Ecco le 10 migliori serie tv del 2020 per il tuo binge watching di Capodanno - The Vision

In tutto il mondo, la pandemia ha fatto aumentare del 27% il consumo di serie tv sulle piattaforme digitali. Secondo la società di consulenza McKinsey, ben il 64% dei nostri connazionali ha incrementato l’utilizzo delle piattaforme online di streaming e l’8% ha cominciato a farlo per la prima volta proprio nei mesi del lockdown. Negli Stati Uniti, sono soprattutto i Millennial e la Gen Z ad aver incrementato il tempo di fronte allo schermo, complice anche il lockdown e la didattica a distanza. Dalle miniserie ai grandi prestige drama, la stagione televisiva anche quest’anno è stata ricca di novità e riconferme. Queste sono le dieci migliori serie uscite in Italia quest’anno.

Unorthodox (Netflix) 

Forse uno dei titoli di maggior successo del 2020, la miniserie in quattro puntate prodotta da Netflix indaga e osserva dall’interno la comunità ebrea ultra-ortodossa, le cui dinamiche sociali sono definite da limiti secolari. Realizzata con una qualità cinematografica molto alta, dalla regia ai costumi, fino all’interpretazione della ventiquattrenne Shira Haas, Unorthodox è l’emozionante storia di un riscatto, del rapporto tra sé e gli altri, e di ciò che siamo disposti a sacrificare per trovare la nostra libertà. 

Ozark (Netflix) 

Arrivata alla terza stagione, Ozark ha ufficialmente superato tutte le altre serie crime mai prodotte. Oltre alla perfetta regia e alle ottime interpretazioni dei protagonisti, la serie si poggia sui complessi personaggi femminili di Wendy, interpretata da Laura Linney, e di Ruth, portata sullo schermo da Julia Garner, che proprio per questo ruolo ha vinto due Emmy come miglior attrice non protagonista. Invece di alimentare la dicotomia bene/male secondo lo stereotipo americano, Ozark mostra come i due estremi non siano sempre distinti, ma entità che si mescolano e alternano nel proprio vissuto, tra personale e pubblico.

La regina degli scacchi (Netflix)

Diventata in meno di un mese la miniserie più vista di sempre su Netflix, La regina degli scacchi è lo show che ricorderemo come il più rappresentativo del 2020: la vita di Beth Harmon, bambina prodigio che vince uno dopo l’altro i più importanti tornei di scacchi al mondo, è una storia di speranza e di riscatto – anche femminile – che sembra aver colpito tutti nel difficile periodo della pandemia. Il tutto è accompagnato in una cornice perfetta: dalla fotografia simmetrica, ai colori freddi che richiamano l’immaginario del periodo storico in cui è ambientata, fino ad arrivare ai costumi ricercati. La serie verrà ricordata anche come un fenomeno di costume destinato a lasciare il segno: dalla sua messa in onda, le vendite di scacchiere sono infatti aumentate vertiginosamente in tutto il mondo.

Mrs. America (Tim Vision)

Ambientata nell’America degli anni Settanta, la miniserie con protagonista Cate Blanchett racconta il contrastato iter e le divisioni all’interno del movimento femminista per – e contro – l’approvazione dell’Equal Rights Amendment, l’emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti finalizzato a garantire l’equità tra i generi. Ognuno degli episodi esplora le contraddizioni e le ambizioni di personalità influenti – dall’ultra conservatrice Phyllis Schlafly a Betty Friedan, autrice de La mistica della femminilità, dall’icona Gloria Steinem alla pragmatica Bella Abzug – e mostra come il femminismo non sia un monolite, ma un movimento al cui interno esistono correnti differenti. Dalla scrittura acuta e coinvolgente, con una regia capace di trasmettere il minimo moto interiore attraverso il più piccolo gesto, Mrs. America è un prodotto televisivo di alta qualità utile per analizzare anche le battaglie di oggi.

