La prima sperimentazione sulla COVID-19 con il Remdesivir è risultata efficace su un paziente a Genova

Il primario del reparto di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova Matteo Bassetti ha annunciato ieri che un paziente di 79 anni sarebbe guarito in seguito alla terapia sperimentale con il Remdesivir. “Tornerà presto nella sua casa in Lombardia e questo ci ha fatto abbastanza esultare: il farmaco sembra funzionare”, ha dichiarato Bassetti all’Ansa. Il paziente sarebbe infatti risultato negativo a due test consecutivi.

La sperimentazione con questo farmaco era cominciata il 7 marzo nell’ottica di due studi di fase 3 promossi dall’Aifa e da Gilead Sciences, un’azienda farmaceutica statunitense, in diversi ospedali italiani, tra cui il Sacco di Milano e lo Spallanzani di Roma, per valutare l’efficacia di questa molecola nel trattamento dei pazienti affetti da COVID-19. La fase 3 di uno studio clinico, detta conferma terapeutica, è l’ultima prima dell’immissione in commercio di un nuovo farmaco, e si svolge all’interno di strutture ospedaliere confrontando l’efficacia del farmaco con altri trattamenti e con composti placebo.

Il Remdesivir, farmaco antivirale creato per il trattamento dell’ebola, non è ancora stato approvato dalle autorità per l’uso terapeutico, e al momento viene somministrato per uso compassionevole ai pazienti con Coronavirus che versano in gravi condizioni, in assenza di altri trattamenti. Al momento il farmaco è anche al centro di una controversia internazionale: il 21 gennaio scorso l’istituto di virologia di Wuhan ha infatti richiesto all’Organizzazione mondiale del commercio il brevetto per l’uso del Remdesivir nel trattamento della COVID-19, con la contrarietà di Gilead Sciences, proprietaria da tre anni del brevetto. Se la richiesta cinese fosse approvata, il Paese non dovrebbe pagare a Gilead Sciences alcuna licenza per l’utilizzo del farmaco.

Secondo i commentatori americani, questa mossa sarebbe l’ennesima strategia messa in campo da Pechino nella guerra commerciale contro gli Stati Uniti, anche se Gilead non è del tutto estranea alle critiche sulla speculazione. La commissione Finanza del Senato americano nel 2015 aveva aperto un’inchiesta perché la compagnia farmaceutica vendeva il suo medicinale per l’epatite C a mille dollari a pillola, per un totale di 84mila dollari a trattamento. Nel 2019 contro Gilead si è pronunciata anche l’amministrazione Trump, accusando l’azienda di speculare sulla profilassi pre-esposizione per l’Hiv. A marzo dello scorso anno, Gilead aveva infatti alzato improvvisamente i prezzi di 14 dei suoi medicinali del 4,9%.

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