Alcuni ricercatori cinesi ipotizzano che il gruppo sanguigno abbia a che vedere con il contagio da coronavirus

Sul coronavirus sappiamo ancora molto poco: non ne conosciamo gli effetti a lungo termine, non sappiamo se possa sviluppare la malattia più di una volta, non sappiamo cosa lo indebolisca e cosa lo rinforzi. Non a caso in queste settimane la comunità medica mondiale è concentrata proprio sull’analisi di Sars-Cov2 e dei suoi aspetti più peculiari, dando luogo a molte teorie che mano a mano guadagnano rilievo internazionale. Tra queste, una tra le più discusse è di un gruppo di ricercatori cinesi, che collega i diversi effetti che la COVID-19 genera nei pazienti al loro gruppo sanguigno. Lo studio è stato pubblicato su MedRxiv, una rivista opensource che si occupa di medicina, su cui la pubblicazione è libera e non soggetta a peer review, ovvero all’analisi esperta da parte della comunità scientifica. Questo significa che le ricerche che troviamo sulla piattaforma non sono in nessun modo da considerare informazioni scientificamente assodate, ma solo, appunto, teorie (seppur presentate da esperti).

Secondo lo studio preliminare, guidato da Wang Xinghuan e realizzato presso il Centre for Evidence-Based and Translational Medicine dell’ospedale universitario di Wuhan, le persone che appartengono al gruppo sanguigno A avrebbero un maggiore rischio di contrarre la malattia, mentre coloro che appartengono al gruppo 0 sarebbero meno soggetti ad ammalarsi di COVID-19. Anche per quanto riguarda la gravità dei sintomi, i primi sarebbero maggiormente soggetti a patirne di peggiori rispetto ai secondi. Per questo motivo gli studiosi invitano i medici di tutto il mondo a tenere in considerazione il gruppo sanguigno quando trattano i pazienti di Sars-Cov2 e a monitorare con più attenzione coloro che appartengono all’A. Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato le cartelle di 206 pazienti deceduti positivi al virus, di cui 85 erano di gruppo A e 52 di gruppo 0.

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