L'opposizione a Galileo era scientifica, non solo religiosa

Nel 1614, quando il telescopio era ancora una nuova tecnologia, un giovane tedesco pubblicò un libro ricco di illustrazioni di tutte le emozionanti scoperte che aveva fatto grazie a quello strumento portentoso: i satelliti di Giove, le fasi lunari di Venere, le macchie solari, la superficie ruvida e piena di crateri della Luna. Quell’uomo era Johann Georg Locher, e il libro era il suo Mathematical Disquisitions Concerning Astronomical Controversies and Novelties (Disquisizioni matematiche sulle controversie e le novità astronomiche) che, se da un lato elogiava Galileo, dall’altro metteva in discussione le sue idee sul piano scientifico.

La Teoria Copernicana, con il Sole al centro dell’Universo

Locher era un anti-copernicano, un seguace dell’antico studioso degli astri Tolomeo, uno studente dell’establishment (il suo mentore era Christoph Scheiner, un illustre astronomo gesuita). Locher sosteneva che Copernico avesse torto riguardo alla teoria eliocentrica e credeva invece che la Terra fosse ferma e fissa in un punto al centro dell’universo, come diceva Tolomeo. Ma non ne faceva una questione religiosa. Certamente, l’idea di un pianeta Terra che si muove non va molto d’accordo con certi passaggi della Bibbia, come quello in cui Giosué dice al Sole di stare fermo, ma fa anche a pugni con alcuni concetti astronomici, come ad esempio il tramontare – dal latino, andare al di là dei monti – e il sorgere – levarsi, alzarsi – entrambi verbi che implicano un movimento. I copernicani avevano trovato alcune argomentazioni contro le obiezioni religiose dei tolemaici, per quanto complesse. Ma a quelle di tipo scientifico non riuscivano a rispondere. In questo senso, Locher propose persino una teoria che spiegava come la Terra potesse orbitare attorno al Sole (una sorta di caduta continua, e questo decine di anni prima che Isaac Newton spiegasse le orbite attraverso il moto perpetuo), ma sosteneva che questo non avrebbe aiutato i copernicani a sostenere la loro teoria, che aveva comunque diversi altri problemi.

Un’antica stampa che mostra la Teoria Tolemaica

Uno bello grosso, ad esempio, era la dimensione delle stelle nell’universo copernicano. Copernico sosteneva che alcune stranezze osservate nel movimento dei pianeti attraverso le costellazioni erano dovute proprio al fatto che fosse il pianeta Terra stesso a muoversi. Le stelle non mostravano di per sé alcuna bizzarria, quindi lo scienziato polacco dovette teorizzare che non fossero semplicemente “oltre” i pianeti, come tradizionalmente avevano pensato gli astronomi, ma che fossero così incredibilmente distanti che il moto della Terra appariva insignificante in confronto. Viste dal nostro pianeta, le stelle appaiono come puntini di una certa dimensione, o “magnitudine”. L’unica spiegazione che potesse giustificare una tale distanza delle stelle, era che queste fossero veramente enormi, anche più del Sole. Tycho Brahe, il più illustre astronomo dell’epoca, in linea con il pensiero ufficiale dell’Accademia, pensava che questa teoria fosse assurda, mentre Peter Crüger, un noto matematico polacco, si domandava addirittura come il sistema copernicano potesse sopravvivere di fronte a questo problema della dimensione delle stelle.

Niccolò Copernico

Locher pensò che ci fosse ancora molto in cielo da approfondire e studiare. Circa la questione delle stelle, gli parve chiaro che la Terra non poteva muoversi: era il Sole a girarle attorno. Tuttavia, il telescopio dimostrò che era Venere a orbitare intorno al Sole. E Brahe aveva teorizzato che facessero così anche tutti gli altri pianeti, mentre questo orbitava intorno alla Terra. E Locher pensò che fosse plausibile, anche se era chiaro che il telescopio dava ragione a Tolomeo.

