Quella del 2017 resterà negli archivi come l’estate degli stupri. Da Rimini a Firenze al Salento, le notizie di cronaca relative a violenze sulle donne si sono susseguite nel corso di tutta la stagione, a ricordarci una triste emergenza a cui non si riesce a porre fine.

Ma quella del 2017 resterà negli archivi anche e soprattutto come l’estate degli stupri da parte di immigrati. I giornali italiani, in primis la star nel settore, Libero, hanno cavalcato l’emergenza, usandola come megafono per urlare all’Italia il solito motivetto anti-invasione. Abbiamo dovuto leggere titoli come “Se gli stupratori sono immigrati vengono difesi” e “Vietato dire che i ricercati sono stranieri”, mentre altri giornali apparentemente più imparziali ci hanno tenuto a mettere nel titolo dei propri articoli la provenienza dello stupratore – ma solo in caso fosse straniera. Basta analizzare il modo in cui il Corriere della Sera ha riportato le notizie di due differenti violenze avvenute a distanza di pochi giorni: “Ragazza stuprata in stazione a Cattolica: arrestato 29enne” – titolo di quella compiuta da un italiano – e “Migrante stupra una 76enne, si era offerto di portarle la spesa” – titolo per la violenza di matrice straniera. In un contesto in cui l’80% delle persone nella lettura di una notizia si ferma al titolo, la conseguenza è la creazione di una correlazione immediata tra violenza sessuale e migranti. Il lettore tenderà a far molto più caso agli episodi di stupri operati da stranieri, per il semplice fatto che si trova questa informazione esplicitata nel titolo.

Nella remota ipotesi in cui questa narrativa distorta e imparziale non dovesse funzionare, si è trovato il modo di porre rimedio. Nel corso dell’estate è stato spesso richiamato uno studio statistico sulle violenze sessuali, realizzato dell’Istituto Demoskopika. Questo report, secondo il quale il 39% delle violenze sessuali in Italia viene commesso da stranieri, è diventato in breve tempo la bibbia dell’estrema destra italiana e la prova schiacciante che i migranti “vengono qui a stuprare le nostre donne”.

Tra fine agosto e inizio settembre 2017 lo studio è diventato di pubblico dominio, in quanto ripreso e citato dalla quasi totalità della stampa nazionale. Da “Violenze dei migranti, sale la paura. Stuprano 5 volte più degli italiani” di Quotidiano.net, a “Stupratori, il dato choc: stranieri quattro su dieci” del Giornale. In poco tempo la ricerca di Demoskopika, basata sull’elaborazione dei dati del Ministero dell’Interno e dell’Istat, ha dato la consacrazione definitiva alla dialettica anti-invasione. Migliaia di condivisioni sui social, post sul tema dai soliti Salvini e Casapound: l’Italia xenofoba ha finalmente avuto lo studio di cui aveva bisogno per zittire “i buonisti”.

Eppure, analizzando meglio l’indagine di Demoskopika, ci sono alcune cose che non tornano. E che cozzano con la correlazione stupri-barconi da molti sbandierata.

Come si legge nella nota a piè di pagina dello studio, “sono stati elaborati i dati del Ministero dell’Interno e dell’Istat relativi al periodo 2014-2010”. Per quanto una certa categoria di stampa e politica abbia dunque tirato fuori i risultati di Demoskopika al momento del bisogno, e cioè per avvallare la tesi dell’estate degli stupri a opera dei migranti, il report dell’Istituto si riferisce a tutt’altro periodo ed è peraltro uscito nel marzo 2016. L’ondata migratoria dal Mediterraneo al centro del dibattito politico attuale tocca solo marginalmente il periodo di indagine, in quanto il flusso ha iniziato realmente a ingrossarsi nel 2014 – l’ultimo anno preso in considerazione – mentre in precedenza gli arrivi erano di poco superiori a quelli dei primi anni duemila. Usare lo studio di Demoskopika per sottolineare come l’imponente flusso migratorio via Mediterraneo stia portando con sé stupri e violenze è dunque fuorviante, per il semplice fatto che si sta parlando di due periodi differenti.

Il fatto che nella fascia temporale 2010-2014 gli arrivi sulle coste italiane abbiano fatto registrare una crescita potrebbe comunque essere sufficiente all’esercito degli anti-invasione per mantenere in vita la correlazione barconi-stupri. Basta però dare un’occhiata alla nazionalità degli stupratori rilevati dallo studio di Demoskopika, per rendersi conto che le cose non stanno proprio così: “Denunce ed arresti hanno interessato prioritariamente gli italiani nel 61% dei casi, seguiti da romeni (8,6%), marocchini (6%), albanesi (1,9%) e tunisini (1,3%)”. Tra le quattro categorie di stranieri a maggiore incidenza di denuncia compaiono dunque due Paesi europei che nulla hanno a che fare con il flusso migratorio in atto attraverso il Mediterraneo. Uno dei due Paesi, la Romania, appartiene addirittura all’Unione Europea, dunque al sistema di libera circolazione delle persone. Per il resto, le principali nazioni di origine dei migranti arrivati in Italia nel periodo indagato da Demoskopika sono siriani (24,9%), Eritrei (20,2%), Maliani (5,8%) e via via gli altri stati sub sahariani. I marocchini e i tunisini nemmeno compaiono: essi costituiscono una piccolissima percentuale del flusso migratorio in corso, nel 2014 come oggi, dunque anche da questo punto di vista la correlazione barconi-stupri cade.

