Salvare vite umane è sempre più difficile perché le persone non donano gli organi. È assurdo. - THE VISION

Secondo il report Donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule staminali, rilasciato lo scorso gennaio dall’Istituto superiore di sanità, nell’ultimo anno sono stati effettuati il 10% dei trapianti in meno rispetto al 2019. Il crollo non ha sorpreso il Centro nazionale trapianti (Cnt) che, considerata l’eccezionalità della situazione sanitaria, ha parlato di “calo contenuto” rispetto alle aspettative. A preoccupare è invece l’aumento delle opposizioni alla donazione, che ha raggiunto la percentuale più alta mai registrata. I dati del Cnt riflettono non solo una grave disinformazione della popolazione in materia di donazione, ma anche i valori promossi da una cultura che, lungi dal valorizzare l’aiuto disinteressato, premia il guadagno ma non la solidarietà.

Come riferisce il Cnt, nel 2020 il crollo dei trapianti è stato in parte dovuto alla saturazione delle terapie intensive: in condizioni normali, infatti, qui vengono individuati e segnalati i potenziali donatori e, successivamente, prelevati gli organi e i tessuti necessari per l’intervento. Con i letti occupati dai pazienti affetti da Covid e il personale medico impegnato nella loro assistenza, le segnalazioni sono calate dell’11.5%, con una conseguente diminuzione di oltre il 10% dei trapianti da donatore deceduto. Un freno ancora più consistente ha colpito le donazioni da vivente, ridotte del 20% in quanto interventi chirurgici programmabili. Per quanto riguarda gli organi, il calo più drastico ha riguardato i trapianti di polmone (meno 24.5%) e di rene (meno 10.8%). I più penalizzati in assoluto sono stati invece gli interventi riguardanti i tessuti, in particolare cornea e osso: le donazioni sono calate del 31% e i trapianti del 22.5%.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria, le difficoltà incontrate nell’organizzazione dei trapianti erano prevedibili, ma non vale altrettanto per il calo dei consensi. Nel 2020 sono cresciute soprattutto le opposizioni espresse dai cittadini al rinnovo della carta d’identità, che con oltre un terzo delle dichiarazioni totali hanno raggiunto il massimo storico. Tutte le decisioni espresse in vita devono essere rispettate, ma l’impatto delle opposizioni è sempre più drammatico: senza quel 33.6% di “no”, nell’ultimo anno ci sarebbero stati 430 donatori in più, a beneficio delle quasi 9mila persone in lista di attesa. 

Massimo Cardillo, direttore del Cnt, in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera ha associato l’aumento dei dissensi a una “Mancanza di conoscenza sui temi della donazione di organi e del trapianto, ma anche alla scarsa fiducia nel sistema sanitario, soprattutto in alcune aree del Paese”. Questi ostacoli riguardano non solo i pazienti, ma anche i loro parenti o conviventi. Una legge del 1999 prevede che le donazioni siano regolate dal principio del “silenzio-assenso”, per cui le persone decedute che in vita non si sono opposte alla donazione andrebbero considerate automaticamente donatrici; tuttavia, nella pratica, in mancanza di un’esplicita dichiarazione del paziente la decisione riguarda i suoi familiari. Questi, al momento di acconsentire alla donazione, non sempre dispongono della razionalità necessaria per valutare adeguatamente la questione, soprattutto se in precedenza non ne hanno mai sentito parlare – il che accade di frequente, dal momento che il 60% dei cittadini non sa come si diventa donatori.

Alla base dei “no” regna una forte difficoltà a comprendere il concetto di morte cerebrale, poiché l’utilizzo dei ventilatori necessari a garantire l’efficienza degli organi fino al momento dell’espianto, fa sì che il cuore del paziente continui a battere – e dunque il defunto sembri ancora vivo – anche dopo il decesso. Come ricorda Cardillo, però, contribuiscono a confondere le idee anche i numerosi dibattiti che si consumano nei social network, dove la comunicazione è sempre più polarizzata e la divulgazione scientifica viene spesso sovrastata dalla diffusione di fake news. Per esempio, una delle principali resistenze alla donazione è la paura che i medici non faranno di tutto per salvare la vita del paziente se quest’ultimo ha acconsentito al futuro espianto dei suoi organi. Nel complesso, il conflitto tra informazioni contrastanti e spesso inattendibili genera dubbi e paure ingiustificate. Di conseguenza, il prelievo degli organi viene concepito come una manipolazione del corpo umano e non come una procedura essenziale e potenzialmente salvavita per moltissime persone. 

