La politica sta usando la pandemia come paravento per non fare nulla, tenendo in stallo il Paese - THE VISION

Sono passati decenni, ma ancora nel 2021 l’impegno della classe politica italiana riesce a rendere sempre attuale il pensiero di Ennio Flaiano riassunto nella frase “la situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Dopo aver ammesso la propria sconfitta affidandosi alla tecnocrazia, la politica sta ora usando persino la pandemia come ombrello per proteggere se stessa e mantenere uno status quo ideale per i partiti, ma non per i cittadini.

Il Pd è riuscito a trovare un modo per tornare al governo, portando via Letta dalla sua cattedra in un’università parigina per poi continuare a impantanarsi nei dubbi ideologici, nonostante di ideali da seguire ne abbia ormai davvero pochi. Hanno governato con Alfano, potevano farsi sfuggire l’occasione per farlo con Giorgetti e Brunetta? “È un atto di responsabilità per il popolo italiano”, è il motto un po’ di tutti. Prima lo richiedeva l’Europa, ora la pandemia. Nel frattempo gli ultimi spiragli di sinistra stanno collassando su loro stessi, e forse il vero atto di responsabilità sarebbe quello di tornare ad avere un’identità più che un buon numero di seggi in Parlamento.

Enrico Letta

Anche per il M5S le poltrone del governo sono comode. Restare nell’esecutivo e avere l’illusione di contare ancora qualcosa è l’unico modo per non scomparire nell’oblio di gran parte dei suoi deputati e senatori, in attesa delle prossime elezioni. Nel mentre abbiamo assistito a guerre fratricide, a Grillo che nel giro di pochi giorni ha di fatto dato dell’incompetente a Conte per poi riabilitarlo come “avvocato del popolo” e leader della sua creatura. E pazienza se qualche purista ha abbandonato la nave rimpolpando il gruppo misto: nell’arca di Draghi c’è posto per tutti, ed è ironico il destino quando ci si rende conto della vicinanza attuale tra grillini e berlusconiani. Sempre “per il bene del Paese”, ovvio.

Giuseppe Conte

Un Paese che però viene governato per interposta persona. Tutti gli sforzi sono rivolti ad arginare la pandemia e le sue ripercussioni sociali ed economiche, e da un lato è anche inevitabile, ma anche in questo caso i politici hanno abdicato, lasciando il potere decisionale ai tecnici. Le norme sotto la pandemia passano dal parere del Comitato Tecnico Scientifico, che stila un elenco di protocolli da rispettare, soglie da non superare, dati, statistiche, mentre il governo, sempre più pilatesco, si affida a loro. 

La pandemia ha anche sottratto al governo il banco di prova dell’economia, che invece per decenni è stato il termometro per valutare l’efficacia di un esecutivo. Debito pubblico, Pil, occupazione o disoccupazione: tutti parametri sfasati dal Covid e che in qualche modo assolvono la politica. Siamo in una fase di economia di guerra, ed è così in tutto il mondo, quindi nessuno può essere giudicato per una scelta sbagliata. Semmai si valuterà la ripresa. Per adesso nessuno osa criticare.  Anche in questo campo è tutto fermo e i politici hanno una scusa per la scarsa iniziativa. E poi si attende il denaro del Recovery Fund da Bruxelles. L’Europa matrigna e delle banche tanto cara al mantra dei sovranisti che ora finisce per salvare l’economia italiana meglio di quanto hanno saputo fare loro sia all’opposizione che quando erano al governo.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea

Proprio nel centrodestra la situazione è ancora più grottesca. La coalizione si regge su tre teste, ma una di queste è all’opposizione. Fratelli d’Italia ha infatti approfittato dell’arrivo di Draghi per crearsi l’immagine di unico partito di rilievo a contrastare l’azione di governo. Un’opposizione tanto intransigente quanto comoda per avere dei consensi facili, stando dall’altro lato della barricata e salendo nei sondaggi, sfruttando una posizione estranea a qualsiasi tipo di responsabilità. Così diventa semplice urlare contro il Green Pass e le altre misure adottate in questi mesi, soprattutto quando le scelte sono state avallate dai suoi stessi alleati. Basta poi un selfie con Salvini per risolvere le liti costruite ad arte, continuando poi a crescere nei sondaggi.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Persino Forza Italia, realtà politica ormai in declino, ha ottenuto i suoi ministeri di prestigio assegnati a Brunetta, Carfagna e Gelmini. E mentre Berlusconi affronta problemi di salute e processi, l’altro leader del centrodestra, Salvini, insiste con il tentativo di fare opposizione al suo stesso governo. Il meccanismo non del tutto collaudato prevede che il leader lanci la polemica del giorno, spesso un’affermazione provocatoria e inesatta (i vaccini che causano le varianti, per esempio), e il numero due, l’eminenza grigia del Carroccio Giorgetti, la smentisce assumendo posizioni più moderate. Salvini continua così a parlare alla pancia dell’elettorato, mentre Giorgetti ha il compito di tranquillizzare Draghi e a dire che in fondo il Green Pass è utile e l’Europa non è sempre una nemica. Questo scontro tra poli crea una stasi, un tiro alla fune continuo senza che la corda si muova di un centimetro. Anche perché se si muovesse il rischio di far cadere il governo sarebbe alto, e tornando alle elezioni Salvini si accorgerebbe di non essere più il favorito alla presidenza del Consiglio, dopo l’ascesa di Giorgia Meloni.

Mario Draghi

L’equilibrio che si è creato sta quindi bene a tutti, tranne ai cittadini che restano in balia di una classe politica legata al mantenimento di un ruolo più che al reale interesse per la crescita del Paese. Nel loro calcolo la pandemia è usata come giustificazione perenne di fronte all’assenza di progetti a lungo termine. Le iniziative popolari, come la raccolta firme per il referendum sulla cannabis legale o l’eutanasia, si basano su argomenti che la politica evita di affrontare da decenni, con proposte di legge impantanate nei passaggi tra Camera e Senato e la volontà di non assumersi alcun tipo di responsabilità. Qualsiasi tematica viene trattata in base a una convenienza elettorale più che a un’idea, che sia il nucleare, il ponte sullo Stretto di Messina o qualsiasi altra proposta. Il mantra è ormai chiaro: aspettare e non far nulla.

Quando la pandemia sarà del tutto alle spalle e i politici si troveranno a dover da un lato rimettere insieme i cocci e dall’altro attivarsi su tutto ciò che per un anno e mezzo è rimasto in sospeso, verranno fuori le mancanze di chi doveva agire in anticipo, invece di procrastinare per il timore di risultare impopolare o di perdere la propria posizione. Non sappiamo ancora come verrà rimodulato il Reddito di Cittadinanza, come saranno sviluppate le nuove riforme sulla Giustizia e sulle pensioni, che direzione sarà presa sui diritti civili, sull’ambiente e sulla nuova legge elettorale. Sappiamo soltanto che, come al solito, mancherà la serietà necessaria per uscire dalle sabbie mobili, e la situazione, come ai tempi di Flaiano, resterà grave.

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