L’etica dell’innovazione digitale tocca diritti e temi che ci coinvolgono. È ora di parlarne. - THE VISION

Ormai lo sviluppo tecnologico e digitale sta raggiungendo lo scenario che alcuni grandi maestri della fantascienza avevano già delineato cinquant’anni fa, ponendo i loro personaggi di fronte a interrogativi inediti. Basti pensare a Philip K. Dick e a Blade Runner, o Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. A quattro anni dal momento in cui Thea von Harbou e Fritz Lang ambientarono il loro Metropolis, uscito nel 1927, passando per Westworld – del 1973 ma rifatto recentemente –, da L’uomo bicentenario, tratto da un racconto di Isaac Asimov, e arrivando al Manifesto cyborg pubblicato nel 1985 dalla scrittrice femminista Donna Haraway, questi scenari in cui l’essere umano entra in relazione con un intelligenza artificiale più o meno “incarnata”, non sono più tanto lontani, anzi, iniziamo a toccarli con mano e alcune aziende che si occupano di questo settore si impegnano a diffondere una rinnovata sensibilità sul tema. 

Re-generate è il format di eventi promosso da Audi che nasce dalla volontà di riflettere sulle trasformazioni che la tecnologia ha portato nelle nostre vite, modificando non solo la nostra quotidianità, ma anche i nostri desideri e le nostre aspettative. Audi – affiancata da H-FARM, da anni sua partner in un percorso di crescita e condivisione – si vuole fare promotrice di incontri che mettano in luce la possibile capacità rigeneratrice dello sviluppo digitale e della tecnologia. E proprio il campus di H-FARM – il più grande polo di innovazione in Europa – farà da cornice agli eventi, ospitando gli incontri all’interno della sua Library.

Il primo appuntamento, dal titolo Re-generate Lives, è previsto per il 22 giugno dalle ore 18:15 e sarà possibile seguirlo prenotando il proprio posto dal vivo, oppure in live streaming su H-FARM Plus. Personaggi d’eccezione, provenienti da diversi ambiti – come il mondo della cultura umanistica, della tecnologia, dell’impresa e dell’economia – si faranno portavoce di un dialogo condiviso sui cambiamenti che stiamo attraversando e sulle nuove forze che imprimono movimenti e direzioni inedite alle nostre vite, in modo da comprenderle meglio ed entrare in relazione con esse in maniera più attenta e consapevole.

In particolare interverrà la filosofa Mariarosa Taddeo, professoressa associata e Senior Research Fellow presso l’Oxford Internet Institute, specializzata nell’etica dell’intelligenza artificiale e sulla sicurezza informatica. Il suo intervento si concentrerà sul rapporto essere umano-macchina, focus che sembra avere un timing perfetto, se pensiamo che solo pochi giorni fa un dipendente di Google, Blake Lemoine, ha dichiarato che un sistema di intelligenza artificiale ha preso coscienza di sé. Lemoine, che ha cercato di convincere i suoi superiori della necessità che i ricercatori prima di condurre i loro esperimenti avrebbero dovuto chiedere all’AI il permesso, è stato sospeso dal proprio incarico con l’accusa di aver rivelato informazioni riservate sulle tecnologie impiegate da Google. La società, inoltre, ha escluso la possibilità riscontrata da Lemoine, ma lui non demorde. Ad ogni modo, tutti per un istante abbiamo pensato a Her.

Oltre a questi eventi affascinanti, che si innestano su un lungo filone narrativo che ci accompagna da tempo. Taddeo invita anche a prestare più attenzione alla cybersecurity. Solo nel giugno dell’anno scorso, infatti, sono stati rilevati 92,45 milioni di malware, a fronte dei 137.7 milioni dell’intero 2020, e si stima che nel 2025 i soli IoT cyber attack duplicheranno. Secondo il WEF Global Risk Report del 2019 gli attacchi cyber erano annoverati tra le prime cinque cause di grave rischio globale. Questo è un tema cruciale – come abbiamo capito anche con lo scoppio della guerra in Ucraina – rispetto al quale l’Italia deve impegnarsi in fretta. Non a caso si stima che il mercato dell’AI rispetto alla cybersecurity entro il 2025 raggiungerà un valore di 35,85 miliardi di dollari – mentre nel 2016 si aggirava intorno a un miliardo. 

