Molte più persone di quanto si pensi convivono con la schizofrenia. È ora di parlarne senza tabù. - THE VISION

Intorno alla schizofrenia c’è ancora una profonda ignoranza, nonostante questa psicosi sia sempre più estesa tra i vari strati sociali e abbia un’ampia gradazione di sintomi. Fatta eccezione per psichiatri, specialisti e studiosi della psiche, sono in pochi a conoscere e riconoscere i sintomi attraverso i quali il disturbo si manifesta. In pochi poi sono coscienti delle difficoltà relazionali, professionali e di inserimento nella società che i malati di schizofrenia incontrano nel corso della propria vita. È sempre più urgente quindi aumentare le conoscenze della popolazione intorno a questo disturbo molto più diffuso di quanto si creda.

È stato ormai accertato da tempo che la schizofrenia, così come altre forme di psicosi, scaturisce o è esacerbata da una serie di fattori psicosociali, tra i quali figurano eventi di vita stressanti come l’isolamento sociale, la disoccupazione o il peggioramento della salute psicofisica. A questo proposito, recenti studi hanno dimostrato che la pandemia ha influito sull’incidenza del disturbo schizofrenico in Italia. Fattori come la pressione sociale, il confinamento dentro casa, la separazione forzata dai propri cari e l’improvvisa limitazione della libertà individuale hanno aumentato del 25% i casi diagnosticati di schizofrenia. Mai come in questo periodo l’incertezza sul futuro influisce negativamente sul disagio emotivo della popolazione e a farne le spese, sviluppando certe forme di psicosi, sono soprattutto i soggetti con una predisposizione genetica.

Il termine schizofrenia fu coniato nel 1908 dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler e significa “scissione della mente”; ciononostante, questa psicosi nella maggior parte dei casi non implica uno sdoppiamento della personalità in chi ne è affetto. I sintomi principali della schizofrenia, infatti, sono la perdita di contatto con la realtà circostante, allucinazioni o false percezioni, i deliri persecutori o falsi convincimenti. Chi è affetto da questa psicosi talvolta si convince di vedere persone e cose che non esistono o di sentire voci inesistenti. A questi gravi disagi si accompagnano spesso deficit cognitivi, che compromettono la capacità di soluzione dei problemi del malato; e ancora difficoltà nella sfera affettiva e relazionale – come ad esempio manifestazioni emotive ridotte – associati a comportamenti bizzarri che incidono negativamente sulla possibilità di costruire rapporti sociali equilibrati. Chi è affetto da schizofrenia ha inoltre difficoltà a mantenere alta l’attenzione e la concentrazione, può avere scarsa memoria a lungo termine e sviluppare una tendenza al disordine sia nel linguaggio che nel pensiero. Tutti questi sintomi compromettono in modo consistente la vita e il processo di maturazione esistenziale e sociale dell’individuo, in particolare quando l’esordio della malattia si verifica in giovane età.

La schizofrenia infatti non colpisce solo gli adulti ma anche i giovani, prevalentemente durante la tarda adolescenza. Durante questo delicato periodo di crescita e di inserimento nella società, un giovane affetto da schizofrenia può avere grande difficoltà e disagio nell’affrontare il proprio disturbo in contesti come la famiglia o la scuola. Se da un lato la presenza di un giovane affetto da questa psicosi rischia di influenzare l’intero equilibrio familiare, dall’altro lato a scuola il sistema di supporto per questo genere di disturbo è carente, e in alcuni casi inesistente. A partire dal momento della diagnosi il paziente schizofrenico necessita di un caregiver, che il più delle volte è la madre o, meno frequentemente, il padre, un fratello o una sorella. Spesso il caregiver non riesce a conciliare il proprio ruolo con la professione che svolgeva precedentemente. Un altro problema, legato alla sfera familiare e relazionale delle persone schizofreniche, si lega allo stigma sociale apposto su chi è affetto da psicosi, il quale spesso fatica a inserirsi in società: accade spesso che i familiari dei malati non accettino le diagnosi degli specialisti e neghino la realtà, rifiutando di procedere sia con le cure farmacologiche che con le terapie psicologiche. Talvolta, inoltre, i genitori si rifiutano di fornire la diagnosi alle scuole frequentate dai propri figli per paura di vederli discriminati: ma così non si può nemmeno tentare di programmare un percorso ad hoc per gli studenti affetti da questo disturbo, che dovrebbe tener conto delle loro difficoltà comunicative e di apprendimento.

