Per cambiare il nostro modo di vivere dobbiamo smetterla di considerarci il centro dell’universo - THE VISION

Il salto di scala e l’abisso che a volte sembra starci in mezzo attrae da sempre i tentativi di comprensione dell’essere umano. Quello della misura – e quindi della relazione dimensionale tra le cose – è un tema fondamentale per la nostra civiltà. “Dal cucchiaio alla città” diceva l’architetto milanese Ernesto Nathan Rogers nel 1952 nella Carta di Atene, tentando di tenere insieme l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo attraverso la capacità dello sguardo, e quindi del progettista, di adattarsi all’oggetto portando alle estreme conseguenze la proporzione. Ma furono tanti gli architetti che all’incirca negli stessi anni, in cui il mondo diventava globale, si occuparono di questo tema. Le Corbusier, che fondò tutta la sua architettura sul modulor (un omone col braccio alzato), durante il suo viaggio in Giappone, annotò con cura le dimensioni del tatami in cui dormiva la principessa a Villa Katsura, a Kyoto. “Il diavolo sta nei dettagli”, si dice storpiando un detto molto usato in Germania – in particolare dal padre tedesco del modernismo, Mies van der Rohe – che invece nei dettagli ci vedeva il buon Dio, così come il grande scrittore francese Gustave Flaubert. Al tempo stesso, anzi, molto prima, il famoso detto zen ci ricorda che lo stolto invece della Luna guarda il dito che la indica. Ancora una volta, problema di scala e di rappresentazione – perché in alcuni casi il grande è piccino e viceversa, sono i sensi che ci illudono, la mente che si confonde – micro e macro, questo il grande tema usato da TEDx Milano come contenitore degli interventi delle relatrici e dei relatori che si alterneranno sul palco del teatro Franco Parenti lunedì 30 e martedì 31 maggio, e che saranno trasmessi in diretta streaming.

Misuriamo e organizziamo la realtà che ci circonda in rapporto alla nostra dimensione, e a volte rischiamo di convincerci che sia l’unica, l’unità di tutte le cose. Noi, invece, siamo nel mezzo, occupiamo uno degli infiniti gradini della scala, anche se la nostra mente ci dà l’impressione di essere espandibile e comprimibile al pari di un gas. Grande e piccolo sembrano concetti contrapposti fra loro, invece sono complementari e molto più legati di quanto ci è stato insegnato a scuola. Estremi di un tensore conoscitivo che a seconda della nostra intenzione si sposta tra essi. Per poter misurare il mondo – e quindi conoscerlo, capirlo, rappresentarlo, modellarlo – bisogna saperlo osservare, ce lo insegnano alla prima lezione di Fisica di solito: la lista degli errori di misurazione è lunga, e molti di essi derivano dal nostro sguardo, o dalla sua mancata capacità di controllo. Una volta che lo sguardo è stato rigorosamente esercitato, poi, come diceva Michelangelo, ci si trasforma in artisti, e non più in misuratori: a quel punto i compassi sono nello sguardo stesso, capace di misurare le cose.

Ed è proprio al discorso sullo sguardo si legherà l’intervento del sociologo Massimiano Bucchi, che racconterà come chiunque possa modificare il proprio punto di vista, imparando così a leggere la realtà da un’altra angolazione rispetto a quella dei più, e magari diventando un innovatore. Se ci sforziamo di ripulire questo termine dalle incrostazioni retoriche che lo assediano a causa di un certo reiterato uso aziendalistico, che vede ancora nel progresso una sorta di religione, arriviamo a Ingrid Paoletti, docente del Politecnico di Milano e attivista materica, che ci invita a diventare dei materialisti letterali: la materia, infatti, è presente ovunque, anche nel mondo digitale; imparando a circoscriverla, riconoscendone l’ontologia, forse risveglierà le nostre idee e la nostra progettualità.