Le stranezze relative allo studio di Demoskopika e alla sua diffusione, però, non finiscono qui. La frase citata in precedenza, “Denunce ed arresti hanno interessato prioritariamente gli italiani nel 61% dei casi, seguiti da romeni (8,6%), marocchini (6%), albanesi (1,9%) e tunisini (1,3%)”, termina senza che si prendano in considerazione le altre nazionalità. Sommando le percentuali relative a romeni, marocchini, albanesi e tunisini, si arriva a un 18% di denunciati per violenze di origine straniera. Se il 61% è italiano, balla ancora un 21% che non viene citato da nessun’altra parte. Ho contattato l’Istituto Demoskopika per avere più informazioni al riguardo: dopo una prima mail in cui mi hanno inoltrato lo studio – sempre se studio scientifico si può definire quello riportato in un documento di due pagine – ho chiesto maggiori informazioni sulla metodologia usata per condurre l’indagine, oltre che l’accesso ai dati nella loro interezza così da poter individuare la nazionalità degli altri stupratori. Da lì in poi, però, non ho più ricevuto risposta, nonostante ulteriori sollecitazioni.

Se la stampa non si è posta tutti questi dubbi, tra i pochi a denunciare le mancanze nello studio è stato Roberto Saviano: “Da questo calcolo”, nota anche lui su L’Espresso, “resta fuori un buon 21,2 per cento. Stranieri anche loro? Di dove? Nel mondo non sono solo i migranti a viaggiare… ma che importa, quello che doveva passare è che vengono dal mare a prendere il nostro lavoro e a violentare le nostre donne”.

“Violentare le nostre donne”, è  questa una delle frasi più usate per denunciare “l’invasione”. Provando, a fatica, a chiudere un occhio sul tono maschilista e sessista di questa frase, c’è un altro aspetto che non torna. Come lo stesso studio di Demoskopika sottolinea, e come confermano anche l’Istat e il Viminale, “Il 62,7% degli stupri sono commessi da partner, il 3,6% da parenti e il 9,4% da amici, e solo il 4,6% degli stupri viene commesso da uno sconosciuto”. Questo significa che le violenze avvengono per la quasi totalità all’interno della cerchia familiare, dunque gli stupri di stranieri tenderanno a essere su stranieri, e idem per gli italiani su italiani. Quindi no, affermare che i migranti “vengono qui e stuprano le nostre donne” non corrisponde alla realtà, si tratta piuttosto di una strumentalizzazione ad hoc di singoli episodi – alimentata anche e soprattutto dall’eco mediatica che ricevono.

Molti articoli dell’estate, assieme allo studio di Demoskopika, citavano poi un rapporto del Viminale sullo stesso tema realizzato sui primi mesi del 2017. “Stupri, ecco i veri numeri: gli stranieri delinquono di più”, titolava ad esempio Il Giornale, o “Dati del Viminale: oltre 2300 stupri nel 2017, uno su tre commesso da immigrati”, scriveva Il Secolo D’Italia. Nei primi sei mesi del 2017 sono state denunciate 2333 violenze in Italia (2345 nello stesso periodo del 2016). Le persone straniere denunciate o segnalate per violenza sessuale sono 904, 1534 quelle italiane. Il rapporto del Viminale conferma dunque, indicativamente, i dati di Demoskopika. Il problema è che il rapporto del Viminale non esiste, nel senso che i numeri provengono piuttosto da “dati aggiornati, forniti all’Adnkronos dal ministero dell’Interno”, e ripresi dal resto della stampa. Quando ho contattato il Viminale chiedendo maggiori informazioni, in particolare sulla nazionalità dei denunciati così da verificare l’incidenza della variabile “barconi” – per usare un lessico caro ai più – ho ricevuto una tabella Excel di due righe per due colonne, che riporta gli stessi quattro dati citati dai giornali. Nient’altro.

I numeri ricevuti dal Viminale sottolineano sì un’alta incidenza di violenze a matrice straniera, ma non c’è scritto da nessuna parte che essa sia connessa al flusso migratorio dal Mediterraneo. Anche questi dati, insomma, sono stati strumentalizzati da parte della stampa e della politica per alimentare la dialettica anti-invasione.

Al di là di quanto detto fino a ora, ci sono altri elementi che se presi in considerazioni mettono in crisi molte delle convinzioni su cui la maggioranza della dialettica xenofoba italiana si basa. Il contesto di miseria da cui provengono i migranti e l’esclusione sociale in cui continuano a vivere nel nostro Paese hanno un’incidenza sulla probabilità che vengano commesse violenze. Questo non vuol dire che io li stia giustificando, e non penso volesse farlo neanche l’Unicef quando nel suo studio ha sottolineato l’importanza di queste variabili. Molte violenze si risolvono poi senza che venga trovato il colpevole, mentre in parecchi altri casi è la violenza stessa a rimanere taciuta e a non essere denunciata – questo soprattutto quando avviene nella sfera domestica. Esiste dunque tutto un sommerso nelle violenze sessuali che rende difficile trarre conclusioni generali e valide in maniera assoluta sul rapporto stupri-nazionalità.

Lo studio di Demoskopika, divenuto in pochi mesi la bibbia della compagine xenofoba italiana, è un foglio di carta che dice tanto su un’emergenza in atto nel nostro Paese. Quell’emergenza è la violenza sulle donne, una violenza di genere che poco o nulla ha a che fare con la questione migranti. Un’emergenza che è sempre esistita e che non può essere risolta con la facile equazione barconi-stupri. È ora di capirlo.

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