Come la “logica” e il “buonsenso” vengono distorti per giustificare l’odio

Una volta un tizio ha letto un mio articolo sul maschilismo e l’ha ripreso su un blog alt-right italiano smontandolo paragrafo per paragrafo, a suon di “fatti e logica”. Ovviamente la smentita era accompagnata da diverse supposizioni sulla promiscuità della mia attività sessuale e sulla mia stupidità da “nazifemminista”. Di solito quando si cerca di dimostrare razionalmente una tesi, o di confutare quella di qualcun altro, gli insulti non funzionano granché, a meno che non consideriamo il modello “gente che sbrocca in una puntata qualsiasi di Quinta Colonna” un valido sostituto del De oratore di Cicerone. Eppure, le nuove leve della destra adorano parlare di “fatti”, “logica” e “razionalità”, qualità sbandierate contro quelli che a detta loro sono i pregiudizi, l’indottrinamento del marxismo culturale e gli automatismi tipici di femministe, antifascisti e “sinistroidi”. 

Una piaga, più che una piega, a cui ha dato vita Ben Shapiro, ex editor-at-large del sito di estrema destra Breitbart.com. L’attitudine di Shapiro a usare i fatti e la logica per “distruggere i liberals” è ormai così proverbiale da essere diventata un meme, dal momento che quasi tutti i suoi video su YouTube, che riprendono le trasmissioni Tv a cui è regolarmente invitato, presentano il titolo copypasta: “Shapiro DESTROYS liberals with FACTS and LOGIC”. È questo l’obiettivo dichiarato dell’opinionista, “vincere i dibattiti con quelli di sinistra e distruggerli”, come riporta un suo libretto di retorica. Tutto questo per porsi come un “libero pensatore”, apparentemente svincolato da qualsiasi impostazione ideologica, in grado di polverizzare l’avversario con una serie di argomentazioni inattaccabili. Non per instaurare un dibattito, sia chiaro, ma per neutralizzare un nemico.

Ben Shapiro

In realtà, leggendo le regole di Shapiro, è evidente che non ci siano indicazioni concrete su come creare argomentazioni efficaci per difendere la propria posizione, ma che basti soltanto mettere in difficoltà l’avversario evidenziando le sue mancanze e il suo presunto lavaggio del cervello per “abbatterlo”. Una strategia aggressiva, offensiva e a tratti violenta, ma che non deve mai sfociare in un palese insulto come avevano fatto i miei anonimi detrattori: è necessario dimostrare di avere delle posizioni più solide di quelle liberali che vengono paragonate a formule imparate a memoria, buzzwords difficili e insensate come “giustizia sociale”, “parità di genere” o “integrazione”. Una strategia usata anche dai wannabe Shapiro italiani, come Luca Donadel, che con l’omologo statunitense condivide la passione per il caps lock e per il binomio “fatti e logica”. 

Derubricare le teorie dell’alt-right solo come attacchi violenti e aggressivi significa non riconoscerne la strategia retorica molto sottile, basata su un’apparente razionalità: la “verità oggettiva” – un termine che farebbe rabbrividire qualsiasi filosofo – è più importante dell’opinione. “Facts don’t care about your feelings” (Ai fatti non importano i tuoi sentimenti) è forse uno degli adagi più noti di Shapiro, una frase che in effetti mi è capitato di leggere molte volte in discussioni sul web in cui si cercava di dimostrare che ok, sarà anche disumano lasciar morire i migranti nel mar Mediterraneo, ma non dobbiamo lasciarci prendere da questi sentimentalismi quando i fatti e la logica ci dicono che non possiamo accoglierli tutti. 

E c’è chi, con toni aggressivi ma controllati, ha la pazienza di creare infiniti wall of text pieni di dati, statistiche, grafici, sillogismi e numeri per dimostrarlo. I blog dell’alt-right, i subreddit di destra, 4chan, 8chan, i gruppi Facebook sono pieni di argomentazioni lunghissime e complesse e che molto spesso riportano pagine e pagine di fonti e bibliografia. Le teorie del complotto sono basate sui fatti e la logica – o almeno sembrano esserlo – così come ideologie estremiste come il terrorismo islamico, il white genocide che ha ispirato la strage di Christchurch e la radicalizzazione incel. Tutte teorie strampalate, ma che evidentemente sono argomentate in modo convincente visto che raccolgono così tanti proseliti. Se vogliamo fare un esempio limite, il Mein Kampf è un saggio basato su fatti e logica che fornisce ottime argomentazioni da un punto di vista retorico per la soluzione finale nazista. 

