Calano i ricoverati in terapia intensiva. Per l’ISS dobbiamo pensare alla fase 2.

Gli ultimi dati della Protezione civile sulla pandemia danno buone speranze per il nostro Paese: è infatti significativamente rallentato l’incremento giornaliero del numero di vittime da COVID-19. Nel finesettimana il numero di morti, sebbene sia ancora alto, ha sfiorato il record più basso dal 19 marzo a oggi. Anche il numero di ricoverati in terapia intensiva è finalmente in calo. “La curva ha iniziato la discesa,” ha riferito infatti in conferenza stampa il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro. “Dovremo cominciare a pensare alla fase 2 se questi dati si confermano”.

L’obiettivo di quest’ultima, secondo quanto emerso negli ultimi giorni da una circolare ministeriale e da un’intervista al titolare della Sanità Roberto Speranza, è quello di trovare il giusto equilibrio che ci consenta di convivere con il virus, far ripartire l’economia ed evitare un altro picco di contagi. I punti principali di questo approccio, che dovrebbe partire non appena sarà decretata la fine del lockdown per come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, saranno la continuazione delle misure per il distanziamento sociale, compreso l’obbligo di guanti e mascherine; lo sviluppo di un sistema di tamponi che faciliti l’individuazione dei positivi e che permetta testing su larga scala; l’allestimento di nuovi ospedali dedicati alla cura dei pazienti affetti da coronavirus; il rafforzamento delle strategie di tracciamento dei cittadini e l’implementazione di un servizio di consulenza medica anche a distanza.

In un’intervista al canale statunitense Nbc News, tuttavia, il premier Giuseppe Conte ha specificato che ancora non è possibile stabilire quando la quarantena potrà essere sospesa, lasciando spazio a queste nuove misure di contenimento più blande.

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