Mods e Rockers: quando negli anni ’60 la stampa inglese inventò una guerra tra bande - THE VISION

Jim, per tutti Jimmy, ha dodici anni, la seconda guerra mondiale è finita e l’Inghilterra è in ginocchio. Oltre 100mila persone sono state uccise dai razzi V2 nazisti. Un terzo della popolazione è senza casa e scava tra le macerie per trovare quel che resta della propria vita. Il governo ha fatto debiti enormi. Per ricostruire bisogna affidarsi a manodopera e materiali di provenienza nazionale; importarli ha costi proibitivi. La popolazione deve razionare cibo, vestiti e carburante, tanto che Churchill definisce la vita una “queuetopia”, perché bisogna fare code per qualsiasi cosa o rivolgersi al mercato nero.

Jimmy è nato a Brixton durante la guerra, ha imparato a leggere a lume di candela perché l’elettricità va e viene anche dopo la fine dei bombardamenti. Suo padre è rimasto sotto le macerie, sua madre tira su lui e suo fratello minore arrangiandosi come può, rattoppando calzoni e cappotti, consumandosi per la fatica e la fame. Per emergere dalla povertà più nera, Jimmy e i suoi coetanei abbandonano le scuole e corrono a lavorare nelle fabbriche, nelle miniere e nei negozi, così da poter contribuire alle spese di casa.

Casalinghe londinesi in coda davanti a una macelleria nel sobborgo di Wembley a causa dei razionamenti alimentari, 1946

Jim, nello specifico, riesce a farsi assumere da un meccanico perché ha le braccia così sottili e magre da riuscire a infilarsi negli incavi inaccessibili del motore, e di certo non importa a nessuno che abbia la parlata cockney e sappia a malapena scrivere.

Ogni domenica, dopo che il prete a messa ha promesso il Paradiso a coloro che soffrono in Terra, il cinematografo consente a lui e ai suoi coetanei di poterne vedere uno scorcio con i propri occhi. Infatti, Jimmy e gli altri ragazzi del dopoguerra guardano Frank Sinatra e Celeste Holmes duettare in High Society (Alta società) circondati da argenteria; Cary Grant in Costa Azzurra che viene corteggiato da Grace Kelly in To catch a thief (Caccia al ladro); Gregory Peck mentre si gode Roma in sella a una vespa con Audrey Hepburn in Roman Holiday (Vacanze romane). Le commedie sono ricche, piene di vita, bellezza e felicità in Technicolor, che rende quello che vedono più vivo e caldo delle grigie strade di Londra. I film raccontano della Ivy League americana, dei college inglesi, delle giacche di tweed, di maglioni fair isle e serate di gala. Una vita che né Jimmy né i suoi amici avranno mai, ma che si accontentano di guardare come spettatori.

Alla fine degli anni Cinquanta l’economia inglese ricomincia a macinare soldi. I razionamenti si riducono, fino a sparire, e Jimmy si trova, per la prima volta nella sua giovane vita, abbastanza soldi in tasca da poterne anche risparmiare. Ha diciassette anni e un solo desiderio: replicare, almeno in minima parte, quello che ha visto al cinema durante i tempi duri della sua infanzia. Come lui, un’intera generazione di ragazzini prende d’assalto i negozi dell’usato e le sartorie, facendosi fare abiti e camicie su misura, riciclando camicie button down, cravatte strette e completi che arrivano dagli Stati Uniti. Per strada li prendono in giro: “Bel completo, Jimmy, è su misura?”, gli chiedono i vecchi.

“Sì”, risponde lui.

“Ma su misura di chi?”, e ridono.

A lui non importa. Quando torna dall’officina si veste il più elegante possibile e va nei negozi di dischi dove può incontrare altri ragazzi che condividono le sue stesse idee. Ascoltano il modern jazz, che i loro genitori chiamano ancora la “musica dei neri”, conoscono ragazze che li guardano come divi di Hollywood e perdono la testa per loro. All’improvviso, nei quartieri più poveri di Londra si fanno largo giovani più eleganti dei loro stessi genitori e dei loro datori di lavoro. I coetanei li deridono molto meno degli adulti. Alcuni domandano a Jimmy e ai suoi amici chi siano e perché si vestano a quel modo. Lui non sa cosa rispondere e fa spallucce: “Siamo quelli… siamo quelli che ascoltano il modern jazz”, dice, “Siamo modernisti”.

In un mese Jimmy e i suoi amici vengono rinominati “Mods”. Il loro slogan è “Clean living during difficult times”; girano con le Lambrette e le Vespe italiane, perché costano meno di un’automobile e gli fanno provare l’ebbrezza di sentirsi indipendenti. Gli immigrati giamaicani finiscono a vivere in quartieri come il suo, e quella musica che arrivava soltanto dai dischi ora viene suonata dal vivo a “casa loro”. I locali suonano modern jazz o bluebeat, e ai concerti i ragazzi cominciano a discutere, a socializzare e a realizzare che il meglio della loro vita sta arrivando e adesso sta a loro rendere il mondo un posto migliore. 

