Gli articoli più belli che abbiamo letto online nel 2017 - The Vision

Leggere un longform non è sempre facile: a volte i caratteri sono troppo piccoli, il telefono si mette a squillare dopo poche righe, oppure a metà del pezzo dobbiamo scendere dalla metro, lasciando la lettura in sospeso per recuperarla chissà quando, tra le schede aperte del browser. Il longform è un’arma a doppio taglio: approfondito, argomentato, ma alle volte tanto lungo da essere difficile da approcciare. Insomma, per arrivare fino alla fine di un articolo molto lungo ci vogliono tempo e concentrazione, motivo per cui abbiamo selezionato per voi i dieci longform più belli e rappresentativi del 2017, quelli cui vale davvero la pena che troviate un po’ di tempo e una sistemazione comoda.

A Generation in Japan Faces a Lonely Death
Di Norimitsu Onishi, pubblicato il 30 novembre sul New York Times

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“The extreme isolation of elderly Japanese is so common that an entire industry has emerged around it, specializing in cleaning out apartments where decomposing remains are found.”

In Giappone è talmente frequente che una persona muoia sola nel proprio appartamento senza che nessuno per anni se ne accorga da far sorgere addirittura un business di pulizie per queste case trasformate in tombe. Un’emergenza nazionale che deriva da diversi fattori, dalla disgregazione familiare al calo delle nascite, e che pone l’accento sul triste problema delle persone anziane, rimaste così sole da non avere nemmeno qualcuno che si accorga della loro morte.

Cat Person
Di Kristen Roupenian, pubblicato l’11 dicembre sul New Yorker

“Looking at him like that, so awkwardly bent, his belly thick and soft and covered with hair, Margot recoiled. But the thought of what it would take to stop what she had set in motion was overwhelming; it would require an amount of tact and gentleness that she felt was impossible to summon.”

Cat person è il racconto di una ragazza che si ritrova ad avere un rapporto con una persona per cui pensava inizialmente di provare un’attrazione e alla quale non ha saputo dire di no. Il pezzo ha avuto un riscontro molto forte e inaspettato per l’autrice semi-sconosciuta che l’ha scritto, probabilmente perché parla di qualcosa che abbiamo provato in molti, quella sensazione di costrizione nel fare una cosa così intima come il sesso con qualcuno che non ci piace. Cat person è diventato così il modello di una situazione in cui ognuno di noi si è ritrovato nel momento in cui l’attrazione per qualcuno si è capovolta, trasformandosi in un senso di repulsione spesso non sufficiente a fermare quello che stava succedendo. Uno spunto di riflessione sui ruoli di genere e sulla sessualità che indaga anche una zona grigia dei rapporti di potere.

A Most American Terrorist: The Making of Dylann Roof
Di Rachel Kaadzi Ghansah, pubblicato il 21 agosto su GQ

“During two stages of his trial, Dylann Roof decided to represent himself. When family members of the victims testified, they listened to him, without looking over, as he lifted himself weakly from his chair and dismissed them from the stand with his deep, always bored, blunt voice, which sounded like his mouth was full of Karo syrup.”

Un ritratto dettagliato di Dylann Roof, autore della strage di Charleston, avvenuta il 17 giugno 2015. Roof uccise nove afroamericani che stavano pregando con l’obiettivo, a quanto pare, di dare inizio a una guerra razziale. Dal processo, alla storia di come Roof comprò la pistola utilizzata per compiere la strage con i soldi di un regalo di compleanno: una ricostruzione dei fatti, passo dopo passo.

The First White President
Di Ta-Nehisi Coates, pubblicato il 27 ottobre sull’Atlantic

“His political career began in advocacy of birtherism, that modern recasting of the old American precept that black people are not fit to be citizens of the country they built. But long before birtherism, Trump had made his worldview clear. He fought to keep blacks out of his buildings, according to the U.S. government; called for the death penalty for the eventually exonerated Central Park Five; and railed against “lazy” black employees.”

È passato quasi un anno dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca e in questi mesi sembra che la cosa più importante per lui sia stata negare l’operato di Obama, principalmente perché si tratta di una persona di colore. La storia del razzismo e della white supremacy negli Stati Uniti ha radici molto profonde e sembra che l’attuale Presidente abbia tutta l’intenzione di scriverne un nuovo capitolo.

