I negazionisti del Covid ora supportano Putin e credono che l’Ucraina sia un set cinematografico - THE VISION

In poche settimane, l’attenzione pubblica sulla  pandemia si è spostata sulla guerra in Ucraina. Con la stessa rapidità, i negazionisti del Covid sono ora passati a negare la guerra in Ucraina o a minimizzarla con tutti gli espedienti possibili. 

Il complottismo e il negazionismo sono dei fenomeni che non possiamo non prendere in seria considerazione, perché stanno crescendo a dismisura, al punto da divenire allarmanti e costituire un problema sociale e una minaccia al funzionamento stesso della democrazia. Ad animarlo e nutrirlo si trova una massa eterogenea di persone accomunate dalla diffidenza nei confronti dell’informazione mainstream, bollata come asservita al potere; nonostante le loro posizioni non abbiano alcun fondamento, si ritengono illuminati, additando di oscurantismo, in una sorta di ossimoro, chi invece prova a formarsi una visione oggettiva dei fatti. In origine, per gran parte di loro, il Covid nemmeno esisteva, ma poi hanno dovuto fare i conti con la realtà e lo hanno derubricato a una banale influenza. Da qui il proliferare di no-mask e no-vax, per i quali le mascherine non ci proteggono, ma sono un pericolo che ci avrebbe causato danni irreparabili; eppure siamo qui, pur avendo respirato per due anni attraverso quelle mascherine, incredibilmente sopravvissuti. E questi sono fatti. Secondo la loro narrazione i vaccini, invece, ci avrebbero addirittura uccisi, al solo scopo di arricchire le case farmaceutiche, e anche qui, implacabili, i fatti: ci siamo vaccinati, una, due, tre volte e siamo vivi, e ci chiediamo come sia possibile che anche di fronte all’evidenza ci sia chi continui a negarla. 

Proteste contro il Green Pass, Milano 2021

Il negazionismo è un meccanismo di difesa, ci insegna la psicologia, un modo per fronteggiare le difficoltà costruendosi delle certezze, ma quando assume queste proporzioni, quando arriva a negare un’invasione militare, quando arriva a vedere un complotto dietro qualsiasi evento, allora rasenta la psicosi collettiva e diventa un problema per la società.

Sentendosi gli unici detentori della verità e gli unici a non farsi condizionare dai mass media, molti negazionisti sono partiti con il negare del tutto l’esistenza del conflitto in Ucraina, sostenendo che ciò che i media ci mostrano da un mese sia il frutto di finzioni cinematografiche e che tutto questo servisse per distrarci dalla pandemia, per cui l’attenzione spropositata riservata a questa guerra rispetto a tutte le altre in corso in questo momento nel mondo sarebbe la prova che si tratta di un diversivo. In seguito, esattamente come per il Covid, sorvolando del tutto la contraddizione logica, dalla non esistenza della guerra sono passati a sostenere che si tratti di un conflitto non “grave”, che siano i giornalisti a esagerarne l’importanza e la portata, mentre i negazionisti preferiscono affidarsi a un misto di post di dubbia affidabilità o evidentemente eterodiretti dalla propaganda russa che da anni sfrutta la disinformazione online per indebolire l’Occidente. In un batter d’occhio i no-vax si siano trasformati in sostenitori di Putin e della sua aggressione in Ucraina, sollevando anche legittimi sospetti su chi abbia davvero alimentato e sobillato la galassia negazionista negli ultimi due anni di pandemia. 

Vladimir Putin

Le loro motivazioni a sostegno della causa di Putin – denazificazione dell’Ucraina, espansione della Nato a Est, presunto “genocidio” degli abitanti russofoni del Donbass – sono confuse, ma accomunate da un fattore: la mancanza di nesso logico tra le argomentazioni, che risultano disconnesse, slegate, con salti insensati tra premesse e conclusioni. Danno piena fiducia alle dichiarazioni di Putin circa l’intento di denazificare l’Ucraina senza porsi una semplice domanda: può ragionevolmente uno Stato invaderne un altro per denazificarlo nel Ventunesimo secolo? In particolare contando che nel Parlamento ucraino l’unico partito di estrema destra – di ispirazione fascista e non nazista –, ha poco più del 2% dei seggi e che l’Ucraina ha al suo interno fasce di estremisti di destra come gran parte delle nazioni occidentali, e la stessa Russia.  

