Per essere felici dobbiamo trovare il nostro passo, per farlo serve riconoscere quello del mondo - THE VISION

Per chi come me è cresciuto a Modena, è impossibile non ricordare la prima volta che ha sentito correre una Ferrari. Dico proprio sentito perché quando si è bambini e un’auto di Formula 1 ti passa davanti tu nemmeno riesci a vederla, a metterne a fuoco i contorni. Il rumore è troppo, ti attraversa e ti sovrasta confondendo tutti gli altri sensi, come un’onda fortissima, la velocità fa il resto cogliendo lo sguardo impreparato. Della prima volta che i miei genitori mi portarono a Fiorano Modenese, vicino a Maranello, a vedere i giri di prova delle macchine sul circuito ricordo quindi solo questo rombo che si trasformava in un’immensa emozione facendoti quasi chiudere gli occhi per proteggerti in qualche modo, la texture della rete verde che separava il circuito dal resto del paesaggio e una macchia sfocata, ovviamente di colore rosso.

I miei nonni paterni, dalla campagna intorno a Modena, negli anni Settanta si trasferirono in città, in un bell’appartamento nuovo con l’ingresso in marmo, proprio davanti all’aerautodromo – inaugurato nel 1950 con il Gran Premio di Modena, riservato a vetture di Formula 2 – dove oggi c’è un grande parco intitolato a Enzo Ferrari in cui si disputano le gare di corsa campestre o cross. Ora, in pochi probabilmente deciderebbero di investire in una casa che si affaccia su un circuito di collaudo che si alterna a pista d’atterraggio, eppure non ricordo mai nessuno che in casa ricordasse con fastidio il rumore delle macchine, anzi, c’era sempre la grande gioia che nasceva dal sentirsi parte, per quanto spettatori, di qualcosa di grande, con cui si condividevano le origini, la terra. Una delle cose più interessanti di Modena – e di tutta l’area intorno alla via Emilia che ha sviluppato gli oggetti incredibili che sono le macchine e le moto da corsa – è proprio questa compresenza di provincialismo e visionaria apertura internazionale, cosa che non a caso riverbera anche nella cucina di Massimo Bottura.

Stefano Domenicali

Pur avendo cancellato ogni traccia del percorso, nel luogo dove oggi sorge il grande parco si sente ancora l’eco del sogno della velocità, delle invenzioni tecniche entusiasmanti, del progresso tecnologico spinto dalla competizione sportiva come simbolo positivo di identità e condivisione sociale. Per più di vent’anni, infatti, l’impianto fu usato come circuito per gare di auto e moto, scuola di pilotaggio, aeroporto e pista di collaudo per le varie case costruttrici di quella che oggi viene chiamata la Motor Valley e in cui è ambientato “The Human Pace” (“Il ritmo umano”), il quarto episodio di Tech.Emotion – Empower Human Potential – serie creata da Emotion Network e da Facebook e co-prodotta da Lotus Production, in onda stasera su SKY ARTE alle 20:40, mercoledì su SKY TG24 alle 21.15 e disponibile on demand su NOW TV e SKY Q – che vede come protagonisti Stefano Domenicali, presidente e CEO di Formula 1, al tempo del girato di Automobili Lamborghini; Livia Cevolini, Founder & CEO di Energica Motor Company, società leader a livello internazionale nel settore delle moto elettriche ad elevate prestazioni; il pilota Felipe Massa; la campionessa di salto in lungo Fiona May e l’imprenditore Bibop G. Gresta.

Felipe Massa

La velocità che ci permettono di sperimentare le macchine – così come il nostro stesso corpo ogni volta che corriamo, prendiamo una rincorsa per saltare o ci diamo una spinta per fare un avvitamento – ci permette di vivere il tempo e lo spazio secondo coordinate inedite, per certi aspetti in maniera più sottile e raffinata, e ci fa capire l’enorme importanza che ha il ritmo, il saperlo cogliere e seguire, sulle nostre esistenze, non solo per quanto riguarda alcune specifiche azioni, ma anche in una prospettiva più ampia di flusso degli eventi e delle decisioni, della comunicazione con gli altri e dei nostri pensieri. In alcuni momenti, infatti, è fondamentale riuscire ad andare a tempo con il resto mondo che ci circonda e in ogni caso saper riconoscere il suo ritmo ci permette poi di ricrearne uno nostro, magari anche alternativo, in controtempo, ma sempre in dialogo con quello degli altri. Il nostro tempo sulla terra è scarso per definizione, ma possiamo viverlo con più o meno intensità, ricorda Stefano Domenicali, grande appassionato di basket, oltre che di macchine. Gli orizzonti sembrano lontani ma qualche volta si riescono a raggiungere: il tempo, per lui, non è scandito da una lancetta, ma da una molla. 

Fiona May

La musica, per capire questo concetto, è fondamentale, ma lo è ancora di più lo sport, perché ci insegna a riconoscere in maniera completamente funzionale (coinvolgendo tutto il corpo e la psiche) il nostro ritmo e ad adattarlo a seconda degli obiettivi che ci poniamo. Quando qualcuno corre, ad esempio, la prima musica che riempie le orecchie è quella data dalla pulsazione del cuore che pompa; segue quella del respiro, direttamente connesso alla circolazione del sangue e infine (ma in realtà non è una successione separata) il battito dei passi sul terreno. Interno ed esterno si mescolano così in una bolla in cui questi tre ritmi, per ottenere la massima efficienza, devono per forza di cose intersecarsi alla perfezione. Il corpo è necessario ma è la mente a fare il grosso del lavoro, ricorda Fiona May.

