La vicenda Gino Strada è la prova che non si può gestire una pandemia con la politica del consenso - The Vision

Dopo le dimissioni del 7 novembre del commissario per la Sanità calabrese Saverio Cotticelli, e le polemiche sulla nomina governativa di Giuseppe Zuccatelli per le sue dichiarazioni sull’inutilità delle mascherine, nei giorni scorsi alcuni esponenti politici hanno fatto il nome di Gino Strada per ricoprire l’incarico. Un’ipotesi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso di approfondire telefonando al fondatore di Emergency, salvo poi abbandonarla quando sono scattate le prime critiche. Il sospetto è che la proposta da parte di alcuni esponenti del governo sia stata una mossa per sondare il terreno e misurare le reazioni dell’opinione pubblica, senza nessun piano concreto di base. 

Le parole di Gino Strada sembrano confermare il pregiudizio: “Ho sentito qualche commentatore dire che – dopo tanti giorni – dovrei ‘decidere se accettare o meno l’incarico’. Non sono in questa condizione perché dopo quei primi colloqui non mi è stata fatta alcuna proposta formale”. Il fondatore di Emergency si sarebbe detto interessato e disponibile all’incarico, ma il governo, per il momento, ha preferito non rispondere. Per questo motivo Strada ha dovuto diramare un comunicato stampa per smentire ogni accusa sulla sua presunta indecisione rispetto alla proposta avanzata dall’esecutivo. Ha inoltre colto l’occasione per sottolineare che lui, con Emergency, opera già da quindici anni in molte regioni italiane, Calabria inclusa. 

Sullo sfondo è arrivata anche la conferma delle dimissioni di Giuseppe Zuccatelli. “Con la stessa rapidità con cui ho accettato, mi dimetto su richiesta del ministro per il rispetto che ho e ho sempre avuto per le istituzioni”,  ha dichiarato Zuccatelli alla stampa. “Ho fatto una gaffe ed è giusto che paghi”, ha aggiunto. “Spero che chi ha commesso o detto delle idiozie, in passato, faccia la stessa cosa”.  Nominato al posto del dimissionario Cotticelli, Zuccatelli si era però detto convinto di non volersi dimettere ancora la mattina del 16 novembre. Meno di 24 ore dopo è arrivata la nomina di Eugenio Gaudio, rettore uscente dell’Università Sapienza, come commissario alla Sanità calabrese. Notizia seguita a stretto giro da una seconda lettera aperta di Emergency in cui Gino Strada ha smentito ogni possibilità di lavorare in tandem con il neo nominato commissario, che ha però rifiutato l’incarico poche ore piú tardi per motivi personali. 

Gino Strada

Non è la prima volta che il governo prende decisioni in ritardo o attende gli esiti dei sondaggi e le reazioni dell’opinione pubblica dopo fughe di bozze di decreti legge o altri documenti. Già nel pieno della prima ondata, una bozza del Dpcm dell’8 marzo aveva iniziato a circolare diverse ore prima della sua pubblicazione, rimbalzando sulle homepage delle più importanti testate nazionali e internazionali e sui diversi social. Un vero e proprio pasticcio istituzionale che ha avuto ripercussioni sul controllo dell’epidemia, oltre a scatenare la fuga notturna dei fuorisede dalle regioni del Nord a quelle del Sud. 

Come nella prima ondata, anche durante la seconda le indiscrezioni e le bozze dei decreti legge continuano a circolare sui giornali, giorni o ore prima della loro ufficializzazione, scatenando il panico e le reazioni più disparate da parte dei governatori delle Regioni, offrendo anche spunto e sostegno alle teorie più assurde dei complottisti e dei negazionisti. È stato questo il caso del Dpcm del 3 novembre, pubblicato in Gazzetta il 4 ed entrato in vigore il 6, i cui dettagli non ufficiali erano già presenti sui giornali un giorno prima. Stessa dinamica che sembra seguire il Dpcm che potrebbe uscire il 3 dicembre, di cui stanno già circolando le prime indiscrezioni sui media. Se si rivelassero fondate, il governo avrebbe l’intenzione di posticipare di qualche ora il coprifuoco, attualmente in vigore dalle 22 alle 5 del mattino, fino alla sua totale sospensione durante i giorni di festa. Si parla anche di possibilità di spostamenti fra le regioni per raggiungere i propri familiari e di shopping natalizio già a partire dal 4 dicembre in tutta Italia, ma con orari scaglionati per fasce d’età.