Milizie filo-russe nell’autoproclamata “Repubblica di Donetsk”, 2015
Separatisti filo-russi nella regione di Donetsk, 2016

C’è poi la questione Nato: secondo i complottisti, Putin avrebbe ragione a non volere la Nato ai confini russi, ma questo ragionamento non vale se l’Ucraina volesse legittimamente decidere di allontanarsi dalla sfera di influenza russa e avvicinarsi all’Occidente. Per Putin l’Ucraina è il confine che non può essere superato, mentre per Stati Uniti e Unione europa è la riprova dell’influenza occidentale a Est. Per non mettere in discussione questo confine, Putin ha intrapreso una guerra di invasione pretestuosa di uno Stato sovrano, e questo è un fatto. Va detto che anche gli Stati Uniti e gli alleati, nel corso della loro storia, hanno violato il diritto internazionale, ma questo non è un’attenuante per quanto ha deciso di fare il governo russo lo scorso 24 febbraio. La guerra non può essere legittimata dalle colpe degli altri, né ridotta a una questione di tifoserie, a una elementare visione di buoni e cattivi.

Alla luce di tutto questo l’equidistanza che tanto reclamano i complottisti non c’è perché non può esserci, perché porsi in una posizione neutrale, esattamente alla stessa distanza tra aggredito e aggressore è semplicemente immorale, al di là di qualsiasi analisi o obiezione.

Mykolaiv
Kyiv
Donetsk
Lviv
Irpin
Irpin

Su questa serie di contraddizioni logiche e salti argomentativi c’è il controsenso assoluto dei complottisti: il punto nevralgico del loro pensiero è la lotta alle verità ufficiali, alle propagande, ai mass-media, eppure spendono le loro energie per sostenere la causa di Putin, per sostenere di fatto una dittatura che non è quella sanitaria, ma una dittatura vera, in cui non avrebbero l’accesso libero alla rete su cui diffondere le loro “verità”, non avrebbero i loro canali alternativi di informazione, ma solo la televisione di stato che tanto osteggiano, la loro partecipazione alle manifestazioni no green pass li avrebbe fatti finire in prigione. Essersi sentiti in dittatura per le decisioni prese dal governo durante la pandemia e avallare le scelte di un governo davvero dittatoriale è il segnale di un malessere con cui i complottisti dovrebbero iniziare a fare i conti.

Nessuno nega l’ipocrisia occidentale, nessuno nega che il progressivo inasprirsi del regime di Putin sia stato tollerato dall’Occidente fino a quando occorreva fare affari con la Russia, ma è importante che i negazionisti prendano coscienza del fatto che stanno divenendo vittime della loro stessa ossessione, quella di non farsi manovrare dal potente di turno, proprio loro che sono ossessionati dall’idea che pochi tengano i fili dell’umanità e che sia sempre il popolo a rimetterci senza accorgersene. Proprio loro stanno sostenendo la causa di un autocrate, senza rendersi conto che Putin non è la Russia, ma è esattamente il potente che tiene i fili. Il popolo è invece quello che ci rimette, quello ucraino, ma anche quello russo, con i soldati mandati a combattere e i civili uccisi da bombardamenti, freddo e mancanza di cibo. Sostenere Putin significa sostenere il potere, non di certo i russi, piegati dalla sua enorme ambizione e dall’idea di ricreare la Russia temuta e rispettata dal resto del mondo. La linea di Putin segue quella dell’epoca zarista legata alla vecchia ideologia panslavista, si nutre del sogno di ricostruire l’impero russo e in questo progetto l’occidentalizzazione dei costumi dei suoi concittadini e delle nazioni confinanti costituisce una sorta di legittimazione a qualsiasi azione, una sorta di scudo morale che poco ha a che fare con la “denazificazione”.

Vladimir Putin con Angela Merkel
Vladimir Putin, Sebastian Kurz e Dmitry Peskov a San Pietroburgo, 2018
G20, Osaka, 2019

È preoccupante la posizione dei complottisti perché è rigida e non sa dialogare, usa toni di nevrotico trionfalismo per coprire vuoti di pensiero e si amplifica in rete dove, mentre fieramente sostiene di non farsi manipolare, diventa vittima inconsapevole della mirata contro-propaganda perfezionata dalla Russia negli ultimi due decenni.

C’è solo un modo per uscire da tutto questo ed è quello di imparare a pensare, a capire come si costruisce un’argomentazione, come si fanno delle deduzioni; bisognerebbe ricominciare dal dialogo, dalla volontà di comprensione, bisognerebbe imparare a selezionare i contenuti, a capirne il fine, a filtrare le informazioni, a riconoscere le fonti e ragionare secondo principi logici e rapporti di causa effetto. Dovremmo tornare a chiederci il perché e anche ad arrenderci all’evidenza dei fatti: “In questa vita abbiamo bisogno di fatti, fatti e niente altro”, ci ammoniva Dickens in Tempi difficili. Quindi torniamo a parlare dei fatti e ridimensioniamo il ruolo che ormai hanno le congetture nel formare la nostra opinione.

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