetta “Ciao Darwin” e la morte per asfissia erotica. Una convinzione che ha preso piede da quando buonista e radical chic sono entrati nella grammatica sovranista.

I sovranisti, infatti, sono ossessionati da questi termini. Per loro è diventata kriptonite utile per uccidere qualsiasi concetto o avversario.

Buonista sembra ormai il dettaglio incomprensibile tirato fuori dall’architetto che ti ha impedito di comprare quel bilocale altrimenti perfetto. Una di quelle cose di cui ti lamenti col tuo amico quando ci bevi assieme.

“Ho visitato questo appartamento. Luminosissimo. Travi a vista. Un prezzo stracciato. Ma poi sono tornato con un architetto, ha dato un’occhiata ai muri e niente, cazzo — buonisti.”

Il PD è terrorizzato da tutto questo. Da una parola usata esclusivamente da sociopatici che hanno bisogno di vampirizzare l’empatia perché troppo pavidi per affrontare la realtà.

Come ha scritto anche Laurie Penny la parola “buonista” è il “meccanismo di autodifesa” degli insicuri. Devono annullare la tua umanità o considerarla posticcia perché si vergognano di quello che sono, e hanno perciò bisogno di colpevolizzare chi si comporta diversamente pur di non affrontare la propria coscienza.

Come può un partito progressista temere le opinioni di questa gente? Sono un’orda di persone col cazzo piccolo che cercano di farti sentire in colpa se sei normodotato. Invece di affrontare la realtà che nel sesso non contano le dimensioni, ma solo non andare avanti da soli nelle serie su Netflix.

Il giornale diretto da Vittorio Feltri vi chiama buonisti radical chic? Bene. Vittorio Feltri è un uomo che ha trasformato l’essere un personaggio delle prime 30 pagine di un libro di Charles Dickens in una carriera. La sua opinione su chi ha una vita con un secondo e terzo atto narrativo è irrilevante.

Per i sovranisti l’unico immigrato morto di cui si può piangere senza essere chiamati buonisti è Eddie Guerrero. Ed è un wrestler morto nel 2005.

Invece di fissarsi sull’accondiscendere a gente simile, il PD farebbe bene a concentrarsi sul disastroso modo in cui ha deciso di rispondere alla comunicazione di Salvini. Non è facile fare la figura peggiore quando il tuo avversario fa girare il figlio quasidiciottenne sulla moto d’acqua della polizia, ma il PD in qualche modo ci è riuscito.

La sinistra, piuttosto che attaccare Salvini, sembra infatti più interessata a mostrarsi respingente e a insultare lo stile di vita e l’esistenza di chi Salvini lo vota. Perché quando ci si impunta sulla Nutella, sui selfie e su tutto il resto non si sta attaccando l’uomo che “non rispetta le istituzioni”, ma la quotidianità degli italiani.

Capisco che vedere il Ministro dell’Interno ballare al mare con dei depliant di un policlinico sulle Malattie a Trasmissione Sessuale possa essere fastidioso per dei nerd con il fetish per la prima Repubblica, ma l’Italia è un Paese fondato sul non mettere il formaggio sopra il pesce e la candidosi. Gli italiani vogliono andare nelle spiagge dove “I’m Blue” degli Eiffel 65 non è mai passata di moda, e ballare con una ragazza-madre lituana con una figlia di 4 anni pagata per non denunciarli per molestie sessuali e con cui postare un selfie che recita “tipa scopata a Milano Marittima”.

Chi attacca Salvini-DJ non sta attaccando lui, ma questa fantasia aspirazionale. Non puoi criticare l’intreccio fra soldi e sesso e potere con la logica, perché quello che stai criticando in realtà sono i sogni e le speranze degli italiani.

E come la sinistra ha deciso di rispondere al Papeete? Con le foto di Aldo Moro in spiaggia in giacca e cravatta.

Chi al mondo va al mare così oggi?

Se vedessi qualcuno camminare fra gli ombrelloni con un completo chiamerei la polizia per sequestrargli il telefono. E sopra ci troveremmo Pokémon Go completo al 100% e 88 gb di foto scattate sotto alle gonne di universitarie.

