Il coronavirus circolava in Lombardia già dal primo gennaio, secondo uno studio

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista open-source, non peer-reviewed ma gestita dalla statunitense Cornell University, il coronavirus ha cominciato a circolare il Lombardia dal primo gennaio di quest’anno, rimanendo sommerso per oltre un mese e mezzo. Gli scienziati di 14 centri e coordinati dal Direttorato generale della Sanità lombarda hanno analizzato i primi 5,830 casi conclamati per offrire un quadro epidemiologico della diffusione del virus in Occidente, ricostruendo a ritroso i contatti di ciascuno. Hanno così scoperto che, al 20 febbraio, ovvero la data in cui è stata confermata la diagnosi del paziente uno, il corridore di Codogno, il virus era già diffuso in vari province della Lombardia meridionale.

Dall’analisi i ricercatori hanno anche dedotto il tasso netto di riproduzione di Sars-Cov-2, che è stimato al 3,1: questo significa che ogni persona positiva al nuovo coronavirus è potenzialmente in grado (se non isolata, ovviamente) di contagiarne circa altre 3. Il tasso netto di riproduzione di un virus è molto importante per studiarne il funzionamento, perché è strettamente legato al concetto di immunità di gregge, che solitamente si punta a raggiungere con la vaccinazione. Se il tasso di riproduzione scende al di sotto dell’1, perché non esistono sufficienti persone non immuni da contagiare, il virus smette di diffondersi. Nel caso del morbillo, ad esempio, il 95% delle persone deve immunizzarsi affinché l’infezione smetta di propagarsi.

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