Si può essere di sinistra anche se si è ricchi?

Nell’Italia degli ultimi dieci anni una categoria in particolare si è distinta, soprattutto per il suo potere di attirare l’antipatia popolare in modo trasversale e bipartisan, poco meno dei migranti e poco più della giuria di qualità di Sanremo: la sinistra borghese. Un gruppo sempre meno numeroso di politici, pensatori, cittadini comuni, che pur non vivendo direttamente sulla propria pelle i problemi dei ceti meno benestanti – impoverimento economico, crisi occupazionale, riduzione dei salari e degrado delle periferie – si pone l’obiettivo di rappresentarli e dare voce alle loro necessità. Un gruppo sempre meno numeroso e sempre meno incisivo a livello politico, civile e sociale.

Ex comunisti col Rolex, la lobby di Capalbio e del cachemire, la gauche caviar, sono solo alcuni dei titoli usati per denunciare la presunta ipocrisia di questa sinistra, che per i suoi detrattori ha perso il diritto di esprimersi a causa del suo reddito. Il centrodestra e il M5S si sono fatti sempre più incalzanti nell’accusare il centrosinistra per il benessere dei suoi rappresentanti e il divario sociale che li separa dal suo tradizionale elettorato di riferimento. Per i suoi detrattori, la formula per recuperare la credibilità della sinistra è semplice, un mantra ripetuto da anni in maniera ossessiva che accosta la rinascita della sinistra a quella di un ordine religioso. La sinistra, come San Francesco, deve impoverirsi per riconnettersi con il proletariato, spogliarsi di qualunque privilegio o bene materiale per essere credibile e tornare così alle sue origini sociali e politiche, secondo la sua condizione originaria.

Fausto Bertinotti

La contraddizione tra il benessere dei suoi rappresentanti e le politiche dei partiti di sinistra non è stata risolta in passato ed è rimasta una loro spina nel fianco: l’ex-segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti passerà alla storia anche per le frecciate sulla sua passione per i capi in cachemire e Massimo D’Alema è stato oggetto per anni della polemica sulla sua barca a vela Ikarus da 18 metri, senza dimenticare che già Enrico Berlinguer veniva disegnato da Forattini nei panni di un lord inglese in vestaglia e pantofole mentre ascoltava il vociare della piazza dalla comodità della sua stanza. Ma se i leader di ieri riuscivano a opporsi alle critiche, pur non essendo tutti figli del popolo o tute blu, con la capacità di rappresentare interessi e valori della classe operaia , oggi i suoi leader non sembrano in grado di rimediare a questa frattura. Per rappresentare il popolo non basta più comprenderlo, farsi portatore delle sue battaglie, usare il proprio privilegio per fondare e consolidare un nuovo patto tra classi che redistribuisca ricchezza e potere. Per capire il popolo serve essere il popolo, o almeno fingersi tale, indossando felpe, parlando una lingua diretta e volutamente povera, mangiando pasta e Nutella e condividendo sul proprio profilo Facebook foto di gattini e opinioni sull’argomento nazionalpopolare di tendenza. La nuova identità della sinistra passa anche per la risposta che saprà trovare nello svelare questo inganno.

La forza di questo cortocircuito comunicativo è talmente persuasiva da aver reso il concetto di élite una caratteristica negativa e peculiare delle forze politiche di sinistra. Questo succede mentre nel centrodestra milita ancora Silvio Berlusconi, 190esimo nella classifica Forbes 2018 degli uomini più ricchi del pianeta, che riesce comunque a farsi percepire meno parte di un’élite di un Roberto Saviano conoscitore e storyteller di Secondigliano. Intanto il governo gialloverde del popolo si prepara a varare una legge sulla flat tax che andrebbe a fare gli interessi soprattutto dei professionisti del nord Italia. Questo è solo uno dei punti che l’opposizione potrebbe affrontare per uscire dallo stallo della retorica sulla sinistra elitaria e riportare il confronto politico sul piano dei temi. Potrebbe, se non fosse troppo impegnata ad autosabotarsi con continue lotte intestine, mentre la sua narrazione viene ceduta agli avversari politici che si affidano a una comunicazione martellante su pochi concetti, più efficace di qualsiasi pensiero razionale. 

Roberto Saviano

La percezione della sinistra come forza medioborghese individualista ed egoista è dovuta in parte allo spazio che ha deciso di occupare a livello mediatico negli ultimi dieci anni e alla scarsa attenzione dei partiti nel proporre leader capaci e carismatici anche dal punto di vista comunicativo. Negli ultimi 30 anni la sinistra si è fatta sorprendere prima dalla capacità di Berlusconi di sfruttare la tv per fini elettorali, poi dal carisma di Matteo Salvini nell’usare i social. Escluso il sindacalista Maurizio Landini, i rappresentanti della sinistra-sinistra capaci di “bucare” lo schermo si contano sulle dita di una mano – e Bersani, con le sue metafore feline, non è tra questi. È la sinistra medioborghese ad andare in televisione, più di tutte le altre sinistre. È rassicurante, ben vestita, convinta delle sue argomentazioni, ma non ha la rabbia autentica della sinistra operaia e popolare, né la sua indignazione o il suo idealismo rivoluzionario. Il M5S degli albori ha recuperato il tono da comizio della sinistra storica per riportarlo prima nelle piazze e poi online, sostituendo il megafono con il caps lock

La sinistra è stata privata dagli avversari delle piazze e dello stile comunicativo delle sue origini, ma il vero colpo è stato il dubbio insinuato nei suoi elettori dalla propaganda di centrodestra e M5S di non saper più essere classe dirigente senza rinunciare alla propria identità. I partiti rossi sanno ancora rivolgersi ai piani alti senza dimenticare i ceti popolari che hanno promesso di rappresentare? Può ancora vincere senza tradire se stessa? L’appello provocatorio di tornare a una sinistra che si liberi del dolcevita in cachemire per ritrovare coscienza di sé è la risposta a una Maria Elena Boschi che giustifica le recenti sconfitte del suo partito “per colpa di fake news e social network”. Per quanto false, le notizie con cui il Pd viene bombardato dagli avversarsi da anni trovano terreno fertile nella sua arretratezza comunicativa e nella distanza che ha creato con la sua base elettorale. Per tornare a contare a livello elettorale, la sinistra deve ritrovare la propria responsabilità nel rappresentare le classi sociali a cui sostiene di sapere ancora parlare e avere il coraggio di rinnovarsi, senza per forza dover indossare un saio da monaco. 

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