Come i giornali e la TV ci hanno trasformato in un Paese di odiatori

La televisione italiana è dominata dalla politica. Ci svegliamo e troviamo già giornalisti con le occhiaie che urlano a dei politici che non esistono nemmeno su Wikipedia. Poi alle 8 inizia Agorà su Rai 3. Quindi parte “L’aria Che tira” e a seguire altri 12 programmi di approfondimento su La7, sempre con ospiti questi ultracinquantenni pescati da Twitter, che hanno un curriculum da professori di università telematiche e un aspetto costantemente depresso da foto “prima della cura” in una pubblicità contro la calvizie. Poi arriviamo al Giordano nel preserale, i grandi show del prime time e infine quelli che iniziano a mezzanotte. Volendo potremmo passare 24 ore al giorno ad assorbire paranoia e odio dalla TV. Come se seguissero tutti un unico canovaccio.

Infatti i loro programmi sono tutti uguali.

Iniziano sempre con qualche statistica che non ha mai una fonte chiara o dichiarata, ma che ti deve sconvolgere.

Il 41% degli stupri è commesso dagli stranieri 
– Fuori dal coro

E poi c’è uno di quegli editorialisti che non capisci mai se abbiano 35 o 55 anni perché indossano un panciotto, una giacca di tweed e la consapevolezza di potersi far ascoltare dalle donne solo con fogli da 50 in mano, che in studio deve dare ragione al conduttore. Uno che gli deve reggere il gioco e dire che:

Il dato è quello, commettono 30 volte più reati i clandestini rispetto agli italiani
L’aria che tira

Quindi si collegano con qualche tizia che 12 minuti prima ha percorso in senso inverso le scale mobili dello IULM e che ora si trova a canalizzare tua madre che si lamenta dei vicini di ombrellone, ma con gli immigrati al posto dei meridionali che mangiano le cipolle. Il suo terrore deve essere palpabile:

Ci sono gli stessi capannelli di immigrati che stazionano qui, bivaccano, si lavano alle fontanelle e dormono qui la notte
– Dalla vostra parte

Perché in Italia, a quanto pare, esiste il reato di sedersi in gruppo mentre si è neri.

Maurizio Belpietro

Però poi passano a qualche caso umano disperato. Qualche donna con innumerevoli problemi di salute e di lavoro che quando è stata trovata dagli autori deve aver provocato un festeggiamento tipo vittoria di un Gran Premio di F1. Il suo ruolo è quello di fomentare rabbia e odio nei confronti degli immigrati. Lei deve essere la dimostrazione vivente delle “prevaricazioni” vissute dagli italiani.

Guardi chi ci ha scavalcato è chiaro, purtroppo, extracomunitari
– Dalla vostra parte

Poi ci deve essere la rubrica del complottista trovato su Youtube. Perché esistono cose che i giornalisti pensano, ma non hanno le palle di dire direttamente, quindi le scaricano a qualche surrogato che dorme con un cuscino a forma di Goku. E chissenefrega se in prime time ci ritroviamo la cospirazione inventata da un neonazista austriaco. Se in Italia si parla, come se fosse vero, del piano Kalergi che ci vorrebbe tutte vittime della “grande sostituzione”.

Quella di cui parla la Boldrini non è accoglienza è un’altra cosa e si chiama “grande sostituzione etnica”
– La Gabbia

Adesso è il momento della discussione in studio. Sorpresa, si parla dei crimini commessi dagli immigrati:

Quindi la percentuale degli stupri commessa dagli stranieri è molto elevata, è un tipico reato in cui il tasso di criminalità degli stranieri è molto più elevato rispetto agli italiani
– Fuori dal coro

Ed è inevitabile che a un certo punto si debba parlare di nuovo anche del grande classico, gli extracomunitari, i profughi.

Gli extracomunitari, i profughi. È impossibile che diano le case tutte a loro. Vieni a sapere e vai a vedere che loro hanno sempre degli appartamenti nuovi
– Dalla vostra parte

Infine, devono ricordarti che se non vuoi vedere gente affogare in mare c’è qualcosa di sospetto in te.

