Come la produzione di contenuti video ha permesso a molte persone di reinventare il proprio lavoro - THE VISION

Molte persone a partire dall’inizio della pandemia sono riuscite a reinventare il proprio lavoro grazie alla tecnologia. La creazione di video si è guadagnata così sempre più in fretta una posizione centrale sulle piattaforme digitali, dove la necessità di proseguire il proprio lavoro si è intersecata a quella di andare incontro alle nuove esigenze degli utenti e ai cambiamenti degli algoritmi sui vari social, portando i liberi professionisti e le aziende a innovare nel giro di poche settimane i propri strumenti di lavoro e la propria modalità di interazione con il pubblico. In molti non hanno avuto nemmeno il tempo di rendersi conto della fatica emotiva che questo tipo di digitalizzazione richiedeva, tanto era urgente la necessità di adattarsi all’emergenza. Ma ora che le attività hanno potuto riprendere a svolgersi in presenza più o meno come prima, tuttavia, in tanti stanno raccogliendo i frutti dello sforzo compiuto, e infatti la creazione di contenuti accessibili online continua a rappresentare una strategia eccezionale per ampliare il proprio bacino d’utenza facilitando, in molti casi, l’accesso ai servizi.

Molti professionisti sono diventati a tutti gli effetti creator digitali per continuare a sostenersi economicamente e per rispondere all’enorme aumento della richiesta di tutorial, videocorsi e contenuti di intrattenimento. In linea con i dati provenienti dal resto del mondo, l’utilizzo di materiale audiovisivo per assecondare le proprie passioni, perfezionare le proprie competenze o acquisirne di nuove è ormai diventato parte integrante della nostra quotidianità. Stando ai dati riportati da Google, nel mese di marzo 2020 le ricerche di video legati alla formazione scolastica – come lezioni di approfondimento, documentari o repliche di esperimenti scientifici – sono aumentate del 120% rispetto all’anno precedente e quelle di lezioni per imparare a suonare la chitarra del 40% – certo, sarebbe ancora più interessante vedere in quanti ci sono davvero riusciti. A giudicare dalle storie postate su instagram in cui qualcuno imbraccia un ukulele per storpiare “Over the Rainbow” e altri grandi classici del cantautorato italiano e internazionale, si direbbe in pochi.  

Il consumo di contenuti del tipo “How to (…) at home” è poi aumentato di oltre il 50% – soprattutto in settori come la cucina, il bricolage e il make-up – mentre quello di tutorial per imparare una nuova lingua è addirittura sestuplicato. Non ultimo, sono sempre di più le persone – soprattutto tra gli adolescenti – per le quali YouTube rappresenta un modo per allontanare lo stress derivante da un’atmosfera formativa, lavorativa e sociale sempre più competitiva. Pensiamo, per esempio, alla classifica dei contenuti più popolari su YouTube nel 2021, nettamente dominata da repliche di sessioni di gaming – da guardare e commentare con la propria community di riferimento, come se si trattasse di serie tv –, contenuti comici e, non ultimo, video dinamici, creativi e di breve durata a scopo di intrattenimento (i cosiddetti shorts), perfetti per distrarsi un attimo dalle varie incombenze e preoccupazioni della vita quotidiana.

L’ampliamento dell’offerta sulle piattaforme digitali ha inevitabilmente alimentato anche quello della richiesta in termini di qualità da parte degli utenti e di conseguenza il valore attribuito a fattori come il montaggio, la definizione delle immagini o la qualità audio del contenuto. Le sfide incontrate da chi ha scelto di cimentarsi nel videomaking o nella registrazione di podcast sono state, quindi, principalmente due: quella creativa legata alla sostituzione delle proprie abitudini lavorative con un approccio inedito e allo stesso tempo accattivante per il pubblico e sostenibile in termini di risorse personali e quella, più pratica, legata al bisogno di procurarsi strumenti di lavoro il più possibile professionali e adeguati alla creazione, il perfezionamento e la pubblicazione del proprio materiale. A questo proposito, una valida alleata dei creators digitali è rappresentata dalla serie Prestige di MSI, azienda di punta nella produzione di hardware con un profondo background nel settore del gaming. La serie Prestige, che coniuga qualità e design, permette grande efficienza per la creazione di contenuti: i laptop, infatti, offrono performance ottimali anche con software particolarmente esigenti, come quelli di video editing, e vantano una componente audio di alta qualità e grazie ai loro potenti processori garantiscono prestazioni elevate in qualsiasi situazione.

