Bando di Anna Pepe è una hit grazie a Tik Tok. Cosa significa per la musica italiana?

Arrivati a marzo del 2020, non ci sono più scuse per non sapere cosa sia Tik Tok. Se fino a un anno fa per molti di noi nati prima del Ventunesimo secolo si trattava al massimo del titolo di una canzone di Kesha del 2009, a oggi è impossibile per la generazione Z non aver avuto un contatto anche minimo con questo social. Anche solo per il fatto che molti personaggi noti – persino diversi politici – hanno deciso di esplorare questo social ancora non toccato da boomer e persone che hanno tolto l’apparecchio ai denti da diversi anni, la consapevolezza dell’esistenza di un universo parallelo ai social più inflazionati dovrebbe essere consolidata.

Ma per capirci meglio, nonostante sia ormai passato il limite massimo entro cui si poteva chiedere “Cos’è questo Tik Tok”, lo si può immaginare come una sorta di mix tra video di quindici secondi, viralità che si propaga a macchia d’olio e in modo piuttosto orizzontale, senza bisogno di avere in partenza grandi numeri, tanti adolescenti e una serie di challenge e hashtag che favoriscono questo ciclo di diffusione dei suoi contenuti. Questo mix di iper-esposizione online agevola il processo di condivisione – con la sua durata molto limitata nel tempo – e si sposa bene con la nascita di nuove hit musicali, visto che i video sono spesso combinati a canzoni che vengono usate per coreografie o lip-sync. Era solo questione di tempo prima che anche in Italia arrivasse qualcuno a sbancare con Tik Tok e a usarlo come trampolino di lancio su altri media. Questo è successo con Anna e la sua canzone “Bando”.

Kesha

Il caso di questa hit è interessante per due motivi: il primo è che Anna Pepe è una ragazza di appena sedici anni che si è ritrovata a essere prima in diverse classifiche in modo piuttosto inaspettato; il secondo è che in realtà non è così tanto casuale quello che è successo con “Bando”: la sua canzone è un fenomeno che si spiega bene se si analizza con attenzione tutto ciò che significa il mondo dei social oggi e quanto questi siano di fatto il mezzo più influente per diffondere un certo tipo di musica. Non penso che domani gli organizzatori del Primavera Sound Festival selezioneranno gli artisti per la line-up solo su Tik Tok e cercando gli hashtag più frequenti, né che Beyoncé avrà bisogno di fare diventare il suo prossimo singolo una challenge sull’app cinese per farla arrivare in testa alle classifiche. Tuttavia, per quanto riguarda le cosiddette instant hit, quelle canzoni e artisti che fanno una scalata molto veloce fino al successo, momentaneo o duraturo che sia, bruciando tutti i passaggi che fino a pochi anni fa si dovevano percorrere, Tik Tok ha ormai una gran voce in capitolo. Non è niente di così rivoluzionario in realtà, considerato che già YouTube, prima ancora MySpace, e tutta la wave del cosiddetto Soundcloud rap si basano su questo principio di condivisione in rete che elimina le tappe della popolarità. Non c’è dunque da storcere il naso rispetto a un metodo di diffusione musicale che di fatto esiste ormai da anni.

Ciò che cambia rispetto alla classica viralità del web in termini musicali è che su Tik Tok si trova il pubblico molto specifico e selezionato dei teenager, e in più non basta che una canzone sia orecchiabile per diventare un tormentone. Per certi versi, è come se esistesse una sorta di genere musicale del social: non tanto nella forma della canzone, nella sua morfologia musicale e testuale, ma nel modo in cui questa stimola una challenge, ossia nella misura entro la quale questa è compatibile con un contenuto di Tik Tok. Per chiarire, è interessante approfondire il caso della prima vera canzone nata e cresciuta su Tik Tok e poi arrivata a portata di tutti, persino chi ignora l’esistenza dell’app.

Si tratta di una hit che in Italia si è diffusa principalmente nella baraonda delle canzoni estive, ossia “Old Town Road” di Lil Nas X – nella quale poi apparirà per un feat persino Billy Ray Cyrus. Quello che è successo con questo brano che ha scalato tutte le classifiche statunitensi, comprese quelle country, è la quintessenza della cultura odierna di internet, dal momento che il suo creatore ha fatto sì che la musica si identificasse in un meme. Lil Nas X ha infatti diffuso su Tik Tok una serie di video che accompagnavano il suo singolo, conquistando la rete con un contenuto memetico, e solo in un secondo momento con la canzone vera e propria. Un esperimento riuscito alla perfezione, nel suo caso, che dimostra quanto la libertà e la varietà di internet possano combinarsi per creare dei fenomeni che partono da un’idea e arrivano a destinazioni imprevedibili. L’intelligenza di questo rapper nato nel 1999 e salito alla ribalta su internet grazie a una sua fanpage su Nicki Minaj è stata quella di intuire come la fluidità dei contenuti di oggi sia un vantaggio enorme.

