I Verdi conquistano l’Europa. Perché non può accadere anche in Italia?

Quando andavo alle elementari, sulla raccolta differenziata e l’ambiente mi hanno fatto una testa così. Non si buttano cartacce per terra, la plastica va nel sacco giallo e con il riciclo creativo puoi fare delle splendide decorazioni natalizie. Per anni ho collegato l’idea di ambientalismo a questa educazione un po’ stucchevole che, seppur necessaria, puntava tutto sulla responsabilità del singolo, insistendo sul concetto di rifiuto. Allo stesso modo, i vari movimenti ecologisti, animalisti e antispecisti, che oltre a farmi sentire terribilmente in colpa per le mie abitudini di consumo, mi obbligavano a forme di attivismo che sentivo molto lontane dalla mia quotidianità e soprattutto consideravo abbastanza inutili, non mi hanno mai convinto del tutto. Su certe cose sono una persona pragmatica, e per quanto sia consapevole che eliminare i prodotti di origine animale dalla mia dieta possa incidere sulla mia salute, so anche che non salverà il pianeta, senza contare che mi sembra abbastanza irrealistico convincere 7 miliardi di persone a fare altrettanto. Intanto, alle elezioni europee la tanto temuta avanzata del gruppo di Visegrád non si è realizzata, mentre – al di fuori dell’Italia – i veri vincitori sono i verdi, con70 seggi conquistati, rispetto ai 52 della scorsa legislatura. I Grüne volano soprattutto in Germania, dove sono passati dal 6,9 delle ultime elezioni al 20,7% e vanno bene anche in Francia, dove sono arrivati al 12% e si attestano terzo partito, e nel Regno Unito (11%), dove hanno superato i Tory.

Il gruppo dei leader di Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia nel castello ungherese di Visegrád, 15 febbraio 1991

Se penso ai Verdi italiani, purtroppo, mi torna in mente quell’ambientalismo da scuola elementare con i lavoretti ricavati dai bicchieri di plastica usati o al Sole che ride dell’anti-nucleare, che ho sempre trovato vagamente inquietante. Il “purtroppo” è dovuto al fatto che alle europee di quest’anno il gruppo Europa Verde si è presentato con Possibile, l’unico partito italiano con una segretaria donna, Beatrice Brignone, e che ha un manifesto in cui ogni ingiustizia sociale è interconnessa a un’altra, senza che si riduca al punto di un elenco in cui la voce “donne” è messa tra “pensioni” e “trasporto pubblico”. Ma questo ovviamente non basta, in un Paese in cui il discorso pubblico è monopolizzato da Salvini e la sinistra si trova frammentata e impotente: in Italia, infatti, Europa Verde ha conseguito appena il 2,25%, mentre è sorprendente la fiducia degli italiani residenti all’estero, che hanno scelto i Green per il 10%. 

In tutta Europa, infatti, i Verdi europei si presentano e sono la vera alternativa di fronte all’avanzata dei sovranismi e alla progressiva caduta delle forze “tradizionali”, sia di destra che di sinistra. Il progetto che li anima è ambizioso: combattere il cambiamento climatico eliminando gradualmente il carbone, promuovendo l’efficienza energetica e passando all’uso delle energie rinnovabili al 100%, investire in un’economia verde tramite un Green New Deal, garantire un reddito minimo ai cittadini europei, rafforzare la trasparenza e la democrazia nelle istituzioni, difendere il diritto di asilo, promuovere un’Europa femminista e fermare le esportazioni di armi. L’idea è che gli effetti dell’emergenza climatica siano ormai sotto gli occhi di tutti: le disparità e le differenze della società si spiegano anche grazie alle condizioni del clima, del suolo, dell’acqua. Gli obiettivi dei Verdi europei vanno ben al di là del singolo sforzo individuale di sciacquare i vasetti di sugo prima di buttarli nel bidone del vetro: il cambiamento che propongono è radicale, sociale prima ancora che ambientale. 

Spesso il successo delle destre nazionaliste, più o meno estreme, e del populismo è stato spiegato come il frutto di un voto di protesta nei confronti dello status quo. Il successo dei Verdi in Germania dimostra che una cosa simile è possibile anche a sinistra: già alla fine del 2018, con le elezioni in Baviera l’elettorato tedesco aveva mostrato una certa sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali. Per la prima volta nella regione dal 1893, i socialdemocratici sono andati sotto i 10 punti percentuali, e anche l’altro partito della coalizione con cui governa Angela Merkel, l’Unione Cristiano-Sociale, ha visto il peggior risultato dal 1950, con il 37%. Complessivamente, i due partiti hanno perso oltre 20 punti in 5 anni, mentre i Verdi hanno sfiorato il 18%, crescendo circa del 9% rispetto alle ultime elezioni. Questo risultato si è riflesso nelle elezioni europee, in cui gli European Greens hanno sfondato le previsioni del 18% arrivando al 20,7. 

