L’insostenibile saccenza di Marco Travaglio sul vaccino ai bambini - THE VISION

Qualche giorno fa, ospite da Lilli Gruber a Otto e mezzo, Marco Travaglio si è inspiegabilmente trasformato in una delle sue nemesi: Matteo Salvini. Il tema della puntata era il via libera dell’Ema per la vaccinazione anti-Covid riservata ai bambini dai 5 agli 11 anni. Ma se dal leader leghista è lecito aspettarsi le frasi antiscientifiche e propagandistiche pronunciate in questi mesi, come “Non voglio mio figlio 18enne inseguito da una siringa”, da un giornalista come Travaglio ci si aspettava un ragionamento diverso. Ha invece dichiarato: “Nemmeno con una pistola puntata alla tempia farei vaccinare mio figlio se fosse un bambino”.

Marco Travaglio

Gli ha risposto Marco Cavaleri, ovvero il capo responsabile della Strategia vaccini dell’Ema, spiegandogli dettagliatamente i benefici e la sicurezza del vaccino per i più piccoli. La decisione è infatti arrivata dopo vari test e studi, e la dose di vaccino per quella fascia d’età sarebbe comunque inferiore rispetto agli over 12. Inoltre, per i bambini non ci sarà alcun obbligo e non bisognerà nemmeno seguire i parametri del Green Pass. Invece di accettare le spiegazioni dell’esperto in materia, però, Travaglio ha continuato con un laconico: “Non mi fido, ho sentito dire e contraddire troppe cose sui vaccini”, spiegando poi che aspetterà i risultati su larga scala della vaccinazione in Israele, che come altri Paesi ha già cominciato a vaccinare gli under 12. Cavaleri ha provato allora a convincere Travaglio sciorinando altri dati e spiegandogli l’iter degli studi clinici, ma il giornalista è rimasto sulla sua posizione, dando prova che quando un professore con una laurea specialistica incontra un “uomo con l’archivio” è probabile che in Italia vinca il secondo.

I discorsi di Travaglio sembrano seguire il tenore dei commentatori sui social che associano la vaccinazione a una condanna e non a un privilegio. Sia chiaro: Travaglio stesso è vaccinato, ma ne parla come se il suo fosse stato un sacrificio, alla stregua di un “iniettatemi questo veleno, ma lasciate stare i bambini”. Bambini che per legge devono comunque fare 10 vaccini obbligatori – e non per punizione, ma per evitare malattie potenzialmente mortali. Il mio archivio non sarà grande come quello di Travaglio, ma risalendo ai tempi in cui per legge vennero resi obbligatori i 10 vaccini – che prima erano quattro –, ovvero nel 2017 quando il ministero della Salute era presieduto da Beatrice Lorenzin, con mia grande sorpresa mi sono accorto che già allora Travaglio combatteva contro certe vaccinazioni – usando tra l’altro frasi che lette adesso stonano parecchio. Quattro anni fa, per attaccare la legge Lorenzin Travaglio scriveva: “Il morbillo era considerato non la peste bubbonica come è considerato ultimamente, ma era considerato quasi un tagliando che un bambino doveva fare assieme ad altre malattie”. Questo discorso ricorda in modo inquietante quello pronunciato nel 2018, già da vicepresidente del Senato, da Paola Taverna: “Da piccoli ci immunizzavamo andando in processione dai cugini malati”. Che il Movimento Cinque Stelle abbia sempre avuto posizioni ambigue sui vaccini e sulla scienza in generale – almeno prima della fase Conte – è un dato di fatto. D’altronde, il suo fondatore ha dato negli anni della “vecchia puttana” a Rita Levi Montalcini, ha insultato Umberto Veronesi e ha pubblicato sul suo blog bufale sull’AIDS e sulle mammografie. Non ci si poteva aspettare quindi dai suoi sostenitori politici ragionamenti molto diversi da questi.

Beatrice Lorenzin

Già all’epoca, per smentire Travaglio, intervenne il professor Roberto Burioni, che gli spiegò che in quegli anni “Anche girare in auto senza cinture oppure andare in Vespa senza casco era una cosa normale. E infatti ogni anno, come dimostrano i dati ISTAT, morivano centinaia di bambini di morbillo, ai quali il vaccino salva la vita. Vacciniamo tutti ed evitiamo tagliandi”. Travaglio in quei giorni era sul piede di guerra con Burioni perché Renzi pressava per una candidatura del virologo nel PD – candidatura poi rifiutata dallo stesso Burioni. Travaglio, poi, rispose dicendo: “Sui vaccini la mia opinione è legittima come quella di Burioni”. Questo atteggiamento è, in sostanza, il manifesto stesso del grillismo: un giornalista pretende di saperne più di un virologo sui vaccini e un tappezziere più di un economista in un discorso sul Pil.

