La conoscenza è potere e ancor più è libertà. Per questo deve essere alla portata di tutti. - THE VISION

Quello della formazione è da sempre un tema cruciale per la società e per il futuro. Insieme alla seconda, infatti, cambiano le forme della prima e viceversa. Solitamente, però, sono alcuni coraggiosi visionari che si assumono il compito di portare avanti dall’interno del sistema formativo una vera e propria battaglia alle istituzioni che si occupano della formazione degli individui. Ed essendo la scuola, volente o nolente, una delle principali espressioni e strumenti del potere, i cambiamenti necessari da compiere sono spesso osteggiati.

Non a caso, nel 1971, il filosofo e pedagogista austriaco Ivan Illich scrisse un testo fondamentale, ancora oggi di grande urgenza e attualità: Descolarizzare la società. Spesso, si tende infatti a confondere insegnamento e apprendimento, istruzione e promozione, titoli e competenze. Secondo la visione radicale di Illich la società va descolarizzata, perché la scuola non produce né reale sviluppo sociale né vera alfabetizzazione: dall’istituto scolastico tradizionale, quindi, bisognava passare a un’educazione basata su “reti informali”, che facessero affidamento a un apprendimento strutturato ma autonomo, fornendo agli alunni nuovi agganci con il mondo, anziché programmi didattici standardizzati  ormai obsoleti e dissociati dalla realtà. È quello che hanno cercato di fare alcune nuove realtà scolastiche indipendenti nel corso degli ultimi trent’anni, riconoscendo la necessità di creare un nuovo circuito formativo libero, che rendesse possibile la conoscenza attraverso l’esperienza.

Massimo Bergami

È questo il grande tema trattato nel quinto episodio di Tech.Emotion – Empower Human Potential – serie creata da Emotion Network e da Facebook e co-prodotta da Lotus Production, in onda stasera su SKY ARTE alle 20:40, mercoledì su SKY TG24 alle 21.15 e disponibile on demand su NOW TV e SKY Q – che vede come protagonisti Alec Ross, esperto di politiche tecnologiche e dell’innovazione, autore di I Furiosi Anni Venti e Distinguished Visiting Professor alla Bologna Business School; la giornalista ed educatrice Esther Wojcicki, fondatrice della Palo Alto High School Media Arts e Co-fondatrice di TractLearning; Massimo Bergami, Dean della Bologna Business School e Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale all’Università di Bologna; Riccardo Zacconi, Co-fondatore ed ex CEO di King.com che ha dato vita a Candy Crush; Davide Dattoli, Co-fondatore e CEO di Talent Garden.

Alec Ross

Nonostante gli immensi progressi sociali, tecnologici e scientifici – in particolare sul lato della psicologia e delle neuroscienze – l’istruzione nella stragrande maggioranza degli istituti italiani resta prettamente nozionistica e castrante, incapace di stimolare gli allievi nello sviluppo di un approccio personale, creativo e quindi critico alle materie di studio, essenziale per ottenere gli strumenti intellettuali necessari a formarsi autonomamente, e senza fare costante riferimento a qualcuno che sta al di sopra di noi. Come sottolinea Illich l’apprendimento non è il prodotto dell’insegnamento: “Si impara a parlare, a pensare, ad amare, a sentire, a giocare, a bestemmiare, a far politica e lavorare, senza l’intervento di un insegnante”. Gli strumenti che affiniamo per cavarcela non vengono dalla scuola e spesso, nel mio percorso di studi, mi sono chiesta quanto sarebbe stato bello se la scuola fosse stata un po’ più simile alla vita, più libera, per non dire casuale, ovvero fantasiosa, meno uniforme, severa e gerarchica. Come se l’unico modo di ottenere ordine e risultati fossero le punizioni.

La vita è imprevedibile, per questo bisogna essere in grado di adattarsi e di immaginare, sottolinea Wojcicki, che è stata una grande anticipatrice dei tempi rispetto all’approccio pedagogico americano negli anni Ottanta. Riprendendo la lezione di Maria Montessori, Alexander Neill, Rudolf Steiner, Gianni Rodari, la dimensione della scoperta, della sorpresa e della meraviglia è fondamentale per un apprendimento positivo che porta con sé molto più potenziale dell’essere costretti a imparare a memoria le parole di qualcun altro. Quando si dice bisogna imparare a pensare con la propria testa si fa riferimento esattamente a questo. Lo sa bene chi soffre di ADHD: la memoria è strettamente legata all’emozione e più ci si riesce a entusiasmare per una cosa, per quanto piccola, più quella cosa ci resterà impressa e assumerà un valore e un significato. Affezionarsi a concetti mangiati, masticati e digeriti da qualcun altro è molto più difficile e soprattutto ci allontana inevitabilmente dalla fonte stessa del sapere, che in fondo è una condivisione, un dialogo intimo. Per gran parte del Novecento si voleva che le persone seguissero le istruzioni che gli venivano date in modo da riempire e far crescere le fabbriche appena nate, oggi le cose sono molto diverse, ma il passato può sempre offrirci spunti sorprendenti da cui trarre ispirazione.

