Il marketing del rimorchio

Un pomeriggio di qualche tempo fa ero seduta da sola su una panchina a leggere, quando mi si è avvicinato uno sconosciuto, avrà avuto trent’anni. Di per sé non l’ho reputato un evento strano, succede che la gente si approcci in un contesto simile. Ciò che mi è sembrato immediatamente insolito, invece, è stato il modo in cui questo ragazzo parlava: faceva domande artificiose, male articolate, come se le avesse imparate a memoria qualche minuto prima e ora stesse facendo una prova generale della sua recita. Oltre al sincero fastidio che si può provare quando un perfetto sconosciuto ti si avvicina, interrompendo la tua attività con il palese intento di dare inizio a un flirt, ho notato il limbo comunicativo di un ragazzo le cui parole volevano esprimere una certa spavalderia, mentre un’analisi prossemica del suo atteggiamento rivelava un fortissimo imbarazzo e disagio.

Annichilito dalle mie risposte tutt’altro che collaborative, il dongiovanni malcapitato si è lasciato sfuggire che “Stava leggendo un libro su come conquistare le donne” e che, come avevo immaginato, quelle frasi posticce con cui aveva pensato di attirare la mia attenzione erano dei ritornelli da ripetere a memoria per mettere in pratica la nobile arte della seduzione. Il fatto che un ragazzo pensi davvero di poter “conquistare una donna” leggendo un libro con la copertina dalle grafiche a metà tra un romanzo fantasy e un Harmony, mi ha abbastanza stupito. Scoprire che guide del genere sono solo un aspetto di questo settore e che esistono addirittura organizzazioni che vendono veri e propri pacchetti formativi, come una sorta di corso di aggiornamento sul rimorchio, mi ha fatto capire che il ragazzo della panchina non è affatto solo in questa crociata per svelare i misteri della mente femminile a colpi di punchline.

Non si tratta di semplici consigli da giornale di costume, che peraltro abbondano anche in quelli al femminile. “Dieci regole per conquistarla” o “Cosa fa impazzire il tuo uomo sotto le lenzuola” sono un genere di rubrica che si legge più per svago che per seguire pedissequamente i consigli di qualche Dan Savage che ci suggerisce di abbinare l’intimo con le lenzuola. Si tratta invece di vere e proprie scuole di vita, corsi accelerati per cambiare drasticamente il proprio approccio con le donne e, di conseguenza, con la propria mascolinità fino a quel punto celata sotto strati di insicurezza. L’organizzazione più famosa è quella del Real Social Dynamics, dove svariati life coach spiegano a orde di giovani sprovveduti e disperatamente alla ricerca di un essere di sesso femminile che li accolga come ottenere ciò che vogliono. Il modello di partenza è quello dei famosi pick up artist, gli esperti del rimorchio che dagli anni Settanta ad oggi hanno scritto libri e dato vita a film dai quali è possibile imparare come si diventa veri uomini e come si sprigionano nuvole di testosterone per attrarre femmine in calore. L’idea che si annida, più o meno esplicitamente, tra questi maestri di seduzione è che nel Ventunesimo secolo le donne abbiano acquisito così tanta indipendenza da non essere più a completa disposizione per l’accoppiamento. Con la parità dei sessi, l’atto della copulazione diventa un gran bel problema, dato che le donne in generale godono di uno status privilegiato per cui possono scegliere tra molteplici partner, mentre per gli uomini la cosa funziona all’inverso. Frustrazione, autostima assente, codardia, in una sola parola, sfiga. Non so se questo termine derivi dall’aggiunta del prefisso “s-” con funzione privativa rispetto all’oggetto tanto anelato dai PUA, ma anche se così non fosse, l’idea è comunque quella: se non conquisti le donne sei un deficiente, per questo ci siamo noi a spiegarti come si fa.

Il metodo comunicativo degli artisti dell’RSD è quello enfatico e forzatamente simpatico che Paul Thomas Anderson ha brillantemente rappresentato con il personaggio di Tom Cruise nel suo film Magnolia. Gli istruttori dei vari bootcamp e seminari devono essere la quintessenza del confident guy, sempre spavaldi, con lo sguardo fiero, la battuta pronta e un sorriso sornione stampato in faccia che comunichi costantemente che sì, loro ce la fanno, eccome. Tra i nomi di spicco del settore, non solo legati direttamente con l’universo RSD, ci sono Neil Strauss, che ha tuttavia abbandonato la via del PUA per dedicarsi alla monogamia matrimoniale; Roosh V, voce di rilievo nel mondo misogino della manosphere; Julian Blanc, al quale è stato impedito di entrare in diversi stati dopo aver promulgato una tecnica di rimorchio che consisteva nel portare la testa di una ragazza asiatica direttamente al suo pube urlando “Pikachu”, e molti altri istruttori esperti pronti a condividere la loro conoscenza al modico prezzo di qualche migliaio di dollari. Tuttavia, il PUA non è solo un insegnante che con freddo distacco organizza le sue lezioni in base agli argomenti, ma un vero e proprio guru, una figura mistica a cui rivolgersi quando ci si dispera nel fallimento della solitudine sessuale.