Come ha evidenziato anche Aisling McCrea su The Outline, questa attitudine a giustificare idee aberranti con i “fatti” spesso diventa quasi un tratto della personalità: basandosi sull’assunto che l’oggettività sia un valore assoluto e qualitativamente migliore della soggettività e dell’opinione individuale, essere “razionali” significa essere migliori. Anche se magari questa logica serve a trovare una causalità razionale per la morte di cinquanta persone inermi. L’importante è non avere pregiudizi come quelle estremiste delle femministe, no?

Una volta che si è “redpilled”, cioè quando si capisce che sono i maschi bianchi ed eterosessuali le vere vittime di discriminazione in questo pazzo mondo, le opinioni non esistono più: esiste solo una verità epifanica, che va “ingoiata” come la pillola rossa di Matrix. È interessante notare l’uso della metafora della pillola, che descrive un accesso totalmente passivo, ma che poi permette di arrivare a un livello di consapevolezza più profondo, che gli altri non capiscono. Questo dovrebbe già dirci molto sul modo in cui viene compiuta l’analisi della realtà da questi amanti della logica, non tramite lo studio o il pensiero critico, ma tramite un apprendimento meccanizzato. La promessa della red pill è la logica, la razionalità e la verità, mentre i normie restano ancorati a concetti vuoti come il femminismo, il liberalismo, la giustizia sociale, il bene e il male.

Ma le argomentazioni e la logica possono essere fallaci, parziali e ideologizzate esattamente come i sentimenti e le opinioni. Innanzitutto la logica non è né una scienza esatta né un monolite, ma esistono moltissime varianti, correnti e approcci che non sono intercambiabili o applicabili a qualsiasi situazione. Si può affrontare un argomento usando il pragmatismo, la logica matematica, il sillogismo, la deduzione, l’induzione, l’abduzione, la logica formale, la logica fuzzy, la semantica. In più la logica è sensibile a un’infinita quantità di fallacie in cui è difficile non cadere: anche nell’enunciare il più semplice dei sillogismi si può incorrere, ad esempio, nella petitio principii, ovvero assumere come principio la propria tesi. Un terrapiattista cercherà sempre di dimostrare che la terra è piatta partendo dalla certezza che la terra sia effettivamente piatta. Da un punto di vista formale il sillogismo è valido, ma non vero. 

Inoltre è necessario ricordare che anche il ricorso alle fonti non garantisce affatto la correttezza di un ragionamento. Questo perché le fonti possono essere a loro volta mendaci e poco affidabili. Un caso esemplare è il dato sulle violenze sugli uomini, un fenomeno drammatico che va riconosciuto ma che è assurdo paragonare alla violenza sulle donne in una macabra gara a chi fa più vittime. Secondo i Men’s Rights Activists, altri grandi fan di fatti e logica, le violenze maschili sarebbero pari se non addirittura superiori a quelle femminili. In realtà gli unici dati disponibili sulla violenza di genere nei confronti degli uomini si basano su una singola ricerca vecchia e realizzata con un metodo discutibile su un campione non idoneo ai fini statistici. Eppure i “cinque milioni di uomini che hanno subito violenza” è un refrain molto frequente, anche sulle testate nazionali, e spesso ingiustamente confrontato con le rigorose ricerche dell’Istat o dell’Eurostat sulla violenza di genere.