In realtà, certe posizioni erano già emerse a prescindere dalle battaglie politiche con Renzi, visto che Il Fatto Quotidiano, sulla sua versione online, pubblicò articoli di Roberto Gava sulla correlazione tra vaccini e autismo. Gava fu in seguito sanzionato con la radiazione dall’OdM di Treviso. Provvedimento confermato dalla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps) che ne aveva respinto il ricorso e contro il quale un anno fa egli aveva annunciato ricorso per cassazione.

Roberto Burioni

Sulla figura di Travaglio permane un equivoco da anni, precisamente dalla famosa ospitata nel programma di Luttazzi Satyricon nel 2001. Travaglio realizzò inchieste, libri e spettacoli teatrali per denunciare le malefatte di Silvio Berlusconi, parlò senza peli sulla lingua della trattativa Stato-Mafia del post Capaci e portò avanti battaglie giuste contro certi malcostumi della politica italiana. Divenne inevitabilmente il paladino dell’antiberlusconismo, anche per la sua presenza fissa nelle trasmissioni di Michele Santoro. In questo caso, furono gli stessi elettori di sinistra a cadere nel tranello di Berlusconi, quello per cui tutti i suoi avversari all’epoca fossero dei “comunisti”. Anche Travaglio venne infatti dipinto come un’icona di sinistra, ma in realtà c’è un piccolo dettaglio che tutt’ora qualcuno trascura: lui si è sempre definito un liberale di destra.

Non sentendosi rappresentato da nessun politico della destra italiana, quando sposò la causa del Movimento Cinque Stelle, dichiarando pubblicamente il suo voto per la compagine grillina, venne seguito da quelle creature mitologiche poi definite “grillini di sinistra”, ormai del tutto estinte, o quasi. Questo perché Travaglio si era conquistato una credibilità sul campo per la sua feroce – e sacrosanta – lotta contro Berlusconi. Ma Travaglio non soltanto aveva – e ha – un’ideologia opposta a quelle della sinistra novecentesca (poi trasportata nell’ibrido degli ultimi decenni, tra Ulivo e PD); era – e resta – un allievo di Indro Montanelli. 

Indro Montanelli

La difesa del suo maestro da parte del giornalista manettaro per eccellenza è sempre stata per lo meno goffa. Come risaputo, infatti, Montanelli andò in Etiopia sotto il regime fascista e sposò, anzi comprò, una bambina di dodici anni, da lui definita “il suo animaletto”. Travaglio, però, ha sempre negato le accuse di razzismo e pedofilia nei confronti di Montanelli e arrivò persino a dire che partì per l’Etiopia non per i suoi ideali fascisti, ma perché era “affascinato dal mito di Kipling, di cui era un grande lettore. Amava l’avventura esotica”. E per chi chiede la galera per ogni peto del renziano di turno, la stonatura appare evidente.

Certe contraddizioni sono sorte con l’arrivo del M5S al governo. L’alleanza con Salvini creò un cortocircuito nell’intera redazione del Fatto Quotidiano, con Travaglio spesso chiamato a difendere l’indifendibile. Le sue ospitate televisive in quel periodo sembravano un continuo arrampicarsi sugli specchi. Nel mentre scriveva editoriali contro la Lega, dimenticandosi l’alleanza con i grillini, e le poche critiche al M5S erano blande, sembravano scritte da un lontano parente di chi un tempo, per molto meno, avrebbe affilato le lame. Tutt’ora Travaglio dà l’impressione di essersi iscritto al partito delle vedove di Conte e sul tema Covid questa contraddizione è esplosa con fragore.

Lo sappiamo, al momento abbiamo al governo un’accozzaglia improponibile. Non è facile accettare il ritorno dei vari Brunetta, Carfagna, Giorgetti, tutti insieme a banchettare con il centrosinistra, renziani e grillini. Ci sono però alcune evidenze che trascendono il colore politico e una di queste è la campagna di vaccinazione italiana che, contro ogni aspettativa, è stata tra le migliori al mondo, e sono i numeri a certificarlo. 

Il mese scorso, sempre dal salotto di Lilli Gruber, Travaglio si è scagliato contro il green pass perché “Gli italiani sono gli unici al mondo che devono mostrare il certificato verde per lavorare, e sua maestà Maria Antonietta Mario Draghi deve spiegarci il perché”. Il perché è arrivato nelle settimane seguenti, quando le percentuali di vaccinazione in Italia hanno abbondantemente superato la media europea, mentre in precedenza Travaglio affermava che il green pass non avrebbe invogliato la gente a vaccinarsi. Si è sbagliato, ma non ha mai ammesso il suo abbaglio.

