La storia inquietante ed estremista dei movimenti pro vita

In questi giorni si parlerà molto del movimento ProVita per due ragioni. La prima è che, essendo periodo di dichiarazione dei redditi, l’associazione sta facendo campagna per raccogliere il 5 per mille. La seconda, ben più significativa e preoccupante, è che il nuovo Ministro della famiglia e disabilità Lorenzo Fontana ne è sostenitore. Secondo la missione presente sul sito, “ProVita è un’associazione Onlus che opera in difesa dei bambini, della vita dal concepimento alla morte naturale, che sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e che difende il diritto dei genitori a educare i propri figli.”

Lorenzo Fontana

La storia dei movimenti pro life in Italia ha una data di nascita che coincide con la fondazione, nel 1975, del primo Centro di Aiuto alla Vita di Firenze. A pochi passi dalla sua sede, i radicali avevano aperto il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, che aiutava le giovani donne in difficoltà a praticare l’interruzione volontaria di gravidanza. Il Centro di Aiuto alla Vita si ispirava alle parole di papa Paolo VI pronunciate nell’enciclica Humanae Vitae del 1968, che escludeva assolutamente “come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche.” Nel 1980, due anni dopo l’approvazione della Legge 194/78 che depenalizzò l’interruzione di gravidanza, nacque la prima vera e propria associazione pro life italiana, il Movimento per la Vita, che favorirebbe “una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti, il bambino concepito e non ancora nato.” Attualmente in Italia esistono moltissime associazioni pro life di matrice cattolica, le cui più note sono ProVita e CitizenGo, entrambe appassionate di cartellonistica.

Come l’aborto, che è sempre esistito, così nella storia ci sono sempre stati anche gli anti-abortisti. L’autrice cattolica Keith Cassidy fa risalire la prima prescrizione anti-aborto addirittura a Ippocrate, nel 400 avanti Cristo. Gruppi anti-abortisti più organici sorsero nel XIX secolo, grazie ai progressi della medicina che resero la pratica più diffusa, anche se il primo movimento pro life definitosi tale è nato solo nel 1966 per opera del cardinale americano James McIntyre, che fondò il gruppo “Right to Life”. Nel 1974, Nellie Gray, un’avvocato che pensava che l’aborto fosse un omicidio anche nel caso di stupro, incesto o grave pericolo per la vita della madre e che cercò di boicottare l’uso del preservativo anche durante l’epidemia di Aids, cominciò a Washington la prima marcia per la vita. Sebbene le ultime ricerche dimostrino come inizialmente a opporsi all’aborto fossero i progressisti e i liberali, il movimento pro life nacque in un momento d’oro del conservatorismo e dell’estrema destra repubblicana.

Marcia per la vita di Washington

Nelle frange più radicali dei movimenti pro life americani è diffuso il celebre “Army of God Manual”, un pamphlet che indica 99 modi diversi per distruggere le cliniche che praticano l’aborto, e che contiene anche istruzioni per creare bombe ed esplosivi. Il manuale, che oggi è visibile su internet anche se censurato in molte sue parti, fu trovato nel 1993 nella casa di un anti-abortista accusato di incendio doloso e attacchi con l’acido ai danni di nove cliniche. Nel 1993, il ginecologo abortista David Gunn fu ucciso con tre colpi di pistola fuori dall’ospedale in cui lavorava da Michael F. Griffin. Griffin faceva parte di un movimento pro life fondato dal prete laico John Burt, un ex-membro del Ku Klux Klan. L’anno successivo, un giovane parrucchiere del New Hampshire, John Salvi, entrò in una clinica gestita da Planned Parenthood a Brookline, in Massachusetts, e aprì il fuoco nella sala d’attesa, uccidendo due impiegati e ferendo altre cinque persone. Una delle pazienti in attesa dell’operazione, Deborah Gaines, non riuscì più a interrompere la gravidanza dopo il trauma subito. Alcuni celebrarono il gesto di Salvi, che aveva involontariamente salvato la vita della bambina che Gaines portava in grembo, pur uccidendo altri due esseri umani. Negli Stati Uniti, la connessione fra i gruppi di estrema destra e i movimenti pro life è ben nota e documentata, tanto che non sono pochi i casi in cui esponenti di questi movimenti hanno invitato i propri sostenitori a organizzarsi in vere e proprie milizie. Il reverendo Matt Trewhella, che ha definito l’assassinio del dottor David Gunn un “omicidio giustificabile”, è uno di questi, tanto che nel 1994 è stato incluso in un documento dell’FBI tra i possibili sospetti di una cospirazione armata contro le cliniche pro-aborto. Oggi Matt Threwhella vive indisturbato con la moglie Clara e i loro undici figli nel Milwuakee, dove continua a fare il pastore e a proseguire l’attività del gruppo da lui fondato “Missionaries to the Preborn”.

