Collezionare significa rendere alcuni oggetti simulacri, Fernet-Branca ci è riuscita con le sue Coins - THE VISION

La maggior parte degli oggetti che riempiono lo spazio in cui ci muoviamo è il risultato di un processo di realizzazione in serie, pezzi anonimi, impossibili da distinguere dall’enorme quantità di cloni con cui condividono la funzione, il design e l’imballaggio che li riveste. Ciò che segna maggiormente il nostro rapporto con le cose che possediamo, oggi, è proprio questa loro riproducibilità, condizione sufficiente e necessaria della produzione di massa, che ha reso qualsiasi bene di consumo più accessibile e anche molto più facile da sostituire. I flussi produttivi, infatti, non agiscono sull’utilità o sull’estetica dell’oggetto che abbiamo per le mani, ma sulla sua unicità, rendendola una caratteristica tutt’altro che scontata, che sta a noi attribuirgli. Forse è proprio per sfuggire alle leggi dell’equivalenza industriale, così lontane dal captare le nostre differenze individuali, che ci affezioniamo a questa o a quella cosa, rendendola una protesi emotiva che non ha più bisogno di essere associata ad alcuna finalità ulteriore, se non quella fondamentale di rappresentare una precisa composizione di ricordi, esperienze e sensazioni soltanto nostre.

Il collezionismo si basa su questo principio di resistenza alle logiche del consumo, perché nell’estrarre alcuni elementi dal contesto in cui siamo soliti incontrarli, per costruirgliene attorno uno nuovo, definito dalla soggettività e dal gusto del collezionista, attua su di loro una sorta di trasfigurazione, che li rende dei veri e propri oggetti del desiderio. Un francobollo o una calamita possono diventare così una chiave d’accesso all’interiorità del loro possessore, rivelandone alcune inclinazioni, preferenze segrete o piccole ossessioni. È un meccanismo inspiegabile, capace di conferire un’aura alle cose, e diventa ancora più potente quando è condiviso da un gruppo di persone che trovandosi ad associare un valore e un portato emotivo simile al medesimo oggetto, iniziano a percepirlo come il simbolo del loro legame. Per la community dei bartender, la Fernet-Branca Coin rappresenta proprio questo.

Da quando, nel 2013, la famiglia Branca ha iniziato a battere moneta, realizzando le sue bellissime medaglie artigianali in edizione limitata, esse sono diventate un vero e proprio segno distintivo, che attesta l’appartenenza a una comunità di professionisti, ma soprattutto l’adesione a una determinata etica lavorativa. Il possesso di una Coin, infatti, comunica l’attitudine del bartender a cui appartiene molto più che un normale oggetto da collezione, perché esse vengono consegnate da Branca sulla base di criteri precisi e dunque, limitarsi a comprarle, non vale. Ricevere uno di questi oggetti significa condividere lo stesso spirito di collaborazione, l’atteggiamento di apertura che sta alla base dell’accoglienza e dello stare bene insieme, la voglia di mettersi in gioco e di divertirsi, la passione per il proprio lavoro – caratteristiche rare, e infatti lo sono le stesse monete. Come afferma anche la prima regola – e la più importante – tra le dieci che le riguardano: “La Coin non si chiede. Va meritata”. La medaglia nasce per rappresentare un rito consolidatosi nei locali di San Francisco, dove i baristi, a fine turno, avevano l’abitudine di scambiarsi una particolare “stretta di mano”, per dimostrarsi la loro complicità. Questa vicinanza veniva celebrata bevendo uno shot di Fernet-Branca, che trasferiva da un collega all’altro la responsabilità del locale, il controllo sulle sorti della serata e la possibilità di renderla indimenticabile per chi decideva di sedersi al tavolo.

