La crisi climatica la pagano i poveri, non i ricchi. La tempesta di gelo in Texas ce lo dimostra. - THE VISION

Il legame tra l’ingiustizia climatica e quella economica è anno dopo anno sempre più evidente osservando come gli eventi climatici estremi colpiscono maggiormente le aree più povere del Pianeta, anche se queste sono le meno responsabili dell’emergenza climatica in corso. Tuttavia, mentre la destabilizzazione dell’ecosistema terrestre si aggrava sempre di più, anche le nazioni ricche iniziano a essere colpite dai suoi effetti. A metà febbraio il Texas è stato travolto da una tempesta di neve senza precedenti nella sua storia, precipitando in un blackout energetico che ha provocato decine di morti. Il disastro climatico è coinciso con quello sociale, dato che la crisi energetica ha messo a rischio sopravvivenza le fasce di popolazione più deboli. 

A distanza di più di una settimana dall’inizio dell’emergenza, quasi un milione e mezzo di texani non ha accesso all’acqua potabile per i problemi della rete idrica, mentre il conto delle vittime continua a salire. L’ultimo dato riportato da Associated Press è quello di 80 decessi, molti per ipotermia, ma secondo gli esperti ci vorranno mesi prima di poter stabilire quante persone sono morte per cause collegate alla tempesta. Il Texas è storicamente caratterizzato da un clima continentale con estati molto calde e inverni freschi, ma durante l’emergenza il termometro è arrivato a segnare anche meno 18 gradi. 

Secondo gli scienziati, questa tempesta di neve è una conseguenza del surriscaldamento dell’Artico che ha sconvolto l’equilibrio dei venti del vortice polare, e questo si riflette proprio sulle zone del Pianeta che si trovano a latitudini medie, sempre più esposte alle temperature estreme. La tempesta ha messo in crisi lo Stato, l’unico ad avere un sistema di approvvigionamento energetico indipendente dal governo federale statunitense, lasciando milioni di persone senza acqua e elettricità, facendo morire bambini e anziani di ipotermia nelle loro case. La situazione estrema in cui i cittadini si sono trovati è paradossale, considerando che il Texas è uno degli Stati leader nella produzione energetica globale. Secondo l’Energy Information Administration (Eia) un quinto dell’energia domestica consumata in tutti gli Stati Uniti viene prodotta in Texas, che è anche il primo produttore petrolifero del Paese. La classe politica texana – dai sindaci delle città ai senatori e deputati del parlamento federale – è a maggioranza repubblicana e ha immediatamente approfittato della situazione per criticare i recenti investimenti sulle energie rinnovabili, sostenendo che le città sono rimaste senza energia perché le pale eoliche si sono ghiacciate, anche se questo non è vero. La principale responsabile sarebbe invece l’Electric Reliability Council of Texas, che non avrebbe svolto le adeguate modifiche infrastrutturali nonostante lo Stato si fosse già trovato a gestire un’analoga emergenza nel 2011.

Lo scioglimento del ghiacciaio dell’Ellesmere Island (Canada) nell’Oceano Artico

Oltre a essere tra i leader nella produzione energetica globale, il Texas è anche uno degli Stati americani in cui le disuguaglianze sono più forti e palesi. Nonostante sia al quarto posto negli Stati Uniti per numero di miliardari, è anche al primo per il numero di cittadini privi di assistenza sanitaria. Il divario è reso ancora più lampante da quanto accaduto nei giorni di blackout prolungato. Le persone con reddito basso vivono in case con sistemi di isolamento termico di bassa qualità o del tutto assenti, tetti pericolanti e tubature vecchie e più sensibili alle gelate. Inoltre, quando la temperatura ha iniziato a scendere vertiginosamente, la fornitura di elettricità è stata mantenuta solo nei quartieri dotati di generatori di emergenza per mantenere attivi servizi fondamentali come gli ospedali. Nei quartieri abitati dalle comunità ispaniche e afroamericane però gli ospedali sono molto rari, per cui questa parte di popolazione del Texas, già colpita duramente dalla pandemia, dovrà di nuovo pagare il prezzo maggiore di questa emergenza. Chi se lo è potuto permettere ha raggiunto gli hotel fuori dall’area interessata dalla tempesta o si è rifugiato a casa di familiari e amici, ma i più poveri si sono dovuti arrangiare per dormire in macchina o con altre soluzioni di fortuna. Jaime Resendez, che rappresenta la comunità ispanica di Dallas, ha spiegato che “le comunità che sono state storicamente marginalizzate, tendono a essere le più duramente colpite, sia che si parli di Covid-19 che di un blackout energetico”. Le stesse vittime dell’ingiustizia sociale, che lottano per i loro diritti fondamentali come ricevere l’assistenza sanitaria o un’abitazione sicura, sono le stesse vittime dell’ingiustizia climatica, causata almeno in parte dall’attività dei giganti energetici texani. 

Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale finiscono anche per avvantaggiare i miliardari dell’industria dei combustibili, che possono ora godere di un aumento della domanda energetica e quindi di una crescita nel prezzo di mercato dei combustibili. Roland Burns, presidente della Comstock Resources Inc. che estrae gas in Texas e Louisiana, ha chiamato i suoi investitori il 18 febbraio per avvisare di un enorme aumento delle vendite, parlando di un vero e proprio “jackpot”. 

Alcuni politici dello Stato non hanno dimostrato maggiore empatia nei confronti dei loro elettori. Tutti i media hanno raccontato la storia di Ted Cruz, il senatore del  Texas che è fuggito insieme alla sua famiglia a Cancún, in Messico, in piena emergenza. Cruz e la sua famiglia hanno alloggiato in un albergo da 309 dollari a notte, ma il senatore è tornato in Texas dopo poche ore ormai travolto dalle critiche, non prima di essere costretto a rilasciare alcune dichiarazioni ai giornalisti all’aeroporto di Cancún, indossando una mascherina con la bandiera texana e sudando per il caldo, mentre i suoi concittadini lottavano contro il freddo polare e il blackout energetico. 

Ted Cruz

Quanto il Texas ha affrontato durante l’ondata di gelo ha messo in luce quella che Robert Reich in un editoriale sul Guardian ha definito “una verità agghiacciante”, e cioè che gli ultra ricchi hanno finora negato l’emergenza climatica per dividere la popolazione e aizzare le fasce più deboli le une contro le altre. La tempesta ha dimostrato quanto la condizione della classe lavoratrice bianca dello Stato, bacino elettorale fondamentale del Partito repubblicano noto per il suo negazionismo in materia climatica, sia molto simile a quelle delle comunità latine e afroamericane. Chi ha creduto in buona fede alle promesse di Ted Cruz e di altri suoi colleghi di partito, che hanno sempre additato l’immigrazione e la svolta ecologica come l’origine di tutti i problemi, si trova ora a fare i  conti con la vera disuguaglianza, quella tra i multimiliardari e il resto dei cittadini. Quando il 20 gennaio Joe Biden ha decretato il rientro degli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi, Ted Cruz ha commentato con un tweet che il presidente “dimostra di essere più interessato al punto di vista dei cittadini di Parigi che al lavoro dei cittadini di Pittsburgh”. Chi nega l’emergenza climatica come Ted Cruz, invece, dimostra di non essere interessato neanche a quello dei suoi stessi concittadini.

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