A forza di buonismi si armano le armi dei disperati
– Fuori dal coro

Insomma, questo più o meno riassume i talk e i programmi di approfondimento in Italia. Posso capire se non li avete visti, magari non avete tempo di seguirli tutti o non picchiate vostra moglie se scheggia una tazza, ma di sicuro siete vittime della loro influenza.

Ma come siamo arrivati a questo disastro?

Secondo me il giornalismo italiano non ha più retto al peso della sua stessa mediocrità.

Siamo cresciuti con il giornalismo americano come mito e modello. Quello capace di far cadere presidenti con il Watergate, quello delle domande “scomode” perché i giornalisti “devono essere i cani da guardia del potere” e altre ingenuità simili.

Solo che poi abbiamo acceso la Tv e abbiamo trovato Luca Telese e Nicola Porro. Ci deve essere stato qualche problema durante la consegna.

Perché se il giornalismo americano è quello che ti dice che “Se una persona afferma che piove e un’altra che c’è il sole, il tuo compito non è quello di riportare entrambe le opinioni, ma di guardare fuori dalla finestra” da noi la situazione è leggermente differente.

Nicola Porro

Da noi ti insegnano che  “Se uno afferma che piove e l’altro che c’è il sole, il tuo compito è invitare una madre 32enne con una pagina Facebook convinta che stia piovendo. E dovrà dibattere con il comandante dell’istituto metereologico che è arrivato con le ciabatte e gli occhiali da sole — perché è il 15 agosto”.

Insomma, rimembrare i bei tempi di Tribuna Politica — cosa che accade ogni volta che si critica il giornalismo televisivo attuale — non è la soluzione.

Ai tempi di Tribuna Politica i problemi endemici del giornalismo televisivo venivano occultati da un registro linguistico forbito, toni educati e rispettosi che provenivano da una forte educazione cattolica e dalla repressione sessuale e, soprattutto, da una lottizzazione che accontentava tutti i partiti azzerando una qualsiasi possibilità di critica.

E tutto è peggiorato esponenzialmente dagli anni ’80 in poi, con l’esplosione in numero dei canali — e quindi di decade in decade — fino ad arrivare, oggi, a questo kajiu che deve intrattenere il pubblico, asservire il potere e i suoi padroni ed essere una valvola di sfogo per l’ego del giornalista che conduce.

Trasmissioni come quelle di Giordano sono ciò che accade quando le persone pretendono tutto, anche se tutte le cose che vogliono non hanno senso messe assieme. E sapete cosa accade quando le persone vogliono tutto?

I Pocket Coffee decaffeinati.

Che senso ha un Pocket Coffee senza i vantaggi del caffè?

È come se Nanni Moretti facesse uscire un film senza Margherita Buy che urla. Ferrero, impara a conoscere il tuo mercato: i Pocket Coffee vengono mangiati da chi non può consumare cocaina durante gli orari di ufficio. Ferrero, non è che tutti possiamo lavorare negli uffici stampa. La maggior parte di noi può bere solo della caffeina in pubblico.

Comunque, quello che mi spaventa del giornalismo televisivo è quanto la sua importanza venga sottovalutata. Dopo l’ascesa di Trump e Salvini non si parla che di Facebook e dei social network – e si vanno disperatamente a indagare sottoculture numericamente irrilevanti come l’alt-right o addirittura gli incel. Sono fenomeni sicuramente importanti e tossici, ma di certo non quanto quello che viene trasmesso 24/7 dai nostri network nazionali.

Eppure testate come Linkiesta parlano di Giordano come di “un fantastico clown, che crede di essere un giornalista”.

Giordano e i suoi simili però non sono buffi pagliacci da irridere, ma pericolosi influencer – gli unici, veri, influencer.

