Pam & Tommy, la serie sul caso di revenge porn di Pamela Anderson e Tommy Lee, è più attuale che mai - THE VISION

Los Angeles, 1995. Sono gli albori del World Wide Web, all’epoca materia pressoché sconosciuta ai più, ma anche gli anni in cui l’attrice canadese Pamela Anderson si trova all’apice della sua carriera ed è uno dei volti più popolari della televisione. Consacratasi al grande pubblico grazie alla serie televisiva Baywatch, la star si è appena sposata con il batterista dei Mötley Crüe, Tommy Lee, e durante una vacanza i due hanno deciso di girare un sex tape privato che verrà poi custodito in una cassaforte situata nella loro residenza a Malibu. Rand Gauthier, falegname assunto per la ristrutturazione della villa ma scontento per il trattamento ricevuto dal musicista, riesce però a impossessarsi quasi casualmente della videocassetta dando vita a uno scandalo che avrebbe da lì a poco stravolto la vita della celebre interprete della bagnina C.J. Parker.

Questo è ciò che racconta la nuova miniserie televisiva di Disney+ Pam and Tommy, ideata e scritta dallo sceneggiatore e showrunner americano Robert Siegel – ispirato da un articolo di Rolling Stone del 2014 – e interpretata da Lily James, Sebastian Stan e Seth Rogen, rispettivamente nei ruoli di Pamela Anderson, Tommy Lee e Rand Gauthier. Un biopic di otto puntate che, unendo in maniera efficace e per niente sbrigativa elementi tipici del drama, della black comedy e della satira popolare, riporta dopo tanto tempo l’attenzione su uno dei casi mediatici di cui si parlò di più negli anni Novanta.

Ecco come andò: in seguito al suo licenziamento inaspettato e la mancata retribuzione di 20mila dollari pur in seguito al lavoro compiuto, Gauthier decide di vendicarsi pianificando un furto all’interno della villa in cui vivono Lee e Anderson, riuscendo a rubare la cassaforte contenente numerosi oggetti preziosi. Tra armi ricoperte d’oro, gioielli, banconote e orologi di lusso, c’è anche, appunto, il videotape intimo della coppia. Con l’aiuto di un suo vecchio conoscente, il produttore di film porno Uncle Miltie (interpretato da Nick Offerman), Rand decide di sfruttare internet, al tempo una nuova piattaforma tecnologica completamente gratuita e ancora in gran parte inesplorata, e inizia così a commercializzare in forma anonima le copie del video, spedendone per posta una copia a chiunque lo acquisti su un sito web dedicato. Si innesca così uno scandalo globale, che lo farà cadere in una rete di conseguenze molto più grandi di lui, che non si sa perché non aveva immaginato.

La storia narrata da Siegel, noto nell’ambiente hollywoodiano anche per aver scritto film importanti come The Wrestel, The Founder e Big Fan, non mostra solo l’umanità di due personaggi che vengono intrappolati in quello che è a tutti gli effetti il primo grande caso mediatico di questo tipo, ma racconta come questo sfortunato episodio sia da considerare come un vero e proprio anno zero che ha dato inizio a una nuova era, l’incipit di una contemporaneità in cui il rapporto tra privacy e web rappresenta ormai uno dei temi principali della nostra relazione quotidiana con la rete. D’altronde le sceneggiature sulla nascita del fast food e dell’impero di McDonald’s di The Founder, gli Stati Uniti glitterati e dopati di The Wrestler, il fanatismo sportivo a stelle e strisce della dark comedy Big Fan dimostrano che l’autore non è certo nuovo a questo tipo di narrazione. Ecco che, come era già accaduto nei suoi precedenti lavori, anche in Pam and Tommy c’è tutto l’occorrente per delineare un mondo che abbiamo chiuso nell’armadio dei ricordi, ma è ancora capace di renderci più consapevoli di quello in cui viviamo oggi.

