In una fase ancora di disagio il governo non dialoga con la popolazione e questo è un grave errore - THE VISION

Oggi più che mai, dopo due anni di pandemia, In Italia è palese lo sfilacciarsi del rapporto tra rappresentanti politici e cittadini. Da un lato siamo tutti fiaccati da due anni di crisi sanitaria, economica e sociale, dall’altro ci troviamo a confrontarci con una classe dirigente che sembra legiferare senza più confrontarsi con il Paese che dovrebbe rappresentare in Parlamento, in nome dell’emergenza. Questo accade sia perché i politici hanno delegato ai tecnici il potere decisionale, sia per la loro incapacità di spiegare agli italiani quel che succede oltre alla prospettiva del breve periodo.

Poco dopo il suo insediamento del febbraio 2021, Mario Draghi si è affidato a un Dpcm per arginare il Covid, inviando i ministri Roberto Speranza e Maria Stella Gelmini a illustrarlo alla stampa, quando fino a poche settimane prima eravamo stati abituati alle conferenze televisive per la condivisione dei dati sull’evoluzione della pandemia e delle misure in via di adozione, ai discorsi dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aveva creato degli appuntamenti fissi per la comunicazione governativa sul tema, con costanti aggiornamenti in cui in prima persona illustrava le misure che venivano prese e le relative ragioni. Adesso però servirebbe una via di mezzo tra il presenzialismo di Conte e il mutismo di Draghi.

Giuseppe Conte

Le scelte che il governo ha preso in queste settimane sembrano andare nella direzione della riapertura e del peggio ormai lasciato alle spalle, ma tanti cittadini fanno fatica a comprenderne le ragioni, dato che i picchi registrano sempre tra i 300 e i 400 morti al giorno. Ci si chiede perché se prima lo stesso numero di morti rappresentava una tragedia, adesso, a parità di numeri, quella stessa tragedia sembra superata. Le ipotesi sono tante e diverse, e per certi aspetti condivisibili, da una stanchezza diffusa dopo due anni di sacrifici che ha portato a una vera e propria epidemia di disturbi mentali, all’economia che ha bisogno di ripartire. Il cambiamento di rotta, però, non è stato esplicitato in alcun modo, anche perché nelle ultime settimane l’attenzione è stata rivolta esclusivamente alla rielezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica e al Festival di Sanremo, mentre tutto il resto è passato in secondo piano. Il Presidente del Consiglio si è limitato a dichiarare che “presto ci sarà un intervento per ridurre le bollette”.

Mario Draghi

Il tema principale per la politica del futuro è quello di mettere a fuoco gli obiettivi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), ma anche qui molti punti sono ancora da chiarire. Durante un fuorionda di giovedì 9 febbraio, il sindaco di Milano Beppe Sala e il presidente della regione Lombardia Attilio Fontana si sono lamentati per la scarsa chiarezza e perché si parla solo di Sud. Altri governatori regionali sono andati contro le disposizioni del governo, come per esempio Vincenzo De Luca, che ha portato avanti battaglie contro l’abolizione delle mascherine all’aperto e, il mese scorso, ha fatto ostruzionismo per la riapertura delle scuole. Sembra insomma che ci siano diverse realtà frammentate e questo non fa che alimentare l’incertezza di fondo che percepiscono i cittadini e che contribuisce ulteriormente a dividerli. Se il Green Pass inizialmente è stato utile per incentivare la vaccinazione, adesso resiste più come una sorta di idolo di facciata, nonché motivo di spaccatura sociale. Ora più che mai sarebbe importante che il governo riuscisse a promuovere la coesione sociale, andando a risanare le fratture portate dalla pandemia. È necessario costruire una visione d’insieme che possa convergere in un progetto chiaro, condivisibile e realizzabile. Cosa che al momento siamo ben lungi dall’avere.

Vincenzo De Luca

Un altro elemento che allontana la politica dai bisogni dei cittadini è quel lessico dei partiti che viene usato soltanto per ampliare il proprio bacino elettorale e non per agire concretamente per il bene del Paese. Trasformare la politica in un poltronificio ha comportato la lotta degli eletti per il mantenimento di uno status a scapito degli elettori. Questo si traduce anche in lotte interne che nulla hanno a che fare con gli interessi della cosa pubblica. In questi giorni, i titoli dei giornali sono riservati esclusivamente alle dinamiche di partito o di coalizione. Per esempio, non sappiamo nulla delle proposte del Movimento Cinque Stelle per i cittadini, ma conosciamo a menadito la guerra tra Conte e Di Maio, il deus ex machina Grillo che interviene per rivendicare il suo ruolo di eterno garante, le sentenze dei tribunali che estromettono l’ex premier dalla leadership e le conseguenti reazioni. Anche rispetto al centrodestra non si parla di programmi e interventi ma di fratture, con Meloni che mette in dubbio la fedeltà degli alleati, Salvini che parla di un partito che si ispiri a quello Repubblicano degli Stati Uniti e Forza Italia che deve decidere se seguire i sovranisti o la via centrista di Renzi e Calenda. Il PD, dal canto suo, come sempre sonnecchia approfittando delle lacune altrui.

Matteo Salvini

Nell’Ottocento, lo scrittore statunitense James Freeman Clarke scriveva: “Un politico pensa alle prossime elezioni; uno statista pensa alla prossima generazione”. La sensazione è che la nostra classe dirigente sia focalizzata ormai esclusivamente sui giochi di potere per le elezioni dell’anno prossimo. Ora che la morsa del Covid si sta allentando, riemergono tutte le insicurezze di una politica che ha vivacchiato schermandosi dietro la situazione emergenziale dovuta alla pandemia e ciascun cittadino si arrangia come può per andare avanti, sempre più isolato. Una situazione ideale per aumentare la sfiducia nei confronti delle istituzioni, i cui rappresentanti appaiono come estranei, per non dire creature ostili. È il distacco della politica dalla realtà locale a generare l’antipolitica, non il contrario. Agli italiani non interessa il parere di Tajani sulle scaramucce tra Salvini e Meloni o il riassunto della soap opera a cinque stelle: pensano soprattutto a come pagare le bollette che sono schizzate a livelli impossibili per molti da gestire, o la spesa, problemi, questi, che al di là della stampa, nessuno si è preso la briga di affrontare, mostrando le misure che saranno prese per risolverli.

Giorgia Meloni

In un’epoca in cui di fatto non esiste una vera opposizione, essendo Meloni alleata con chi siede al governo, non c’è neanche la consolazione di sperare in qualcosa di diverso. Hanno fallito i populisti, i tecnici e i professionisti della politica, ma questi ruoli purtroppo si riciclano in eterno, come in una sorta di gioco delle tre carte. Un tempo si facevano i comizi nelle fabbriche, adesso il proprio messaggio viene veicolato attraverso i social, con la presunzione della potenza dei numeri. Ma un like non è una persona reale che espone una problematica, e il commento di approvazione sui social è solo un gioco di algoritmi. La discrepanza tra ciò che alimenta la politica e ciò che rafforza la disillusione collettiva è la diagnosi di un Paese malato, i cui rappresentanti non si sforzano nemmeno più di fare un tentativo per comunicare con le persone che lo compongono, in una sempre più grave mancanza di linguaggio comune, unico strumento in grado di creare spazi di riflessione condivisa.

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