Secondo Politico, il successo dei Verdi in Germania non si spiega soltanto con la presa di coscienza nei confronti dell’emergenza climatica, spinta dal movimento Fridays for Future e dallo scandalo Dieselgate che ha travolto il Paese. I Greens sono stati infatti in grado di attrarre la classe media progressista assecondando i bisogni di una fascia della popolazione che non si ritrova né nella retorica di sinistra – che si rivolge ancora a lavoratori manuali poco scolarizzati, una realtà che in Europa sta lentamente scomparendo – né in quella della destra, che ormai ha assunto toni troppo estremisti, e semmai è riuscita a conquistarsi la fiducia di quei pochi lavoratori manuali poco scolarizzati di cui sopra. Classe media non è però sinonimo di classe ricca o benestante, anzi: i Verdi puntano sui giovani, che spesso sono schiacciati dal precariato e dal debito ereditati dalla generazione precedente, ma che per questo non sono rancorosi nei confronti delle minoranze o degli immigrati e sono insoddisfatti del neoliberismo imperante in cui il profitto sembra l’unico metro su cui misurare il progresso. I Verdi propongono una transizione ecologica che si accompagna a un miglioramento globale della qualità della vita e a una ridistribuzione delle risorse, in una prospettiva che si poggia su un’idea di giustizia sociale molto attrattiva per la classe media. 

In Italia, si può dire che questo sia stato l’anno zero dei Verdi. “Partivamo da una situazione difficile,” ci dice Beatrice Brignone. “Quando abbiamo iniziato eravamo sotto l’1% e con poca credibilità. Non c’è mai stata in Italia una politica forte e determinata in ambito ambientalista, a differenza di altri Paesi come l’Olanda o la Germania in cui la componente verde – per quanto minoritaria – esiste da tempo ed è cresciuta nell’ultimo periodo soprattutto nelle nuove generazioni. Loro hanno raccolto quello che hanno seminato, e noi cominciamo a seminare. In Italia si è cominciato solo adesso a parlare di ambiente, soprattutto grazie a Greta Thunberg e al movimento dello sciopero del clima, e il dibattito politico è affossato su Di Maio contro Salvini, così le elezioni sono diventate la partita del ‘voto utile’. Io mi ritengo soddisfatta, il nostro risultato non è così scontato, contando che abbiamo appena iniziato e la nostra lista era composta quasi per la totalità da donne sconosciute”.

Greta Thunberg

La nuova sfida sarà, secondo Brignone, far capire agli italiani che i Verdi sono una forza di sinistra e non un partito ambientalista vecchio stampo. “I Verdi europei hanno lavorato molto su questo,” afferma la segretaria. “La situazione è molto eterogenea, in alcuni Paesi sono molto schiacciati a sinistra, in altri più a destra, ma ultimamente si è puntato su una stretta connessione tra diritti sociali e diritti ambientali. La stessa Keller, candidata verde alla presidenza del Consiglio, durante la campagna elettorale ha parlato ‘poco’ di ambiente, perché è un tema quasi scontato, e ha invece lavorato molto sulle questioni sociali. I Greens tengono assieme le due cose non per calcolo, secondo un’idea di unità un po’ astratta, ma secondo un progetto concreto. Per me questa è stata la chiave del successo dei Verdi in Europa. Da noi è più difficile“. 

Non è ancora possibile dire con certezza quale sarà la configurazione della nuova maggioranza all’interno del Parlamento Europeo, dal momento che i popolari e socialisti insieme non raggiungono il 50% dei seggi. Non è da escludere un’alleanza di questi ultimi con i liberali di ALDE e con i Verdi, che a questo punto potrebbero fare pressione per eleggere la candidata alla presidenza del Consiglio tedesca Ska Keller. Keller è una donna molto giovane, ha 38 anni, ed è eurodeputata dal 2009, è membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e si occupa di migrazioni. Keller ha più volte ribadito come i Verdi rappresentino un argine importante contro l’estrema destra: questo perché l’anima dei Greens non è un’anima semplicemente “ecologista”, ma sociale, che mira a cancellare le disuguaglianze e le loro conseguenze che riguardano anche e non solo l’ambiente. “Le questioni climatiche si collegano totalmente ai problemi sociali”, ha dichiarato Keller a Euronews. “I poveri soffrono di più per i cambiamenti climatici e, in realtà,  producono molte meno emissioni di CO2 dei ricchi. Quindi cosa si può fare? È necessario assicurarsi che coloro che inquinano di più, come le aziende e i più ricchi, paghino di più”. 

Ska Keller

Anche sui rifugiati e sui migranti le idee di Keller sono molto chiare: “Dovremmo avere una politica commerciale che non renda i poveri ancora più poveri. […] Ma poi dovremmo anche assicurarci che nessuno stia annegando nel Mediterraneo, perché non posso accettare che nel 2019 viviamo in un’Unione europea dove le persone annegano nel Mediterraneo. Sappiamo dove sono. Sappiamo dove stanno annegando e non li stiamo per niente aiutando. Stiamo addirittura fermando chi li vuole aiutare. E questo è qualcosa che non voglio vedere nell’Unione europea”. 

Salvini può giustamente gioire per i suoi risultati in Italia, ma di certo non per quelli in Europa, visto che la sua coalizione ha meno dell’8% dei seggi. I sovranisti che volevano riprendersi Bruxelles devono fare i conti con un verde molto diverso da quello leghista, quello degli European Greens che metteranno alle strette le ambizioni dei Visegrád lavorando per allargare i diritti civili e la giustizia sociale. 

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