Nicki Minaj

Ma tornando ad Anna e alla “scena italiana” dei tiktoker, o meglio dei muser – come si chiamano gli influencer più popolari di questo social nato con il nome Musical.ly –, la situazione è diversa da quella statunitense, ma non per questo meno emblematica di una nuova via che la musica pop sta cominciando a percorrere. Esiste già tutto un universo di giovanissime personalità di Tik Tok che hanno usato i vantaggi della loro visibilità sulla piattaforma per intraprendere una carriera da cantanti, ma anche come scrittori e protagonisti di documentari. La cosa sbalorditiva in questo campo è che, a differenza delle altre piattaforme, qui si parte da numeri esorbitanti: Elisa Maino, una delle utenti più famose del social, per esempio, ha quasi cinque milioni di follower ed è nata nel 2003. Di questi “big” del giro Tik Tok, alcuni hanno pubblicato singoli musicali, invertendo in un certo senso l’iter della creazione di una star musicale, cosa fatta anche da una famosa youtuber che ormai è diventata una senior dell’ambiente di internet, ossia Greta Menchi. Sempre più spesso, invece di cominciare come cantante o rapper, si inizia da influencer, muser, youtuber per poi approdare all’universo discografico o letterario, cosa che hanno fatto per esempio Rosalba – che già su YouTube aveva un milione di iscritti e su Tik Tok quasi tre milioni – che ha pubblicato il suo primo singolo “Bipolare” nell’estate del 2019, Cecilia Cantarano (un milione e mezzo di follower su Tik Tok) che sempre la scorsa estate ha pubblicato “Sagapò”, o Marta Daddato.

Ma una cosa è sfruttare un mezzo già ben rodato che si ha a disposizione come un profilo da milioni di follower, un altro è invece farsi strada con la propria musica. E qui arriva Anna Pepe e la sua Bando, che come altri prima di lei ha usato il suo singolo per conquistare anche Tik Tok. Già alcuni brani prima del suo erano diventati virali tramite le challenge del social, come “Na Na Na” del rapper romano Holden o “Chiasso” di Random, ma nessuno di questi è riuscito a infrangere la bolla originaria. La cosa in comune che hanno questi brani, e che “Bando” eleva al massimo della sua potenzialità, è il fatto di essere al contempo catchy ma anche molto utilizzabile per immagini da riprodurre.

Greta Menchi

La canzone di Anna, con il suo ritmo in stile “212di Azealia Banks e il testo pieno di riferimenti urban – il booster, giusto per citare il più classico –, è la colonna sonora perfetta per un video da postare sui social riproducendo quel mood da “ragazzi del muretto” gradassi e strafottenti. Essendo un mix molto ben riuscito di tutti questi elementi, la rapper ha così creato una hit che cattura sia chi ha sedici anni e su Tik Tok ci passa le giornate – ed è dunque legittimato a farsi prendere da una canzone così zeppa di riferimenti alla sua cultura giovanile – sia chi è più maturo dell’utente di riferimento del social cinese ma ha comunque l’orecchio per apprezzare una canzone-meme che nasce e cresce su internet. Il risultato sono le classifiche scalate in tempi rapidi, molti che si chiedono chi sia questa ragazza e qualcuno come me che si interroga se questo sarà il futuro dei tormentoni pop.

È presto per prevedere se l’industria musicale si trasformerà in una gigantesca macchina per canzoni-meme in stile “Old Town Road”, o se Anna è effettivamente un talento del genere, una next big thing. È presto anche per sapere se a lei seguiranno tante altre canzoni virali prima come challenge e poi in radio e altrove. Mi sembra tuttavia che questo percorso sia piuttosto compatibile con il futuro di internet e del modo in cui tutti i formati audiovisivi si stanno mescolando e diventando sempre più fluidi. “Bando” è un ottimo esempio di come si possa cavalcare questa nuova tendenza, oltre che di una canzone che “spacca”, per dirla da vecchia che parla ai giovani. Anna Pepe ci regalerà altre hit o rimarrà un fenomeno passeggero, ma in fondo cosa non lo è nell’era di internet?

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