La bellezza in serie di Instagram sta rovinando una generazione di donne - The Vision

Fino a qualche anno fa, il lago di Braies in Val Pusteria era una gemma sconosciuta in mezzo alle Dolomiti, nota solo ai locali e agli escursionisti. Oggi è una delle mete più gettonate in qualsiasi stagione dell’anno, presa d’assalto da migliaia di turisti che non aspettano altro che farsi una foto in equilibrio sulla sua superficie ghiacciata d’inverno o seduti sulla barchetta d’estate. L’unica strada che conduce al lago è percorsa ogni giorno da settemila automobili e quello che un tempo era un piccolo parcheggio sterrato è diventato un’enorme colata di cemento, ovviamente a pagamento. L’improvviso boom di turisti che ha interessato la zona non si spiega soltanto col fatto che è stato il set di una fiction Rai con Terence Hill, ma soprattutto perché il lago è uno dei luoghi più instagrammati d’Italia. Insta Repeat è una pagina su Instagram che raccoglie collage realizzati mettendo uno accanto all’altro i post dei travel blogger: Quale delle decine di foto di laghi ghiacciati è Braies? Potrebbero essere tutti o nessuno.

L’estetica di Instagram è diventata talmente importante nel nostro immaginario che da tempo la cosiddetta “instagrammabilità” di un luogo è un valore imprescindibile per spingerci a visitarlo: in molte città del mondo sono nati musei che non contengono nulla, ma che sono set fotografici perfetti per un’immagine da postare sul social network. I copia-incolla di Instagram non riguardano solo i viaggi o le mete di interesse: riguardano anche le persone, e in particolare le donne. Le influencer di Instagram si somigliano tutte, e la cosa sta cominciando a diventare inquietante.

Quando si parla di “Instagram Face” ci si riferisce a un ideale di bellezza molto preciso: labbra carnose, sopracciglia folte ma ordinate, zigomi prominenti, occhi allungati, naso piccolo. Solitamente a questo viso fa seguito un corpo altrettanto conformato: seno grande, vita stretta, fianchi e sedere pieni e alti, gambe lunghe e affusolate, possibilmente abbronzate. È un ideale estetico molto artefatto, a discapito degli hashtag #iwokeuplikethis. Il trucco è impeccabile ma anche molto pesante, tanto che sembra inverosimile che una donna possa avere davvero una beauty routine del genere.

La descrizione che ho appena fornito potrebbe essere applicata a centinaia, se non migliaia, di influencer o modelle di Instagram, quasi intercambiabili l’una con l’altra: proprio come per le foto del lago di Braies, anche la bellezza femminile sul social network si ripete sempre uguale a se stessa. Alcuni profili sono dedicati al “debunking” di questo fenomeno: Celeb Face, Beauty FalseIG Famous Bodies sono solo alcuni dei popolarissimi profili che postano prima e dopo, immagini zoomate e foto non ritoccate di celebrità e modelle, per mostrare non solo il loro aspetto “originale”, ma anche quanto sembrino tutte dei replicanti. Beauty False mette anche alla prova i suoi follower proponendo collage di influencer che si somigliano, sfidandoli a trovare la vera Selena Gomez o la vera Emily Ratajkowskij in mezzo alle loro sosia.

Accanto a chi combatte questa omologazione (in modo comunque discutibile, dato che questo tipo di esposizione spesso genera fenomeni di hating e bullismo), l’industria della chirurgia plastica e della medicina estetica è però sempre più florida. Molti chirurghi plastici sono diventati a loro volta dei guru con migliaia di follower, come Doc VegasRenata Vidal o il nostrano Giacomo Urtis, postando in continuazione video delle operazioni e consigli su quali interventi fare per somigliare a questa o a quella insta model. Il fenomeno è talmente diffuso e le opportunità di monetizzare talmente alte che la comunità scientifica comincia a chiedersi se sia opportuno mettere un freno ai comportamenti spregiudicati di alcuni dottori, che spesso non badano troppo alla deontologia quanto più al loro portafogli.

