Dopo 50 anni le canzoni di Battisti fanno emozionare anche nell'era dello streaming - The Vision

L’11 luglio è stata confermata la notizia che il catalogo di dodici album firmati dalla coppia artistica Battisti Mogol arriverà presto sulle piattaforme di streaming musicale. Questa è una vittoria di Giulio Rapetti, più conosciuto come Mogol, impegnato da tempo in una battaglia con gli eredi di Battisti per diffondere la sua musica anche sui nuovi mezzi di ascolto.

Anche se la moglie e il figlio dello scomparso musicista reatino passeranno alla controffensiva legale, è probabile che questo non cambi lo stato delle cose: Gaetano Presti, il liquidatore della società Edizioni Musicali Acqua Azzurra che ha annunciato alla Siae l’imminente estensione del mandato anche sui diritti web, ha pieni poteri e l’obbligo di salvaguardare il patrimonio della società. La Acqua Azzurra incassa ogni anno 900mila euro, suddivisi tra i diversi soci: Grazia Letizia Veronese, moglie di Lucio, e il figlio Luca detengono il 56% del capitale societario, Mogol il 9% e il restante 35% fa capo alla Universal Ricordi. La battaglia legale tra Mogol e Veronese va avanti da anni, con il paroliere che nel 2016 ricevette 2,6 milioni di euro di risarcimento a causa della gestione del catalogo, considerata troppo conservatrice da Rapetti. La vedova di Battisti e il figlio hanno sempre sostenuto di rispettare le volontà di Lucio, nel rendere disponibile la sua opera solo su supporti fisici e negandone l’utilizzo per pubblicità, colonne sonore o qualunque forma di ascolto diversa da vinile o cd.

La decisione di una moglie e un figlio di rispettare le ultime volontà di una persona amata non possono che suscitare empatia, ma in questo caso specifico entra in gioco il valore della sua eredità artistica. La storia della letteratura sarebbe molto diversa se Max Brod, amico ed esecutore testamentario di Kafka, avesse deciso di seguire il desiderio dello scrittore boemo e ne avesse bruciato tutte le opere. La musica di Battisti, come il lavoro di Kafka, è un bene universale che, in un’epoca in cui la maggior parte della fruizione musicale passa da piattaforme di streaming, deve essere alla portata di tutti.

Battisti è il gigante su cui si regge il pop italiano e condannarlo all’oblio è un crimine culturale. Il catalogo di 12 album, che vanno da Lucio Battisti a Una giornata uggiosa, è pronto a ricordarcelo anche su Spotify, Amazon Music, Deezer e le altre piattaforme di streaming. Ascoltare questi album regala suggestioni appartenenti ai generi più disparati che Battisti, nello sviluppo di un disco, riusciva a rendere coerenti, passando dalla canzone pop al rock, per poi sfiorare il prog e lanciarsi in esperimenti musicali e linguistici che hanno superato senza problemi la prova del tempo. Due inni pop come Il mio canto libero e La canzone del sole, sono ancora brani così universali nell’immaginario comune degli italiani da essere recitati come litanie, spesso senza riflettere sul contenuto del loro testo. Facendo  l’esperimento di ascoltarle in modo analitico, cercando di andare oltre l’alone di quotidianità a cui le associamo, si rimane stupiti di fronte alla capacità di Battisti di aver creato la bellezza di queste ballate con soli 4 accordi. Tra le diverse caratteristiche del suo talento c’è sicuramente quella di farci apparire la vita come qualcosa di semplice, quel mettere in bocca il “potevo farlo anch’io” a generazioni di aspiranti chitarristi che hanno suonato le sue canzoni nelle occasioni più disparate. Battisti ha fatto della semplicità una bandiera, senza però rinunciare a dimostrarsi un abile melodista.

Lucio Battisti sapeva anche essere uno sperimentatore raffinato, tanto da suscitare l’ammirazione di artisti come David Bowie. Album come Il nostro caro angelo e Anima Latina – considerato uno dei dischi migliori della musica italiana con una serie di cover e omaggi che continuano ancora oggi – racchiudono una modernità capace di offrire nuovi spunti sia agli ascoltatori saltuari che ai più affezionati. Il nostro caro angelo uscì nel 1973, a solo un anno di distanza dall’album pop Il mio canto libero: con la sua virata verso il rock uno sviluppo delle melodie differente da tutto il lavoro precedente di Battisti, racchiudeva il principio dell’idea che avrebbe poi sviluppato il cantante in Anima Latina nel 1974. Ascoltare di seguito questi tre album pubblicati tra il 1972 e il 1974 significa entrare in contatto con una creatività capace di mostrare mille sfaccettature, tipica di Battisti. Rappresentano una sorta di percorso a parte nella sua discografia, iniziata con ballate popolari ricordate da quattro diverse generazioni come Io vorrei…non vorrei… ma se vuoi, Il mio canto libero, appunto, e La luce dell’est, per arrivare a sonorità più sperimentali in  Anima Latina, Due Mondi e Abbracciala abbracciali abbracciati. Durante questo percorso Battisti è sempre stato accompagnato da un ispiratissimo Mogol, in un’unione caratterizzata da una enorme sintonia.

La capacità di pionieri musicali di Mogol e Battisti emerge con forza proprio negli ultimi album, dove l’incontro tra suono della parola e note diventa più importante del loro effettivo significato. Si passa dalle onomatopee di Luci-ah ai giochi linguistici del ritornello di Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi, dove la voce di Battisti segue ciò che il testo dice, raggiungendo note sempre più alte mentre canta “E poi ancora in alto, con un grande salto”. Questo virtuosismo viene rafforzato dalle immagini narrate dalle parole di Mogol, arricchite in modo quasi documentaristico dalla vita quotidiana di quegli anni, tanto che sembra quasi di vedere i manifesti delle pubblicità nel testo di Ma è un canto brasileiro. La sperimentazione linguistica è diventata  sempre più centrale nella successiva produzione di Battisti, affiancato nella scrittura dei testi da Pasquale Panella. Purtroppo, però, gli album nati grazie alla loro collaborazione non fanno parte dei 12 che a breve saranno disponibili su Spotify.

È comunque il Battisti pop quello che viene maggiormente ricordato e di cui sembra crescere la nostalgia in questi anni di boom della musica in streaming. Anche a 50 anni dall’uscita di canzoni come Sì, viaggiare, Ancora Tu, Con il nastro rosa, E penso a te, I giardini di marzo, in tanti hanno espresso il desiderio di ascoltarle con una qualità che restituisca il loro valore, senza accontentarsi delle versioni piratate su Youtube, o delle cover e basi per karaoke su Spotify (ce n’è una de Il mio canto libero a quota due milioni di ascolti). Finalmente, tra pochi mesi potremo tornare ad ascoltare la voce originale di Battisti e il suo modo unico di raccontarci frammenti di un’Italia in cui ognuno di noi riesce a sentirsi a casa.

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