Gente che è stata capace di convincere un intero Paese di essere sotto attacco dall’Europa, dagli immigrati e da Sfera Ebbasta. Se ci si mettessero riuscirebbero anche a venderci le tisane dimagranti delle modelle su Instagram, quelle che hanno conseguito come massimo risultato nella vita laurearsi alla NABA in “Event Management” e convincere tutta la scena trap italiana a mandare loro una foto del cazzo.

Ma Mario Giordano, un tizio che sembra Harry Potter se avesse vinto Voldemort, non può essere sottovalutato.

Sono anni che conduce trasmissioni che trasmettono paranoia sociale. La cosa ci è sempre andata bene perché, alla fine, sono sempre state chiuse per bassi ascolti o perché Berlusconi si è convinto di aver perso le elezioni per colpa dei sovranisti su Rete 4, e non perché è Berlusconi e questo è il 2019.

Mario Giordano

Da circa un anno, però, Giordano ha finalmente messo a punto un format che funziona. È iniziato a settembre 2018, dura 30 minuti e fino ad oggi sono state realizzate 155 puntate. E, ok, lo ammetto, non ho visto ogni singolo episodio però posso azzardare una proiezione.  Facciamo 155 x 30 e abbiamo 77,5 ore di Giordano che ha difeso ogni singola iniziativa di un governo che ha preso il 49% alle politiche e il 52% alle europee. Non si può non ammirare un uomo che si impegna a difendere i partiti votati dalla maggioranza degli italiani in una trasmissione chiamata “Fuori dal Coro”. È un po’ come se il mio cane avesse una trasmissione che si chiama “Non mi lecco nervosamente le palle”.

Ecco, l’idea che la presenza di queste trasmissioni sia ininfluente, o addirittura un boomerang, perché sono su Rete 4, esiste solo nella mente della sinistra convinta che il loro feed social sia una fedele approssimazione della società italiana.

Di recente, la Oxford’s Reuters Institute for the Study of Journalism ha rilasciato uno studio su come i populisti si informano. I risultati sono chiari: mentre il 64% dei non-populisti dichiara di non usare più la televisione come principale mezzo per informarsi, quasi la metà dei populisti ancora la guarda per farsi un’idea del mondo. E non solo la TV, anche il loro utilizzo di Facebook è in crescita.

La televisione e Facebook: esattamente i due media in cui il sovranismo italiano non ha rivali.

E se parliamo di statistiche americane in Italia, un Paese più lento ad abbracciare le nuove tecnologie, probabilmente questi numeri saranno anche più alti.

Il paradosso è che il “pericolo” per tutti i giornalisti italiani – di destra o sinistra – è diventata la Rete. Esiste questa narrazione che sostiene che il web sia il luogo dove l’odio e l’estremismo regnano sovrani e che qualcuno – ovvero la politica e lo Stato – dovrebbe fare qualcosa per censurarlo. La prova è l’incredibile popolarità del giornalismo che va a rovistare fra i commenti di persone irrilevanti nell’ansiosa speranza di trovare qualche stronzo. Ogni giorno escono infatti articoli e servizi al TG pieni di screenshot in cui vengono mostrati commenti omofobi scritti contro qualche personaggio gay o mucchi di persone che insultano i migranti o gli italiani neri.

A che serve?

Se mi interessasse davvero sapere cosa pensano i razzisti dell’attualità ricomincerei a prendere i taxi.

Lo sappiamo che questo paese pullula di razzisti. Non serve aumentare la diffusione delle loro stronzate. Non si imbarazzano di certo a vedersi su giornali e in televisione.

Non è uno sputtanamento. È una coronazione.

Per me è chiaro, giornalisti e commentatori social vivono una relazione abusiva feticista e simbiotica, come il pesce pagliaccio e l’anemone e le ragazze ventenni e Tinder.

La gente che scrive i commenti su Facebook e quelli che si indignano per gli stessi esistono per alimentarsi a vicenda.

La loro reale utilità è permettere di distogliere l’attenzione da quello che i giornalisti dicono in televisione o sulle loro testate e far apparire la loro retorica – ben più influente, istituzionalizzata e tossica – come “ragionevole”.