Illustrazione del modello geocentrico tolemaico ad opera di Bartolomeu Velho, calligrafo portoghese, 1568

Quest’ultimo aveva spiegato le stranezze nei movimenti planetari teorizzando che, mentre i pianeti circumnavigavano la Terra, questi si muovevano contemporaneamente su un cerchio più piccolo, l’epiciclo, generando un movimento particolare, come quello della giostra delle tazze rotanti. Locher scrisse che, prima del telescopio, queste erano solo teorie: nessuno poteva sapere se gli epicicli esistessero davvero. Ma le lune di Giove, scoperte grazie a quel prezioso strumento, erano la prova dell’esistenza dei moti epiciclici: le lune tracciavano dei piccoli cerchi attorno al loro pianeta, mentre, allo stesso tempo, lo seguivano nella sua orbita. Il telescopio aveva dato ragione a Tolomeo; Venere e le macchie solari (così come forse anche tutti gli altri pianeti) avevano come centro del loro epiciclo il Sole. Locher pensò che la questione dei piccoli cerchi potesse essere ulteriormente comprovata dall’osservazione di Saturno al telescopio, e in particolare di quelle sue “protrusioni” (ai tempi, nessuno aveva capito che erano in realtà anelli). Locher sosteneva che uno studio lungo e approfondito dei cambiamenti di quelle protuberanze avrebbe dimostrato che anche Saturno girava sul suo epiciclo.

Gli anelli di Saturno in due immagini della NASA

Ma quello di Saturno non era l’unico percorso di studio telescopico proposto da Locher, che era anche particolarmente affascinato dalle lune di Giove. Spiegò che, usando il telescopio per raccogliere i dati sul momento in cui queste passavano di fronte al loro pianeta, e quando invece ne erano oscurate, gli astronomi avrebbero potuto calcolare gli angoli e determinare geometricamente la distanza tra il Sole, la Terra e Giove, in un modo totalmente nuovo.

Alcuni dei 79 satelliti di Giove in due immagini della NASA

Sfortunatamente per Locher, la storia della scienza gli diede torto riguardo alla fissità della Terra, e le apparenti dimensioni delle stelle si dimostrarono essere un effetto ottico, non reale. Ancora peggio, Galileo, nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, nel 1632, si prese gioco di quello che definì una sorta di “libretto di teorie”, ovvero le Disquisizioni di Locher, citandolo senza identificarne né l’autore né il titolo. Fece una caricatura dell’opera, la ridicolizzò e dipinse il “libretto” come il lavoro di uno sciocco “uomo dell’establishment”, liquidando così la teoria sulla staticità della Terra. Galileo non diede conto del fatto che l’autore delle Disquisizioni era in realtà complementare a lui stesso, un appassionato di scoperte telescopiche che ne incoraggiava di nuove, proponendo argomentazioni solide contro il moto terrestre. Locher fu dimenticato, mentre la sua caricatura proposta da Galileo fu accettata dalla storia, e applicata all’intero dibattito sul movimento della Terra.

Questo atteggiamento è un problema per la scienza, perché oggi i suoi oppositori fanno uso di quella stessa caricatura. Chi insiste che la missione Apollo sia stata una montatura, che i vaccini siano dannosi, e persino che la Terra sia piatta – le cui voci sono oggi talmente rumorose da portare il National Geographic a fare una copertina con il titolo “Guerra alla scienza”, o da spingere l’astrofisico Neil deGrasse Tyson a rispondere alle più assurde affermazioni – non respinge il processo scientifico di per sé. Si avvolge nel mantello di Galileo, e si erge contro quella che loro ritengono una scienza corrotta, sostenuta dall’”establishment scientifico”. Quindi Locher conta. La storia della scienza conta. Gli anti-copernicani come Locher e Brahe dimostrano che la scienza è sempre stata una gara di idee, e che è sempre stata presente su entrambi i lati, persino nell’annoso dibattito sul moto terrestre.

Questo articolo è stato tradotto da Aeon

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