La scoperta della Puglia dei castelli non può non partire da Castel del Monte - THE VISION

Ci sono forme che da sempre si impongono nel mondo della nostra immaginazione: il labirinto, la grotta, la capanna, il castello. Nelle favole, quest’ultimo è il simbolo di qualcosa di molto lontano e di raggiungibile soltanto in seguito a un lungo viaggio, che presumibilmente comporterà diverse peripezie che obbligheranno ad accettare il rischio di mettere a repentaglio la propria vita. Il castello appare come una sorta di visione, un’oasi architettonica nel bel mezzo di tutto ciò che risponde al nome di natura. Altrimenti – al punto opposto di questo tensore – era qualcosa da abbandonare, simbolo della società e della cultura, delle norme da cui allontanarsi per poter essere liberi e andare in cerca d’altro, magari fondando la propria fortezza.

La Puglia è stata per secoli una terra di conquiste e dominazioni, dal Gargano al Salento sono quindi numerosi i castelli in cui riecheggia l’eco del passato e delle dinastie che si sono succedute, intervallando epiche e tremende battaglie a momenti di pace, benessere e sfarzo artistico e intellettuale. La scoperta della Puglia dei Castelli non può non partire da Castel del Monte nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, imponente fortezza che, a differenza di tanti progetti, si merita davvero l’aggettivo “iconica”, perché unica e inimitata. Voluta da Federico II di Svevia – nipote di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero dal 1220 al 1250, nonché Re di Sicilia, di Germania, d’Italia, di Gerusalemme, Duca di Svevia, di Puglia e Calabria, Conte di Matera, Re di Tessalonica e Principe di Capua – è oggi riconosciuta Patrimonio mondiale dell’Unesco. Federico II fu una delle personalità più influenti, potenti e affascinanti della nostra storia, conosciuto con l’appellativo di “stupor mundi” era un uomo poliedrico, la cui figura diede vita a molti miti e leggende popolari.

Castel del Monte, foto di Giulia Gasperini

Castel del Monte, a differenza di tanti altri castelli, non è circondato né da mura di cinta, né da un fossato. È vero che si trova in cima a una collina, ma con pendii morbidi, facilmente percorribili e nessuna difesa naturale. Le torri, poi, presentano delle feritoie, ma sono troppo strette e profonde affinché potessero essere usate da dei balestrieri, e poi non c’è una stalla. Questi elementi fanno dubitare che fosse una fortezza militare, così come una palazzina di caccia. Non sembra ci fossero nemmeno locali dedicati alle cucine ma grandi camini. Questi dettagli formali contribuiscono ad avvolgere il castello di mistero. Alcuni hanno ipotizzato potesse essere un osservatorio astronomico. Ai lati dell’ingresso principale ci sono infatti due colonne sormontate ciascuna da un leone, dei quali uno volge lo sguardo nel punto in cui il sole sorge al solstizio d’estate e l’altro nel punto in cui sorge al solstizio d’inverno. Qualcun altro, per lo stesso motivo, ha pensato potesse essere un tempio del sapere, una sorta di percorso iniziatico, vista l’assenza di corridoi e il conseguente percorso obbligato per passare da una all’altra stanza, tutte di forma trapezoidale, per un totale di otto stanze per piano.

Castel del Monte, foto di Vanda Biffani

L’ottagono, infatti, è una forma mistica, la sintesi del cerchio (simbolo del divino) e del quadrato (l’umano). Forse, la forma di Castel del Monte riprendeva quella del Santo Graal e magari lo custodiva davvero: Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, aveva infatti guidato la VI Crociata. Ad alcuni piace credere che, oltre agli accordi diplomatici e alla restituzione di Betlemme e Nazaret ai cristiani da parte dei musulmani, l’Imperatore fosse riuscito a ottenere nientemeno che la reliquia raggiunta più recentemente da Indiana Jones. Qualcun altro sostiene in maniera più prosastica ma forse anche più scientifica che la forma di Castel del Monte rappresenti semplicemente la corona della casata Sveva, eppure questa ipotesi non risponde a tante domande. Pare che al centro del cortile ci fosse una vasca di marmo talmente grande da occuparlo quasi completamente, anch’essa ottagonale, andata perduta. A prescindere da quale sia la storia a cui preferiamo credere, la forma stessa di questo castello è un enigma, e visitarlo un’esperienza potente, tanto che Matteo Garrone ci girò parte del suo film ispirato a Lo cunto de li cunti e – dopo Dior con la Taranta a Lecce nel 2020 – la storica maison di Gucci lo ha scelto come ambientazione della sua prossima sfilata di maggio, che si preannuncia essere memorabile.

