Polonia e Danimarca non daranno aiuti statali alle compagnie con sede in paradisi fiscali

In Polonia e Danimarca, le società registrate in paradisi fiscali, in linea con le linee guida dell’Unione europea, non riceveranno gli aiuti di Stato elargiti per supportare le aziende nell’affrontare le conseguenze della pandemia. Questo è quanto hanno dichiarato il ministro delle Finanze di Copenhagen Nicolai Wammen e dal primo ministro di Varsavia Mateusz Morawiecki.

Non è tuttavia ancora chiaro quali Paesi verranno considerati tali. Nella lista del Consiglio d’Europa, aggiornata al 27 febbraio del 2020, in cui companiono gli Stati “non collaborativi” dal punto di vista della giurisdizione fiscale, ci sono le isole Samoa, le Cayman, le Fiji, l’isola di Guam, l’Oman, Palau, Panama, Trinidad, le Isole Vergini britanniche, Vanuatu e le Seychelles. Tutti luoghi oltreoceano notoriamente considerati porti sicuri per gli imprenditori che vogliono “nascondere” capitali, leciti o illeciti, evitare di pagare le tasse e avere la possibilità di compiere altre azioni finanziarie al limite della legalità.

Tuttavia non è possibile considerare l’elenco esaustivo: secondo l’ultimo report di Oxfam international, nell’Unione europea almeno cinque Paesi dovrebbero essere considerati paradisi fiscali: il Lussemburgo, l’Irlanda, Malta, Cipro e i Paesi Bassi. Le politiche di questi luoghi infatti sono particolarmente attrattive per le aziende, che spostano qui la loro sede amministrativa per eludere la tassazione negli Stati dove in realtà generano il loro profitto (e spesso ricevono appunto gli aiuti statali). Si parla in questo caso di elusione, e non di evasione, perché di fatto si tratta di una pratica lecita dal punto di vista della legge, anche se considerata ingiusta da molti osservatori ed economisti. Questi luoghi ogni anno sottraggonao agli altri Stati membri decine di milioni di euro in tasse, che potrebbero essere utilizzate per migliorare servizi essenziali come la sanità pubblica. Eppure la Commissione europea si è rifiutata di inserirli nella lista ufficiale dei tax heaven, anche se l’ex Commissario agli Affari europei Pierre Moscovici parlò di questi come di “buchi neri fiscali”.

Per quanto riguarda l’Italia, a titolo esemplificativo, hanno sede in Olanda la Exor (finanziaria della famiglia Agnelli) la Fca, la Ferrari, l’Eni, la Saipen (la società di servizi petroliferi controllata da Eni), Enel, Cementir (del costruttore ed editore romano Francesco Gaetano Caltagirone), la Campari, Mediaset e Stmicroelectronics, il colosso italo-francese di semiconduttori.

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