Ripubblicare le violente opinioni di idioti a caso non solo non serve a fermare gli xenofobi italiani, ma amplifica e normalizza il loro odio. Vedere su Repubblica o il Corriere quel tipo di opinioni, mischiate a quelle di prestigiosi editorialisti e intellettuali, non fa altro che dire che quel razzismo è molto più diffuso di quanto in realtà lo sia. Ed esprimerlo ad alta voce è normale e giusto. È buonsenso.

Solo un imbecille — o un giornalista italiano — potrebbe pensare che il commento di un riparatore di biciclette delle Marche su Instagram sia un problema maggiore di ciò che viene espresso nelle trasmissioni di un Del Debbio, Porro, Formigli, Berlinguer, Telese e Belpietro.

Paolo Del Debbio

E anche loro lo sanno.

Per questo, ogni volta che ricevono la minima critica a proposito della loro responsabilità in quanto amplificatori di odio, reagiscono in modo stizzito.

Sentite Formigli quanto si agita quando viene criticato per essere stato fra i primi a ospitare i fascisti di Casapound nella sua trasmissione.

 

Formigli, stai veramente dicendo che portare le ragioni di Casapound in televisione quasi settimanalmente sia irrilevante?

Allora ho una proposta: ogni volta che sei a condurre Piazza Pulita installiamo Tom Hardy nella tua camera da letto. E mentre tu parli su La 7 con Alessandro Di Battista di quella volta che in Honduras ha pianto pensando ai microfinanziamenti, Tom Hardy si massaggia di olio di cocco il petto davanti a tua moglie.

Ora, fai molta attenzione: io non gli sto dando una patente per andare a letto con tua moglie, ma se tua moglie decidesse di farlo io fossi in te non mi sorprenderei.

Inoltre, l’analogia con l’ISIS non ha senso, anzi ironicamente dimostra quanto tu abbia torto.

L’ISIS non è candidata alle elezioni italiane, non è un partito politico che ha distrutto questo Paese per 20 anni. La sua rifondazione non è proibita dalla Costituzione italiana. Un’intervista al loro capo è irrilevante da noi. Chi mai scapperebbe dall’Italia per aderire all’ISIS? Forse giusto gli islamisti a rischio radicalizzazione che finora sono stati catturati solo nelle erezioni degli editorialisti di Libero o una donna quando riceve un messaggio privato su Instagram da Luca Bizzarri.

Sai cosa significa dare spazio a Casapound, Formigli? Sarebbe come se tu intervistassi il capo dell’ISIS a condizione che alla fine dell’intervista acconsentissi a farti tagliare la testa. Lo faresti?

Quello che mi inquieta di questa categoria di giornalisti è che la loro esistenza ci era stata già predetta 40anni fa nella letteratura e nelle graphic novel distopiche. Se andate a rileggere come negli anni ’80 si immaginavano sarebbe stato il futuro nel 2020 c’era sempre, inevitabilmente, un qualche imbonitore proto-maschio alfa che urlava dalla TV odio e disprezzo verso minoranze additate come responsabili di tutti i mali della società. E la loro soluzione era sempre la stessa: più controllo, più repressione, meno libertà.

Corrado Formigli

Oggi il giornalista mainstream non è più schierato dal punto di vista ideologico. Non si presentano più come opinionisti di sinistra o destra. Sono, come sempre più spesso accade anche nella politica, la voce “del buonsenso” e del “fare la cosa giusta”. Nemmeno i loro nemici vengono mai introdotti come adepti della sinistra o dell’opposizione. Sono solo buonisti, abitanti dei salotti in centro o magnifici proprietari di megagalattiche ville e appartamenti in luoghi esotici.

Sono chirurgici nel non utilizzare mai le classiche divisioni politiche nella loro retorica, altrimenti il loro penoso posizionamento come persone che hanno sinceramente — e senza secondi fini! — a cuore le sorti del popolo contro le cosiddette élite che vorrebbero sfruttarli cadrebbe subito.

I loro nemici sono principalmente due: gli immigrati e i radical chic buonisti politicamente corretti.