Nella serie, spicca in particolare il personaggio interpretato da Rogen, che propone uno dei suoi ruoli più curiosi sull’onda di un’identità ormai definita, caricaturale, brillante e leggera nel rappresentare le sue imperfezioni. La figura di Rand, libero professionista con problemi economici e con un passato da pornostar, incarna in maniera convincente un frustrato esponente della middle class losangelina che vive i luminosi anni Novanta immerso in una dimensione per lo più composta da immagini stereotipate e dalle prime esagerazioni televisive – come dimostra il noto caso giudiziario della leggenda del football americano O.J. Simpson, che in quegli stessi anni tenne milioni di spettatori davanti ai televisori.

Rogen aggiunge perciò al suo già fitto bagaglio di ruoli quello di un uomo normale, quasi “uno qualunque” rispetto alla grandezza degli altri due protagonisti, che agisce senza comprendere del tutto le conseguenze che le sue azioni potranno avere sugli altri. L’attore riesce a personificare un piccolo manifesto delle nostre stesse debolezze, quelle in cui ci riconosciamo più facilmente, e lo fa con la black comedy, il linguaggio che gli è sempre riuscito meglio. Un genere che ha accompagnato timidamente tutto il suo repertorio fin dai tempi delle prime commedie demenziali, ma che appare solo ora come la chiusura di un cerchio all’interno di un percorso che ha avuto bisogno di diversi anni per consolidarsi del tutto: da titoli come Strafumati, Parto con mamma, 50 e 50 o Cattivi vicini, a opere più vicine alla satira meno rocambolesca come The Interview e The Disaster Artist, l’attore canadese sembra ora aver raggiunto la sua perfetta collocazione nel panorama comico internazionale. Una strada in cui una comicità più matura e consapevole ha preso il posto del suo primo umorismo adolescenziale, che ha avuto il pregio di non scadere nella ripetitività ma di evolversi e adattarsi a un mondo che diventando più complesso aveva ancora più bisogno di essere semplificato con la sua dissacrante intelligenza. In Pam & Tommy, Rogen riesce a trasmettere l’ingenuità del suo personaggio smascherando prima di tutto le innumerevoli debolezze del suo Rand Gauthier, che da una parte sembra intrappolato nei vizi e nei cliché della cultura pop di riferimento, mentre dall’altra è spinto da un incessante desiderio di liberarsi dalle catene di una società che non lo ascolta. Gauthier, che non ritiene riconosciute a sufficienza le sue presunte qualità, sceglie di farsi giustizia da solo, con l’obiettivo dichiarato di fare finalmente del male a chi per primo lo ha seminato. Una semplice vendetta personale, giustificata da un pensiero teologico distorto, che tende ad autocelebrarsi quasi con lo stesso spirito mitomane e voyeuristico che caratterizza i media dell’epoca e che lo porta a derubare prima il suo datore di lavoro, infine a diffonderne il materiale privato senza il suo consenso. Un risarcimento che sarebbe stato anche di natura economica visto che, a detta del diretto interessato, la coppia non gli avrebbe corrisposto una cifra vicina ai 20mila dollari nonostante il lavoro svolto.

Allo stesso tempo, anche Tommy Lee e Pamela Anderson non se la passano bene. Le manie di protagonismo del primo sono infatti minacciate da parte delle nuove correnti del rock degli anni Novanta, in particolare dalle sonorità grunge di Kurt Cobain e dei Nirvana, che stanno gradualmente oscurando il successo che Lee si era guadagnato nel decennio precedente e che ha fatto vendere ai Mötley Crüe oltre 50 milioni di dischi, rendendola una delle rock band più famose del mondo. Anche Anderson, pur incarnando alla perfezione lo stereotipo della sex symbol dell’epoca, si sta avvicinando a un incombente declino personale. La sua immagine si scontra con il suo desiderio di strapparsi via quella stessa etichetta, ripercorrendo le orme dell’attrice Jane Fonda, considerata da lei stessa come una donna forte e capace di speculare sul suo corpo pur rimanendo una grande professionista attiva nelle lotte femministe e per i diritti civili.

