Se votate la Bonino non chiamatela "una scelta di sinistra" - The Vision

I primi anni delle mie scuole elementari li ricordo come un lungo susseguirsi di canzoni, poesie, progetti e cartelloni a tema Unione Europea. Erano gli anni tra il 1999 e il 2002, tutti sapevamo che un euro equivaleva a 1.936,27 lire, che la bandiera era blu e piena di stelle e soprattutto che l’Europa era prima di tutto un’identità culturale che ci avrebbe accompagnati nella nostra crescita verso un futuro di fratellanza. Tu non sei solo un alunno di una scuola elementare di provincia, sei prima di tutto anche un cittadino dell’Unione Europea, e prendi qua il tuo sacchetto pieno di monetine oro e bronzo. In questo contesto evocativo e progressista, una figura colpiva in modo particolarmente incisivo il mio immaginario di quegli anni: Emma Bonino. La vedevo in tv, asciutta e determinata, e mi sembrava la regina di quel sentimento di appartenenza che la scuola elementare provvedeva ad alimentare con inni alla gioia e compiti di educazione civica. Emma Bonino era la figura più affascinante e accattivante che una bambina di sette anni cresciuta con Harry Potter potesse scegliere come guida spirituale politica: una donna coraggiosa, con tante battaglie alle spalle, con un messaggio pacifista e conciliatorio, con un’attenzione particolare ai temi dell’ecologia, dello sviluppo sostenibile. Insomma, Emma Bonino era perfetta.

Fotografia di Emma Bonino per la campagna elettorale del 2001

Negli anni successivi all’entrata nell’Euro questa figura appuntita e ammaliante è un po’ cambiata, e così anche la mia coscienza politica, che si è evoluta da quella fase infantile in cui le simpatie elettorali coincidevano con le simpatie estetiche o emotive. Tuttavia la mia percezione di questo personaggio si è mantenuta molto stabile su quella sensazione che Bonino fosse prima di tutto una grande battagliera. Una donna che parla di eutanasia, diritti civili, legalizzazione delle droghe leggere, è una figura che di sicuro non potrebbe mai stare antipatica né a me, né a qualsiasi altra persona che sente di avere una coscienza progressista. Nulla di sbagliato infatti, Emma Bonino sembrerebbe essere – specialmente alla mia generazione, figlia dell’Erasmus e quasi nativa dell’euro – la rappresentante ideale per una fetta di elettorato che cerca in un leader il progresso, i valori della tolleranza, dell’accettazione e della libertà, valori che in teoria dovrebbero corrispondere a uno schieramento di sinistra. Fine della questione: Emma Bonino rimaneva depositata in quell’area del cervello che contiene tutto ciò che io, e molti miei coetanei che sentono di appartenere alla stessa area politica, riteniamo essere “buono” – o quanto meno dalla parte giusta. Una deduzione che, molto banalmente, deriva anche da una scarsa conoscenza della storia del Partito Radicale e dei suoi legami discutibili con altri partiti.

Emma Bonino e Sandro Pertini
Marco Pannella e Emma Bonino
Emma Bonino al giuramento del governo Letta

Negli ultimi mesi però mi sono ritrovata a dover riaprire quello sgabuzzino di certezze che avevo trascurato dopo essere stata accecata da un maxischermo giallo, fucsia e blu che mi si è parato davanti alla stazione Termini. La faccia gigantesca di Emma Bonino si affianca al nome del suo partito, +Europa, e lo slogan a caratteri cubitali recita “per un’Italia più libera e democratica”. La cosa che colpisce di questa campagna elettorale è l’evidente sforzo estetico che ha coinvolto tutti i maggiori partiti nel dare prima di tutto un aspetto catchy alla propria immagine, e +Europa non è stato da meno. Colori sgargianti, lettere tondeggianti e simpatiche: praticamente sembra una confezione di caramelle. In tutte le interviste e le apparizioni di Bonino in televisione, poi, la strategia di comunicazione è sempre molto precisa: a Piazza Pulita, lo scorso 15 febbraio, si presenta circondata da un pubblico di giovani che ridono e applaudono a ogni sua manifestazione di dissenso nei confronti del razzismo, delle politiche dannose sull’immigrazione, dell’odio. In effetti, come potresti tu elettore di sinistra non essere d’accordo con lei, dal momento che si parla di diritti e di doveri che rientrano nello spettro etico di ogni progressista che si rispetti?