L’evoluzione di questo rito, materializzato in un oggetto che rievoca le “challenge coin” dell’esercito statunitense, ha permesso di estenderlo a tutti i bar del mondo, dove oggi viene offerto uno shot di Fernet-Branca a chiunque porti con sé una delle monete e la mostri al bancone, a meno che anche il bartender del locale non ne possieda a sua volta. In tal caso gli shot dovranno essere due, per celebrare il momento d’incontro. A spiegarmi quanto questa usanza sia sentita anche all’estero è Flavio Angiolillo, bartender, fondatore del brand Farmily Group e socio di diversi locali – tra cui il Mag, il 1930 e il Backdoor a Milano – che dopo aver ricevuto la sua prima Coin se l’è messa in tasca – proprio come un amuleto – perché lo accompagnasse lungo la sua esperienza in Francia, decidendo che da lì in poi ne avrebbe sempre avuta una addosso. Mi racconta che a consegnargliela è stato Nicola Olianas – Global Brand Ambassador di Fratelli Branca Distillerie –, appena prima della sua partenza: “Quella sera al locale dove lavoravo si era creata un’atmosfera particolare, ci siamo divertiti molto, e Nicola mi ha spiegato tutto di quell’oggetto da cui ero sempre stato affascinato. Averne uno con me è stato un punto di partenza per ricreare quella stessa sintonia anche a Parigi, dove ho passato uno dei Capodanni più belli di sempre, brindando con shottini di Fernet-Branca e scambiando monete – la sua “Spaghetti Coin” italiana, mi dice, era tra le più ambite. Anche lì tutti sapevano di cosa si trattasse, il concetto che c’è dietro, ed è stato come se conoscessi già bene delle persone che non avevo mai visto”. Gli chiedo quale tenga al momento con sé e quali siano le sue preferite: “In questo periodo ho un’edizione dedicata a Londra, del 2017, ma amo molto anche quella di Amsterdam che ho ricevuto agli ultimi Barback Games e quella che mi è stata data qualche anno fa al Roma Bar Show, quando dallo stand del mio brand ho mandato dei drink omaggio alla squadra di Fernet-Branca, e loro mi hanno restituito il vassoio con altrettanti bicchieri pieni, e con sopra anche una Coin per ringraziarmi. Dopo aver lavorato due giorni fianco a fianco, è stato un segno di grande riconoscimento, come se facessi un po’ parte anche del loro team”.

Le monete di Fernet-Branca possono rappresentare monumenti storici, simboli culturali o elementi legati alla bar industry che Fernet-Branca desidera omaggiare con la sua veste attraverso disegni allegorici. Forse è stato anche questo ad attrarre Davide Patta – per tutti Davo – torinese di origine, ma trapiantato a Bologna, che nella vita voleva scrivere guide di viaggi, ma si è trovato a fare il bartender, scoprendo in pochi anni quanto questo lavoro gli permettesse di esprimere sé stesso e prendendoci poi così gusto da diventare socio di quattro locali, il primo dei quali è stato Ruggine, nel 2014. Dopo aver ammesso la sua indole innata da collezionista – per cui raccoglie diverse paia di Nike, Adidas, ma anche montagne di adesivi e bottiglie – mi ha spiegato cosa c’è di diverso, di più profondo, nel ricevere una Coin: “La grande potenza di questa moneta è che riesce a creare un linguaggio universale, pur mantenendo una certa segretezza”. Quando gli chiedo di andare più a fondo mi parla di simbolismi, di sottoculture e di una capacità che queste hanno sempre avuto, ovvero quella di creare un codice trasversale a livello di distanza geografica e appartenenza linguistica, comprensibile soltanto per una cerchia ristretta di persone che hanno deciso di impararlo e di praticarlo sulla base di una vera e propria comunione d’intenti – e nel suo lavoro, mi spiega, spesso l’intenzione di fondo è diventare “causa del divertimento degli altri”. “La Coin è parte integrante del momento che stai vivendo, ti viene data perché stai passando del tempo con qualcuno che senti simile a te. Non si tratta di una selezione, anzi, tutto si basa sull’instaurarsi di connessioni forti, per cui sai di essere sulla stessa lunghezza d’onda di un collega, anche se apparentemente è molto diverso da te. L’impressione è quella di sentirsi a casa con le persone con cui sei, e a me grazie a una Coin è capitato anche in un locale a Singapore, con il bartender che lo gestiva. Questa intesa è impagabile, ed è quasi sempre la premessa di una gran serata”.