Alec Ross e Davide Dattoli

L’Università di Bologna, considerata la più antica università del mondo ancora in funzione e la cui data di fondazione è stata convenzionalmente fissata nel 1088, nacque come associazione di studenti, ed era aperta a tutti, senza distinzioni, era quindi democratica, internazionale e multidisciplinare per definizione, già nell’Undicesimo secolo. È da qui che bisogna ripartire per immaginare il futuro dell’apprendimento. La conoscenza, infatti, si trasforma in cultura quando è condivisa tra le persone, ed è in questa forma che dispiega il massimo del suo potenziale. L’intelligenza e la creatività sono doti individuali, ma se si crea il giusto contesto possono essere messe a servizio della collettività. Secondo Alec Ross il talento poi è ovunque, ma non le opportunità, ed è questo in primis a dover cambiare. Per creare un futuro migliore è necessario investire nella scuola e nella formazione, che in sostanza significa investire nelle persone, farle crescere. Avere accesso alla conoscenza, non significa possederla, ma è un primo passo fondamentale.

Ai bambini oggi è data sempre meno la possibilità di sbagliare, di cadere e rialzarsi, non hanno l’occasione di commettere errori, anche per il terrore che nutrono i genitori di non vederli affermati nel mondo. Ma così non lo saranno mai, perché incapaci di diventare realmente indipendenti. La loro vita appare circondata da una cupola posticcia di perfezione, tenuta su da doveri, obblighi, punizioni e costrizioni, quanto di più lontano ci sia dalla gioia e dalla curiosità necessaria per fare qualsiasi scoperta. L’enorme pressione generata dal doversi mostrare sempre adeguati, impeccabili, meglio degli altri, genera poi gravi stati d’ansia, fin dalla tenera età, che finiscono per minare l’individuo alle sue fondamenta. Per creare un rapporto sano a servizio della crescita, è allora necessario prima di tutto coltivare fiducia e rispetto verso i figli e gli allievi.

Esther Wojcicki

Questo riverbera dall’educazione fino alla cultura d’impresa. Alec Ross mi ha detto: “Quando si parla di business si dà sempre troppa attenzione al rischio e al fallimento. Il più grosso problema a riguardo, in Italia, non sono infatti tanto i rischi che si corrono, ma l’ossessione nel non fallire. I rischi economici non sono ‘fatali’. La morte lo è, ma la morte di un’azienda non è la morte di una persona. Non c’è bisogno di prenderla in maniera così drammatica. Servirebbero due paracadute: uno culturale e uno legale. Il primo proprio per ridurre lo stigma e la vergogna che originano da un fallimento imprenditoriale. Il secondo per accelerare il processo di bancarotta, in modo che le persone non sprechino anni in procedimenti legali e venga limitata la responsabilità individuale, così come succede in Uk e Stati Uniti. La gente deve capire che molti dei più grandi innovatori della nostra epoca, come ad esempio Steve Jobs, sono riusciti a raggiungere i loro più grandi successi dopo enormi fallimenti. Il fallimento, o la bancarotta, non possono essere sempre etichettati come ‘crisi’ o ‘scandali’, perché ciò dà vita a un panorama di imprenditori insicuri, che evitano qualsiasi rischio, limitando la loro capacità di costruire e innovare l’economia. Oggi, in Italia, si sta sprigionando l’energia di nuove figure imprenditoriali, come accadde dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni Sessanta. Le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, ma lo hanno anche gli individui. Le più ricche famiglie italiane hanno il più alto tasso di risparmio del mondo. Questi patrimoni sono in letargo dentro a conti correnti che non fanno altro che far guadagnare loro un minuscolo interesse. È necessario risvegliare questi potenziali investimenti e far sì che vengano usati a sostegno delle start-up e di altre occasioni in grado sviluppare l’economia”. Alec, poi, non è ottimista sulla possibilità di cambiare la mentalità delle generazioni più mature. “Invece di concentrarsi sulla lotta generazionale, culturale e psicologica”, secondo lui “la strategia in grado di offrire migliori opportunità è quella di influenzare positivamente i trentenni, i quarantenni e i cinquantenni di oggi, in modo da assicurarci in futuro un pensiero diverso, più aperto e inclusivo”.

Riccardo Zacconi

L’imparare cose nuove è ciò che ci rende vivi. Non importa quale sia la nostra età: la curiosità, l’immaginazione, il desiderio di scoprire e inventare ci rendono sempre bambini. È dimostrato che acquisire nuove competenze e dedicarci a cose che non avevamo mai fatto rinforza le connessioni tra i neuroni. La conoscenza è potere e ancor più è libertà. L’educazione dovrebbe allora portare equità e giustizia sociale, dando a tutti gli strumenti di cui hanno bisogno, ribadisce Ross. Per raggiungere una società più giusta, realmente democratica, è fondamentale imparare a pensare in modo critico, coltivare la propria creatività, collaborare e condividere, e questo nella maggior parte delle nostre scuole ancora non accade. L’intelligenza emotiva, la psicologia comportamentale e la comunicazione sono le capacità più importanti da coltivare oggi per creare un mondo più evoluto e più equo, in cui sono capaci di coesistere e dialogare anche persone molto diverse tra loro: è ora di far sì che abbiano anche e soprattutto all’interno delle istituzioni scolastiche l’importanza che meritano.


“Tech.Emotion – Empower Human Potential” è stata creata da Facebook e da Emotion Network, la media company fondata a Milano da Mattia Mor, Karin Fischer, Gianluca D’Agostino, Massimo Redaelli, Alec Ross, Claude Finckenberg e Thomas Schneider e co-prodotta con Lotus (Leone Film Group) nelle persone di: Enrico Venti, produzione esecutiva, Salvatore De Chirico, sceneggiatura, Danilo Carlani e Alessio Dogana, regia.

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