What Do We Do with the Art of Monstrous Men? 
Di Claire Dederer, pubblicato il 20 novembre sul Paris Review

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“They did or said something awful, and made something great. The awful thing disrupts the great work; we can’t watch or listen to or read the great work without remembering the awful thing. Flooded with knowledge of the maker’s monstrousness, we turn away, overcome by disgust. Or … we don’t.”

Il 2017 è un anno che ricorderemo come l’anno del caso Weinstein e della caduta di molti miti a cui eravamo affezionati. Da Woody Allen a Roman Polanski, passando per Sylvia Plath e Richard Wagner, è possibile continuare ad apprezzare il lavoro di un’artista a prescindere dal suo comportamento? Secondo l’autrice di questo pezzo, probabilmente sì, ma soprattutto dovremmo imparare a interrogarci sul modo in cui anche noi ci comportiamo da “mostri”.

What bullets do to the body
Di Jason Fagone, pubblicato il 26 aprile su Highline 

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“More than 30,000 people die of gunshot wounds each year in America, around 75,000 more are injured, and we have no visceral sense of what physically happens inside a person when he’s shot.”

Per sapere cosa succede esattamente al corpo umano quando viene colpito da un proiettile, Jason Fagone ha chiesto il parere di un medico esperto in chirurgia traumatologica, che lavora da oltre trent’anni nell’ospedale in cui è registrato il numero più alto di vittime da arma da fuoco. Fagone pensa che se ognuno di noi potesse assistere a ciò che succede davvero quando si è colpiti da un proiettile, il dibattito sulle armi avrebbe un tono molto diverso da quello attuale.

How the U.S. triggered a massacre in Mexico
Di Ginger Thompson, pubblicato il 12 giugno su ProPublica

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“In March 2011 gunmen from the Zetas cartel, one of the most violent drug trafficking organizations in the world, swept through Allende and nearby towns like a flash flood, demolishing homes and businesses and kidnapping and killing dozens, possibly hundreds, of men, women and children.”

L’avvincente storia di come un’operazione anti-droga statunitense abbia innescato una strage messa in atto da un cartello messicano ad Allende, al confine con il Texas.

The Rise of the Thought Leader
Di David Sessions, pubblicato il 28 giugno su New Republic

Fareed Zakaria

“Drezner traces how the pursuit of money in the new corporate ideas industry—through television shows, high-dollar speeches, and lavish book advances—pushes thought leaders to bloat their expertise and hustle in so many markets that they end up selling fakes. The most notorious example is Fareed Zakaria, the CNN host and columnist who has been caught lifting passages from other writers to feed his multiplatform output.”

Qual è la condizione degli intellettuali ad oggi? Già negli anni ’30 Gramsci aveva individuato un nuovo andamento di questa classe, formata da un organico di pensatori che avevano il ruolo di veri e propri funzionari della cultura, dipendenti statali che imponevano il pensiero dominante attraverso una diffusione indiscussa delle loro idee. Partendo da questa teoria, David Sessions si chiede come possa un intellettuale oggi diffondere il proprio pensiero senza doversi assoggettare alle regole del mercato.

The Few Who Won
Di Bhaskar Sunkara, pubblicato il 12 maggio su Jacobin

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“For a century, socialists have looked back at the October Revolution — sometimes with rose-colored glasses, sometimes to play at simplistic counterfactuals. But sometimes for good reason. Exploitation and inequality are still alive and well amid plenty. Even knowing how their story ended, we can learn from those who dared to fight for something better.”

A cent’anni dalla Rivoluzione Russa, capire quali sono state le conseguenze di questo evento storico di enorme portata non è semplice. Dal bolscevismo alla NEP, Sunkara ricostruisce punto per punto i passaggi della Rivoluzione, analizzandone tutti gli aspetti, sia negativi che positivi.

How one woman’s digital life was weaponized against her
Di Brooke Jarvis, pubblicato il 14 novembre su Wired

“They had found a fake Facebook page under Steven’s name with a profile picture of Courtney, naked. Emails rained down in their inboxes; some called Courtney a cunt, whore, and bitch, and one they felt was a death threat. Her coworkers received emails with videos and screenshots of Courtney, naked and masturbating. The messages came from a wide range of addresses, and some appeared to be from Steven.”

Il caso inquietante di una donna che, dopo aver interrotto una relazione nata online, si è ritrovata in un incubo che va ben oltre la semplice definizione di revenge porn.

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