Spesso la totale responsabilità e fiducia, quasi fideistica, che affidiamo al linguaggio ci intrappola nella nostra stessa gabbia mentale, formata e informata da parole e immagini, sempre più assedianti e pervasive. Sebastiano Leddi, fondatore di Perimetro, proporrà un workshop dal titolo che evoca la stretta relazione tra questi due mondi: Your voice. Ogni giorno produciamo decine di fotografie – per ricordo, per mostrarle sui social o per lavoro – ma spesso non sappiamo utilizzare questo linguaggio, come se pretendessimo di raccontare la storia della nostra vita senza sapere la grammatica, o tentassimo di esprimere un’idea urlando dal balcone sillabe disarticolate. Per prima cosa, allora, secondo Leddi è importante imparare a riconoscere il proprio stesso sguardo, e lo si proverà a fare partendo da una lettura guidata di scatti.

Ma micro e macro sintetizzano anche il rapporto tra noi e gli altri, tra il singolo e la collettività, il particolare e l’universale, la casa e la città, il privato e il pubblico, l’interno e l’esterno, le minoranze e la maggioranza. Alessandro Rosina, professore di Demografia e Statistica sociale presso l’Università Cattolica di Milano, rifletterà sul rapporto tra le nostre scelte individuali e il loro valore collettivo; mentre Lilia Giugni, ricercatrice associata e docente per il Cambridge Centre for Social Innovation e oltre che fondatrice del think tank femminista GenPol, Gender & Policy Insights, spiegherà come l’abbraccio tra patriarcato, capitalismo e l’avanzamento della tecnologia stia soffocando le donne e alimentando la violenza di genere. Il “micro” compone il “macro”, e il macro si riversa sul micro, eppure al tempo stesso i due termini – che si possono applicare a ogni campo del sapere – hanno un significato relativo. Per questo gli speaker di TEDxYouth@Milano e TEDxMilano proveranno a indicare quali sono secondo loro dei possibili percorsi d’azione, dalle piccole attenzioni quotidiane ai vasti ideali, dalla propria scrivania agli ambienti incontaminati rappresentati dagli oceani e dallo spazio.

Il navigatore oceanico Ambrogio Beccaria, a questo proposito, racconterà come ci si sente minuscoli di fronte all’immensità rappresentata dalle acque, il coraggio e le risorse interiori – psico-emotive, fisiche e tecniche – necessarie per affrontare sfide impreviste in spazi non antropizzati. Elena Grifoni Winters, capo gabinetto del direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e segretaria del Consiglio dell’ESA per conto del direttore generale, racconterà di come l’esplorazione spaziale ci aiuti a osservare la Terra e i suoi cambiamenti climatici da un inedito e importante punto di vista; e ci parlerà di come i team formati da astronauti internazionali e multiculturali diventino vere e proprie missioni di pace e collaborazione.

Da secoli ci siamo convinti e ci hanno insegnato a considerarci il centro del mondo e questo ha portato alla situazione deleteria che conosciamo, sia su larga scala – la crisi climatica, così come la scomparsa di un’enorme quantità di specie e la conseguente diminuzione della biodiversità – sia su piccola, il nostro malessere psicofisico, che a volte si rivela invalidante e avvelena ogni aspetto della nostra esistenza. La coscienza, e la possibilità di esprimerla e darle forma linguistica dai tempi dell’Homo sapiens in poi, di parola in parola, di idea in idea, ci ha portati a un passo dall’estinzione. Invertire quello che in sanscrito viene chiamato samskara, il movimento spontaneo, inerziale della nostra vita è difficile, ma possibile. Per farlo, prima di tutto, è fondamentale imparare a cambiare il nostro stesso sguardo, e l’esercizio migliore è proprio quello del salto – rischioso, angosciante, straniante, se vogliamo, ma liberatorio – dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo, e viceversa.


Questo articolo è stato realizzato da The Vision per promuovere, approfondire e condividere i contenuti della seconda edizione di TEDxYouth@Milano e della nona edizione di TEDxMilano, di cui è Official Media Partner. In scena lunedì 30 maggio e martedì 31 maggio al Teatro Franco Parenti di Milano e in diretta streaming, l’appuntamento è un’occasione per riflettere sui grandi temi della contemporaneità e sulle sfide sempre più pressanti che ci pone la realtà.

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