E il modo che hanno trovato per collegare e criminalizzare questi due mondi si chiama: cronaca nera.

I giornalisti televisivi hanno terrorizzato gli italiani inventandosi un’emergenza criminalità che, stando ai dati ufficiali del ministero dell’Interno, non solo non esiste, ma diminuisce drasticamente di anno in anno da almeno una decina di anni a questa parte.

Nel 2014 i reati sono diminuiti del 7% rispetto l’anno precedente. Nel 2015 dell’8%. Nel 2016 addirittura del 15%. Ma guardando i talk show e leggendo i giornali italiani sembrerebbe di vivere nella più grossa emergenza di criminalità della nostra storia. E sta funzionando: il 46% si sente in pericolo, il dato più alto da dieci anni, mentre in 6 anni l’approvazione dello ius soli fra gli italiani è crollata dal 71% al 44%.

Questi dati non esistono nel giornalismo televisivo italiano.

Sono i dati ufficiali del Ministero dell’Interno di Salvini, ma letteralmente nessuno ha fatto una singola trasmissione o ha mai confutato l’idea che stiamo vivendo in un turbine di immigrazione e criminalità. Quello che abbiamo, invece, sono uomini che urlano dalla mattina alla sera, usando lo stesso tono delle spam per allungare il pene, che i migranti stanno uccidendo l’Italia.

E vi assicuro che non sto esagerando.

Tomaso Bassani di VareseNews si è messo a controllare di cosa parlassero gli ultimi 100 episodi di “Dalla vostra parte”, trasmissione di Maurizio Belpietro. Beh, il quotidiano online ha scoperto che nel 79% dei casi l’argomento fosse “gli immigrati”.

Maurizio Belpietro, un uomo che sembra una statua di cera dimenticata sotto al sole, è infatti leggermente monotematico.

Ecco alcuni dei temi delle puntate “Via subito i clandestini! I cittadini denunciano zone fuori controllo”, “Violenza dopo violenza i richiedenti asilo stanno inimicandosi gli italiani”, “Gli immigrati si stanno prendendo tutto” e “Troppi immigrati?”

Mi sa che il tizio che ha scritto l’ultimo titolo non ha superato lo stage.

Le trasmissioni esistono principalmente proprio per questo motivo: spingere la narrazione che in Italia siano esplosi scippi, furti in casa, stupri e altri reati che colpiscono e spaventano la gente normale e che l’unico modo per fermarli è non far entrare navi con 50 persone a bordo.

Maurizio Belpietro

Pensiamo un secondo per cosa, tutta questa enorme macchina politico-mediatica, si mette in moto.

Nel 2019, fino al 31 maggio, sono arrivati 25mila migranti. Non in Italia, in Europa. L’Unione Europea ha 500 milioni di abitanti. Di che cosa stiamo parlando?

C’è qualcuno che vuole seriamente sostenere che l’Unione Europea, la principale potenza economica del mondo, è sotto scacco da una data di Ligabue a Bari di africani?

Non so, a chi dobbiamo credere? Alle statistiche ufficiali del governo italiano o a Belpietro e Giordano, due giornalisti che sono stati condannati dall’Ordine per aver scritto falsità xenofobe e sono convinti che il riscaldamento globale non esista?

Penso che nessuno ci creda veramente.

Ma è importante dissimulare e terrorizzare le persone. Perché bloccare una nave permette al politico che se ne prende la responsabilità di sembrare un uomo d’azione che sta cambiando concretamente le cose in Italia. Storicamente i politici sono sempre stati criticati perché non farebbero mai quello che promettono – e impedire a un barcone di attraccare è il modo visivamente più efficace di dimostrare il contrario.

Ddl, votazioni, manovre economiche sono concetti difficili da trasmettere come esempi di buon governo agli elettori — bloccare una nave carica di gente che tutti in TV dicono sta massacrando, derubando e stuprando gli italiani è un concetto che arriva a tutti.

Lo vedi coi tuoi occhi.