Dall’altra parte dell’Inghilterra c’è Alan, un ragazzo come Jimmy, che arrancava tra le macerie, proprio come lui, per andare al cinema, ma invece dei completi di mohair si è innamorato dell’atteggiamento da spaccone, dei giubbotti di cuoio, dei blue jeans e del grasso da motore di Marlon Brando in The Wild One (Il selvaggio), o delle gare di James Dean in Rebel Without a Cause (Gioventù bruciata). I risparmi di Alan e dei suoi amici vengono spesi in motociclette Triumph, Norton o Royal Enfield, perché nel fine settimana “non si va a fare picnic da qualche parte, è roba da sfigati. Si va dove capita e via, si va per scappare, cambiare atmosfera: Vai, via, punto”, e il più velocemente possibile. La loro musica è il rock and roll preso dalla cultura Teddy Boy e rielaborato, perciò si fanno chiamare “Rockers”. 

Mentre Jimmy passa le domeniche nei negozi di dischi, Alan sta nei garage a elaborare e migliorare il suo bolide, per poi correre da un pub all’altro attraversando le città di corsa. Per comprare i pezzi delle moto d’importazione deve rinunciare a mangiare per qualche giorno, ma nemmeno a lui, come a Jimmy, importa di essere preso in giro o dei giudizi. La vanità è più forte della fame ed è anche l’unica cosa in grado di fartela dimenticare. I Mods usano i vestiti e la musica per sentirsi i protagonisti di un film, i Rockers usano le moto per correre incontro al futuro. Sono entrambe due facce della prima generazione che guarda avanti invece che indietro, ed è probabilmente per questo che i giornalisti e le generazioni precedenti decidono di fermarli.

Per la precisione, succede una domenica del maggio del 1964.

Durante una bank holiday di primavera gli inglesi corrono in qualche località costiera a prendere una parvenza di sole e mangiare fish and chips. A Clacton, nell’Essex, Jimmy e Alan fanno lo stesso, tirandosi dietro la propria banda di Mods e Rockers. Prendi due gruppi di adolescenti a caccia di identità, dagli un paio di birre, mettili sotto gli occhi di adulti e ragazze e il finale è scritto. I Rockers di Alan sono in maggioranza e provocano Jimmy, tirandogli addosso un sassolino. Basta questo. In venti minuti cominciano a volar cazzotti, mentre altri Mods telefonano agli amici perché vengano a dar loro manforte. La spiaggia diventa un campo di guerra e la polizia è costretta a intervenire arrestando 97 ragazzini, per poi rilasciarli subito dopo – tranne Jimmy e Alan, colpevoli di aver dato inizio al tutto e che per questo vengono scarcerati il mattino seguente. È stata solo una rissa tra adolescenti, ma qualcuno ha fatto delle fotografie e le ha vendute ai giornali.

Appena i direttori le vedono, hanno un’intuizione.

Vent’anni dopo la sconfitta di Hitler, l’Inghilterra ha bisogno di nuovi nemici, qualcosa o qualcuno capace di ricompattare le fila di quella popolazione vecchia, traumatizzata dalla guerra e spaventata dai cambiamenti, ancorata al passato e rabbiosa nei confronti di chi ha un futuro. Il bersaglio più comodo sono proprio i giovani, teppisti ed elegantoni che parlano di convivenza senza matrimonio, decolonizzazione, abolizione del razzismo, riforma del sistema economico-finanziario e della società. L’Inghilterra non è un posto per chi sogna un mondo migliore, o per chi vuole scardinare vecchi meccanismi obsoleti. I giovani sono un pericolo e vanno messi a tacere, in fretta. E se non hai una guerra, puoi inventarla.

Il giorno dopo, quella domenica del 1964 – una qualunque rissa occasionale tra adolescenti – verrà descritta con toni apocalittici, distorcendo la realtà fino a suggerire che Jimmy e Alan rappresentano il nuovo nemico pubblico, colui che minaccia l’identità nazionale e i valori dell’impero Britannico, proprio lì, su quelle spiagge che i vecchi avevano giurato di difendere, a costo della propria vita, solo vent’anni prima. Le copie dei giornali vanno a ruba, nei salotti non si parla d’altro. I giornalisti fiutano il filone d’oro e investono ogni risorsa umana per dare seguito e ingigantire quella narrativa, fino a inventarla proprio di sana pianta. Finché si parla di Mods e Rockers si evitano dibattiti politici e domande scomode, così durante la settimana seguente i quotidiani indicano addirittura le mappe delle spiagge dove “probabilmente” ci saranno altri scontri e disordini, proprio come una volta venivano diffusi i possibili luoghi di sbarco dei nazisti.