In estate, ha scritto un editoriale in cui ha tirato fuori il tema del “pensiero unico” per criticare la gestione dell’emergenza da parte del governo Draghi. Ha scritto poi che la scorsa estate avevamo meno contagi e morti, aggiungendo: “Bastano la variante Delta e il lockdown del 2020 per spiegare il paradosso?”. La risposta, ovviamente, è sì, considerando che qualche settimana dopo i contagi e i decessi sarebbero rimasti su numeri accettabili, mentre nell’autunno dell’anno precedente, nonostante la zona rossa e un ceppo del virus nettamente meno contagioso, avevamo numeri tragici. Nell’editoriale Travaglio ha scritto anche: “Forse i vaccini sono molto meno efficaci e molto più perforabili di quanto si sperasse”. No: se oggi abbiamo una novantina di morti al giorno e lo scorso anno 800, se i contagi si assestano tra i 10 e i 15mila e lo scorso anno superavano i 35mila, se oggi il numero dei ricoveri e delle terapie intensive è infinitamente inferiore a quello dello scorso novembre è proprio per merito dei vaccini, che nonostante le nuove varianti e un’Italia ormai riaperta stanno proteggendo un’intera nazione – mentre quelle con meno vaccinati sono di nuovo al collasso.

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Tornando sul tema della vaccinazione per i bambini, ancora una volta sono i dati ufficiali a smentire certe teorie. L’ultimo rapporto dell’ISS rivela infatti un preoccupante aumento dell’incidenza nella fascia d’età 0-19 anni, con il 51% dei casi nella fascia 6-11 anni, ma c’è chi dice che “se tanto ai bambini il Covid non fa nulla, cosa li vacciniamo a fare?”. Sono due le argomentazioni per rispondere a questa domanda. La prima riguarda la circolazione del virus. Come dimostrato dai report dell’ISS, i bambini si infettano sempre di più, prendono il virus a scuola e lo portano in famiglia. Sì, statisticamente parecchi dei loro genitori o nonni sono vaccinati, ma per la legge dei grandi numeri qualcuno andrà comunque incontro al ricovero e alla morte, anche senza considerare la platea No-Vax, sia perché nessun vaccino ha un’efficacia del 100%, sia per la riduzione dell’efficacia a sei mesi dopo la seconda dose. L’altro argomento riguarda invece la salute degli stessi bambini, che certamente rischiano molto meno di ammalarsi gravemente rispetto agli adulti, ma ancora una volta non bisogna aprire un manuale di statistica per capire come le percentuali basse si trasformino in numeri sempre più alti se cresce la trasmissibilità del virus. Dall’inizio dell’epidemia, soltanto in Italia ci sono stati 8.632 ricoveri nella fascia 0-19 anni, 251 pazienti in terapia intensiva e 35 decessi. Il vaccino avrebbe quindi probabilmente evitato decine, per non dire centinaia, di ricoveri per bambini e ragazzini che nella grande maggioranza dei casi si sono salvati, ma spesso hanno avuto a che fare con fenomeni come il cosiddetto “Long Covid”, con il virus a toccare diversi organi e a condizionarne la salute per mesi.

Il messaggio veicolato da Travaglio rischia di apparire ideologico, se non proprio sbagliato, in un campo dove hanno la precedenza i numeri. Inoltre, già prima del via libera dell’Ema era partita la vaccinazione per gli under 12 in varie parti del mondo. Oltre al caso di Israele abbiamo infatti la raccomandazione alla vaccinazione della fascia 5-11 anni emessa dalla Fda negli Stati Uniti, arrivata già da più di un mese. In Cina addirittura il vaccino Sinovac per la fascia 3-17 anni è stato autorizzato a giugno, e così hanno fatto, con sieri diversi, anche nazioni come Cuba, Venezuela ed Emirati Arabi. Gli effetti indesiderati – come anche dimostrato dagli studi clinici citati da professor Cavaleri a Travaglio – sono ancor più leggeri di quelli riscontrati negli adulti: qualche linea di febbre, dolore nel sito dell’iniezione e poco altro. Quindi no, nessuno vuole “avvelenare i nostri figli”, ma salvaguardarli e proteggere anche i loro parenti. I bambini sono sempre stati vaccinati, arrivando a debellare malattie mortali: a maggior ragione va fatto durante una pandemia come questa, avendo tecnologie estremamente avanzate e protocolli di sicurezza all’avanguardia. Chi si oppone, che sia Travaglio, Salvini o chiunque altro, non si affida alla scienza e rischia di diffondere messaggi pericolosi per l’intera comunità.

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