Intanto, l’età media di chi si sottopone agli interventi si sta abbassando sempre di più, segnando un cambio di direzione rispetto al passato, quando si interveniva sul corpo – in modo spesso molto invasivo – per rimediare ai naturali segni del tempo o per porre fine a un disagio psicologico. Oggi invece lo si fa per diventare il clone di qualcuno di famoso, magari andando dal chirurgo con la foto dell’influencer di riferimento. Un esempio di quanto sia pervasivo il modello è il vertiginoso aumento degli interventi ai glutei, i cosiddetti “brazilian butt lift”: oltre a medici e chirurghi qualificati ci sono poi anche cliniche improvvisate che per qualche centinaio di dollari iniettano sostanze illegali senza avere le competenze per farlo. Decine di donne sono morte negli Stati Uniti nel giro di un paio di anni per embolie provocate da iniezioni illegali e centinaia sono rimaste sfigurate. Considerando che, anche quando viene eseguito da un professionista qualificato, il butt lift ha il rischio di mortalità più alto di tutti gli interventi di chirurgia plastica, sarebbe meglio pensarci due volte prima di andare sotto i ferri per aumentare i propri like. Per chi non ha il coraggio (o la disponibilità economica), ci sono anche procedure meno invasive come i filler per le labbra o il botox, un tempo riservato a signore attempate e oggi tra le operazioni più richieste dalle millennial.

“Quasi ogni oggetto con cui ho a che fare è prodotto in serie. Deve esserlo anche la mia faccia?”, si è chiesta Eve Peyser su New York Times. Qual è il confine tra stare bene con se stesse, ricorrere alla chirurgia per migliorarsi e desiderare di stravolgere completamente i propri tratti somatici per somigliare a un’influencer russa? I canoni estetici di Instagram portano alle estreme conseguenze quello che nel 1991 la scrittrice Naomi Wolf tratteggiò nell’ormai classico Il mito della bellezza. Nel saggio Wolf parlava dei danni dell’influenza delle immagini delle riviste, della pubblicità e della pornografia nella creazione di un mito di perfezione che spingeva le donne a sottoporsi a interventi di mastoplastica e, soprattutto, ad adottare regimi alimentari così restrittivi da portarle all’anoressia. Con l’Instagram Face questo meccanismo è diventato ancora più perverso: l’idea non è più quella di diventare – per usare un’espressione edulcorata – “la versione migliore di se stesse”, ma diventare qualcun altro. E questo stravolgimento ovviamente deve essere fatto in modo che tutto suggerisca che si è nate così. Ma nessuna è nata così, nemmeno le madri putative di questo fenomeno, le sorelle Kardashian-Jenner. Oggi la perfezione di Instagram è parossistica: tutti sono ossessionati dalla naturalezza, ma senza che vi sia niente di naturale, a colpi di filtri e manipolazioni, trucchi che mimano l’essere struccate e, ovviamente, operazioni chirurgiche che sembrano sfidare le leggi della fisica.

Sicuramente non tutte sono tanto condizionate da Instagram e dalla sua estetica artefatta, almeno non consapevolmente, ma sicuramente molte donne si saranno sentite avvilite dopo aver scrollato il proprio feed, o avranno scoperto di avere difetti che prima non prendevano nemmeno in considerazione. Instagram ci sta inculcando l’idea che la nostra esistenza sia una performance continua, in cui dobbiamo misurarci costantemente con le aspettative del nostro seguito. Persone comuni vivono come se fossero supermodelle e celebrità con infinite disponibilità di denaro, sempre pronte a mostrare abiti nuovi e interessi aggiornatissimi e, soprattutto, a farsi fotografare in qualsiasi situazione. E anche la loro faccia si sta conformando a questo modello. Tra le cose più scioccanti che mostrano pagine come Celeb Face e Beauty False ci sono le differenze nello stesso volto quando è fotografato e quando è ripreso: quello che in un post su Instagram sembra un’opera d’arte dalle proporzioni perfette, in movimento diventa una specie di maschera dai volumi strani e innaturali. E nella vita vera, quella offline, non ci sono filtri.

Un modo per uscire dal loop infernale della Instagram Face è costruire un feed “migliore”. Eliminare dai following chiunque ci faccia provare invidia o sentimenti negativi e cominciare a seguire più persone normali, che fanno cose normali e hanno un aspetto normale. Secondo The Atlantic, l’Instagram look è in declino tra le giovanissime: nessuno ha più voglia di post studiati con settimane d’anticipo, di rigide palette cromatiche, di foto scattate solo ad alcune ore del giorno per beccare la luce giusta. Oggi le influencer più giovani sono scanzonate, autoironiche, irriverenti. Forse quella delle foto brutte sarà solo l’ennesima moda di Instagram, ma perlomeno possiamo sperare che saranno molte meno le donne che si sentiranno obbligate a rispondere a un ideale estetico che non ha niente a che vedere con la normalità.

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