La Spagna vuole introdurre il reddito universale di base in risposta al coronavirus

Nadia Calviño, la ministra dell’Economia e vicepremier spagnola, ha dichiarato in un’intervista alla televisione La Sexta che il governo sta lavorando per introdurre un reddito universale di base per sostenere i cittadini nel dopo-pandemia. La misura sarà parte di un pacchetto pensato proprio per aiutare le famiglie a rimettersi in piedi quando l’emergenza sarà finita, ma l’esecutivo spagnolo vorrebbe fare del reddito universale una realtà duratura e permanente. Ad oggi non c’è una data prevista per l’entrata in vigore del provvedimento, né si conosce la cifra che ogni cittadino dovrebbe vedersi accreditata a fine mese, ma Calviño ha fatto sapere che presto si avranno novità importanti.

Quello del reddito universale di base è un provvedimento incredibilmente dibattuto all’interno del mondo economico e politico, e conta tanti sostenitori quanti detrattori. L’idea che sta alla base è che ogni cittadino abbia diritto a una somma di denaro a prescindere dal ceto, dalla professione, dall’etnia ecc. Per i favorevoli, questo servirebbe a combattere la povertà, favorire la felicità, la salute, la frequenza scolastica e la fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, oltre che a ridurre il crimine. Per i contrari, un reddito universale di base non farebbe altro che disincentivare le persone a lavorare e generare sacche di economia sommersa. Teorizzata per la prima volta nel 1500, non è stata però sperimentata in moltissimi casi, anche nelle sue decine di varianti.

Tornando alla Spagna, il governo di Pedro Sánchez ha già stanziato un pacchetto da 200 miliardi di euro per sostenere l’economia spagnola, che in sole tre settimane ha già perso 900mila posti di lavoro; sono anche stati sospesi i mutui e pagamenti mensili, in linea con gli altri Paesi colpiti duramente dalla pandemia. Attualmente la Spagna è il secondo Paese più colpito dalla pandemia, con più di 136mila casi confermati e oltre 13mila decessi.

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