Una cosa che è cambiata molto nella mia percezione politica dalle scuole elementari a oggi, come immagino sia successo a tutti quelli che sono usciti dall’età dell’infanzia, è che sono sempre più convinta che esiste una grande differenza tra battaglie sociali ed economiche e battaglie civili. Non solo: le prime non escludono le seconde – e viceversa – ma di certo non possono essere considerate secondarie, per quanto abbiano entrambe valore. Ciò vuol dire che – per semplificare molto la questione e fare un po’ di socialismo for dummies – se per esempio Emma Bonino parla della questione dei migranti, è piuttosto evidente che alla radice di ciò esista una motivazione economica e sociale che l’ha causata e che quella motivazione, nella stragrande maggioranza dei casi, coincida con delle politiche occidentali di stampo neoliberista e imperialista. Non sono solo io a pensarla così, ed è superfluo precisarlo, ma ho come l’impressione che questo dettaglio fondamentale stia un po’ sfuggendo di vista a molti che si dichiarano appartenere a un’area politica che fa di questo principio la sua bandiera.

Dopo aver ascoltato e letto interventi della candidata di +Europa, la linea del partito sembra posta in modo molto convincente per quanto riguarda il messaggio generale – non vogliamo, per esempio, che la questione migranti venga risolta con politiche razziste o con soluzioni irrealistiche come il rimpatrio – mentre sul lato economico e sociale sottolinea (in modo spesso vago) invece una netta appartenenza al filone neoliberista in stile agenda Monti. Privatizzazione, mantenimento del Jobs Acts e della legge Fornero, congelamento della spesa pubblica, abbassamento delle tasse delle imprese (con conseguente e inevitabile riduzione delle risorse e peggioramento dei servizi pubblici, tutto è spiegato molto bene in diversi articoli più specializzati). Sono proposte che si possono leggere sul programma di +Europa, che tuttavia contiene anche una parte molto ampia dedicata alla sostenibilità e ai famosi diritti civili, vero cavallo di battaglia di Bonino e del suo vecchio partito Radicale.

Il problema non si pone se chi decide di votare Emma Bonino lo fa per avere una prospettiva politica che affianchi a lotte civili anche una palese tendenza neoliberista, che si riflette anche sulla questione scolastica, per esempio. Bonino è infatti a favore di una scuola che prepari al lavoro più che a una formazione intellettuale. Questa sua insofferenza nei confronti dei “latinisti” (categoria che dovrebbe comprendere tutti quei folli che credono che non serva per forza una laurea in ingegneria o un diploma tecnico per poter avere un lavoro nella loro vita) manifesta una certa forma mentis che, di nuovo, mi sembra si addica abbastanza a una donna che fa parte dello schieramento di centro sinistra, ma molto meno a un elettore di sinistra coerente con le sue idee. Dunque, anche in questo caso, niente da dire per chi decide di votare Bonino per un’intenzione elettorale che tende decisamente a destra o che semplicemente si allinea con una inclinazione della sinistra contemporanea, quella che prende spunto dai democratici americani che spesso coniugano politiche economiche tendenti più a destra a politiche civili di sinistra (o comunque progressiste). Il punto più preoccupante, invece, è che sono molte le persone che dichiarano di votare +Europa come alternativa al PD, come voto di conforto rispetto a un partito che negli anni ha lasciato per strada la sua componente di sinistra in favore di un centrismo sempre più accentuato.

Che esistano il neoliberismo, Mario Monti, Margareth Thatcher o Emma Bonino non è che sia una novità, né sostenere politiche di questo genere è un crimine – non ancora, perlomeno. Ma che si possa restare tanto abbagliati dalle questioni civili e credere che votando Emma Bonino ci si assolve ai doveri del buon elettore di sinistra, deluso dal Partito Democratico, questa è davvero una forma di strabismo politico. Emma Bonino nella sua carriera di attivista si è spesso distinta per la tenacia e per la determinazione della sua lotta: tutti pregi lodevoli, che giustificano il fatto che ci si possa sentire rassicurati da quell’aspetto ormai santificato – accentuato ancora di più negli ultimi anni dalla sua mise che sembra rimandare a una qualche iconografia mistica – e quell’autorità di pensiero che derivano da un percorso politico lungo e variegato. Ma in tutto questo delirio elettorale che fa tappezzare stazioni di schermi, la sinistra alternativa a quella che sembra dominare tutto lo scenario occidentale – quella che distrae con le proposte di riforme civili e poi perpetua un sistema economico che sembra essere arrivato a uno stato critico, e i flussi migratori ne sono un esempio concreto – non può permettersi di lasciarsi sfuggire tanti elettori delusi che cercano rifugio nelle parole risolute di Emma Bonino.

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