Decisioni favorevoli per tutti quei governatori e sindaci, come Sala e De Magistris, contrari a lockdown troppo stringenti e a norme rigide e restrittive, anche se in contrasto con i dati epidemiologici e con la situazione negli ospedali. La scelta di suddividere il Paese in tre fasce di rischio è stata presa dal governo solo quando il numero di ospedalizzati e morti per Covid-19 era ormai cresciuto fino ad avvicinarsi ai livelli della prima ondata

Luigi De Magistris

Non è la prima dimostrazione di scarsa lungimiranza del governo degli ultimi mesi, come ci ricorda la gestione della stagione estiva. L’esecutivo è comunque in buona compagnia dei governatori di regione, primo tra tutti il sardo Christian Solinas che ha dato il via libera per l’apertura delle discoteche in Costa Smeralda nonostante il parere contrario del Cts della regione Sardegna.

Arrivati a metà novembre con un grave calo di consensi per l’operato di Conte e il suo governo, la comunicazione della presidenza del Consiglio ha deciso di giocarsi la carta della lettera di Tommaso, il bambino di cinque anni che ha chiesto a Conte rassicurazioni su Babbo Natale e sul Coronavirus. Il Presidente del Consiglio ha deciso di rispondere pubblicamente alla lettera, postando sui social sia quella del bambino che la sua. Nei giorni seguenti è emerso che è a scrivere la lettera è stata Elena, la mamma di Tommaso. Suo figlio, come ha spiegato in un’intervista per Adnkronos, non sa ancora scrivere, e lei ha deciso di dar voce alle sue paure e richieste. Un’idea lodevole; meno quella del premier e del suo staff che hanno deciso di strumentalizzare la lettera nel tentativo di rassicurare milioni di italiani in vista del Natale.

Eppure la politica del consenso sta aiutando Conte e il suo governo a far crescere di nuovo il loro apprezzamento nei sondaggi, come dimostrano gli ultimi dati pubblicati sabato 14 novembre da Ipsos, istituto demoscopico diretto da Nando Pagnoncelli, che vedono al 60% il gradimento nei confronti del presidente del Consiglio (+ 1% rispetto alla settimana precedente) e al 57 quello per l’operato del governo. Questo modus operandi, però, alla lunga porta soltanto più confusione e incertezza tra i cittadini sempre più esasperati dai tira e molla sui lockdown, dall’incertezza da qui al mese successivo e dal comportamento di istituzioni che appaiono sempre meno coerenti e affidabili. A questo si aggiunge l’involontaria conferma per chi porta avanti le varie teorie sulla dittatura sanitaria o sul complotto satanico per privarci della nostra libertà con la scusa della tutela della salute. Cosa più grave di tutti, la mancanza di una strategia chiara per la gestione della pandemia continua a peggiorare la tenuta economica e sanitaria del Paese.

Questo non è più il tempo dei rimpalli, dello scaricabarile e delle attese messianiche. Abbiamo bisogno di un governo autorevole che si assuma la responsabilità delle sue decisioni fino in fondo. La buona politica non è quella che accontenta tutti – cosa peraltro impossibile –, ma quella che riesce a trovare la sintesi migliore tra le diverse necessità, riuscendo a motivare le proprie scelte in modo che siano chiare ed evidenti a tutti. Lasciando stare le letterine dei bambini di 5 anni. O prendendo esempio dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che, invece di rassicurare tutta la popolazione con post social strappalacrime, non ha mai nascosto la gravità della seconda ondata della pandemia e, nonostante l’importanza delle misure prese per contenere la risalita del contagio, si è detta pronta a imporre restrizioni più dure.

Come ha sottolineato a Sky Tg24 il direttore aggiunto dell’Oms Ranieri Guerra “Questo non è un virus che scompare con le festività”. Ci auguriamo che prima di prendere decisioni solo sulla base della sua anima populista il governo per una volta dia la priorità alla tutela delle vite umane e alla difesa di un sistema sanitario nazionale che si trova sempre più vicino al collasso, anche per la convinzione deleteria di certa politica che governare sia un’eterna passerella a favore di telecamera.

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