Secondo Susan Kresnicka, antropologa culturale statunitense specializzata nel settore commerciale, il comportamento dei consumatori – in questo caso dei fruitori di video e podcast – è legato al bisogno umano, solo parzialmente conscio, di soddisfare tre esigenze fondamentali: il prendersi cura di sé, il mantenere relazioni sociali e il rafforzare il proprio senso di identità. La prima si traduce nella ricerca di un senso di sicurezza legato, per esempio, ai format ripetitivi e sempre uguali, o alla possibilità di seguire un tutorial per replicare una ricetta particolare. Per quanto riguarda la seconda, invece, il condividere esperienze o interessi ci fa sentire connessi agli altri. La consapevolezza di appartenere a una community fisicamente frammentata ma emotivamente raccolta attorno allo stesso contenuto virtuale può essere sufficiente a soddisfare la nostra necessità di sentirci parte di una dimensione collettiva, soprattutto quando ci sono interdette altre possibilità. Per quanto riguarda il concetto di identità, poi, entra in gioco il modo in cui le persone esplorano, conoscono ed esprimono sé stesse, sia in relazione al proprio vissuto, sia nel proprio rapporto con la società.

L’accelerazione digitale ci ha mostra quanto i progressi tecnologici siano in grado di rivoluzionare le nostre vite in modi che non sempre riusciamo a immaginare e, soprattutto, quanto l’essere umano sia in grado di adattarsi alle circostanze più inaspettate trasformando problemi a prima vista insormontabili in nuove occasioni di evoluzione,  mettendo a frutto potenzialità che, altrimenti, avrebbero avuto bisogno di più tempo per emergere, o magari non lo avrebbero mai fatto. Oggi appare sempre più probabile che i contenuti digitali assumeranno una dimensione pervasiva negli ambiti più disparati, grazie soprattutto a tecnologie come la realtà aumentata o quella virtuale, che permetteranno di renderli molto più immersivi, amplificando al massimo l’esperienza dell’utente.

A definire il futuro dei contenuti digitali e del lavoro dei content creator sarà il metaverso, dove con molta probabilità vedremo replicare l’evoluzione che da ormai due anni ha coinvolto il mondo del video, cresciuto esponenzialmente in breve tempo. Tramite la realtà virtuale, infatti, molto presto piccole e grandi aziende, ma anche freelance e imprenditori, avranno la possibilità di presentare i propri prodotti e servizi a costi inferiori e con un maggior controllo della comunicazione di mercato. Non è un caso che brand di alta moda come Louis Vuitton o Gucci stiano già sperimentando versioni virtuali delle loro attività: showroom, modelle e vestiti digitali permettono infatti di limitare gli sprechi e le emissioni di CO2 a cui il settore della moda è chiamato a trovare una soluzione da tempo. Inoltre, necessitando di costi di produzione inferiori rispetto a quelli che servono, per esempio, per sviluppare e mostrare una collezione d’abiti reali, il metaverso potrebbe permettere anche a nuovi talenti, in qualunque campo, di emergere con più facilità.

Youtuber, tiktoker e podcaster creeranno repliche digitali di loro stessi, delle loro case e dei propri oggetti preferiti per rendere le esperienze del pubblico più interattive e coinvolgenti. Possiamo già immaginare, per esempio, di essere immersi in una cucina, in cui invece di un video di ricette seguiamo la versione digitale di un cuoco professionista farci da guida mentre ci muoviamo tra strumenti e pietanze, percependo magari la consistenza del cibo. Gli influencer che conosciamo oggi saranno poi almeno in parte sostituiti da “virtual influencer”, “oggetti” virtuali programmati in modo da riprodurre la fisionomia e il comportamento umano e in grado di interagire direttamente con i consumatori, esercitando tutte le funzioni tipiche delle controparti offline – dalla sponsorizzazione di prodotti alla pubblicazione di foto o video sui social media. Shudu, prima supermodella digitale, conta già 200mila follower e collaborazioni con marchi del calibro di Coca Cola, Mercedes e Ferragamo; mentre l’influencer virtuale Noonoouri, con 400mila follower, unisce fashion e attivismo, utilizzando la propria piattaforma per parlare anche di veganismo. Secondo la sociologa Diane Pacom, se l’avvento dei fictional influencer permette da un lato di rassicurare i brand che potranno utilizzare un asset dalle sembianze umane pur mantenendone il totale controllo, dall’altro la loro ascesa determina la definitiva sostituzione del reale tramite una costruzione artificiale.