The Crown (Netflix)

La quarta stagione di The Crown consacra il prestige drama che ripercorre le vicende della corona inglese come una delle serie più belle del catalogo di Netflix, anche grazie al racconto di uno degli avvenimenti più discussi della storia recente della monarchia: il matrimonio di Carlo con Diana Spencer. Anche se l’autore della serie Peter Morgan è stato accusato di aver piegato un po’ troppo la storia a suo piacimento, questa stagione si distingue per le interpretazioni di Olivia Coleman nel ruolo della regina Elisabetta e di Gillian Anderson in quello di Margaret Thatcher e per la perfetta ricostruzione dei dettagli di costumi e ambienti.

Normal People (StarzPlay)

Tratta dall’omonimo romanzo di Sally Rooney, la serie Bbc Normal People è il racconto perfetto della vita dei Millennial, cresciuti all’ombra della crisi del 2008. Sotto alle vicende sentimentali di Marianne e Connell, traspare infatti il timore di restare soli, la precarietà che è non solo economica e lavorativa, ma anche emotiva. Benché entrambi belli e intelligenti, i due protagonisti non riescono a non odiare se stessi, proiettando costantemente ciò che gli altri pensano di loro a massimo metro di giudizio.

The Boys (Prime Video) 

La seconda stagione della serie tratta dal fumetto di culto dello sceneggiatore nordirlandese Garth Ennis si conferma uno dei titoli di punta della piattaforma streaming di Amazon. Dissacrante e iconoclasta, The Boys trasforma gli infallibili supereroi americani in personaggi umani pieni di difetti e li utilizza per evidenziare alcuni aspetti importanti della società, come la manipolazione delle notizie e l’interferenza delle multinazionali nella politica. Lo sviluppo più profondo dei protagonisti e l’incredibile interpretazione di Aya Cash nei panni di Stormfront la rende una stagione ancora più magnetica della prima.

The Mandalorian (Disney+)

Con la seconda stagione, la serie ambientata nell’universo di Star Wars si riconferma uno dei prodotti sci-fi più belli degli ultimi anni. Lo showrunner Jon Favreau è infatti riuscito nel difficile compito di creare una storia originale senza scadere in un prevedibile effetto nostalgia, ma anzi, ha recuperato un tema nodale della saga – il rapporto padre-figlio – declinandolo in una maniera finora inedita nell’universo di Guerre Stellari. Pur sviluppandosi su un arco narrativo più ampio, ogni episodio porta lo spettatore nel cuore di un’avventura sempre diversa per Mando e per il Bambino, con una struttura che rimanda alle serie tv di fantascienza del passato.

Little Fires Everywhere (Prime Video) 

Basata sull’omonimo best-seller di Celeste Ng e fortemente voluta da Reese Witherspoon, che ne è anche executive producer, Little Fires Everywhere racconta la contrapposizione tra un’allegra famiglia bianca borghese, attraversata da pregiudizi razzisti così assorbiti dalla propria cultura da non esserne nemmeno consapevole, e una coppia di donne nere. Con una scrittura accattivante e riflessiva, capace di non giocare subito le proprie carte migliori, la serie mescola rimandi agli anni Novanta tutt’altro che scontati per esplorare il tema complesso della femminilità e raccontare la maternità, la giustizia sociale e la lotta di classe.

Hollywood (Netflix)

Creata da Ryan Murphy e Ian Brennon, Hollywood riscrive la storia della Golden Age dell’industria cinematografica includendo tutte le soggettività che ne sono state escluse. I due ideatori sono partiti da storie reali, come quella di Rock Hudson – attore che per anni nascose la sua omosessualità – per raccontare un altro possibile, senza però tralasciare ciò che ha davvero caratterizzato l’età dell’oro del cinema: le dinamiche di potere, specialmente quelle legate al sesso e al suo valore di merce di scambio, le regole del gioco del successo, i compromessi e i privilegi in un’industria prettamente bianca e maschile.

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