Da recenti studi è emerso un altro dettaglio allarmante: quanto più precoce è l’esordio della malattia, tanto più alti sono i casi di abbandono della scuola e di disoccupazione. Il percorso scolastico per una persona schizofrenica è infatti ancora più delicato e difficile che per gli altri. In Italia non è previsto il sostegno scolastico per studenti affetti da psicosi o da altri disturbi della personalità. La responsabilità della gestione dello studente è, di conseguenza, a totale appannaggio dei docenti che insegnano le varie materie. Nell’Istituto di Istruzione Superiore in cui insegno materie umanistiche, per esempio, c’è un ragazzo affetto da schizofrenia, il quale dimostra di avere considerevoli difficoltà sia a livello cognitivo, che incapacità relazionali e di integrazione con la classe. Il ragazzo ha rivelato di essere stato bocciato l’anno scorso a causa delle troppe assenze, a suo dire causate dalla sua difficoltà a inserirsi nel gruppo di compagni. Inoltre, il ragazzo dimostra un’ipersensibilità a certi argomenti trattati durante le ore di lezione, chiede spesso il permesso di isolarsi ascoltando la musica con le cuffie o di poter uscire dall’aula a fare due passi. Il disagio che lo studente schizofrenico avverte all’interno dell’aula è in alcuni casi evidente, così come è chiaro che la maggior parte delle scuole italiane non sia attrezzata per supportare nel modo corretto studenti affetti da psicosi. Da questo punto di vista, il sistema scolastico italiano rivela tutte le sue falle e mancanze, non riuscendo a garantire un’assistenza adeguata e percorsi particolareggiati agli adolescenti che, a causa di questo disturbo, non hanno le stesse capacità comunicative e abilità cognitive dei loro coetanei. 

L’impatto che la schizofrenia ha sulla vita di chi ne è affetto è molto profondo. Si stima che il 35% dei malati sia disoccupato, l’80% rimanga celibe o nubile e il 57% viva ancora con i propri genitori a un’età che va dai 39 ai 50 anni. Questi dati rivelano che i pazienti schizofrenici difficilmente raggiungono un’indipendenza economica ed esistenziale, faticando spesso ad avere una vita coniugale e avendo come unico punto di riferimento affettivo la famiglia d’origine. I malati di schizofrenia si ritrovano spesso a vivere in una condizione di profondo isolamento sociale e non riescono a integrarsi in alcun ambiente esterno oltre al ristretto nucleo familiare: le loro prospettive di vita sono radicalmente diverse da quelle dei loro coetanei.

C’è però una buona notizia: dalla schizofrenia si può guarire. È accertato che un terzo dei malati abbia la possibilità di guarire completamente da questa psicosi nel giro di qualche anno, abbinando le cure farmacologiche a costanti terapie sia relazionali che cognitive. Per guarire è importante però che la diagnosi sia rapida e che il malato riconosca dunque i sintomi, accettando di sottoporsi a visite adeguate, prima che si renda necessario il ricovero ospedaliero. Il malato deve prendere coscienza della propria condizione ed evitare di  mettere in atto meccanismi di negazione; nel caso in cui vi fosse scarsa consapevolezza nel malato è quindi bene che almeno la famiglia si accorga dei sintomi e contatti uno specialista.

Un altro aspetto importante per garantire ai malati di schizofrenia una vita quanto più vicina alla normalità è che le istituzioni mettano in atto una serie di accorgimenti specifici e apportino migliorie alla rete di sostegno dei soggetti affetti da questa psicosi. Progetti per favorire l’inserimento lavorativo e attività di socializzazione e integrazione sociale sono fondamentali, così come è necessaria una maggiore informazione intorno a questa malattia, che ancora oggi rappresenta un tabù, solitamente affiancato dalla stampa a fatti di cronaca nera, che non fanno altro che gettare una luce distorta su chi ne soffre. Gli psichiatri parlano chiaro: i deliri e le allucinazioni di cui soffrono le persone schizofreniche spaventano chi li circonda ma, se si parlasse di più di questa psicosi, tutti sapremmo che stigmatizzarli è un’inutile crudeltà, oltre che indice di ignoranza e di superficialità. Chi soffre di schizofrenia ha diritto a costruirsi una vita normale, ma le possibilità che riesca a farlo, ad oggi, sono purtroppo ancora molto poche.

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