Lo sviluppo di intelligenze artificiali sempre più sofisticate consentirà infine, a chi si occupa di creare contenuti, di individuare con sempre più precisione i gusti e le preferenze del suo pubblico, consentendo alle aziende di elaborare prodotti sempre più su misura per il target di riferimento. Una personalizzazione utile anche in campo educativo. Con la pandemia che ha costretto le scuole a chiudere e milioni di studenti in tutto il mondo a frequentare le lezioni online, il potenziale della scuola virtuale – se ben strutturata – è infatti diventato sempre più evidente. Man mano che continua a evolversi, il metaverso potrebbe consentire di migliorare anche le esperienze di formazione o tutoraggio, a patto che queste si costituiscano come un surplus all’attività didattica volta in presenza, così da mantenere la relazione studente-docente e la possibilità per l’alunno di non isolarsi in un mondo virtuale costruito sempre più secondo i propri gusti. Il rischio, infatti, è che in un’epoca in cui l’io è sempre più centrale e rilevante nel personal branding digitale, l’eccessiva personalizzazione renda sempre più difficile distinguere i diversi strati in cui il virtuale simula fedelmente il reale.

Il rapporto del virtuale con la società, poi, non si esaurisce nel contributo che i contenuti video offrono alla creazione delle piattaforme digitali, ma si estende alle modalità con cui questi possono innovare la realtà stessa. Uno studio – condotto da ricercatori della UC Berkeley, Google e Intel – ha individuato un approccio promettente per insegnare ai robot utilizzati in campo medico le abilità chirurgiche necessarie semplicemente imitando le dimostrazioni video fatte dai chirurghi. L’imitation learning è una tecnica dell’apprendimento per rinforzo che utilizza le dimostrazioni di un esperto per far imparare a eseguire il compito previsto e necessita di una grande quantità di video dimostrativi di qualità. Al di là del campo medico, l’interazione tra contenuti video e robot potrebbe aprire in futuro ampi scenari ed essere applicata, per esempio, anche in altro ambiti, come quello architettonico o culinario.

I contenuti online, però, anche quando gratuiti, richiedono tempo, competenza, attenzione e risorse, sia da parte di chi li crea che, per certi aspetti, di chi li segue. Estendere il sostegno statale, anche economico, per l’acquisto degli strumenti necessari alla loro realizzazione e alla loro fruizione – così come è successo per i monopattini elettrici – potrebbe allora portare un beneficio pubblico e collettivo, sia dal punto di vista socio-culturale che economico per tutto il Paese. La dimensione fisica e quella virtuale appartengono entrambe alla nostra realtà e, al pari delle esperienze che viviamo offline, anche quelle virtuali ci coinvolgono, incidendo a tutti gli effetti sulla nostra esistenza. Il web rende l’interazione con gli altri immediata, rinforzando in ogni utente la sensazione di appartenenza a una collettività. Anche per questo il successo dei video e dei contenuti digitali non sembra destinato a tramontare.


Questo articolo è realizzato da THE VISION in collaborazione con MSI, tra i principali colossi nel settore dell’Information Technology e del gaming a livello globale, oggi sinonimo di costante ricerca di qualità e design avanzato. Grazie a laptop progettati specificatamente per gamer, content creator, professionisti di vari settori e studenti, MSI realizza soluzioni tecnologiche all’avanguardia ed è impegnata in prima linea anche nel settore dell’intelligenza artificiale, della realtà virtuale, del metaverso e dell’Internet of Things.

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