Allo stesso modo, non dobbiamo farci trarre in inganno da chi cita le statistiche di questi centri autorevoli, perché anche le rilevazioni più scientifiche possono essere falsamente interpretate. Recentemente l’occasione l’ha fornita il neoeletto presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo – lo stesso che ha proposto di ricalcolare l’aspettativa di vita a partire dal concepimento e non dalla nascita per riformare le pensioni, un’idea pericolosa che esaspera il fatto che il feto sia una persona. L’assemblea dei lavoratori Istat si è pronunciata contro la manipolazione dei dati di ambito socio-demografico che lo stesso Blangiardo avrebbe commesso in più occasioni a sostegno delle sue idee pro life, tra cui quella del ricalcolo dell’aspettativa di vita. Le statistiche possono essere completamente decontestualizzate e dare adito alle interpretazioni più fantasiose, come fa Matteo Salvini quando usa i numeri sugli sbarchi o i cadaveri recuperati in mare senza paragonarli agli anni passati o usando solo le fonti che fanno comodo a lui. È la strategia del cherry picking, che consiste nel selezionare soltanto gli argomenti a favore della propria tesi, ignorando quelli che la confutano in modo sostanziale. 

Chi crede che i fatti e la logica bastino di per sé vuole ridurre il mondo a un binarismo in cui tutto è bianco o è nero. Ed è un atteggiamento che non si riscontra soltanto nell’alt-right, ma anche in quella tendenza del centrosinistra a “blastare”chiunque non la pensi come lei, o in personaggi che si divertono (e ci guadagnano) a dileggiare l’ingenuità altrui come Il Signor Distruggere – a quanto pare il desiderio inconscio di distruzione è condiviso al di là e al di qua dell’oceano. Questo non significa che la logica, le argomentazioni e in generale la razionalità siano strumenti negativi, al contrario. Ma non sono sufficienti per rendere la complessità del nostro tempo. Così come l’empatia e i sentimenti non sono né da assecondare ciecamente (altrimenti si incorre nel solito problema del “parlare alla pancia delle persone”) né da demonizzare come segni di debolezza e stupidità. 

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Vincenzo Maisto

E non è un caso che il dominio della logica e della razionalità sia una caratteristica tipica del maschile: un discusso articolo di MEL Magazine ha raccolto le storie di alcune ragazze i cui fidanzati hanno abbracciato la filosofia della red pill, radicalizzandosi guardando video su YouTube e frequentando i forum dell’alt-right. “Cominciava a dire che avevo torto, e mi chiedeva di spiegare le mie ragioni, mentre stavo lavorando! Se non gli rispondevo immediatamente, cominciava a dire che la mia visione era stupida e idiota e che ero soltanto un’altra cretina di sinistra che non sapeva di cosa stesse parlando. […] Mi diceva che non ero abbastanza intelligente per lui e che quello che avevo imparato all’università era stupido nonsense di sinistra”, racconta una delle ragazze intervistate. “Quando provavo a confutarlo, si incazzava. Diceva che ero isterica, stupida, che mi basavo sulle mie emozioni e non sui fatti, che non volevo aprire la mente al di là delle mie visioni di sinistra”, riporta un’altra.

Spesso questo culto della logica e della razionalità si accompagna a un’ideale di società ordinata, dove ognuno sta al posto suo. Per questo teorie come quelle del genocidio bianco, della sostituzione etnica, della “dittatura gender” – che prefigurano un ribaltamento dello status quo e la conseguente perdita del privilegio maschile, bianco ed eteronormativo – hanno così tanta presa. È una risposta di chiusura nei confronti di una società che invece diventa sempre più aperta, fluida e apparentemente inspiegabile, dove non si capisce più chi è cosa, e da cui molti uomini si sentono esclusi perché incapaci di riconoscersi in un ruolo. È una risposta estrema ma soprattutto non necessaria: nessuno vuole cancellare i maschi bianchi ed etero dalla faccia della terra. Ed è una risposta di paura, di terrore di una disfatta che non ci sarà, perché non c’è nessuna guerra di maschi contro femmine, etero contro gay o bianchi contro neri. Crederlo è l’ennesima polarizzazione di una complessità che è più semplice spiegare come la guerra tra due estremi inconciliabili. 

La cieca fiducia nella logica non porta a niente, se non a banalizzare i problemi più complessi della nostra società, che vanno affrontati con razionalità ma anche con il senso del bene e del male. D’altronde Aristotele, il padre della logica, è anche l’autore dell’Etica Nicomachea, che ci insegnò che la felicità sta nell’esercizio della razionalità, ma anche che la felicità non può esistere senza la virtù. 

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