In Europa i baluardi della cristianità pro life sono Spagna, Irlanda e Italia. In Spagna è molto forte il movimento CitizenGo, che ha fatto parlare di sé anche nel nostro Paese per la brutta storia dei manifesti che paragonano l’aborto al femminicidio. CitizenGo è nato come progetto collaterale dell’associazione HazteOir, fondata nel 2001. HatzeOir, secondo un’indagine spagnola, avrebbe connessioni con il gruppo ultracattolico di estrema destra messicano El Yunque, che si prefigurerebbe di “difendere la religione cattolica e combattere le forze di Satana con la violenza e l’omicidio”. Il fondatore di HatzeOir è Ignacio Arsuaga, nipote di un generale franchista. Le iniziative di CitizenGo, come il “bus anti-gender” fanno sorgere spontanea una domanda: da dove arrivano tutti quei fondi? Secondo il bilancio del 2016, il gruppo ha un giro d’affari di 1.853.950 euro, di cui solo poco più dell’11% proviene da donatori regolari, ovvero gli iscritti e i sostenitori. Chi saranno quindi i generosi filantropi che rimpolpano le casse dell’associazione ultracattolica vicina all’estrema destra reazionaria? In Spagna, inoltre, HatzeOir gode di sgravi fiscali in quanto dichiarata ente di “pubblica utilità” dal Partido Popular di ispirazione cattolica.

In Irlanda, invece, è appena passato il “Sì” al referendum che ha abrogato l’articolo 8 della Costituzione sulla tutela della vita del nascituro, di fatto legalizzando l’aborto per la prima volta nella storia del Paese. Nonostante la vittoria, l’Irlanda ha dovuto e deve ancora fare i conti con una feroce campagna pro life vicina all’estrema destra. Il gruppo Youth Defence ha più volte eseguito attacchi violenti e rappresaglie nei confronti di attivisti pro-aborto o nelle cliniche che lo praticavano. Uno dei suoi più partecipi esponenti, Michael Quinn, ha ammesso le sue connessioni con i neo-nazisti Irlandesi e con Alba Dorata e dopo gli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia ha dichiarato al Sunday World che non avrebbe avuto “alcun problema con un massacro nello stile di Anders Breivik”. A maggio di quest’anno, poco prima del referendum, The Guardian ha denunciato le ingerenze dei gruppi di estrema destra italiani nel movimento ProVita e la strumentalizzazione del voto in Irlanda nelle campagne pro life.

Roberto Fiore

D’altronde i legami tra l’associazione ProVita e l’estrema destra nel nostro Paese sono stati rivelati da tempo in un’inchiesta del Corriere della Sera. Il portavoce di ProVita è Alessandro Fiore, figlio del leader di Forza Nuova Roberto. Il notiziario sarebbe stato, nella prima fase, distribuito dall’azienda guidata dalle altre figlie di Roberto Fiore, Carmen e Beatriz, che si chiama, con un nome del tutto casuale e che non ha nessun richiamo col Ventennio, Rapida Vis srl, la cui sede legale coincide con la sede di Forza Nuova. Ed è un vero e proprio caso anche che il presidente di ProVita Antonio Brandi sia grande amico del patron di Forza Nuova. Sempre per puro caso, la rivista Notizie ProVita, è stata edita dalla “Società Cooperativa Giornalistica Arl” (che riceve fondi pubblici dall’Agcom), il cui presidente era l’attivista di FN Beniamino Iannace. Nonostante questo, Antonio Brandi sembra più occupato a dichiarare che le persone omosessuali “hanno tendenze pedofile e rompono i coglioni” che a preoccuparsi delle sue connessioni con il fascismo. Di certo non farà fatica ad adattarsi al nuovo ministro Fontana, in prima fila alla Marcia per la Vita e convinto che i gay vogliano distruggere la famiglia naturale. Alla prossima Marcia ricordiamoci che, nascosto dai palloncini azzurri e arancioni, negli ambienti pro life c’è un solo colore, il nero.

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