Castel del Monte, foto di Franco Cappellari
Dal film di Matteo Garrone “Lo cunto de li cunti”, 2015

Ma Federico II fece costruire molti altri castelli. Uno degli esempi più interessanti tra questi è il Castello di Trani, affacciato sull’Adriatico fu scelto da Manfredi, figlio di Federico, per suggellare le sue nozze con la principessa Elena degli Angeli, necessarie per mantenere la pace tra Epiro (al confine tra le attuali Albania e Grecia) e la Sicilia. Dopo la morte di Manfredi, ucciso durante la Battaglia di Benevento nel 1266, Elena tentò di fuggire, ma il castellano di Trani la tradì e fu fatta prigioniera dagli angioini e isolata nel castello del Parco di Nuceria Christianorum (oggi Nocera Inferiore), dove morì in prigione. Restando nella Puglia Imperiale, tra le province di Trani-Andria e Barletta, poi, non si può mancare il Castello di quest’ultima: eretto dai normanni nella seconda metà del Dodicesimo secolo, custodisce la storia della famosa “Disfida di Barletta”, avvenuta nel territorio di Trani – all’epoca sotto la giurisdizione veneziana – nel febbraio del 1503, fra tredici cavalieri italiani (sotto l’egida spagnola) e tredici cavalieri francesi.

Castello di Trani
Castello Svevo, Barletta, foto di Vanda Biffanie

Se ci si sposta sul Gargano si trova il castello normanno di Peschici, costruito sempre dai normanni tra il Decimo e l’Undicesimo secolo su un’alta rupe a strapiombo sul mare per presidiare la costa dalle scorribande dei saraceni e dei pirati. Non lontano sorge il Castello di Monte Sant’Angelo, eretto dai longobardi e ampliato sotto la dominazione normanna, con la torre dei Giganti e la torre Quadra. Affonda le radici nel Tredicesimo secolo, il Castello Svevo Angioino di Manfredonia edificato per proteggere la città. La regolarità geometrica della struttura racchiude numerosi aspetti costruttivi tipici dell’architettura sveva, che incorporano però dettagli riconducibili a stili diversi, creando un linguaggio compositivo eterogeneo, ennesimo segno e testimonianza dell’avvicendarsi di dinastie e dominazioni diverse.

il Castello di Monte Sant’Angelo, foto di Franco Cappellari
Il Castello Svevo Angioino di Manfredonia, foto di Matteo Nuzziello

Passando poi sui Monti Dauni è poi possibile ammirare la Fortezza svevo-angioina di Lucera, che faceva da sentinella dell’intero Tavoliere con le sue mura che superano i 900 metri di lunghezza e il Palatium Federiciano. Poco distante, il maestoso castello normanno di Deliceto è una vera e propria fortezza militare. La sua nascita risale alla seconda metà del Nono secolo, e cioè all’età longobarda, ed è caratterizzato da un possente mastio quadrangolare e torrioni circolari. Scendendo verso sud, nella Terra di Bari si trovano il castello normanno-svevo di Bari e il castello svevo di Gravina in Puglia, arroccato su un promontorio. Rientra nel processo di incastellamento della zona, anche il Castello di Gioia del Colle – sebbene la prima costruzione dell’edificio sia da attribuire a Riccardo Siniscalco, anche in questo caso il protagonista del maniero fu Federico II. Tra le fortificazioni dell’epoca non sono poi da dimenticare la Torre di Porta Grande o normanno sveva di Cisternino, l’ingresso principale a uno dei borghi più famosi d’Italia, e a metà strada tra Brindisi e Taranto il Castello Svevo di Oria veglia la valle che separa le due città, costruito tra il 1225 e il 1233, sempre per volere di Federico II, nei secoli è stato residenza di nobili, principi e cavalieri.

Il Castello Torre della Leonessa, Lucera, foto di WildRatFilm
Il castello Svevo di Gravina in Puglia, foto di Carlos Solito

Il castello ha cambiato più volte il suo valore simbolico: dal rappresentare il potere secolare e militare inespugnabile – come una sorta di forziere urbano in grado di contenere ogni aspetto della vita associata – è diventato col Romanticismo, l’esotismo e infine il logo della Disney che tutti conosciamo un luogo di fiaba, straniante e desiderabile al tempo stesso, una meta altra, in grado di contenere tutto ciò che più ci affascina e al tempo stesso ci spaventa, meraviglie ed enormi, sconosciuti rischi. Il castello è luogo di doppiezza, protezione e al tempo stesso pericolo; si mostra svettando dal paesaggio, ma la sua architettura cela segreti e segrete – basti pensare a quello di Barbablù. Il castello è un’architettura che riproduce in modo artificiale la foresta intricata da cui di solito è circondato e che a sua volta circonda qualcosa di molto importante, che non può essere raggiunto e men che meno conquistato, il corpo simbolico dell’identità di un popolo. Per questo una terra tanto ricca di castelli come la Puglia continua a risvegliare la nostra curiosità, richiamando questo antico desiderio, nutrito da quando siamo bambini da tante favole, che spesso affondano le loro radici nella storia di questi luoghi.


Questo articolo è stato realizzato da THE VISION in collaborazione con Pugliapromozione – Agenzia Regionale del Turismo. Dal Gargano al Salento, la Puglia permette di immergersi nei colori e negli odori del mare e della macchia mediterranea, mentre se ne scoprono l’ampia tradizione enogastronomica e le antiche tradizioni. Continua il viaggio su viaggiareinpuglia.it e su @weareinpuglia.

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