Questo comporta tre effetti: il primo è che le spiagge diventano, di fatto, il posto dove bisogna essere se sei un Mod o un Rocker; il secondo è che qualunque balordo ansioso di fare a cazzotti sa dove andare nel fine settimana; il terzo è che gli adolescenti, da sempre impazienti di rimarcare la propria identità, possono ridare vita, battendosi dal vivo, a quello che avevano sentito raccontare sulla guerra a casa dai loro genitori.

Jimmy e Alan si conoscono quindi in prigione e non nutrono nessun astio l’uno per l’altro, ma i giornali inglesi sono scritti dagli adulti. Gli adulti sono persone rispettabili. Dicono sempre la verità. Nel fine settimana, in ogni spiaggia dell’Inghilterra arrivano orde di moto e lambrette, già pronte a combattere sotto gli occhi di cineoperatori e fotografi che impazziscono di gioia; dei ventenni in giacca e cravatta sono belli a prescindere, se poi invece di stare in posa fanno qualche gesto dinamico le foto vengono una meraviglia. Ai giornalisti, in fondo, non serve né interessa presenziare alle risse, si limitano a guardare filmati e fotografie per poi ricamarci sopra storie piene di provocazioni, insulti e violenze. Vecchi e bigotti ne vanno pazzi e la politica ne approfitta. Mentre i ragazzini dei quartieri poveri si picchiano per intrattenere le classi agiate, il governo dei conservatori coglie l’occasione per trasformarli in un capro espiatorio. Le elezioni sono imminenti e loro sono una distrazione perfetta.

Tra grandi fanfare, in vista dell’ultimo weekend d’estate, il governo crea una task force di 69 poliziotti con a disposizione un aereo pronto al decollo verso qualsiasi località balneare chieda aiuto. Il sabato, dopo una telefonata anonima che preannuncia l’arrivo di molti fra Mods e Rockers, l’aereo atterra nella località che nessun titolista inglese poteva sperare: Hastings. La stessa città dove fu combattuta nel 1066 la battaglia tra Aroldo II e Guglielmo per il controllo dell’Inghilterra. È perfetto. Nell’immaginario dei lettori i poliziotti sono campioni che incarnano la tradizione e il conservatorismo di chi difende l’identità nazionale, mentre i giovani sono il nemico riformatore. Le pagine dei giornali la raccontano come uno scontro finale con oltre 66 arresti. Le fotografie dei Mods che vengono afferrati per l’immancabile giacca Harrington dai poliziotti fanno la gioia degli inglesi.

Peccato che tutto questo sia di fatto narrativa romanzata, non giornalismo.

I sessantasei ragazzi sono stati arrestati per “atteggiamento aggressivo e linguaggio volgare” e sono stati tutti rilasciati il giorno stesso. I rapporti di Scotland Yard sono concordi nel dire che in spiaggia c’erano più fotografi e cineoperatori che ragazzi, ma sono dettagli che vengono omessi per mantenere la narrativa della vittoria contro il nemico progressista. Quel che ci va di mezzo davvero, invece, è la vita di Jimmy e degli altri ragazzi come lui, colpevoli solo di volersi vestire meglio dei loro genitori e di sognare un mondo migliore. La feccia dei quartieri popolari è stata rimessa a posto; dopo Hastings e l’estate del 1964, i datori di lavoro sono poco inclini ad assumere dei teppisti. Jimmy e Alan devono rinunciare ai loro look appariscenti e la sottocultura va via via esaurendosi e diluendosi, mentre i fratelli minori scelgono altre culture: sono arrivate nuove droghe, nuove canzoni e tagli di capelli più lunghi; sognano di viaggiare in India, invece di farsi fare un completo sartoriale.

Ma i Mods, come i Goonies, non muoiono mai. Il motto di Jimmy e dei suoi amici era “Once you’re a Mod, you’re a Mod all the way. From your first mohair suit, ‘til your hair’s turning grey”. Quando dieci anni dopo gli Who producono il film Quadrophrenia, basato sul loro album del 1973, i Mods e i Rockers inglesi rispondono all’unisono. Corrono a guardare la storia di Jimmy, un Mod incompreso e ansioso che si droga e si ubriaca mentre attraversa le battaglie storiche della sua sottocultura. Alla fine, a modo loro, quei bambini nati e cresciuti sotto le bombe sono tornati al cinema, ma stavolta i sogni sul grande schermo sono la loro vita. Il film diventa un classico della sottocultura, a cui segue una seconda ondata meno radicale e più nostalgica, capace di oltrepassare i confini e arrivare in tutto il mondo. Perché i Mods e i Rockers non se ne sono mai andati davvero, a differenza dei giornalisti che li strumentalizzarono.


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