Spesso mi sembra che la sinistra si dimentichi che siamo in Italia. Il #MeToo ha decapitato alcuni fra gli uomini più potenti del mondo. Uomini un tempo ritenuti intoccabili. In Italia l’unica persona che ha perso il lavoro grazie al #MeToo è stata una donna.

La propaganda di Salvini la si sconfigge attaccando non quello che fa, ma la sincerità con cui lo fa. Lo si affonda strappandogli la maschera posticcia di “uomo del popolo” curata da uno staff social di 30 persone, il doppio di quello di Chiara Ferragni. Quando Salvini ha dato della buonista e radical chic a Michela Murgia e quest’ultima ha risposto comparando il suo vissuto lavorativo fatto di piatti sporchi e turni nei call center con la carriera da politico assenteista finanziata dagli italiani di Salvini, il suo post ha guadagnato centinaia di migliaia di like e condivisioni.

Perché il Re era nudo. E faceva molto freddo.

Il sovranismo è la tv in 3D della politica. Oggi la vogliono tutti. Fra cinque anni, come con i tizi che hanno visto degli occhialini da 100 € l’uno e hanno pensato “questo è un investimento duraturo, penso che la gente amerà passare i prossimi 30 anni come dei saldatori con una perenne emicrania, me ne dia 4!”, li indicheremo ridendo di loro.

Un partito progressista non deve in alcun modo scimmiottare il sovranismo, il suo stile comunicativo, o insultare le persone che sono state indotte tramite un’operazione di terrorismo stocastico a votarlo.

La soluzione dovrebbe essere un profondo e totale ripensamento dell’intera struttura del PD. Un po’ quello che diceva di voler fare Renzi, ma senza Jovanotti e Pif.

Perché nel PD viene prima il partito, poi le idee e quindi gli individui. E dovrebbe essere il contrario.

Negli Stati Uniti la “Squad” formata dalla Ocasio-Cortez e altre 3 neo-deputate ha conquistato l’attenzione di milioni di persone per le loro idee, certo, ma soprattutto perché a esporle sono state politiche che fino a pochi mesi fa lavoravano come bariste o insegnanti. Donne che grazie al loro vissuto risultano essere immediatamente credibili quando dicono di voler combattere contro privilegi e ingiustizie sociali.

Guardate in faccia la dirigenza PD. Martina, Boschi, Zingaretti. Sono sicuro che sono ottime persone, ma non hanno fame. Non hanno bisogno di cambiare l’Italia per disperazione, ma per idealismo personale. Nessuno dei loro bambini è stato mai morso da Tyson 8.

Quando li guardi e li senti parlare hai la stessa sensazione che ti sovviene quando sali su uno di quei tram di nuova generazione. Capisci immediatamente che sono stati disegnati e realizzati da qualcuno che non ha mai preso dei mezzi pubblici in tutta la sua vita.

Il PD funziona allo stesso modo.

Ci sono a capo delle persone che costruiranno un tram inspiegabilmente sigillato come un sommergibile e impossibile da arieggiare perché non sono mai stati chiusi senza aria condizionata il 13 agosto sul 9 con altre 112 persone che hanno una divergente opinione su cosa significhi igiene.

E la gente queste cose le sente istintivamente.

Questo non significa lasciarsi andare al populismo e far decidere quante fiale di antidoto contro l’ebola dobbiamo stoccare a panettieri e benzinai, come vorrebbe Di Battista. La Ocasio-Cortez era sì, una “bibitara”, ma si è laureata cum laude in relazioni internazionali ed economia alla Boston University. Il fatto che fosse finita a servire birre è una di quelle ingiustizie sociali che appunto solo le persone come la Ocasio-Cortez possono individuare e risolvere.

Ma forse cercare di salvare e migliorare il PD è un’attività fondamentalmente inutile, come i tizi che sperano che Netanyahu porti la pace in Palestina o le donne nei commenti Instagram di Roberto Bolle. Però, che ci piaccia o meno, il PD è l’unico partito che può impedire un Salvini-Meloni.

Una combo che suona meno come il governo di uno stato e più come il “richiamo di Cthulhu”.

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Foto in copertina di Antonio Masiello

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