Inserendosi in questo contesto di successi e delusioni celate che si intersecano con potenza tra le vite e gli stati d’animo dei due coniugi, quindi, Rand Gauthier restituisce allo spettatore quel senso di vittoria temporanea sulle disuguaglianze tra dipendenti e milionari, con i primi che cercano di seguire comportamenti consoni e professionali finché chi li ha assunti non li fa sentire vittima di un sistema che pone in maniera compulsiva l’accento sul presunto talento di pochi, prima che porre la giusta attenzione sul senso di inadeguatezza e il disagio esistenziale di molti. Non è tanto per invidia che si muove il falegname, perciò, ma più che altro per un desiderio di rivincita che traspare fin dai primi confronti con Tommy, che col suo comportamento finisce involontariamente per trasformare un insoddisfatto operaio in un pericoloso nemico – anche se questo non giustifica certo la condotta criminale di quest’ultimo. Ed è proprio questa contrapposizione tra il privilegio dei vip di Hollywood e il senso di rivalsa che porta il falegname, neanche troppo velatamente, ad attuare il suo piano di rivincita nei confronti di chi lo ha derubato della sua dignità, oltre che del suo tempo e dei suoi soldi. Una dinamica che, allo stesso tempo, se collocata in un contesto storico in cui internet rappresentava ancora un mondo incontaminato e riservato a pochi appassionati, trasforma la sua semplice azione vendicativa in una vera e propria intuizione profetica che ha anticipato i tempi. Ancor prima dei social e dell’e-Commerce, oltre ai fenomeni come il deep web e annessi, la vendita online del videotape rubato a Lee e ad Anderson è stato in realtà il primo passo verso un nuovo ecosistema in cui il web sarebbe diventato parte integrante dei nostri dibattiti collettivi sulla privacy delle persone comuni e delle celebrità, ma anche sulla salute mentale dei suoi utenti.

L’episodio si colloca all’interno del macro-fenomeno del cosiddetto “revenge porn” (o meglio “condivisione non consensuale di materiale intimo”), altra grande piaga che caratterizza la nostra contemporaneità e porta con sé pericoli incontrollabili e conseguenze distruttive per qualsiasi persona ne sia vittima, indipendentemente dalla sua posizione sociale ed economica. Non a caso, non appena i coniugi verranno a conoscenza della diffusione del video, le pressioni mediatiche cadranno molto più su Pamela Anderson e meno su Tommy Lee, etichettato dalla massa come un eroe da idolatrare per essere stato capace di sedurre e conquistare la donna più desiderata del mondo. Quella stessa donna che, come ribadisce la sua interprete all’interno di un dialogo, si sentirà inevitabilmente “violata” e giudicata da un grande pubblico che fino a poco tempo prima si era limitato ad ammirarla mentre soccorreva i bagnanti in pericolo sulle spiagge di Los Angeles.

Pam and Tommy non è solo una miniserie che fa dell’intrattenimento e della satira nei confronti dello show business americano il suo punto forte, è un prodotto credibile prima di tutto perché mette in scena in modo diretto e dissacrante le grandi controversie che sono nate dietro al dorato panorama del web. Un mezzo che nel corso degli anni, pur evolvendosi e diventando fondamentale per la nostra vita relazionale e lavorativa, ha sempre nascosto un lato oscuro pieno di pericoli, soprattutto se si parla dello sfruttamento del corpo delle donne per scopi personali, commerciali o speculativi. In questo senso, la parabola del World Wide Web come nuova frontiera anni Novanta del business, entra in conflitto con i suoi risvolti distruttivi che rischiano da sempre di compromettere la nostra reputazione al cospetto della centrifuga sociale che ci circonda.

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