In molti parlano del “fallimento” del giornalismo per via di questa paura non giustificata da dati reali. Si sbagliano. Non è un fallimento, è il sistema che è costruito così. E sta funzionando benissimo.

I video di Fuori dal Coro sono stati ricondivisi da settembre 2018 da Matteo Salvini 24 volte su Facebook e Twitter. Hanno realizzato decine di milioni di visualizzazioni, superando di gran lunga la media di circa 700.000 spettatori della trasmissione originale. Quelle puntate avevano uno scopo politico e lo hanno ottenuto. E Salvini è molto grato a Giordano per il suo lavoro. Il 3 settembre dello scorso anno lo ha invitato sul palco per parlare due ore alla festa della Lega di Alzano. Per capire i rapporti fra i due basta vedere come Salvini ha parlato dell’incontro. “Sono in diretta con l’amico Mario Giordano!”

Come “amico”, Mario? Mi sembra che Mario Giordano abbia uno strano concetto di “Fuori dal coro”.

Ho visto una parte di video – non tutto, perché non devo compensare con l’odio la mia vita mediocre. Guardarlo è importante perché ti fa capire che questo è un sistema di potere eretto per far passare le vittime come dei privilegiati e i privilegiati come vittime.

Ora qualcuno starà pensando – sono sicuro – “ok ci hai detto che sono degli stronzi, e quindi? Che ci possiamo fare?”

Molti sono convinti che sia impossibile ottenere un cambiamento. Ma non è così. C’è un modo per colpire queste trasmissioni e i loro conduttori, ed è il metodo che funziona da sempre: i soldi. O, meglio, è la pubblicità. Negli Stati Uniti gli attivisti di Sleeping Giants hanno fatto proprio questo. Sono nati dal nulla nel 2016, hanno aperto un account Twitter e sono riusciti subito a fare una differenza. Vi faccio qualche esempio: The O’Reilly Show, lo show  più visto sulla TV via cavo praticamente dalla sua messa in onda, ha chiuso dopo 21 anni grazie alle pressione esercitata dagli attivisti di Sleeping Giants.

Breitbart è il sito di riferimento dell’estrema destra americana. Il suo fondatore, Steve Bannon è stato l’uomo che ha portato Trump al potere e – purtroppo – è anche l’uomo che sta cercando di organizzare l’internazionale sovranista in Europa. Quelli di Sleeping Giants sono riusciti a convincere 935 diverse aziende a smettere di comprare pubblicità sulla testata, castrando così la capacità del sito di fare propaganda. La TV della NRA, la potentissima lobby delle armi statunitensi, ha dovuto chiudere dopo il crollo della pubblicità.

Che cosa ci impedisce di creare un qualcosa di simile in Italia?

Secondo voi tutte quelle aziende che durante il mese di giugno colorano i loro loghi con l’arcobaleno del Pride e parlano di quanto sia bella e importante la diversità sono contente di sapere che i loro soldi, e la loro immagine, portano avanti la carriera di gente che usa la propaganda neonazista sulla sostituzione etnica del popolo europeo?

Io ho visto  marchi che usano le battaglie sociali come campagne marketing e come loro “filosofia aziendale” fare pubblicità dentro queste trasmissioni o su giornali come Libero e La Verità. Gli stessi marchi che marciano con gli striscioni al Pride, per intenderci. Se i loro clienti protestassero, anche solo sui social, questi brand sarebbero costretti a prendere una posizione per evitare di passare come ipocriti.

Questo è l’unico modo per colpire questo regime di potere politico-mediatico.

Un regime gestito da persone che se fossero state davanti a Notre Dame in fiamme avrebbero picchiettato la spalla ai pompieri per dire loro “Hey non è giusto spruzzare tutta l’acqua solo su Notre Dame. Vi siete dimenticati di spruzzare i palazzi attorno che non stanno bruciando. Siete degli ipocriti!”

Ma in quel caso qualcuno li avrebbe presi e internati o messi a condurre un talk show mattutino su La 7.

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 23 settembre 2019.

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