Neil Strauss

Per avere prova dell’incredibile talento dei propri mentori però, non bastano lezioni in cui prendere appunti e seminari a cui partecipare con la penna dietro l’orecchio e il taccuino sul banco. C’è tutta una sezione di video che provano, vedere per credere, l’incredibile successo dei maestri quando si trovano a briglia sciolta sul campo in una “game session”. Si chiamano “infield videose sono lo straordinario risultato di serate passate in discoteca o in luoghi di svago – strade affollate, bar – in cui il PUA di turno viene ripreso senza interruzione da un collega per dare prova della sua maestria. Ragazze su ragazze cadono come pere mentre i nostri predatori mettono in pratica tutte le regole che sono state sapientemente messe per iscritto nei loro libri. Il rimorchio, così, diventa un vero e proprio sport: passare da una hot girl all’altra con disinvoltura è il segno della dominazione rispetto al genere femminile, colpevole di aver fatto sentire l’uomo relegato a una funzione secondaria. Di pari passo con le dimostrazioni pratiche nei vari video infield ci sono anche una serie di tecniche psicologiche per far sì che la palla vada in buca. Si parla ad esempio di neggingtermine coniato dal PUA canadese Mystery – strategia psicologica per cui insultando una ragazza la si spinge alla ricerca della propria approvazione, e dunque alla possibile meta successiva dell’attrazione. Ma ci sono anche delle misure da prendere verso se stessi, specialmente verso il proprio corpo, per fare sì che tutto il testosterone di cui si è dotati venga incanalato nel migliore dei modi. E così, supporta ad esempio la pratica del nofap”, l’astensione dalla masturbazione per godere dei benefici della rinuncia alla pornografia e all’onanismo in vista di un bene superiore, quello di finire a letto con una hot babe.

Tra i vari istruttori RSD, uno in particolare ha attirato la mia attenzione per la sua incredibile verve comunicativa: si chiama RSDMax, è austriaco, parla fluentemente un americano da youtuber, si veste come se sulla terra esistesse solo il reparto maschile di Alcott, ha ricoperto i suoi bicipiti scolpiti da sessioni intensive di palestra con tatuaggi di vario tipo (tra cui la scritta in greco antico “eleutheria”, probabilmente accennando alla sua invidiabile libertà nel campo d’azione con le donne) e racconta di un passato solitario da sfigato. Anche lui, come tanti esponenti dell’RSD, ce l’ha fatta, ha trasformato la sua vita da un informe e inutile susseguirsi di fallimenti a un continuo strike nella piazza dell’accoppiamento. Il suo libro The Natural, si propone di insegnare agli adepti del sommo RDSMax non solo come mettere in pratica i suoi consigli, ma anche come fare in modo che questi vengano concretizzati in modo naturale. In sostanza, spiega al tizio della panchina come fare sì che la preda non si accorga che le parole e i gesti che si stanno usando li si è letti su un libro. Anche lui vanta una lunghissima esperienza infield, tra tempi record con cui portarsi a letto una ragazza latinoamericana a esempi di Bliezkrieg sessuali sempre accompagnati da una colonna sonora dubstep per sottolineare il tono epico delle imprese.

RSDMax, come i suoi colleghi di attracco, descrive le hot girls con la stessa attitudine con cui un documentarista della BBC spiega gli accoppiamenti di qualche uccello tropicale. Se si tocca i capelli, ragazzi, la pollastrella è pronta per cadere ai vostri piedi; se incrocia le gambe mentre parlate allora non vuole andare da nessuna parte ma vuole fare tanti figli con voi; se vi guarda le labbra, statene certi, sta solo aspettando che voi facciate il primo passo per dare inizio a un lungo e appassionato bacio. E se la ragazza vi mette nella friendzone, state tranquilli che vi spiegano loro come uscirne attraverso una complicata riqualificazione della vostra mascolinità e de-sessualizzazione di cui siete stati vittime per colpa della perfidia della hot babe di turno. Il messaggio, insomma, è che con una buona dose di pragmatismo e con una guida how to, qualsiasi obiettivo può essere raggiunto, l’importante è crederci. Se consideriamo il rapporto tra uomo e donna come una sorta di guida al bricolage, dove il genere femminile è relegato semplicemente a oggetto di conquista e le relazioni come un orologio a cucù da costruire pezzo dopo pezzo, allora possiamo stare tranquilli che i nostri RSD sapranno guidarci verso la realizzazione di tutti i nostri sogni.

 

RSDMax (a sinistra)

Al di là dell’evidente sessismo che si annida in questo tipo di approccio che concepisce la donna come un target da bombardare con le proprie strategie belliche, ciò che davvero mi inquieta di tutto questo mondo è l’idea che qualsiasi cosa, persino le relazioni umane, possa diventare oggetto di una campagna marketing. Il fatto che vengano ripetutamente sbattuti in faccia i numeri, il termini del successo, le tattiche di promozione che si adottano per ottenere il risultato ambito dimostra come la logica pubblicitaria in cui siamo perennemente immersi è tanto permeata nella nostra coscienza da ritenere che per avere uno scambio con l’altro sesso sia necessario adottare delle strategie per vendersi come un bene di consumo. Non solo la donna diventa un prodotto usa e getta da accaparrarsi nel più breve tempo e con il minor sforzo possibili in qualche discoteca di Ibiza, ma anche l’uomo si copre di ridicolo trasformandosi in un venditore porta a porta della sua presunta e tanto decantata mascolinità. E non c’è niente di più deludente in uno scambio tra due esseri umani di scoprire che in realtà il dialogo che si è instaurato altro non è che una scaletta da rappresentante di elettrodomestici che deve convincerti di quanto sia incredibile questo nuova aspirapolvere. Esistono delle cose che non si possono imparare sui manuali di how to, né tantomeno da qualche istruttore invasato che tratta altri esseri umani come traguardi senza identità. E per fortuna i rapporti umani sono fatti ancora – spesso – di errori, di brutte figure, di imbarazzi e non di Power Point su come sfruttarle al meglio per il massimo risultato infield.

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