La cybersecurity, poi, è anche un problema sociale, perché i device più economici di solito risparmiano sulla sicurezza dei dati e chi non ha a disposizione sufficiente denaro per acquistare un device più costoso e sicuro si trova così molto più esposto a questo tipo di rischi. Gli attacchi cyber, dice Taddeo, sono più facili da mettere in pratica di qualsiasi altra azione fisica, come ad esempio potrebbe essere una rapina, soprattutto perché risulta molto più difficile identificarne i colpevoli. Inoltre, quando compi un attacco cyber è facile andrà a buon fine, perché i confini dello spazio informatico sono porosi, c’è sempre un passaggio che può essere trovato per aggirare il sistema. Questo rende da un punto di vista strategico la rete un ambiente offence-persistent, ovvero un contesto in cui è molto più conveniente attaccare piuttosto che difendere. Questo circolo vizioso fa sì che gli attacchi aumentino esponenzialmente e diventino sempre più raffinati.

La solidità dei sistemi informatici è fondamentale per assicurare sistemi informatici affidabili e ridurre i danni causati dagli attacchi, anche se non è sufficiente, eppure al momento è trattata come un bene d’elite. Per averci accesso c’è un prezzo da pagare. È quindi un bene esclusivo. Andrebbe invece reso un bene comune, proprio perché viviamo in una società iperconnessa, in cui le connessioni danno forma a servizi e infrastrutture di ogni tipo. E più sistemi ci sono più attacchi possono essere compiuti, quindi conviene a tutti estendere questo bene.

Essendo un bene di consumo, la solidità dei sistemi informatici diventa una caratteristica influenzata dal marketing e dal commercio. Il rischio, se non vengono poste delle regole, è quello di diffondere su scala globale device solo apparentemente sicuri e qui si apre un problema cruciale della fiducia che in quanto società affidiamo all’innovazione digitale, di cui è sempre più urgente discutere. Device non sicuri, infatti, potrebbero essere in ogni ambiente che frequentiamo e nelle nostre stesse case. È fondamentale quindi pretendere dallo sviluppo tecnologico, digitale e informatico che gli oggetti che produce non siano discriminatori, ma inclusivi, e garantiscano a tutti le stesse opportunità, rispettando il diritto alla privacy e alla libertà. Per regolamentare questo ambito, oltre ad aumentare la consapevolezza dei consumatori, un primo passo potrebbe essere quello di sviluppare certificazioni sistematiche, al pari di altre filiere produttive. La responsabilità deve essere condivisa tra individui e istituzioni, settore pubblico e privato, e dato che le tecnologie sono a loro volta interconnesse sarebbe positivo spingere verso una condivisione delle informazioni rispetto alle vulnerabilità dei sistemi.

La sicurezza informatica deve interessare a tutti, trasversalmente, ed è ora che venga trattata come un bene comune, perché riguarda da vicino ciascuno di noi ed è fondamentale per il buon funzionamento della società in cui abitiamo. Audi dimostra una grande sensibilità verso questi temi e la loro divulgazione, e non ci resta che confidare nel fatto che ci sia una rapida e collettiva presa di coscienza su questo tema sempre più urgente, che non può più essere sottovalutato o affidato a pochi esperti del settore, visto che ormai è parte della nostra stessa esistenza.


Questo articolo è stato realizzato da THE VISION in collaborazione con Audi, che insieme a H-FARM, il più grande polo d’innovazione d’Europa, con Re-Generate si fa promotrice di iniziative e incontri legati ai temi dell’innovazione e della digitalizzazione per riflettere, con ospiti d’eccezione provenienti da mondi diversi, sui cambiamenti della tecnologia sulla realtà e sul modo in cui dobbiamo rinnovarci per affrontare le sfide del futuro. Il primo appuntamento è previsto per il 22 giugno: per seguirlo, registrati qui o prenota il tuo posto dal vivo qui.

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