Allo stesso modo Emanuele Bruni, bartender e fondatore di The Prince Factory – che nasce come community bar e blog, ma oggi si occupa anche di consulenza e formazione – definisce la Coin di Fernet-Branca “inclusiva ed esclusiva”. Mi dice di immaginarla come una sorta di pass che ti rende partecipe di una solida rete di relazioni, a cui si è fieri di appartenere. Dopo aver lavorato per anni in provincia, Emanuele si è trasferito a Roma per entrare nello staff di Freni e Frizioni, uno dei migliori cocktail bar italiani. “La mia prima Coin l’ho ricevuta al Bar Show di Berlino nel 2016 durante una cena di gala a cui hanno partecipato i migliori bartender del mondo, ma quella a cui tengo di più tra le nove che possiedo è proprio la moneta di Freni e Frizioni, perché ne esistevano pochissimi pezzi ed è stata data soltanto ai più intimi del circolo del locale. Le sono molto legato perché rappresenta un segmento importante della mia vita, le persone e gli amici che ho conosciuto in quel periodo, e averla mi fa sentire parte della famiglia anche se a distanza di anni non ci lavoro più. L’ho messa insieme a tutte le altre nel cassetto degli oggetti preziosi”. Anche Emanuele ha iniziato a fare il bartender partendo da impieghi stagionali, per poi trasformare questa professione in una grande passione, e infine in una sorta di ossessione – ma in senso buono, come ci tiene a specificare, perché è diventata “il centro attorno a cui ruotano tutti i suoi progetti e le sue giornate”. Gli chiedo quale qualità gli sia servita di più nel suo percorso lavorativo e prima di tutto mi risponde “i denti stretti”. Poi continua: “Per me si tratta di non perdere mai la curiosità, di avere sempre voglia di conoscere i prodotti, la storia dei drink, le materie prime e di formare le capacità che ti permettono di far stare bene chi viene al tuo locale. La consegna di una Coin si lega più o meno agli stessi principi, ha a che fare con il tuo modo di essere e di vivere il bar, con il desiderio di creare l’esperienza migliore possibile per chi condivide quei momenti con te, siano clienti o colleghi, e magari di far appassionare qualcun altro a quello che fai”.

L’eccezionalità della Coin di Fernet-Branca, dunque, non si lega soltanto a un fattore estetico o alla sua rarità. La costellazione di rimandi a cui questa moneta si associa la rende la concrezione di un mondo collettivo, facendone un oggetto simbolico, capace di custodire e di rafforzare i rapporti di stima reciproca che uniscono i bartender di questa community. Il desiderio di possederle e di collezionarle, così come il fascino che sono in grado di esercitare anche solo attraverso la loro storia e l’immaginario che vi si lega, infatti, dischiudono un senso di profonda appartenenza. Le monete diventano così il vettore di una specifica atmosfera sentimentale, emotiva e valoriale, che resiste al passare del tempo e può attraversare diversi luoghi del mondo. 

Il significato che Fernet-Branca ha voluto dare alle sue Coin va ben oltre l’interesse che generalmente nutriamo per le nostre cose, ma supera anche l’intenzione che sta alla base del collezionismo, perché si propone di creare un’esperienza comune di accoglienza, facendola passare di mano in mano, da barista a barista, e poi da barista a cliente, attraverso l’attenzione e la passione che vengono dedicate al servizio, alla gestione del locale e alle diverse sensazioni che un drink o uno scambio al bancone possono suscitare in loro. Per questo il percorso tracciato dalle Coin, tra consegne, scambi e shot offerti, è una vera e propria ritualità che trascende la dimensione professionale e che ci ricorda l’importanza di tutti i gesti con cui possiamo coltivare un certo modo di essere e di stare con gli altri.


Questo articolo è stato realizzato da THE VISION in collaborazione con Fernet-Branca, marchio della storica distilleria milanese tra le più famose a livello mondiale, Fratelli Branca Distillerie S.p.A., in occasione dei Barback Games 2023 – una competizione nata per celebrare i barback, gli instancabili protagonisti del dietro le quinte dei locali, e per dimostrare la centralità di questa figura per il funzionamento del locale ed il successo di ogni serata. Fernet-Branca ha da sempre saputo integrare identità e storia in un approccio sempre contemporaneo, in linea con il motto aziendale “Novare Serbando”. L’8 maggio, durante MIxology Experience, è stato decretato il migliore “Night Hero” 2023.

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