Perché sono le madri degli adolescenti, e non le neo-mamme, le più depresse

La gioia della maternità va e viene nel corso degli anni. Se doveste tirare a indovinare, pensereste che il periodo più provante per una madre siano le prime settimane di vita del neonato, considerando la perdita di molte ore di sonno e il dover riadattare la propria vita ai bisogni del bambino. Quello che potrebbe sorprendere è la scoperta che, secondo la nostra ultima ricerca, il periodo più difficile per la maternità arriva quando i figli frequentano la scuola media.

Abbiamo studiato più di 2200 madri, per la maggior parte con un alto livello di scolarizzazione, con figli di età infantile e adulta, e abbiamo esaminato diversi aspetti, dal benessere della madre, alle capacità di genitore, alle percezioni dei loro figli. Quello che è apparso è un grafico relativo ai livelli di stress e depressione, con le madri dei ragazzi delle medie (preadolescenti tra gli 11-12 anni) che fanno registrare i valori più alti, e quelle con figli adulti che risultano le più soddisfatte.

Si è rivelato, nonostante la stanchezza e il sovraccarico di emozioni durante il periodo dell’infanzia, che le madri sperimentano anche alti livelli di soddisfazione nel prendersi cura dei propri bambini. Ma con l’arrivo della pubertà, le madri trovano sempre meno interazioni positive con i loro figli e la sfida educativa diventa molto più complessa.

Dalla prospettiva delle madri, si avvera il detto: “Piccoli i figli, piccoli i problemi; grandi i figli, grandi i problemi”. Durante gli anni della preadolescenza, vari fattori si uniscono a formare la tempesta perfetta. Se da un lato i ragazzi cominciano ad affrontare la pubertà e ciò che essa implica – ormoni, acne e cambiamenti nel proprio corpo – d’altra parte aumenta anche l’attrazione verso le droghe, l’alcool o il sesso. I ragazzi devono anche fare i conti con la transizione verso un ambiente scolastico relativamente impersonale, con strutture più grandi e insegnanti diversi, così come maggiori pressioni sui voti e sulle attività extracurricolari. Basti pensare ai test standardizzati e alla preparazione verso l’università (che comincia sempre più presto). Infine, i ragazzi di questa età cominciano a cercare di capire chi sono, separandosi dai propri genitori nel tentativo di farsi accettare dai propri pari. Questo spesso avviene testando i propri limiti e anche assumendo rischi.

Si tratta di un’enorme mole di cambiamenti da affrontare tutti insieme. E mentre i bambini lottano per bilanciare tutte queste grandi sfide, anche le loro madri ne sono coinvolte in quanto caregiver.

Le madri sono essenzialmente le prime a rispondere della sofferenza dei propri figli e devono capire come confortarli e rassicurarli nel modo migliore, dato che i vecchi metodi – abbracci, parole amorevoli e favole della buonanotte – non funzionano più. Devono anche riuscire a tracciare i giusti limiti. Decidere che cosa consentire di fare ai propri figli e sino a che punto, può portare incomprensioni e persino paura. Vogliamo che i nostri figli parlino di tutto con noi per essere loro di supporto, ma dobbiamo preoccuparci anche di come farlo senza condannare a priori le esperienze come negative o pericolose. Anche per le madri più sicure di sé si tratta di un periodo in cui si mette in discussione, ci si preoccupa di aver preso le giuste decisioni e ci si sente in colpa per le proprie prese di posizione.

Inoltre, ovviamente, le mamme fronteggiano i cambiamenti spesso drastici nella personalità dei figli, come quei comportamenti nelle interazioni quotidiane che possono mutare da un giorno all’altro. Quel bambino adorabile e sorridente delle elementari si sta trasformando in un adolescente imprevedibile e scontroso: affettuoso e responsabile il giorno prima, totalmente chiuso in se stesso quello dopo.

Che i preadolescenti mal sopportino i propri genitori non è una novità. Quello che è ora è comprovato, grazie al nostro studio, è che questi comportamenti possono essere molto dolorosi per le madri. Le donne che considerano i propri figli maleducati e conflittuali sono quelle che si sono sentite più depresse. Il messaggio più importante dato dalle nostre scoperte è che quella grande “separazione” dalla propria prole, quella che fa più male, non avviene quando i figli lasciano il nido per davvero, ma quando lo fanno a livello psicologico, nei loro complessi sforzi per crescere, durante l’adolescenza.

Nel periodo di massimo sforzo emotivo, gli anni dell’adolescenza richiedono anche una crescente domanda di tempo ed energie, soprattutto per le madri con un buon livello di scolarizzazione. In termini di ore dedicate, le madri laureate spendono più tempo a seguire le attività extrascolastiche dei loro figli rispetto a quanto facciano i padri con lo stesso livello di educazione o rispetto alle madri con un livello inferiore. Oltre al tempo impiegato, c’è l’enorme sforzo psicologico associato alla pianificazione, all’organizzazione e alla presenza a questi eventi, spesso con scadenze improrogabili, e con più di un bambino a cui pensare.   

Tutto questo sopraggiunge quando la maggior parte delle madri affronta i primi segni della mezza età, con un declino nelle capacità fisiche e mentali, e un aumento della consapevolezza della morte. È anche un periodo in cui, secondo altri studi, la soddisfazione coniugale raggiunge il livello più basso e il conflitto quello più alto.

Non c’è da stupirsi se le madri dei ragazzini che frequentano le scuole medie sono così stressate.

Per affrontare l’attacco imminente, devono essere preparate, e i libri e le risorse online possono senz’altro aiutare. Ma le madri di quei ragazzini devono anche ricaricarsi tramite legami di amicizia sinceri, affidabili e autentici. In un nostro precedente studio, abbiamo mostrato il forte potenziale protettivo di queste relazioni nel tutelare le donne durante le sfide della maternità. Le madri, quindi, del connettersi con amiche che le supportino dovrebbero fare un imperativo, e non un’opzione, e dedicarsi a loro specialmente negli anni delle medie. Dovrebbero essere l’una la cassa di risonanza dell’altra, mettersi in contatto quando si sentono fragili o esauste, o quando non ne possono più. E divertirsi insieme.

Infine, mentre le madri affrontano la preadolescenza, dovrebbero farsi coraggio, pensando che poi diventerà più facile. I ragazzini delle medie cominceranno le superiori, e poi diventeranno adulti, e i nostri dati mostrano chiaramente che la madri più felici sono quelle i cui bambini sono ormai cresciuti. La sindrome del nido vuoto è in gran parte un mito. Aiuta molto anche ricordarsi (e, seriamente, si può attaccare un promemoria sul frigorifero se serve) che non siamo soltanto madri. Siamo anche persone.

Questo articolo è stato tradotto da Aeon.

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