A ciò si aggiunge la sfiducia che molti cittadini ripongono nel sistema sanitario: secondo Vincenzo Passarelli, ex presidente dell’Associazione italiana donazioni d’organo (Aido), non è un caso che nelle regioni del Sud, dove la qualità assistenziale è generalmente inferiore, cresca il tasso di opposizioni alla donazione. Ulteriore riflesso di un sistema sanitario deficitario sono i silent donor, ovvero le mancate segnalazioni dei pazienti in morte cerebrale da parte dei reparti di rianimazione: errori o omissioni che non potranno essere scongiurati finché le istituzioni non si impegneranno a garantire una formazione adeguata del personale delle terapie intensive in ogni area del Paese.

Mentre è innegabile che alcune mancate donazioni siano dovute a lacune organizzative, è priva di fondamento ogni opposizione espressa dai pazienti in nome di dogmi o princìpi religiosi, come il mantenimento dell’integrità del corpo anche dopo la morte. Nessuna delle principali confessioni, da quella cristiano-cattolica a quella induista, vieta di donare o ricevere organi. Talvolta, come nel caso dell’Islam, è necessario che il trapianto avvenga immediatamente dopo che l’organo è stato prelevato dal donatore, e che quest’ultimo abbia preventivamente esplicitato un consenso scritto; altre religioni addirittura incoraggiano la donazione (protestantesimo) o, se necessaria, la prescrivono (ebraismo). Nella maggior parte dei culti – compresi quello buddhista, quacchero o dei testimoni di Geova – la decisione viene rimessa alla coscienza individuale.

Il crollo delle donazioni non può essere spiegato da alcuna ideologia ufficialmente condivisa, ma non si può negare il ruolo che il contesto sociale esercita indirettamente sulle scelte di ognuno. In un sistema ancora troppo fondato sull’individualismo, in cui l’arricchimento viene proposto come l’unica fonte di soddisfazione possibile – da raggiungere anche a costo di alimentare crisi globali come quelle ecologica, climatica, economica o umanitaria – è inevitabile che concetti come la gratuità o la solidarietà precipitino in fondo alla scala dei valori. Un conto è quindi pretendere che i propri sforzi lavorativi siano adeguatamente retribuiti, un altro è però ignorare la possibilità di cedere qualcosa che è stato nostro, solo perché non ne ricaveremo alcun guadagno personale. Le opposizioni alla donazione rilevate dal Cnt riflettono grosse lacune in termini di conoscenze, ma affinché le future iniziative di sensibilizzazione siano davvero efficaci è necessario che le persone accettino che appartenere a una comunità significa anche prendersi cura dell’altro senza ricevere nulla in cambio. 

Anatomia degli organi nel corpo umano

Le restrizioni dell’ultimo anno hanno generato una devastazione economica e psicologica al momento difficile da quantificare, ma l’isolamento forzato ha anche costretto il mondo a rivalutare principi come la solidarietà. La stessa parola rimanda a solidus (solido) e si riferisce al “rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività”. La necessità di sostenere le categorie più colpite dalla pandemia – come gli anziani o le persone non autosufficienti – ha restituito dignità all’aiuto gratuito, ricordando a tutti l’importanza di quel senso di responsabilità collettiva che il consumismo tende a far dimenticare. Anche scegliere di donare gli organi potrebbe rappresentare un’espressione di questo rinnovato altruismo: riprendendo Cardillo, “L’emergenza ci ha insegnato che ognuno, con i propri comportamenti, è responsabile della salute di tutti: è un principio che da sempre vale per i trapianti”.

Lo scorso 20 agosto Giulia Grillo, ministra della Salute durante il governo Conte, ha firmato un decreto che darà impulso alla legge sul “silenzio-assenso”, rimasta inattuata per oltre vent’anni. L’introduzione della norma sarà accompagnata da un impegno del Cnt a fornire a tutta la popolazione informazioni adeguate circa la gratuità delle procedure e l’assoluta tutela della persona deceduta. Le eventuali opposizioni verranno comunque registrate nel Sistema informativo trapianti (Sit, infrastruttura informatica che raccoglie le dichiarazioni di volontà), ma in assenza di un’obiezione ufficiale varrà di default il principio del presunto consenso. 

Giulia Grillo

Secondo Mario Scalamogna, ex coordinatore del Nord Italia Transplant, il tasso dei consensi riflette una “Buona relazione complessiva fra il Servizio sanitario e i cittadini”, ma tale associazione, seppur vera, riduce la scelta di donare gli organi al rapporto che lega il singolo al sistema. È necessario adottare una prospettiva più ampia, che includa il senso di comunità che lega i cittadini. Una volta riscoperto il valore profondo della solidarietà, anche la donazione sarà vissuta come un’opzione valida e necessaria, e il principio del silenzio-assenso potrà essere accettato e diffuso. Donare gli organi offre l’opportunità di salvare delle vite ed è importante rafforzare la consapevolezza che, anche in questo caso, ogni scelta del singolo condiziona l’esistenza di tutti.

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