Dalle conseguenze dell’alluvione a Valencia alla crisi del governo tedesco, passando per la spettacolare eruzione del vulcano in Islanda, ecco i principali avvenimenti che abbiamo selezionato a novembre 2024.

1 novembre – Valencia, Spagna
Almeno 224 persone sono rimaste uccise nell’alluvione più letale che abbia colpito la Spagna da tre decenni a questa parte a causa del cambiamento climatico, dopo che piogge torrenziali hanno colpito la regione orientale di Valencia. I meteorologi hanno dichiarato che nel giro di otto ore è caduta la pioggia di un anno, colpendo anche le aziende agricole di una regione responsabile di quasi due terzi degli agrumi coltivati in Spagna.

6 novembre – Stati Uniti d’America
Donald Trump ha vinto le nuove presidenziali degli Stati Uniti d’America, conquistando 312 grandi elettori contro i 226 di Kamala Harris. Nel suo discorso della vittoria, il tycoon ha dichiarato: “Questa è una magnifica vittoria che ci consentirà di rendere l’America di nuovo grande. Questo è un movimento mai visto prima, questo è il più grande movimento della storia. Sistemeremo tutto”.

7 novembre – Amsterdam, Paesi Bassi
In occasione della partita di Europa League tra l’Ajax, la squadra locale, e il Maccabi Tel Aviv, quella israeliana, Amsterdam è diventata scenario di tensioni. Violenze ai tifosi del Maccabi, aggressioni e vandalizzazioni ai danni dei sostenitori della questione palestinese: i media italiani hanno riportato gli avvenimenti come un nuovo pogrom, ma quelli internazionali hanno ricostruito un contesto più ampio.

7 novembre – Germania
Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha licenziato il suo ministro delle Finanze Christian Lindner dopo settimane di divergenze di opinioni sulla futura direzione economica del governo. La Germania terrà le sue elezioni federali lampo domenica 23 febbraio 2025. I socialdemocratici hanno ora ufficialmente nominato nuovamente il cancelliere Olaf Scholz come candidato principale.
11 novembre – Filippine

Nelle Filippine, il tifone Toraji ha costretto l’evacuazione di oltre ottomila persone in 2.500 villaggi. Toraji ha seguito i cicloni Trami, Kong-rey e Yinxing, che insieme hanno causato la morte di 159 persone e oltre 700.000 sfollati. Le Filippine non sono nuove a tempeste particolarmente forti, tanto che è stata la quattordicesima dell’anno a raggiungere l’arcipelago.

19 novembre – Wellington, Nuova Zelanda
Decine di migliaia di persone hanno manifestato in Nuova Zelanda per protestare contro una proposta di legge che vuole reinterpretare il trattato Te Tiriti o Waitangi, un accordo siglato da 500 capi della comunità maori e dal Regno Unito nel 1840. L’idea del partito più a destra della coalizione del governo è quella di estendere a tutti i cittadini neozelandesi i diritti della popolazione maori. Chi protesta sostiene sia un modo per toglierli a quest’ultimi.

21 novembre – Reykjanes, Islanda
A Grindavík, in Islanda, è avvenuta l’eruzione del cratere Sundhnúksgígar, la settima da dicembre 2023. Il vulcano ha creato una fessura lunga circa tre chilometri e per precauzione sono state evacuate cinquanta case nei dintorni e il resort Blue Lagoon. Negli ultimi anni, sulla penisola di Reykjanes, è aumentata drasticamente l’attività sismica, risvegliando anche vulcani spenti da ottocento anni.

21 novembre – Dnipro, Ucraina
La Russia ha sparato un missile balistico intercontinentale durante un attacco alla città ucraina di Dnipro, in quello che sarebbe il primo utilizzo in guerra di un’arma progettata per lanciare attacchi nucleari a lunga distanza. Il lancio conferma il rapido aumento delle tensioni nella guerra che dura da 33 mesi, dopo che anche l’Ucraina ha sparato missili statunitensi e britannici contro obiettivi all’interno della Russia.

27 novembre – Beirut, Libano
È entrata in vigore una tregua che potrà diventare un vero cessate il fuoco tra Israele e la milizia libanese Hezbollah e che pone fine a due mesi di intensi scontri lungo il confine, nel Sud del Libano e bombardamenti nella capitale Beirut, che hanno ucciso oltre 3mila persone e sfollate oltre un milione. L’accordo è stato mediato dagli Stati Uniti con il sostegno di Francia, Egitto e altri, e prevede un’iniziale tregua di 60 giorni.

27 novembre – Bruxelles, Lussemburgo
Il Parlamento Europeo ha approvato la nuova Commissione Europea presieduta ancora una volta, per il suo secondo mandato, da Ursula von der Leyen. Il numero dei commissari totali è 26, in rappresentanza di tutti gli Stati membri. Il mandato comincerà l’1 dicembre. Se si guarda alla composizione della Commissione, il Partito Popolare Europeo di centro-destra detiene 14 di queste posizioni, compresa la presidenza, i liberali avranno cinque, seguiti dai Socialisti e Democratici con quattro e dai Conservatori e Riformisti Europei di destra con uno.