Sia per lei che per Felipe Massa la velocità percepita dalla nostra mente è paradossalmente qualcosa a metà tra la sospensione e il dilatarsi dello scorrere del tempo. Per cercare di superare i propri limiti e raggiungere il movimento più perfetto possibile si deve mettere in conto la possibilità di andare a sbattere, ma se uno riesce a inforcare il salto perfetto non sente più nemmeno l’attrito: peso, spinta e movimento si amalgamano perfettamente e allora si compie una piccola magia, per un istante si sperimenta la perfezione. Per riprendere il famoso slogan di Pirelli in cui appariva, fotografato dalla grande Annie Leibovitz, il velocista e lunghista plurimedagliato Carl Lewis, detto “il figlio del vento”, pronto per lo scatto dei 100 metri piani con ai piedi dei tacchi a spillo rossi fiammanti: “La potenza è nulla senza il controllo”.

Sempre grazie alla mente, dopo anni che avevo smesso di praticare mezzofondo, quando durante una manifestazione del Coni a Monza risentii il rombo di una Formula 1, mi sembrò di tornare indietro di quindici anni e di rivivere ogni esperienza legata ai simboli che quel suono maestoso portava con sé, cancellando il senso stesso dell’io ma riconnettendomi in qualche modo alle mie radici. Da una parte ricordai quella stessa sensazione con commozione, dall’altra, però, ormai cresciuta, mi resi conto di quanta forza e violenza portasse con sé quel suono che aveva sempre terrorizzato mio fratello. Qualcosa in quel momento mi fece capire che anche le radici continuano a cambiare e a crescere, non sono mai statiche.

A questo proposito è emblematica la storia di Livia Cevolini, figlia di Roberto Cevolini, fondatore nel 1970 della CRP, storica e visionaria azienda di lavorazione CNC di alta precisione per il settore del motorsport. Livia ha saputo evolvere la tradizione in cui è cresciuta rinnovandone i valori e dando vita alle prime moto da corsa elettriche, quando ancora nessuno era in grado di tendere le orecchie oltre al rombo dei motori a scoppio. Negli ultimissimi anni la presenza di motori elettrici nelle nostre città è cresciuta esponenzialmente, e quella che definirei la loro discrezione sonora me le ha sempre fatte assimilare all’automobile di Diabolik. L’inquinamento acustico, oltre che atmosferico, è un problema tutt’altro che minore nelle nostre città, anche perché su larga scala non si parla più dell’esperienza unica della guida di una macchina da corsa isolata, e dalle prestazioni non certo alla portata di tutti; ma di mezzi di trasporto diffusi che dovrebbero avere ben altri obiettivi. Il motore elettrico, oltre a essere molto meno inquinante e ad aprire la possibilità di un’economia più circolare, azzera questo problema, pur fornendo a oggi le stesse prestazioni, per non dire qualcosa di meglio.

Livia Cevolini

Se il rombo delle macchine ci ha emozionati in passato per l’immaginario che evocava nelle nostre menti, è arrivato il momento di riconoscere che i tempi sono cambiati e con essi la società, i nostri sogni, le nostre aspettative e i nostri bisogni per il presente e per il futuro, il mondo ha cambiato ritmo e Livia Cevolini da anni si impegna con tutte le sue forze per dimostrarlo. Oggi è possibile sperimentare il brivido delle alte velocità e al tempo stesso avere la possibilità di sentire il mondo che ci circonda, la natura, e pure il nostro cuore, proprio come quando corriamo, e che siamo stati abituati per troppo tempo a trascurare. In questo non c’è nulla di risibile, anzi, ci vuole enorme coraggio per farlo, lo stesso che serve per mettersi alla guida di macchine tanto sofisticate e per ribaltare gli stereotipi, missione fondamentale per Livia. Per lei comunicare è fondamentale, non solo per riuscire a far conoscere e vendere un prodotto, ma per condividere idee e valori e magari far cambiare prospettiva alle persone, sorprenderle.

Livia, che viene da una grande tradizione di corse, ha la certezza che tutti possano sentirsi supereroi nel proprio piccolo, non serve fare per forza chissà cosa, spingere oltremodo i propri limiti, magari rischiando di farsi male, possiamo imparare a trovare divertimento e soddisfazione anche nelle piccole cose. Anche in un pomeriggio come tanti, tornando a casa dal lavoro, al semaforo, dove magari di fianco ci si trova vicino un autista nervoso e che vedendo una mamma al volante dà magari per scontato non sappia guidare, figuriamoci parcheggiare e invece lei, con la sua auto elettrica, lo brucia silenziosamente al semaforo. Anche questa è sana competizione, la stessa che ti fa incedere nel mondo con un passo gioioso, seguendo il tuo proprio ritmo.


“Tech.Emotion – Empower Human Potential” è stata creata da Facebook e da Emotion Network, la media company fondata a Milano da Mattia Mor, Karin Fischer, Gianluca D’Agostino, Massimo Redaelli, Alec Ross, Claude Finckenberg e Thomas Schneider e co-prodotta con Lotus (Leone Film Group) nelle persone di: Enrico Venti, produzione esecutiva, Salvatore De Chirico, sceneggiatura, Danilo Carlani e Alessio Dogana, regia. 

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